Simenon Simenon Blog

Simenon Simenon

SIMENON SIMENON • Dal 2010 news quotidiane internazionali su Simenon. Les romans de Simenon. Il commissario Maigret. Biografia di Simenon. Inspector Maigret. Opere di Simenon. Daily news on Simenon. Les enquêtes du commissaire Maigret. I viaggi di Simenon. Biographie de Simenon. I Maigret e i non-Maigret. Les romans durs. Simenon reporter. Simenon et la littérature. La pipa di Simenon e la pipa di Maigret. News quotidiennes sur Simenon et Maigret. Simenon & media • SIMENON SIMENON

Two magazine projects that never came to life 

SIMENON SIMENON. DA JOSEPHINE A MAIGRET 
Due progetti di riviste che non sonmai venuti alla luce
SIMENON SIMENON. DE JOSEPHINE A MAIGRET 
Deux projets de magazine qui n’ont jamais vu le jour

Did you know that Simenon almost became a newspaper director? The first time when he was a young man in his 20sthe idea of creating a newspaper was related to his passion for the then most famous star in Paris, Josephine Baker. Although the Creole queen of the variety was surrounded by wealthy men, famous actors and influent politicians, this young dreamy Sim made inroads into her heart. For the novelist, who at the time was neither rich nor famous, this was a story that left its mark. In the enthusiasm of this relationship, Simenon had the idea of publishing a Josephine Baker Magazine, all dedicated to his lover. He involved in the project the journalist André de Foquiers, a famous worldly columnist, and also Paul Colin, an illustrator and graphic designer, with the objective to make a very luxury magazine. On the cover of the first issue there stood a big M, like “modern, monthly, mondial (worldwide)”. The enterprise was financed by Josephine Baker herself and the star’s impresario, Pepito Abatino. 
But the birth of the newspaper seemed to answer more to the sentimental needs of the two lovers than to precise editorial motivations, and thus there was only one issue made, all the more that the story between Georges and Josephine ended abruptly with Simenon's sudden departure from Paris to the Aix Island with his wife Tigy. Simenon had fled, because he had feared to become “monsieur Baker”. 
The second time occurred some years later on. In 1944, Simenon met Sven Nielsen, who at the time was a small publisher. The novelist was trying to find a way to leave Gallimard, the prestigious publishing house he had entered a dozen of years ago. Nielsen’s small firm pleased him and Nielsen himself, this “very timid, but with iron will” Swedish man pleased him even more. Both were convinced that they were made for each other. Simenon, with his “romans durs” and his Maigret novels would have made the Presses de La Cité take such a step up that twenty years of hard work would not have been enough to achieve it. Nielsen’s small publishing house lent itself perfectly to that control on his works to which Simenon had also aspired: covers, prints, rhythm of publication, launching… 
Among all the hypotheses that they explored, Simenon put forward the idea of a Maigret MagazineIt would have been one more tool to make a hen with golden eggs better, that is to say Maigret’s investigations, which allowed Simenon to write more difficult novels that were not necessarily intended for the general public and thus of limited print runs. The study for the magazine went rather forward, and they had come to divide the quotes (45% for Simenon, 45% for Nielsen and the remaining 10% for the New York literary agent Max Becker). 
But also this turned out to be more the fruit of professional infatuation from the part of the publisher and the writer than a project that would have an editorial validity. And also because Simenon at that time left for America, where he would stay for ten years. Nevertheless, the publishing partnership with Nielsen would be strong and go on until the novelist’s death. And the Maigret Magazine remained for both one of the many memories of their over forty years of collaboration. 

by Simenon-Simenon 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 28, 2020, 10:31 pm
La velocità non è fretta, almeno non sempre...

SIMENON SIMENON. ÉCRIRE RAPIDEMENT EST-CE BON POUR UN ÉCRIVAIN?
La vitesse n'est pas l'urgence, du moins pas toujours...
SIMENON SIMENON. IS A FAST WRITING GOOD FOR A WRITER ?
Speed is not a hurry, at least not always ...



Qualche giorno fa', abbiamo scritto un post sulla lentezza del commissario Maigret, o  meglio della lentezza che il suo autore ha posto come uno degli elementi distintivi del suo famosissimo personaggio.
Oggi, quasi per contrappasso, invece parliamo della velocità dello scrittore. E' un tratto, questo della velocità, che già animava il movimento del Futurismo quando Simenon ancora pasticciava i fogli sui banchi della prima elementare. Ma quella era una sorta di furore che partiva dalla rapidità con cui si spostavano le prime macchine: automobili, aerei, navi, treni, per poi divenire una visione della vita che nel nuovo secolo, il 1900, portava la società a correre nelle scoperte scientifiche, nelle rivoluzioni sociali, nel susseguirsi delle guerre, ma anche produrre un bagliore che si rifletteva addirittura nelle arti.
Ma per Simenon le cose stavano in modo del tutto diverso. La velocità a lui riferita è un concetto che ci porta subito alla scrittura, alla sua capacità di compilare rapidissimamente, e in prima battuta, sia i romanzi brevi e i racconti del periodo popolare, come i Maigret, ma anche i romans durs.
Rispetto a quello che ci chiediamo nel titolo di questo post, possiamo dire che l'establishment letterario non vedeva, almeno allora, di buon occhio chi in una decina di giorni, o poco più, buttava giù un romanzo fatto e finito. Poi due o tre giorni per la revisione ed eccolo pronto per la stampa.
E Simenon, volente o nolente, di questo aveva creato una leggenda. Addirittura si racconta che, nel periodo della cosiddetta "letteratura alimentare", dettasse contemporaneamente a tre dattilografe tre storie diverse. Oppure si favoleggiava di quelle ottanta pagine che riusciva a battere a macchina in un giorno.
I critici parlavano di scrittura atletica, da recordman, ma chiaramente era un giudizio negativo su un'opera scritta così in fretta.
Per quanto riguarda il primo periodo possiamo anche capire tali valutazioni, Simenon vendeva le sue produzioni letterarie "a peso", e più ne produceva e più guadagnava. Ma da Maigret in poi non si può più parlare di fretta. Perché, almeno in Simenon, la velocità non è fretta. Quest'ultima è sinonimo di pressappochismo, superficialità, poca accuratezza. No. quella di Simenon è velocità. E' il dono di avere ben chiaro cosa dire, come scrivere in modo asciutto e semplice. E, nonostante questa rapidità, le sue opere sono contraddistinte da uno spessore psicologico, da una profondità che la fretta non permetterebbe. La sua scrittura non è ridondante e nemmeno troppo povera. Ogni termine è quello giusto. Qualsiasi personaggio è completo e profondo. Tutte le ambientazioni hanno il dono dell'equilibrio. Bastano poche pennellate per creare un clima adeguato alla situazione.
Nonostante queste qualità, per lungo tempo la critica si appuntò solo sulla presunta eccessiva velocità di scrittura, come fosse una sorta di peccato  originale che impediva di prendere sul serio le opere simenoniane.
E allora la risposta al quesito del titolo, sarebbe no. Ad uno scrittore non conviene essere veloce, o addirittura troppo veloce, nello scrivere. 
Ma Simenon se ne fregava... Esatto. Andava avanti con il suo ritmo. I primi Maigret uscirono uno al mese, quasi fossero un giornale periodico e non dei romanzi, seppur polizieschi. I romans durs venivano "liquidati" in circa una dozzina di giorni.
Così ci viene da supporre che la critica per lungo tempo rincorse un Simenon più veloce di lei, senza comprenderlo, forse anche un po' risentita del successo che via via arrideva allo scrittore e degli apprezzamenti che iniziarono ad arrivare anche da altri blasonati letterati. E poi, alla fine,  la critica riuscì a mettersi al suo passo. 
E Simenon ancora oggi è veloce e corre nelle classifiche dei libri più venduti, nelle riduzioni cinematografiche e televisive. Ma soprattutto, a nostro avviso, non ha mai smesso di correre della mente dei suoi lettori che, informatevi, quando iniziano un suo romanzo, non fanno in tempo ad iniziarlo che già sono alla fine. Ma certo che questo Simenon....
Author: Maurizio Testa
Posted: May 27, 2020, 11:52 pm









Le vendredi 13 février 1930, Georges Simenon naît au 26 de la rue Léopold.
Il venerdì 13 febbraio 1930, Georges Simenon nasce al 26 di rue Léopold.
On Friday February 13, 1930, Georges Simenon was born at 26 rue Léopold

Liège 1900 - Rue Leopold

Author: Maurizio Testa
Posted: May 26, 2020, 10:46 pm
Une tournée dans les boîtes de nuit avec Maigret 

SIMENON SIMENON. DAL GAI-MOULIN AL CRIC-CRAC 
Un giro nei locali notturni con Maigret
SIMENON SIMENON. FROM THE GAI-MOULIN TO THE CRIC-CRAC 
A tour in nightclubs with Maigret 


Comme le font remarquer Michel Carly et Christian Libens dans leur ouvrage La Belgique de Simenon, le cabaret de La Danseuse du Gai-Moulin, inspiré d’un local liégeois fréquenté par le jeune Simenon, va se retrouver décliné à de nombreuses reprises dans son œuvre. Dans le premier roman de la saga, Maigret pénètre dans un établissement au décor déjà caractéristique : le Pickwick’s Bar rue Fontaine, dessiné en quelques phrases : « Portier en bleu et or. Vestiaire. Tenture soulevée et bouffées de tango. ». Il y a un orchestre de jazz, un danseur mondain, une « professionnelle » qui veut s’asseoir à la table de Maigret, et que celui-ci renvoie d’un geste. Mais le commissaire n’échappera pas à la bouteille de champagne… Il y a aussi des serpentins, des balles de coton que les clients s’envoient à travers la salle. Le cadre est posé et on va en revoir les éléments dans maints romans ultérieurs. 
Le roman La Danseuse du Gai-Moulin s’ouvre dans la boîte de nuit, avec ses « banquettes de velours grenat », les miroirs sur les murs, le « marbre blafard des tables », la tenture de velours à l’entrée, mais aussi les musiciens et les danseuses plus ou moins entraîneuses. Tout ce qu’on va retrouver au Floria, au 53 de la rue Fontaine, dans Maigret : l’ex-commissaire y fait la connaissance de l’entraîneuse roubaisienne Fernande, commande une fine à l’eau au barman chinois, remarque le danseur mondain qui fait du trafic de cocaïne ; un portier déambule devant l’entrée, illuminée au néon et masquée par un rideau rouge ; à l’intérieur, les murs sont couverts de peintures rouges et vertes. 
Rue Pigalle, voici le Pélican, « avec son enseigne bleue au néon », la musique qu’on entend « à travers les rideaux de velours masquant l’entrée de la salle [….] étroite où des lampes voilées ne répandent qu’une lueur rougeâtre qui tourne au violet quand l’orchestre joue un tango ». (Félicie est là). Dans la même rue, on peut se rendre au cabaret sans doute le plus fameux de la saga, l’enseigne rouge du Picratt’s, avec les photographies des effeuilleuses à la devanture ; à l’intérieur, un bar en acajou près de la porte ; la pièce est « tout en longueur, basse de plafond, avec une estrade étroite pour les musiciens […] et, autour de la piste de danse, des cloisons hautes d’un mètre cinquante environ formaient des sortes de box », « les murs étaient peints en rouge, l’éclairage était d’un rose soutenu » (Maigret au Picratt’s). 
Dans La Colère de Maigret, le commissaire mène une enquête à Montmartre. « Le Lotus est tout en haut de la rue Pigalle, le Train-Bleu à deux pas, rue Victor-Massé, et le Saint-Trop’ un peu plus bas, rue Notre-Dame-de-Lorette ». Ce dernier a une devanture jaune et un cadre contenant « des photographies de femmes déshabillées » ; le portier est « un colosse à barbe blanche, un réfugié russe », et l’intérieur du cabaret baigne dans une lumière orange, tandis que le Train-Bleu a une décoration « imitant l’ambiance d’un pullman ». Au Lotusune fois franchie « la portière de velours rouge », on voit les murs mauves, les musiciens en smoking blanc, « une belle fille rousse, en grand décolleté », tandis que les garçons posent des seaux à champagne sur les tables. 
Dans Maigret et Monsieur Charles, le commissaire fait une véritable tournée des cabarets, mais cette fois on a changé de quartier et de standing. Le notaire Sabin-Levesque ne se met pas en chasse à Montmartre, mais « dans un périmètre déterminé, le plus élégant, le plus snob », aux alentours des Champs-Elysées. Ainsi, Monsieur Charles fréquente Le Chat Botté, rue du Colisée, où c’est un « portier galonné comme un amiral » qui ouvre la porte à double battant, doublée d’un « épais rideau de tentures rouges » ; comme au Picratt’s, comme au Gai-Moulin, « la salle était rouge. Tout était rouge, les murs, les plafonds, la garniture des sièges, d’un rouge légèrement orangé […] Le bar, par contre, était en stuc blanc ». Ensuite, Maigret suit la trace du notaire à La Belle Hélène, rue de Castiglione, qui est un cabaret « plus raffiné en apparence. Tout était dans les tons pastel et des violons jouaient une valse lente. »Les musiciens du Gai-Moulin et du Picratt’s jouaient du jazz, tandis qu’au temps de Monsieur Charles, lorsque le commissaire se rend au Cric-Crac, rue Clément-Marot, c’est « de la musique pop [qui] se déversait jusque sur le trottoir. La façade était peinte de toutes les couleurs, comme la salle où les couples étaient serrés sur la piste », et la « pièce, qui n’était pas grande, n’était éclairée que par un globe fait de petits miroirs qui tournait lentement au plafond ». La Danseuse du Gai-Moulin a été écrit en 1931, Maigret au Picratt’s en 1950 et Maigret et Monsieur Charles en 1972. Si la musique et parfois le décor des cabarets ont changé au fil du temps, il reste, immuable, la couleur rouge tentation… 

Murielle Wenger 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 25, 2020, 11:46 pm

Premiere - 18/05/2020 - Thierry Cheze - Retour sur les trois films, diffusés la semaine dernière sur France 3 et C8, où le comédien a campé le héros créé par Georges Simenon. "Maigret tend un piège" de Jean Delannoy (1957). A Paris, Maigret enquête sur une série de meurtres commis selon le même mode opératoire et ayant eu pour victimes quatre femmes. Certain d’avoir à faire à un coupable très susceptible, le commissaire fait croire à son arrestation pour le pousser à sortir du bois.
Le commissaire Jules Maigret est né en 1931 sous la plume de Georges Simenon. Héros de de 75 romans et 28 nouvelles entre 1931 et 1972, il a aussi eu à de nombreuses reprises les honneurs du grand écran. Jean Gabin est ainsi le huitième comédien français à l’incarner, après notamment Pierre Renoir (La Nuit du carrefour), Harry Baur (La Tête d’un homme) et Michel Simon (Brelan d’as). Et connaît bien l’œuvre du Simenon...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: May 25, 2020, 7:36 am
Liège

Author: Maurizio Testa
Posted: May 23, 2020, 10:55 pm
INA - 15/05/2020 - Arte/Culture/Littérature - Sur C8, le 15 mai, la diffusion du film de Gilles Grangier "Maigret voit rouge", avec Jean Gabin dans le rôle du commissaire Maigret. En 1963, Georges Simenon, le créateur de ce héros littéraire acceptait de dressait le portrait de son flic préféré. Le 21 décembre 1963, dans l'émission Portrait souvenir de Roger Stéphane, l'écrivain Georges Simenon, l'auteur des Maigret dévoile la personnalité de son héros, telle qu'il l'a imaginée. Debout et la pipe à la main, il imite et mime certains comportements de l’enquêteur. D'emblée, il le décrit comme quelqu'un "qui extérieurement n'impressionne pas du tout, il poursuit, c'est un homme très ordinaire, d'une culture moyenne, même en dessous de la moyenne, mais qui a le sens de renifler l'intérieur des gens". Georges Simenon accepte de décrire comment Maigret doit se mouvoir. Il évoque ensuite son absence de sentimentalité. Il dépeint ses attitudes sur les lieux d'un crime, lors d'un interrogatoire, dans ses rapports avec ses inspecteurs, notamment son adjoint Janvier et avec Madame Maigret, "ils s'aiment assez pour supporter le silence." L'écrivain raconte notamment comment il conseilla l'acteur anglais Ruppert Davis qui ne comprenait pas la distance du commissaire envers son épouse. Enfin, Simenon évoque la relation du commissaire vis-à-vis de l'alcool, en rapport avec une époque où lui aussi buvait beaucoup, "j'ai pu changé mon comportement mais pas le sien", et vis-à-vis de la nourriture. "Sa part de sensualité à lui"...>>>

Author: Maurizio Testa
Posted: May 22, 2020, 10:57 pm
Ma chi ci avrebbe creduto?

LES DIX PREMIÈRES ANNÉES
Mais qui l'aurait cru?
THE FIRST TEN YEARS
But who would have believed it ?





Forse qualcuno lo sa, qualcuno forse no. Simenon-Simenon nel mese di novembre di quest'anno compirà dieci anni. Non siamo ancora al compleanno (niente auguri, please), ma siamo comunque entrati nell'anno del decennio e ci vengono in mente alcune considerazioni che, forse, potrebbero interessarvi. 
Si fa tanto parlare, soprattutto in questi tempi di epidemia, dell'incremento dell'uso delle tecnologie digitali, videotelefonate e call-conference che obiettivamente ci hanno aiutato nel lavoro e anche nei rapporti interpersonali. Questo blog si è dato fin dall'inizio tre obiettivi che ne hanno disegnato il profilo. Trattare di un unico scrittore, da diversi lati, vita, opere, i suoi personaggi, critiche, Maigret, eventi, etc... La quotidianità. Ogni giorno un post. C'era all'inizio chi scommetteva che non ci saremmo riusciti, che questa "pazzia" del giorno per giorno sarebbe durata qualche mese, i più ottimisti ci davano tempo un anno. E, terzo, linkarsi anche ai social media di allora, in un gioco di rimandi tra Facebook, Twitter, Flickr, Google+,Instagram... e il blog stesso.
Quello che si andava delineando era una grande biografia di Georges Simenon, ma che per la prima volta non solo non era scritta sulle pagine di un libro, ma si avvaleva di immagini video, slideshow, interazione con i visitatori, e di una caratteristica che né i libri cartacei, né gli e-book potevano permettersi. Una narrazione che poteva mutare ogni giorno, rinnovarsi, essere al passo con le novità, aggiornare i risultati di studi e di ricerche. E poi il contributo di collaboratori specialisti, appassionati, professionisti, critici e studiosi conferiva ogni giorno a questa narrazione una serie di diversi registri che permettevano di conoscere Georges Simenon da differenti punti di vista. 
E poi, dopo cinque anni, il salto alla pubblicazione in tre lingue: inglese e francese oltre all'italiano. Questo ha dato un respiro più internazionale al nostro blog. Anche perché, come abbiamo detto, Simenon-Simenon non era più compilato solo dal sottoscritto, ma si avvaleva di uno staff di varie nazionalità. E così iniziò ad essere un punto di riferimento per tutti gli appassionati del globo, anche perché non esisteva nessun blog (e non esiste nemmeno ora che scriviamo) con le nostre caratteristiche. 
Insomma abbiamo realizzato la prima biografia simenoniana (che ha riservato molta parte anche a Maigret) in digitale. Un risultato che non è contestabile e che in dieci anni ha affrontato il 99% delle tematiche riferite al romanziere. Ma vogliamo affermarlo chiaramente. Se non si fosse trattato del prolifico, poliedrico, eclettico, cosmopolita e longevo Georges Simenon, questa impresa non sarebbe stata possibile. 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 22, 2020, 2:41 am

About the Quai des Orfèvres and his importance in the Maigret saga 

SIMENON SIMENON. UN PERSONAGGIO MITICO IN UN LUOGO MITICO 
A proposito del Quai des Orfèvres e della sua importanza nella saga di Maigret
SIMENON SIMENON. UN PERSONNAGE MYTHIQUE DANS UN LIEU MYTHIQUE 
A propos du Quai des Orfèvres et son importance dans la saga de Maigret 


Quai des Orfèvres. A mythical place, especially thanks to Simenon, who wanted his Maigret to work there. Regular readers of his investigations, even without ever having set foot therecan say that they know this place like home, and not only the Chief Inspector’s office, the inspectors’ room, judge Coméliau’s study, the waiting room, Moers’s attic… But also the staircase worn out by the policemen’s and criminals’ soles, the Seine that Maigret can see from his office window, the old coal stove he could keep for some times, and his pipes lined up on the desk, ready to be smoked. 
The Quai des Orfèvres is famous, and also famous is the house number, 36, which had been the historical headquarters of the Parisian Judicial Police for hundred years. It’s as famous as Scotland Yard, and both live in the collective imaginationIn 2017 the doors of the imposing building on the Ile de la Cité closed over a hundred years of murders stories, human cases, dramas, tragedies, but also triumphs and defeats for the police… and Maigret also belongs to those stories, because he literarily lived during more than forty years in that house that is for him almost the first address, even before that of the 132 boulevard Richard-Lenoir. It’s the address of the office where he spends the days, where he interrogates suspects, where he works late in the evening coordinating his collaborators’ moves scattered around Paris, where he has beer and sandwiches ordered at the Brasserie Dauphine, where he phones to Mme Maigret telling he won’t be back for dinner or even for all night, where he has his “other family”, that is to say his inspectors Janvier, Lucas, Torrence and Lapointe. 
Thus the Quai des Orfèvres closed in 2017, like Les Halles closed in 1969, when the famous food market in the centre of Paris were transferred in Rungis. Pieces of history that are gone away. Les Halles closed almost at the same time when Maigret’s investigations were over (Simenon wrote the last case in 1972).  
At this point, we have to underline how the saga of Maigret also fulfils a task that is perhaps little highlighted: that of archiving memory. In that saga we find the twentieth century Paris, in the pages of the more than hundred novels and short stories, in which everyday life is witnessed, the life of common people in the popular districts, which are more likely to disappear, but towards which Simenon fortunately had considerable interest. And thanks to this, but also thanks to his powers of observation and his amazing memory, the city backgrounds in the Chief Inspector’s various investigations create a puzzle that gives back a portrait of a largely vanished Paris, with its brasseries, its bistrots, its little cafes, the zinc counters… but also the concierges, the small workshops of artisans, the barges on the Seine… 
Yet the city described in the Maigret novels changes from the thirties to the seventiesWith the arrival of television, of traffic jam, news premises, supermarkets, the ritual of the weekend spent outside the city, more and more room for innovationfrom household appliance to police investigation techniques. 
And Maigret stays there, even if the rules for entering the police have been renovated, investigations methods revolutionized; science and technology are now part of the daily life of the police and judicial machinery. Maigret remains like a symbol, like an icon that symbolizes a period of great appeal of France and Paris in particular. 

by Simenon-Simenon 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 21, 2020, 12:50 am


L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette rubrique, nous vous proposons un choix parmi tous ces films 

L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa rubrica, vi proponiamo una scelta tra tutti questi film. 

Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this column, we propose a choice among all those films. 


L’Homme de Londres 



D’après le roman éponyme. Réalisé par Béla Tarr, sur un scénario de Laszlo Krasznahorkei et Béla Tarr. Produit par TT Filmmuhely, 13 Production, Cinéma Soleil, Black Forest Films, Von Vietinghoff Film Produktion. Sortie en septembre 2008. Avec : Miroslav Krobot (Maloin), Tilda Swinton (Mme Maloin), Janos Derzsi (Brown), Erika Bok (Henriette). 

Tratto dal romanzo eponimo. Diretto da Béla Tarr, per la sceneggiatura di Laszlo Krasznahorkei Béla TarrProdotto da TT Filmmuhely, 13 Production, Cinéma Soleil, Black Forest Films, Von Vietinghoff Film Produktion. Uscito nelle sale nel settembre 2008. Con: Miroslav Krobot (Maloin), Tilda Swinton (Mme Maloin), Janos Derzsi (Brown), Erika Bok (Henriette). 

Based on the eponymous novel. Directed by Béla Tarr, from a screenplay by Laszlo Krasznahorkei and Béla TarrProduced by TT Filmmuhely, 13 Production, Cinéma Soleil, Black Forest Films, Von Vietinghoff Film ProduktionReleased in September 2004. With: Miroslav Krobot (Maloin), Tilda Swinton (Mme Maloin), Janos Derzsi (Brown), Erika Bok (Henriette).

Murielle Wenger 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 19, 2020, 10:57 pm
A propos du style évocateur de Simenon 

SIMENON SIMENON. GLI ATMOSFERE DI MAIGRET 
Sullo stile evocativo di Simenon
SIMENON SIMENON. MAIGRET’S ATMOSPHERES 
About Simenon’s evocative style 



Qu’est-ce qui fait la base du style unique et particulier de l’écriture simenonienne ? La simplicité des mots employés, agencés d’une manière dont il n’est pas si facile de percer le secret. L’utilisation des mots-matière, qui décrivent des objets concrets, et aussi, comme le note Bernard Alavoine (dans son ouvrage Georges Simenon et le monde sensible), « des mots liés encore plus au monde des sensations (vent, froid, chaud…). C’est dire que la perception dépasse largement le visuel pour englober des sens moins utilisés en littérature comme le gustatif, l’olfactif ou le tactile. » 
L’écriture de Simenon a souvent été qualifiée d’impressionniste, en référence au mouvement pictural qui a privilégié les effets de lumière. Mais le romancier a aussi joué des autres sens dans ses descriptions. C’est une des clefs du succès des romans de la saga maigretienne, dans lesquels le lecteur savoure, aux côtés du héros, les goûts culinaires, mais aussi les sensations atmosphériques auxquelles Maigret est très sensible. 
Simenon a une façon toute personnelle de décrire les ambiances météorologiques. Dans l’hommage qu’il rend au romancier au lendemain de sa disparition (journal Paris Match de septembre 1989), Bernard de Fallois écrit très justement : « Soyez simple, avait dit La Bruyère. "Voulez-vous dire qu'il pleut ? Dites : Il pleut." Simenon est d'accord sur la simplicité, mais il change un mot. "Voulez-vous dire qu'il pleut ? Dites : Je suis mouillé." » C’est en cela que l’écriture simenonienne a tellement d’effet. Le romancier décrit, avec une grande économie de moyens, les impressions ressenties par son personnage, il se met dans sa peau et il y met aussi le lecteur… 
Au début du chapitre 5 de Pietr le Letton, Simenon raconte la planque du commissaire à Fécamp, sous une pluie diluvienne, de telle façon que le lecteur en arrive à se mettre à la place du policier, à subir les mêmes sensations de froid et de mouillé : « il était détrempé […] ses chaussures crachotaient de l’eau sale à chaque pas, son chapeau melon était informe, son pardessus et son veston transpercés. Le vent lui plaquait la pluie sur le corps comme des gifles. » 
Dans L’Ombre chinoisepour décrire le froid qui règne dans les rues, Simenon n'use pas de longues métaphores, mais il écrit : « Il faisait si froid que le commissaire releva le col de velours de son pardessus » ; non seulement les mots font image : on voit, littéralement, Maigret se calfeutrer dans son lourd pardessus, mais, de plus, on en arrive à éprouver la même sensation sur la températureVoici un matin de brouillard automnal à l’incipit de Cécile est morte : « Il faisait frais. Le bout des doigts, le bout du nez picotaient et les semelles claquaient sec sur le pavé. » 
Mais il n’y a pas que des automnes humides dans les enquêtes du commissaire… Dans bien des romans, on le voit affronter la chaleur estivale, et Simenon fait ressentir au lecteur la touffeur et la moiteur. Rappelons le début de Signé Picpus, qui se déroule en plein mois d’août, où l’on voit Maigret, « debout dans le soleil et [qui] s’éponge. […] Il a chaud, Il donnerait gros pour un demi bien tiré. » Situation similaire au début de Maigret tend un piège après avoir fini de parapher des dossiers, le commissaire s’éponge avant de choisir une pipe ; puis il appelle un inspecteur, s’éponge à nouveau « d’un mouchoir largement déployé », se lève de son bureau « comme si cela lui demandait un effort », bourre sa pipe, se rend dans le bureau des inspecteurs, et, en attendant l’événement qui va déclencher l’enquête, il tourne en rond, « fumant sa pipe, s’épongeant de temps en temps ». 
On l’oublie parfois, mais Maigret apprécie énormément la saison printanière. Il en savoure le goût, les odeurs, les sensations sur sa peau. Comme par exemple dans Maigret à l’école : « Pour la première fois de l’année, il avait mis son pardessus de demi-saison mais l’air était encore frais, un air qu’on avait envie de boire comme un petit vin blanc et qui vous tendait la peau du visage. », ou dans Maigret et le clochard : « c’était la première vraie journée de printemps […] Maigret venait de laisser son pardessus dans le placard de son bureau et, de temps en temps, la brise gonflait son veston déboutonné. » Des images on ne peut plus évocatrices… 

Murielle Wenger 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 18, 2020, 11:18 pm

The Telegraph - 23/01/2013 - Katerine Rushton - The entire works of Maigret creator Georges Simenon are to be published in English for the first time, after talent agency The Rights House won a battle against his son for the estate.The company quietly bought 90pc of the Georges Simenon estate from Chorion, the intellectual property company that collapsed into administration last year, after seeing off fierce competition from John Simenon, who retains the remaining 10pc.DC Advisory Partners brokered the deal for an undisclosed sum. Now Peters Fraser Dunlop, the literary arm of The Rights House, plans to establish Georges Simenon as a major brand.The prolific Belgian crime writer, who wrote 391 books including 75 around his Maigret detective character – played above by Michael Gambon in a 1992 TV version – is a bestseller in Europe but has “languished” in Britain, said Caroline Michel, PFD’s chief executive.The company is in discussions to revive Maigret for a new television series and has struck a major deal with Penguin to publish all the books, starting in the Autumn. It will also produce audio versions with Amazon’s audiobook venture, Audible, where Ms Michel hopes they will benefit from the US launch of Whispersync...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: May 17, 2020, 10:46 pm
Lausanne

Author: Maurizio Testa
Posted: May 17, 2020, 6:44 am

Destimed - 13/05/2020 - Jean-Rémi Barland - Brillant romancier -son dernier opus « Tu seras un homme mon fils » est consacré à Kipling-, fin lecteur, membre de l’Académie Goncourt, journaliste dont chaque biographie publiée s’est imposée comme un ouvrage de référence, Pierre Assouline considère Georges Simenon comme l’un des plus grands écrivains de langue française du XXe siècle. Ayant consacré au créateur de Maigret une biographie (rééditée en Folio) et un livre intitulé « Autodictionnaire Simenon » (disponible au Livre de Poche) Pierre Assouline a également préfacé le Tome 1 de « Tout Maigret » (dix volumes au total chez Omnibus) dans lequel il dit : « Le génie de Simenon, c’est qu’il vous parle de vous sans jamais vous interpeller. Il vous fait directement accéder à l’universel. Pas de gras chez lui. On est tout de suite à l’os. De quoi parle-t-il ? De l’amour, de la haine, de l’envie, de la jalousie, du mensonge, du regret, de la honte… Mais que la rédemption est difficile à y trouver. On devrait ceindre son œuvre d’un bandeau intitulé "La condition humaine" et tant pis si c’est déjà pris » Nous avons rencontré Pierre Assouline pour évoquer avec lui cet auteur unique qui, à l’image de son commissaire Jules Maigret demeure comme le note Pierre Assouline : « Un intuitif, et un instinctif qui s’imbibe, s’imprègne, se pénètre d’un univers, pour comprendre les mécanismes d’un milieu...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: May 16, 2020, 7:04 am
Il commissario e le sue inchieste hanno un ritmo calmo

SIMENON SIMENON. MAIGRET EST LENT
Le commissaire et ses enquêtes ont un rythme calme
SIMENON SIMENON. MAIGRET IS SLOW
The chief inspector and his investigations have a calm pace



La letteratura poliziesca di Simenon non ha bisogno di ritmo. E per ritmo in questo genere s'intende una serie di avvenimenti che si verificano uno dopo l'altro, quasi a non lasciar al lettore altra scelta che concentrarsi su quei veloci e talvolta bruschi cambiamenti. Non di rado poi, come se non bastasse, si inserisce tra questi anche qualche "colpo di scena". E, se vogliamo aggiungere, le inchieste simenoniane non hanno bisogno nemmeno della "suspense", quell'artifizio letterario, a volte assai efficace, che instilla il sospetto che qualcosa di terribile stia per succedere, ma dilatando il tempo di attesa in modo che il lettore, come si dice, trattenga il fiato perché non sa quando e come questo avvenimento si verificherà e ciò crea appunto quell'attesa angosciosa definita "suspense" (termine francese che infatti deriva dall'espressione "en suspens" che significa "in sospeso").
Perché questi due elementi che sono pilastri della narrativa gialla o d'investigazione, sia letteraria che cinematografica, nelle indagini del commissario sono assenti?
Azzardiamo una spiegazione. Il motivo è semplicemente Maigret. Potrebbe essere che più che voler scrivere dei polizieschi, Simenon fosse interessato a creare un personaggio che fosse il fulcro dei rapporti con altri soggetti umani, quasi un ponte che gli permettesse di arrivare dritto dritto nelle vite degli altri? E certo che un commissario di polizia arriva in certi ambienti nei momenti più delicati, dove certi tratti psicologici sono più scoperti e le relazioni interpersonali sono stressate e più evidenti. 
Maigret è un osservatore. Come ha detto e ripetuto Simenon, il commissario non è intelligente, ma intuitivo. Ed infatti ce lo dipinge sul luogo del crimine quasi sempre taciturno, fermo in un angolo o al massimo che procede su e giù a passi lenti. La pipa accesa tra i denti e gli occhi semichiusi come fosse pigramente svogliato.
E invece sappiamo che da quelle fessure esce uno sguardo tagliente che seziona l'ambiente in cui si trova, capta l'atmosfera e esegue una sorta di radiografia dei personaggi e delle loro relazioni.
Ma c'è molto di più.
Infatti mentre se qualcuno gli chiede, in quei frangenti, a che cosa stia pensando e lui risponde: "Non penso a niente", in realtà sta entrando in simbiosi con quell'ambiente, come si dice spesso, si sta "impregnando" di quel "milieu", perché finché non farà parte di quel contesto, finché non entrerà nei panni di quelle persone, non potrà capire e non sarà in grado di indagare.
Ecco le inchieste simenoniane, che mancano, quasi sempre, di inseguimenti d'auto, sparatorie, scazzottate, azioni violente, ma che sono ricche di analisi psicologiche, dell'acquisizione della mentalità di quella realtà, di osservazione, di empatia. E questa è tutta roba che richiede tempo, calma, la fretta è bandita e la lentezza è una conditio sine qua non...E per di più le investigazioni sono inframmezzate dalle piccole cose della vita quotidiana. Il commissario, fuma, mangia, beve, gira per i bar, curiosa nelle cucine delle case che visita, scherza con i suoi ispettori, e anche tutto questo rallenta il ritmo delle indagini.
E in più si potrebbe ipotizzare che anche l'umana dimensione di Maigret, uomo massiccio e lento, ritardi di per sé il corso della vita e delle sue indagini... Vi convince? Riflettetici... ma senza fretta!
Author: Maurizio Testa
Posted: May 14, 2020, 11:33 pm

Nationality and social class. Maigret voyage (Maigret Travels) 


SIMENON SIMENON. MAIGRET E GLI INGLESE /4 
Nazionalità e classe sociale. Maigret voyage (Maigret viaggia) 
SIMENON SIMENON. MAIGRET ET LES ANGLAIS /4 
Nationalité et classe sociale. (Maigret voyage)

In Maigret voyage (1958) Maigret is preoccupied for the duration of the novel by two Englishmen yet he only meets one of them. How to explain this apparent paradox? Simply, colonel David Ward, an English millionaire, is murdered at the beginning of the story and in order to solve the crime the commissaire attempts to understand the life and character of the victim by interviewing his associates, one of whom is his business confidant and friend John T. Arnold. The action moves from Paris to Monte-Carlo to Lausanne and back to Paris with a cosmopolitan cast of characters which poses the question of the relation between the Englishness national identity of Ward and Arnold and the apparently supranational social environment in which they live. 
At first sight, Colonel David Ward bears a strong resemblance in his appearance and behaviour to other upper-class Englishmen Maigret has met in his career. But in other ways, Ward is quite different from Colonel Sir Walter Lampson (Le Charretier de la ‘Providence’) and Major Teddy Bellam (Mon ami Maigret). Lampson and Bellam both issue from the aristocratic wing of the English ruling class, have been professional soldiers in the British Indian army and live as expatriates because they no longer have the financial resources which would allow them to maintain the lifestyle expected of an upper-class Englishman in the land of their birth. In Ward’s case, his wealth and social status comes rather from industry, specifically the family wireworks he has inherited in Manchester, and the title of “colonel” which he uses because of the social cachet it carries comes not from a career of military service but rather from his role in military intelligence during the war. Ward’s decision not to live in England is for reasons of personal preference not financial constraint: ‘He detested Manchester’ and, according to his associate Arnold, was uninterested in the family business, which almost ran itself, to the extent that ‘I don’t suppose he’d spent three nights [in Manchester] in the last thirty years.’ 
Ward’s choice is rather to divide his time between his apartment in Lausanne, hotel suites in London, Paris and Cannes, which he rents by the year, and visits to other aristocratic resorts such as Biarritz and Deauville. Apart from his friend and business advisor Arnold (yet another whisky-drinking, cigar-smoking Englishmen, possessed of ‘innate self-assurance’), Ward’s social circle is international: his third wife, whose divorce is imminent, is an American, his mistress is the comtesse Palmieri, formerly married to an Italian count (and for some reason named ‘Paverini’ in Jean Stewart’s 1974 English translation) and his other associates include exiled members of different European royal families, a Parisian grande dame and the Belgian chemical magnate Jef Van Meulen, who had been, moreover, the second husband of the countess. Although English appears to be the lingua franca of this cosmopolitan jet-set, plurilingualism seems to be widespread: Arnold speaks French with barely a trace of accent and Van Meulen communicates with Maigret in flawless French.  
In short, Maigret finds himself in a social milieu where wealth and social status rather than nationality are the defining characteristics. Although Maigret ‘could understand English at a pinch, but by no means spoke it fluently’, his problem in penetrating Ward’s world has less to do with language than with social class and he has just as much difficulty understanding French-speakers such as monsieur Gilles, the manager of the hôtel George-V, and doctor Frère with his list of illustrious patients: ‘They uttered the same words as everybody else and yet they spoke a different language. When they mentioned “the Countess” or ‘the Colonel”, the words bore a meaning that eluded ordinary mortals.’ Even in his conversation, in French, with the hotel telephonist, at the very outer fringes of this private international upper-class world, Maigret discovers that ‘they didn’t speak the same language here as at the Quai des Orfèvres’. The obstacle to communication is in the connotation of words, the implicit meanings given to them by their speakers, rather than their denotation, their primary literal meaning. This much is recognised by the fluent French-speaking Arnold in the course of his first interview by Maigret: ‘He, too, must be thinking they were not speaking the same language, that they were on different wave-lengths.’ 
As the commissaire pursues his investigation from the George-V to the Hôtel de Paris in Monte-Carlo and on to the Lausanne-Palace before returning to the George-V, he is struck not only by the physical similarity of the locations but also by the identical lifestyles and social norms of their international clienteles. This is a world in which identity is based not on nationality but rather on wealth, social status, common behaviour and shared attitudes. In his eventual resolution of the case, Maigret discovers that Ward had been murdered by his fellow countryman, Arnold, but that the motives for the crime had no national dimension or origin: rather Arnold had decided in conjunction with his employer’s third wife to kill her husband before their divorce was finalised and Ward could marry the countess, thereby ensuring her inheritance and Arnold’s entry to the world of the super-wealthy in his own right rather than merely as Ward’s associate.  
In conclusion, although Maigret voyage presents a vivid portrait of its two central English characters, the theme is one of social class rather than nationality. As in other stories in the Maigret saga, such as Les Caves du Majestic (1942), Simenon draws on his own experience of life amongst the cosmopolitan super-rich to depict the contrast between a world whose snobbery and pretensions he later claimed to dislike, but in which he continued to participate, and the traditional French petit-bourgeois values and lifestyle of his commissaire.  

William Alder 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 14, 2020, 3:40 am


L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette rubrique, nous vous proposons un choix parmi tous ces films 

L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa rubrica, vi prponiamo una scelta tra tutti questi film. 

Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this column, we propose a choice among all those films. 


Feux rouges




D’après le roman éponyme. Réalisé par Cédric Kahn, sur un scénario de Cédric Kahn et Laurence Ferreira-Barbosa. Produit par Alicéleo, France 3 Cinéma, Gimages Films, Cofimage 15, Banque Populaire Images 4Sortie en mars 2004Avec : Carole Bouquet (Hélène), Jean-Pierre Darroussin (Antoine), Vincent Deniard (l’homme en cavale), Jean-Pierre Gos (l’inspecteur). 


Tratto dal romanzo omonimo. Diretto da Cédric Kahn, per la sceneggiatura di Cédrix Kahn e Laurence Ferreira-BarbosaProdotto da Alicéleo, France 3 Cinéma, Gimages Films, Cofimage 15, Banque Populaire Images 4Uscito nelle sale nel marzo 2004Con: Carole Bouquet (Hélène), Jean-Pierre Darroussin (Antoine), Vincent Deniard (l'uomo in fuga), Jean-Pierre Gos (l’ispettore).


Based on the eponymous novel. Directed by Cédric Kahn, from a screenplay by Cédric Kahn and Laurence Ferreira-Barbosa. Produced by Alicéleo, France 3 Cinéma, Gimages Films, Cofimage 15, Banque Populaire Images 4Released in March 2004With: Carole Bouquet (Hélène), Jean-Pierre Darroussin (Antoine), Vincent Deniard (l’homme en cavale), Jean-Pierre Gos (l’inspecteur).

Murielle Wenger

Author: Maurizio Testa
Posted: May 13, 2020, 12:03 am
Pourquoi le roman "Un crime en Hollande" se déroule-t-il en mai ? Posons une hypothèse… 

SIMENON SIMENON. MAIGRET, SIMENON E LA OLANDA IN MAGGIO 
Perché il romanzo "Maigret in Olanda" si svolge a maggio? Ipotizziamo...
SIMENON SIMENON. MAIGRET, SIMENON AND HOLLAND IN MAY 
Why is the novel "crime in Holland" taking place in May? Let’s hypothesize... 
Dans les romans de la saga, Simenon indique toujours la saison, et presque systématiquement le mois où se déroule l’enquête du commissaire. La météo joue un rôle important dans l’intrigue, surtout parce qu’elle a souvent une influence sur l’humeur de Maigret et sur sa façon de réagir. On trouve des enquêtes qui se passent à toutes les époques de l’année, avec une majorité d’investigations printanières, malgré le cliché d’une ambiance automnale et pluvieuse qui colle à la peau du commissaire… Parmi les enquêtes du printemps, les plus nombreuses sont celles du mois de mars, mais on en trouve aussi une certaine quantité en mai. Alors qu’une bonne part des premiers romans, ceux écrits pour Fayard, sont des enquêtes automnales, et particulièrement de novembre, plus on avance dans la saga, plus les enquêtes « à la belle saison » se font fréquentes. Mais tous les romans de la période Fayard ne sont pas des enquêtes dans les frimas et le brouillard ; on en a aussi à d’autres saisons : par exemple, La Nuit du carrefour en avril et La Guinguette à deux sous en été. 
En général, les enquêtes qui se passent en mai ont lieu à Paris et par beau temps, et Maigret savoure, comme dans la nouvelle Le Client le plus obstiné du monde, « une journée tiède, ensoleillée, avec, dans l'air, cette vibration particulière au printemps parisien ». Cependant, la première enquête, du point de vue de la chronologie rédactionnelle, que Maigret mène au mois de mai se déroule… aux Pays-Bas. En effet, le roman Un crime en Hollande débute lorsque Maigret arrive à Delfzijl une après-midi de mai ; les notations sur le beau temps se retrouvent tout au long du texte ; par exemple au chapitre 1 : « Il y avait du soleil. »« Le ciel était pur, l’atmosphère d’une limpidité étonnante. » ; au chapitre 5 : « Dehors, c’était un bain de soleil, de douce chaleur, de quiétude. » ; au chapitre 7 : « On plongea, la porte franchie, dans une atmosphère lourde de soleil et de calme. » 
Simenon a toujours affirmé qu’il n’avait décrit dans ses romans que des ambiances et des lieux qu’il avait connus. Or, c’est en septembre 1929 que le romancier, installé sur sa barge à Delfzijl, créait, selon la légende, son personnage de commissaire. Pourquoi alors, dans le roman Un crime en Hollande, où il envoie son héros sur le lieu mythique de sa naissance, ne lui fait-il pas mener son enquête en septembre, voire plus tard dans l’arrière-saison, puisque c’est dans cette ambiance qu’il avait imaginé Maigret ? Il aurait semblé « logique » qu’il place le commissaire dans un contexte semblable… 
D’autre part, les descriptions de l’ambiance printanière à Delfzijl sonnent véridiques. On peut donc se demander si Simenon, en réalité, ne s’était pas trouvé dans le port hollandais justement au printemps, et plus précisément au mois de mai, ce qui expliquerait son choix de cette saison pour y emmener Maigret. 
L’hypothèse est vraisemblable, si on considère quelques dates. Simenon, au mois de mars 1929, quittait avec l’Ostrogoth le chantier de construction de Fécamp, remontait la Seine jusqu’à Paris et s’amarrait au square du Vert-Galant, à la pointe de l’île de la Cité, où il fit baptiser son bateau le 3 avril. Puis il entreprit un voyage qui le fit remonter vers la Belgique, avec pour objectif le nord de l’Europe. Il traversa les Pays-Bas, et c’est alors qu’il passa une première fois à Delfzijl. Puis il continua son voyage en direction de Hambourg, avec un arrêt à Wilhelmshaven ; c’est là qu’il se fit refouler et qu’il dut retourner à Delfzijl ; d’après les dernières recherches simenoniennes, cela se serait passé en juin. 
D’où notre hypothèse : si le départ de Paris a eu lieu au début d’avril, et qu’il a dû quitter Wilhelmshaven en juin, Simenon pouvait fort bien se trouver à Delfzijl en mai… Pourrait-on vérifier cette hypothèse en retrouvant des documents ? Le romancier avait-il un livret de bord de l’Ostrogoth qui existerait encore quelque part ? Reste-t-il des traces dpassage de son bateau, dans les archives des ports qu’il a traversés ? Les regrettés chercheurs simenoniens qu’étaient Menguy, Deligny et Lemoine nous manquent aujourd’hui pour entreprendre de telles investigations. Auront-il des successeurs aussi zélés ?... 

Murielle Wenger 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 12, 2020, 2:13 am

La Vanguardia - 07/05/2020 - Núria Escur - A Georges Simenon, creador del comisario Maigret, sólo le interesaban dos cosas: los libros y el sexo. Por lo que se refiere a la literatura logró ser uno de los escritores más prolíficos en décadas. Su fecundidad artística generó 192 novelas publicadas con su nombre y otras 30 bajo 27 pseudónimos. Los tirajes de sus libros acumulan 550 millones de ejemplares. En cuanto al sexo parece que fue obsesivo, práctico y nada selectivo. Casadas, solteras, burguesas, prostitutas, jóvenes y no tanto, bisexuales, había tiempo para todas. Se jactaba de haberse acostado con miles. “Sin ellas no podría escribir” llegó a decir; “sin eso” tal vez sería más correcto. Georges Joseph Christian Simenon, escritor belga en lengua francesa, aterriza en el mundo con un primer misterio: nace el 13 de febrero de 1903 pero anotan 12, por superstición. Creció en un piso de Rue Léopold...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: May 11, 2020, 12:49 am

Delfzijl
Author: Maurizio Testa
Posted: May 10, 2020, 7:02 am


Los Angeles Times Weekly - 28/05/2008 - John Banville - The novel is resilient, and so are novelists. Sometimes, a successful writer is rejuvenated by the works of another. A few years ago, the Irish novelist John Banville was introduced by a friend to the works of the late French auteur Georges Simenon, whose absurdly prolific output included the Inspector Maigret novels, for which he is best known. Banville, himself the author of 16 novels, including the 2005 Man Booker Prize–winning The Sea, is a writer of serious literary intent, but not long after reading Simenon, he began to write mystery novels (Christine Falls, The Silver Swan) under the name Benjamin Black. As he told the Weekly last year, “I was really blown away by this extraordinary writer. I had never known this kind of thing was possible, to create such work in that kind of simple — well, apparently simple — direct style. … Looking back, I think it was very much a transition. It was a way of breaking free from the books I had been writing for the last 20 years, these first-person narratives of obsessed, half-demented men going on and on and on and on. “I had to break out of that. And I see now in retrospect that Christine Falls was part of that process. Because it’s a completely different process than writing as John Banville. It’s completely action-driven, and it’s dialogue-driven, and it’s character-driven. Which none of my Banville books are.”...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: May 9, 2020, 9:03 am
Domenica sarà il giorno della "festa delle mamma" ricordiamo il rapporto tra Henriette e Georges

SIMENON SIMENON. MA MAMAN? IL N'Y A PAS TANT À CÉLÉBRER
Dimanche sera le jour de la "Fête des Mères". Souvenons-nous de la relation entre Henriette et Georges
SIMENON SIMENON. MY MUM? THERE IS NOT SO MUCH TO CELEBRATE
Sunday will be "Mother's Day". Let's remember the relationship between Henriette and Georges





La frase potrebbe essere stata pronunciata da Simenon che, proprio con sua madre, ebbe un rapporto più che conflittuale da sempre. É infatti una storia tormentata che inizia dal principio da quando Georges era un piccolo scolaro, già un gran lettore di libri e sopratutto dimostrava un affetto e un amore per la figura del padre Désiré, per altro sempre oggetto delle lamentele e degli sfoghi della moglie.
La loro condizione era molto vicino alla sussistenza e di questo Henriette Brull incolpava il marito che, impiegato in una compagnia assicurativa, non aveva inclinazione a fare carriera o a guadagnare di più. Quel "di più" che, secondo lei, avrebbe dato quel decoro che mancava alla famiglia Simenon, soprattutto agli occhi della gente, cosa che la donna considerava di grande importanza, soprattutto in considerazione del fatto che si vantava di discendere da una famiglia della ricca borghesia. E per testimoniare agli occhi altrui che la loro posizione on era così precaria a mezzogiorno metteva sui fuochi tre quattro pentole, come se dovesse cucinare un ricco pranzo, pentole in realtà pieno solo d'acqua.
Tre anni dopo (1906) nacque Christian che divenne ben presto il favorito di Henriette, cosa che la donna non si preoccupava di nascondere al piccolo Georges che si avvicinava sempre più al padre.
Il rifugio di Georges erano i libri, soprattutto quando la madre decise di alloggiare in casa studenti dell'est europeo che venivano a studiare in Europa. La distanza tra madre figlio aumentava sempre più. Gli studenti paganti avevano la precedenza, soprattutto su Désiré e su Georges che mangiavano dopo, che dovevano lasciare spazi, e tavoli agli altri, quasi che gli ospiti fossero stati loro. E questo ferì il ragazzo, più per come veniva trattato il padre, che per sé stesso. 
Poi il genitore si ammalò, non fu più in grado di lavorare e toccò a Georges mettersi in cerca di qualcosa che aiutasse la famiglia. E po due esperienze fallimentari (la prima in una pasticceria e la seconda in un libreria) riuscì ad entrare nel giornale più importante della città, "La Gazette de Liège" e questo lo allontanò un po' dalla famiglia e dalla madre.
Poi sappiamo che nel dicembre del '22 Simenon decide di trasferirsi a Parigi per inseguire quel sogno di diventare scrittore, intenzione che la madre non riusciva a capire, non capacitandosi come ci si poteva guadagnare da vivere in quel modo. E queso continuò anche quando lo scrittore divenne famoso e ricco, lei continuò a pensare che fosse tutto un bluff e che il figlio magari era solo pieno di debiti.
Insomma la lontananza allargò sempre di più il solco tra loro, solco che non si richiuse mai.
Ad esempio quando l'amato Christian nel '45 fu condannato a morte, per aver preso parte con le squadre naziste all'annientamento di famiglie ebree, comuniste, partigiane, lei chiamò Georges chiedendogli di trovare un modo per far scappare il fratello... lui così famoso e pieno di relazioni importanti. Lui non si tirò indietro e riuscì alla fine a farlo arruolare nella Legione Straniera, salvandogli così la vita. Ma durante una operazione militare nel Tonkino, Christian nel '47 perde la vita. La madre telefona a Georges per addossargli la responsabilità di quel decesso, perché era stato lui a farlo arruolare in quella compagnia militare.   
E ancora. Quando ormai Henriette é malata, quasi morente, e Georges decide di andare a trovarla, appena lo vede entrare nella stanza lo apostrofa "Georges, che sei venuto a fare?"
Insomma un conflitto insanabile che dura tutta la vita e termina solo dopo 90 anni, nel 1970, con la morte della stessa Henriette. Devono passare quattro anni da quel giorno perché sia pubblicato "Lettre à ma mère", una lunga lettera di Simenon in cui ripercorre e riflette sul loro tempestoso rapporto. Ma questa è un'altra storia. (m.t.)
Author: Maurizio Testa
Posted: May 8, 2020, 7:16 am

L'Express - 20/03/1967 - Etienne Lalou De 1921 à 1967,  sous son nom ou sous des pseudonymes, Simenon a toujours écrit le même roman, qui diffère autant de l'enquête policière traditionnelle que du roman d'analyse classique et qui réconcilie pourtant le roman policier et le roman psychologique. La situation de départ est celle du roman policier : un meurtre, un suicide, un drame ; mais il n'y a pas de véritable enquête, pas de déduction mathématique ni de preuves scientifiques ; le problème posé se résout peu à peu de lui-même grâce à la puissance d'intuition et à la faculté de sympathie de l'auteur ou de son prête-nom, qui s'insinue lentement dans l'histoire, dans les pensées, dans les rêves de ses personnages, pour finir par les dévorer en ayant joué le double rôle d'un voyeur et d'un vampire psychologiques.  Autre constante : l'obsession de l'échec ; même si tous les personnages de Simenon ne sont pas des ratés, c'est toujours parce qu'ils descendent l'escalier de la déchéance, parce qu'ils sont au bout du rouleau, qu'ils commettent un crime ou déclenchent un drame ; ce sont des durs-mous, des forts-faibles, souvent des larves...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: May 7, 2020, 6:55 am


L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette rubrique, nous vous proposons un choix parmi tous ces films 

L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa rubrica, vi prponiamo una scelta tra tutti questi film. 

Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this column, we propose a choice among all those films. 


Betty 




D’après le roman éponymeRéalisé par Claude Chabrol, qui en a aussi assuré le scénario. Produit par MK2 Productions SA, C.E.D. Productions, FR3 Films Production, Canal+Sortie en février 1992Avec : Marie Trintignant (Betty), Stéphane Audran (Laure), Jean-François Garreaud (Mario), Yves Lamprecht (Guy Etamble), Christiane Minazzoli (Mme Etamble), Pierre Vernier (le docteur). 

Tratto dal romanzo eponimoDiretto da Claude Chabrol, per la sceneggiatura dello stessoProdotto da MK2 Productions SA, C.E.D. Productions, FR3 Films Production, Canal+Uscito nelle sale nel febbraio 1992Con: Marie Trintignant (Betty), Stéphane Audran (Laure), Jean-François Garreaud (Mario), Yves Lamprecht (Guy Etamble), Christiane Minazzoli (Mme Etamble), Pierre Vernier (il dottore). 

Based on the eponymous novel. Directed by Claude Chabrol, who also made the screenplay. Produced by MK2 Productions SA, C.E.D. Productions, FR3 Films Production, Canal+Released in February 1992With: Marie Trintignant (Betty), Stéphane Audran (Laure), Jean-François Garreaud (Mario), Yves Lamprecht (Guy Etamble), Christiane Minazzoli (Mme Etamble), Pierre Vernier (le docteur). 

by Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: May 6, 2020, 5:51 am
Why was the Italian actor so much successful in interpreting the Chief Inspector 

SIMENON SIMENON. GINO CERVI NELLE PANNI DI MAIGRET 
Perché l'attore italiano ha avuto così tanto successo nell'interpretazione del commissario
SIMENON SIMENON. GINO CERVI DANS LA PEAU DE MAIGRET 
Pourquoi l’acteur italien a eu autant de succès dans l’interprétation du commissaire

In Italy Maigret has the face of Gino Cervi. At least for those who for age reasons could have watched the series produced by the RAI (Italian television) between the mid 60s and the first 70s. Some could have seen the series re-aired later on, and also various editions in videotape and DVD released by the RAI or other publishers, which encountered notorious success. 
Basing upon a 1985 interview by Giulio Nascimebeni, it has been often said that Simenon had claimed that Cervi was the Maigret he preferred. This is not proved. Elsewhere the novelist claimed that the English Rupert Davies was the best non French interpreter. In reality Simenon was not interested in the television adaptation of Maigret’s investigations, nor in the cinematographic productions adapted from his novels. He was not at all satisfied with what he could see, because it was something about what he had created and then someone else dealt with it, more or less arbitrarily, modifying it to his taste and liking. 
Cervi was a good theatre actor; he worked in Pirandello’s Compagnia del Teatro d’Arte. He was also a great cinema actor (he acted in about 120 movies), but before becoming Maigret, he had a handicap because he had been the famous communist mayor Peppone in the cinema series Don Camillo with Fernandel. Those films were very popular in Italy and in France too, and for the public Cervi was identified with Peppone, a grumpy country man, sanguine, not very well educated. 
In the mid 60s television had started to be a medium in strong competition, and often a winning one, with radio, cinema and theatre. There were millions of TV viewers. Cervi embarked in this adventure, even if not with few guaranties. The director was Mario Landi, the screenplay was made by Diego Fabbri and the delegate at the RAI production was a then unknown Andrea Camilleri. 
The series was immediately a big success and with these episodes Cervi almost managed to make himself forget as Peppone, and he was then identified with Chief Inspector Maigret in the collective imagination of millions and millions of Italians. At the point that Mondadori, which published in exclusivity the Maigret novels, commissioned Ferenc Pinter, a great designer, for the book covers, which had Cervi’s features. Televisions sets were installed in the movies rooms when the RAI was broadcasting the Maigret series, so not to loose public in the evenings when peaks of eighteen million spectators were reached. 
Why did Cervi get so much success in playing Maigret? Of course we have to mention the actor’s consummate skillthe precise direction, the excellent screenplay and the cast of level actors, almost all from theatrical origin. But there are also other reasons. That is to say some analogies between the character Maigret and the man Gino Cervi. Maigret was born in Saint-Fiacre, a village in the Allier, and young Maigret grew up with outspoken values and simple habits of those that lived at the time in the country side and in contact with nature. Cervi was born in Bologna, but he still had some relationship with countryside and genuine values. Maigret had to stop studying because of necessity and Cervi because he wanted to follow his theatrical passion. In their twenties both began to work, Maigret in the police and Cervi in the theatre. Both had the tendency of being good eaters and drinkers. Yet Cervi was not a pipe smoker before he began to play Maigret; but his way to smoke the pipe appeared very natural, thanks to his talent as an actor. 
All this had allowed Cervi to easily enter into Maigret’s character, and he was also helped by a certain confidence with France, since he had worked in many French cinematographic productions and he had made theatrical tours in the country. Moreover his massive figure was physically a mirror of Maigret’s.  
Almost forty years after the broadcasting of the last episodes, the DVDs of the series are still successful. Thus we can see that Cervi’s Maigret has become a television classic. 

By Simenon-Simenon 
Author: Maurizio Testa
Posted: May 5, 2020, 9:09 am