Simenon Simenon Blog

Simenon Simenon

Dal 2010 il punto di riferimento di tutti gli appassionati di Georges Simenon, del suo commissario Maigret e della sua letteratura • Depuis 2010 le point de référence pour tous les fans de Georges Simenon, de sa littérature et de son commissaire Maigret

 
Siamo arrivati al decimo numero del nostro appuntamento settimanale del weekend. L'iniziativa, ci dicono le analisi statistiche, è stata ben accetta. Un modalità per noi inedita di trattare i temi inerenti il romanziere, la sua vita, l'opera e il suo più famoso personaggio, Maigret. Ed è l'occasione per trattare monograficamente, e con un respiro più ampio dei singoli post di Simenon-Simenon, gli argomenti e i temi più cruciali. Un appuntamento che si integra con l'informazione che continuiamo a pubblicare su Simenon-Simenon e che nel 202 affronta il suo undicesimo anno di vita. Comunque non perdete il numero dieci dove esploreremo il rapporto tra autore e personaggio e gli sbalzi temperatura, nei viaggi, nei romanzi, nelle inchieste....

Nous sommes arrivés au dixième numéro de notre rendez-vous hebdomadaire du week-end. Cette formule, comme nous le disent les analyses statistiques, a été bien acceptée. Une modalité pour nous inédite de traiter les thèmes inhérents au romancier, à sa vie, à son œuvre et à son personnage le plus fameux, Maigret. C'est l'occasion de traiter de façon monothématique, et de développer, plus largement que les billets uniques de Simenon-Simenon, les sujets et les thèmes les plus cruciaux. Un rendez-vous qui complète la partie informative que nous continuons à publier sur Simenon-Simenon, qui aborde en 2021 sa onzième année de vie. Ne manquez donc pas le numéro dix, dans lequel nous explorerons les rapports entre auteur et personnage et les variations de température, dans les voyages, dans les romans, dans les enquêtes...

Author: Maurizio Testa
Posted: April 22, 2021, 7:30 am
Les débuts d’un roman doivent accrocher. Du latin ‘incipire’, commencer, l’incipit désigne ces premiers mots. Jean-Louis Dumortier a proposé à 16 chercheurs belges et étrangers de commenter des incipit de Simenon. Le membre du Centre d’études Georges Simenon édite ces analyses dans la revue Traces des Presses universitaires de Liège. Sous l’intitulé «Il avait appris à écrire». Clin d’œil au «Je n’ai jamais appris à écrire ou Les Incipit» d’Aragon.


Daily Science - 16/04/2021 - Raphaël Duboisdenghien - Chacun a interprété à sa façon ma proposition en mettant l’accent sur ce qui lui donnait, à elle, à lui, l’envie de poursuivre sa lecture», explique le professeur honoraire de l’ULiège, ancien chef du Service de didactique des langues et littératures romanes. «C’est varié et je parie sur l’attrait de cette variété. C’est varié quant à la façon de tenir la bride du sujet lisant: haut ici, là sur le cou. Varié aussi quant à la manière de tenir compte de ce qui lui est proposé. Varié encore quant à la dimension des incipit et quant à la notoriété des romans.»
«Traces est et restera ouvert aux chercheurs qui ne veulent pas marcher dans la file, très peu, indienne de l’appel à contribution», souligne le directeur de la publication qui titre «Embarqué» son étude sur la «Chambre bleue». é [...] «Personne ne s’aperçut de ce qui se passait. Personne ne se douta que c’était un drame qui se jouait dans la salle d’attente de la petite gare où six voyageurs seulement attendaient, l’air morne, dans une odeur de café... >>>
Author: Maurizio Testa
Posted: April 21, 2021, 7:48 am

Le Mag du Ciné - 10/04/2021 - Beatrice Delesalle - Betty , le quarante-cinquième film de Claude Chabrol, est un film réussi : juste, sans aucun artifice, il se nourrit de l’étude de caractère des deux protagonistes, deux femmes qui sont liées l’une à l’autre presque malgré elles. Un film sans vraiment d’intrigue qui nous touche pourtant profondément. Betty , le quarante-cinquième film de Claude Chabrol, est un film réussi : juste, sans aucun artifice, il se nourrit de l’étude de caractère des deux protagonistes, deux femmes qui sont liées l’une à l’autre presque malgré elles. Un film sans vraiment d’intrigue qui nous touche pourtant profondément. Un soir de pluie, Betty (interprétée par une Marie Trintignant qui eut sans doute ici le meilleur rôle de sa carrière brutalement brisée), passablement ivre...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: April 20, 2021, 8:30 am

"... Mi è tornato in mente leggendo in un giornale che ho avuto trentantre case durante la mia esistenza, cosa esatta, avendone io fatto un conto... Mi sono domandato perché non avessi scritto un libro sui miei diversi domicili. Mi sarebbe piaciuto molto, ma avrei rischiato di essere lungo e poi avevo già scritto buona parte delle cose che quel libro avrebbe dovuto contenere..."

Ma di che sta parlando Simenon? O meglio, cosa sta dettanto, nel luglio del '78, al suo registratore? E' una riflessione sulle sue abitazioni, di cui si è molto parlato, soprattutto del perchè cambiava domicilio così frequentemente.

"... se mai dovessi scrivere "Mes Maisons"si scoprirà che le ho lasciate tutte nello stesso modo, senza che io possa fornire una spiegazione ragionevole della mia partenza... Non credo che avrei la pazienza di raccontare le mie case. Ce ne sono state davvero troppe e sono solo quattro anni che ho conosciuto la mia ultima, la più piccola, che io sento della taglia giusta e adeguata per viverci in due..."
L'ultimo riferimento è fatto alla piccola costruzione con giardino al 12 di rue des  Figuiers a Losanna.
Ma oggi siamo qui proprio per scoprire quello che, in vari suoi scritti, Simenon  stesso ha detto delle sue case.
Per esempio per la sua prima viene tirata in ballo in un dialogo de Les Mémoirese de Maigret (1950) in cui il commissario parla con lo scrittore stesso presumibilmente nel 1932.
"- ... ho quindi seguito il consiglio di mia moglie E' esatto, per un certo numero di mesi abbiamo abitato a Place des Vosges. Ma non avevamo i nostri mobili. 
Simenon partiva per l'Africa dove avrebbe dovuto trascorrere circa un anno.
- Perché aspettando la fine dei lavori non vi sisteate nel mio appartamento di place des Vosges?
E così lì abbiamo abitato, al 21 per la precisione, senza che ci si possa rimproverare di... infedeltà nei confronti del nostro vecchio boulevard..."
Facciamo un salto indietro all'anno prima. Siamo a Marsilly, vicino a La Rochelle.
"... alla fine mi sono sistemato, verso il 1931 a La Richardère, una sorta di residenza nobile di campaga, che chiamavano così, suppongo, perchè aveva una torre. Mi sono dato da fare per ammobiliarla. Questa volta mi sono rivolto ad un falegname. Ho scelto nel suo cortile le tavole di quercia ben stagionate Il mio ufficio ne era rivestito completamente con uno spessore di cinque centimetri. Ripartenza. Tour d'Europa, di nuovo a La Richardiére e poi il giro del mondo. Poi ho voluto sistemarmi nella foresta d'Orléans in una vecchia abbazia cistercense, dove andavo molto spesso a cavallo, ma ben presto ho trovato che la foresta fosse lugubre...".
Questo lo scriveva in Des traces de pas, il secondo dei suoi Dictées, nel 1974. Ma vediamo come continua.
"...era il 1936... abitavo nel castello de la Cour-Dieu nella foresta d'Orléans, l'abbazia cistercense fiancheggiata da un chiesa in rovina. Ho afittato un terreno di cacca di diecimila chilometri quadrati. Avevo fatto arrivare i miei cavalli. Cavalcavo quasi tutti i giorni. Pioveva e io mi annoiavo parecchio..."
Poi è la volta di Porquerolles, l'isola davanti a Hyères, vicino Tolone.
"...Porquerolles ritorna pesso nei miei sogni e soprattutto nelle immagini che mi passano davanti agli occhi prima di addormentarmi. Percepisco tutta l'importanza che la scoperta di questa piccola isola del Mediterraneo ha avuto nella mia vita.. Quando ci sono arrivato per la prima volta (1934 n.d.a.) il mio entusiasmo era alle stelle. Tutto era nuovo, la vegetazione, la macchia e le insenature tra le rocce dalle acque profonde e chiare, la popolazione costituita in gran parte di pescatori napoletani e genovesi che erano emigrati qui. Quello che mi rimane è Porquerolles, dove ho avuto una casa per cinque  sei anni e dove avevo acquistato un "pointu", la barca da pesca del posto. Avevo un marinaio. Passavamo delle notti in mare. E nel pomeriggio si giocava a bocce con gli abitanti...".
Dalla semplicità della sua casa da pescatore nell'isola, alla sofisticata residenza parigina di un quartiere bene. Siamo nell'anno seguente il 1935.
"...Paris, Boulevard Richard Wallace, proprio davanti a Bagatelle e quindi al Bois de Boulogne. Un ponte, quasi davanti a noi, ci separava da Puteaux. Non era nel Bois che andavo a fare le mie passeggiate, ma nelle vie a quell'epoca popolari e misere di Puteaux. Per contro il moblio del mio appartamento molto grande era stato concepito più o meno su dei miei disegni. Questa volta il mio studio era rivestito di librerie che andavano dal pavimento al soffitto, in ebano ben lucidato. La sala da pranzo, moderna, era in palissandro, i muri della camera da letto tapezzati di seta gialla e bottoni dorati e i mobili ricoperti di autentica pergamena..."
Nell'autunno del '38 Simenon è di nuovo in cerca. E' tornato in Vandea.
"...Non cercavo più un piccolo castello. Al contrario volevo una casa semplice e rustica, come dicevo a quei tempi, una casa della nonna dove chiunque avrebbe voluto aver passato le vacanze d'estate. E 'per questo che mi sono sistemato a Nieul-sur-Mer..."
Saltiamo l'America, per questioni di lunghezza, e torniamo nel vecchio continente, quando Simenon decise infine di stabilirsi in Svizzera. Siamo nel 1957.
"...la mia prima casa è stato un vecchio castello del XVI° secolo, a Echandens, non particolarmente bello, dove dei mobili moderni sarebbero stati fuori posto. Per il mio studio ho cercato e trovato dei mobili inglesi, firmati Adam, che sono ancora nel mio appartamento della torre (l'appartamento di Losanna, in avenue de Cour n.d.a.)...".
E veniamo alla sontuosa villa che Simenon fece costruire secondo il suo gusto e le sue esigenze, molto funzionale, ma il cui lato estetico suscitò più d'una perplessità.
"... lasciai il mio castello di pietra grigia a Enchandes ed avevo ancora tre figli con me, tutti giovani, il più grande, Marc, viveva e lavorava a Parigi. Bisognava sistemarli tutti. Ogni ragazzo era abituato ad avere il suo bagno per evitare le perenni dispute tra loro. Occorreva ospitare anche la bambinaia perchè Pierre doveva avere ancora tre anni. Inoltre serviva il posto per la mia segreteria, per i miei archivi e infine anche per il personale di servizio. Da poco avevo anche un autista perchè non mi fidavo più molto di me nel vedere in tempo i segnali sulle vie e sulle strade. Quasi sempre in état de roman, pensavo a tutt'altro che a girare a destra o a sinistra. Ho scelto Epalinges perchè era vicina al Golf Club dove allora andavo quasi tutti i giorni. E, tanto che c'ero, inclusi nella casa anche una piscina coperta. E siccome non mi era mai costruito una casa, avendo sempre vissuto in abitazioni e castelli di passaggio, mi sono preso il gusto di cercare di raggiungere, fin nei minimi dettagli, la perfezione...".
La realtà sarà ben diversa, questa grande villa di Epalinges, che probabilmente nelle intenzioni dello scrittore  doveva essere la sua dimora definitiva, lasciò su Simenon un brutto ricordo e di fatto ci abitò per una decina d'anni (dal '63 al '72). Entrò con una moglie, Denyse, tre figli John, Marie-Jo e Pierre, la femme de chambre Teresa e ne uscirono solo lui e Teresa, diventata nel frattempo la sua compagna. E per qualche anno vissero in un appartamento all'ottavo piano di un palazzone di Losanna, al 155 di avenue de Cour.
Ma sentiamo come continua Simenon questo immaginario "Mes Maisons", questa volta da Vent du Nord, Vent du Sud, un altro Dictè del 1975.
"... quel grande baraccone di Epalinges che avevo concepito con tanto amore, aveva finito per pesarmi molto sulle spalle e allora comprai, in una delle torri di Losanna, quasi vicino al lungolago, un appartamento da dove, in finestra, vedevo una piccola casa rosa che infine fu messa in vendita e dove mi stabilii - scrive Simenon - Ora, nella mia piccola casa rosa, costruita nel 1750 circa, e che è classificata monumento storico, cosa ho scelto come mobili? Dei mobili scandinavi, in non so di quale materiale... dei mobili bianchi fabbricati in serie. Non ci sono materie naturali, salvo le poltrone in vero cuoio..." . E aveva descritto la sua ultima abitazione in un altro Dictè, Les Petits Hommes (1974), lì dove vivrà inieme a Teresa per quindici anni, fino alla propria morte.
"... Ebbene, dopo settantun'anni ho la mia camera, per vivere, per pensare, per leggere e per amare.
Non credo di averla descritta. E' al piano terra di una piccola casa con una grande vetrata, più due finestre, che danno su un giardino, non molto grande, ma che mi è sufficiente e dove si trova il più bell'albero di Losanna (il famoso cedro del Libano n.d.a.)...".
Author: Maurizio Testa
Posted: April 19, 2021, 7:39 am


Letteratura e cinematografia, romanzi e film, scrittori e registi, dalle pagine di carta al grande schermo...

Littérature et cinématographie, romans et films, écrivains et réalisateurs, des pages papier au grand écran...

 

Author: Maurizio Testa
Posted: April 17, 2021, 4:01 pm


Que le répertoire littéraire de Simenon ait été une source à laquelle puiser des sujets pour le cinéma est un fait désormais bien établi. En témoignent la soixantaine de films adaptés des romans simenoniens...

Che il repertorio letterario di Simenon sia stato un pozzo dove attingere soggetti per i film è cosa ormai nota. Lo testimoniano la sessantina di pellicole tratte dai romanzi simenoniani....

 

Author: Maurizio Testa
Posted: April 15, 2021, 3:20 pm


Quello che ha scritto e ogni dichiarazione che ha rilasciato il tal senso portano univocabilmente alla concusione che l'istinto per Simenon fosse vincente sulla ragione. E lui non si riferiva solo alla propria opera letteraria, ma anche alla propria vita, alle scelte di tutti i giorni.

Questa storia dell'istinto a 360° a volte non convince. Ad esempio nel trattare con gli editori o con le case cinematografiche per la cessione dei diritti, cosa che sapeva fare molto bene, l'istinto può averlo aiutato fino ad un certo punto, ma ci sarà voluta anche una buona dose di ragione e una certa esperienza.
Però anche lui stesso, per esempio in una lettera ad André Gide, si definiva non intelligente e addirittura affermava di diffidare della propria intelligenza perchè preferiva "sentire" piuttosto che "pensare", riconosceva che aveva un'ottima memoria e un buon intuito e che queste erano doti importanti. L'intelligenza poteva subentrare in un secondo momento.
Quando nell'ultima parte della sua vita, tirava le somme della sua intensa e ricca esistenza, non faceva che riconfermare questa tesi.
"...non ho mai obbedito alla ragione. Fin dalla mia infanzia ho sempre seguito l'istinto, cosa che continuo far tutt'ora... - scriveva in uno dei Dictées nel 1979 -  Fino ad oggi comunuque il mio istinto non mi ha mai fatto sbagliare anche se mi ha procurato qualche anno infelice e qualche volta doloroso...".
Tra l'altro questo fatto di non essere intelligente, ma intuitivo o istintivo, Simenon l'ha trasposto sic e simpliciter nel suo commissario Maigret. E lo dice proprio con le stesse parole che utilizza per sé stesso.
Infatti, rispondendo ad un domanda in un'intervista di Roger Stéphane nel 1963, asseriva "... Maigret non è un uomo intelligente. E' un intuitivo...".
Lo affermava come se questo trasfert potesse rendere più convincente la sua opinione. Adesso non vogliamo qui impelagarci nella questione se Maigret sia o no il personaggio della letteratura simenoniana che più somiglia allo scrittore. Ma è un fatto che quanto detto prima e, per esempio, la convinzione che "é meglio comprendere che giudicare", fanno parte della mentalità dello scrittore, ma le ritroviamo come caratteristiche basilari del commissario.
Anche nella famosa intervista televisiva di Bernard Pivot del 1981, si toccò l'argomento e Simenon ebbe così modo di ribadire: "... non ho mai pensato un romanzo, ho sentito un romanzo. Non ho mai pensato un personaggio, ma ho sentito un personaggio. Non ho mai inventato una situazione, la situazione si è concretizzata mentre scrivevo, ma non sapevo affatto dove il mio personaggio mi avrebbe condotto...".
E questo, l'abbiamo gia detto tante volte, spiegherebbe la velocità di scrittura di Simenon. E sappiamo che faceva di tutto per non interrompere la seduta di scrittura. Preparava in anticipo quello che gli sarebbe potuto servire, nel timore che qualsiasi interruzione avrebbe potuto fargli perdere quell'intuizione. E poi se non fosse stato trascinato da questa istintiva ispirazione, quella che lui chiamava état de roman, sarebbe potuto essere così veloce? Evidentemente dubbi, curiosità, ripensamenti, incertezze, che avrebbero rallentato il ritmo, non facevano parte della sua modalità di scrittura. E' vero che durante il suo periodo di scrittura popolare, quella su ordinazione, doveva sbrigarsi e più velocemente scriveva e tanto più guadagnava. Ma dai Maigret in poi tutto questo non era più necessario, non aveva bisogno di essere così veloce. Eppure il ritmo rimase inalterato, anche se dai popolari ai Maigret e quindi ai romanzi le sue costruzioni letterarie andavano facendosi sempre più complesse e approfondite. Eppure lui procedeva sempre come un treno. Ad ogni bivio intuiva perfettamente dove andare senza esitazioni e i risultati alla fine sembrano proprio dare ragione a questo istinto o intuito comunque si voglia chiamarlo.
Author: Maurizio Testa
Posted: April 15, 2021, 11:45 am
Tra un paio di giorni troverete in libreria “Lo scialle di Marie Dudon e altri racconti” 
(Adelphi/Gli Adelphi). Si tratta di una raccolta di brevi storie che lo scrittore belga, scrisse in Vandea e pubblicò tra il 1940 e il 1941 in anteprima su due periodici, ("Gringoire" et "Notre Coeur") e che fu pubblicato poi nel 1954 da Gallimard come appendice del "Testament Donadieu". Oltre al racconto che da il titolo al libro, troviamo anche: Le doigt de Barraquier, Le Baron de l'écluse ou La croisière du «Potam», Le vieux couple de Cherbourg, La révolte du Canari, Le destin de Monsieur Saft, Le nègre s'est endormi, L'épingle en fer à cheval, Valérie s' en va, Les cent mille francs de «P'tite Madame».
Una decina, di racconti tutto sommato leggeri, anche se vagamente venati da una trama noir più o meno evidente e decisamente influenzati dall'atmosfera provinciale che Simenon respirava a Fontenay-Le Comte. Ad esempio il denaro, è un fil rouge che attraversa molti racconti e che diventa il mezzo o per lasciarsi dietro la miserie della vita quotidiana, oppure come strumento per superare le divisioni, a volte invalicabili, tra le classi sociali. E come sempre spiccano alcune figure femminili che Simenon sa tratteggiare mirabilmente e cui infonde le caratteristiche degli archetipi: la madre severa e addirittura tirannica, la prostituta calorosa, la moglie pettegola lagnosa...
Author: Maurizio Testa
Posted: April 13, 2021, 11:11 am


Il Foglio - 10/04/2021 - Stefano Priarone - Non si giudica un libro dalla copertina è una delle frasi più abusate che ci siano. Si giudica, ma certo che si giudica, molti scelgono di comprare un libro proprio per la copertina. Lo sa bene Anita Klinz, responsabile dell’ufficio grafico della Mondadori, quando all’inizio degli anni Sessanta riceve nel suo ufficio un esule ungherese nato in Italia che si propone come illustratore freelance. Ammirata dalle opere nella sua cartella, gli chiede di fare uno schizzo sul momento e questi disegna un meraviglioso cavallo. Viene assunto all’istante. Quell’artista è Ferenc Pintér (1931-2008): nato ad Alassio da padre ungherese e madre italiana, è stato uno dei più grandi illustratori al mondo.
Dal 1961, sessant’anni fa, fino al secondo millennio ha realizzato circa mille copertine per la Mondadori, specie per le collane Oscar e Omnibus, il suo stile grafico è stato per decenni il biglietto da visita della casa editrice. Grazie a Pintér gli Oscar hanno dato nuova vita a vari classici italiani e stranieri, soprattutto del Novecento: famosa la sua copertina per “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque con una inquietante bocca urlante. Sue anche le copertine di decine di romanzi del celebre commissario Maigret creato da Georges Simenon...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: April 12, 2021, 2:00 am


 Simenon ha posto la coppia al centro della sua opera. Per tutta la vita ha perseguito un ideale: essere in due per affrontare il mondo.

Simenon a mis le couple au cœur de son œuvre. Toute sa vie, il a été à la poursuite d’un idéal: être deux pour affronter le monde.


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Author: Maurizio Testa
Posted: April 10, 2021, 11:17 am


        Ecco il nuovo numero del settimanale "Simenon Simenon Weekend".... Buona lettura! 

       Voici le nouveau numéro de l'hebdomadaire "Simenon Simenon Weekend" .... Bonne lecture!

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Author: Maurizio Testa
Posted: April 9, 2021, 9:32 am



🔷Tigy, Denyse le due mogli di Georges, regolari, e ufficiali dello scrittore, che aveva dichiarato a Fellini di aver avuto nella vita diecimila donne.

🔷 Des Suicidés à Maigret et les vieillards, Simenon décrit un large éventail des relations de couple, que celui-ci soit composé de jeunes gens ou de personnes plus âgées.

🔷 Avec Mme Maigret, Simenon invente un personnage qui lui permet de faire une comparaison illustrative entre le couple idéal, tel que le romancier le conçoit, et les couples déchirés qui hantent son œuvre.

🔷 Lo scrittore, noto per la sua esuberanza sessuale, ma delle sue avventure sentimentali extra-matrimoniali se ne conosce ben poco, fatta eccezione quella famosa con la soubrette Josephine Baker. Ma forse occorre considerare anche il rapporto con la Boule che forse non fu solo una questione di sesso...
Author: Maurizio Testa
Posted: April 8, 2021, 11:07 am
"... Non era la prima vota che faceva una di quelle entrate, più da collega che da superiore.
Apriva la porta dell'ufficio degli ispettori e, spingendo il cappello sulla nuca, andava a sedersi sull'angolo del tavolo, vuotava la sua pipa sul pavimento, battendola contro il tacco, prima di ricaricarla di nuovo. Li guardava uno dopo l'altro ognuno occupati nei loro diversi compiti, con l'espressione di un padre di famiglia che, tornando a casa, era contento di rivedere i suoi..." (Maigret chez le ministre -1954).
Questo passo è assai significativo del rapporto tra la squadra di ispettori e il loro capo, commissario divisionario della brigata omicidi. Erano i suoi uomini e lui il loro capo indiscusso, ma il loro rapporto era cameratesco, tranne quando, magari per una litigata con il giudice Comeliau, Maigret era su di giri, e arrivava facendo quattro urlacci ai quattro venti e poi si chiudeva nel suo ufficio.
Ma i suoi ispettori chi erano? Intanto almeno tre lavorano da sempre con Maigret. Lucas è quello vanta l'anzianità maggiore, una sorta di suo braccio destro che lo sostituisce quando è in viaggio per indagare fuori Parigi. E ovviamente è quello destinato a succedergli sulla poltrona di commissario. Ben piazzato, più basso e più giovane di Maigret, baffetti alla Charlot, Lucas cerca di imitare il suo capo che ammira incondizionatamente e con il quale per intendersi basta un colpo d'occhio. E' meticoloso e non ha l'aria da poliziotto. E' una colonna portante della squadra.
Janvier invece alto magro, è entrato molto giovane nella polizia, e Maigret ha una sorta di predilezione verso di lui, insomma è un po' il suo cocco (almeno finché non arriverà il piccolo Lapointe) e per questo gli perdona gli errori che commette per inesperienza. Ma per il capo rimane sempre il suo "petit Janvier" (in contrapposizione con "mon vieux Lucas") cui perdona tutto, forse anche perché gli ricorda sé stesso agli esordi.
Corpulento, imponente e pesante, Torrence può essere definito il Porthos di questi
quattro... moschettieri. E' della vecchia guardia, ma il meno brillante della squadra, quello che si vede affidare gli incarichi più noiosi o di secondo piano. E' lui che guida la macchina, insomma più indicato per sbrigare le faccende pratiche che non per scoprire un indizio in un'indagine. Gigante buono, con l'ostinazione necessaria in
certi casi, fuma anche lui la pipa, come il capo e come il capo ha una notevole inclinazione per il mangiare e per il bere.
Lapointe. E' l'ultimo arrivato nella squadra, ed anche il più giovane. Con lui Maigret ha davvero un atteggiamento paterno, lo protegge, può insegnargli le cose che gli altri tre già sanno. Lo tratta come il figlio che non ha avuto e che fa parte di questa speciale famiglia a Quai des Orfèvres con cui si dividono rischi, nottate, appostamenti, interrogatori e qualche bisbocciata alla brasserie Dauphine.
Insomma Simenon ha costruito intorno al commissario un'equipe che, chi per un lato e chi per un altro, rispecchia il suo carattere, il suo modo d'indagare e le sue inclinazioni e che si intendono senza tante parole. Basta un cenno, un'occhiata e... via!
Author: Maurizio Testa
Posted: April 8, 2021, 9:57 am

Evening Standard - 03/04/2021 - Martin Bentham - One of the most pleasing and successful publishing ventures of recent times has been the re-issuing of Georges Simenon’s Inspector Maigret detective mysteries. More than a million copies have already been sold but the final one of the wonderful 75 novel series was published by Penguin Classics late in 2019 leaving fans who have been devouring them with relish facing a regrettable void. This year, however, there’s the prospect of four new Simenon stories to come, including a collection of Maigret short stories titled Death Threats due in September and three standalone novels in which the famous detective is absent.All are being printed in the same distinctive format as the Maigret series, with cover images from the Magnum photographer Harry Gruyaert. The third, published in November, is The Stranger in the House, while the second, Betty, comes in June. But the first, out now, is The Little Man from Archangel, and the good news is that it’s a treat that’s every bit as gripping as the detective stories that preceded it... >>>

Author: Maurizio Testa
Posted: April 7, 2021, 9:40 am
SIMENON SIMENON. UN CHAT MÉMORABLE À L'ÉCRAN A 50 ANS

Un quatuor d'exception. Georges Simenon, Pierre Granier-Deferre, Jean Gabin, Simone Signoret.


Un quartetto memorabile. Georges Simenon, Pierre Granier-Deferre, Jean Gabin, Simone Signoret.
Con un romanziere di tale calibro, con un regista pluripremiato e con due attori di tale grande spessore cosa ci si poteva aspettare? Un capolavoro. E così fu. Tanto che oggi a cinquant'anni dalla sua uscita è additato come un esempio di recitazione grazie alla coppia Gabin-Signoret e conferma Granier-Deferre non solo come un regista di livello, ma anche un appassionato film-maker dei romanzi di Simenon (Étoile du Nord, L'Evaso, Noi due senza domani, Le chat, Il Maigret televisivo con Crèmer...)...
Il film (titolo originale Le Chat) è tratto dall'omonimo romanzo che Simenon scrisse qualche anno prima nel '66 ad Epalinges, nella sua villa-bunker nei pressi di Losanna, e che pubblicò nell'anno successivo con Presse de La Cité. La vicenda dei due coniugi anziani, Emile e Marguerite, sposati in seconde nozze entrambe già ultra-settantenni, racconta dell'inaridirsi dei loro sentimenti, della crescita dell'incomunicabilità e, alla fin fine, dell'odio che una situazione sempre più critica alimenta giorno per giorno (qualcuno ci ha ravvisato addirittura i cattivi rapporti tra l'autore e sua madre). Il dramma scoppia tra i due, che ormai comunicano solo tramite bigliettini, quando i due animali di casa (il gatto di Emile e il pappagallo della Marguerite) vengono uccisi. Il marito sa che il proprio gatto, trovato avvelenato in cantina, è stato ucciso dalla moglie. In un accesso di ira vendicativa si scaglia sul pappagallo e lo ferisce a morte.
L'odio dei coniugi si manifesta così tramite le molestie ai due animali i quali, in qualche modo, rappresentano una sorta di propaggine dei rispettivi padroni, e ne simbolizzano in un certo senso un alter-ego, quasi che l'uccisione delle povere bestie rappresentasse la traslazione di un omicidio che nessuno ha il coraggio di compiere. Questa guerra di nervi tra i due, dà modo al romanziere di dipingere la triste condizione di una vecchiaia piena di risentimenti e di meschine rivalse, incapace di comunicare, probabilmente tenuta insieme solo dalla paura della solitudine e, da parte di lei, anche dal timore di una grave riprovazione sociale suscitata da un'eventuale separazione.
L'epilogo scritto da Simenon è amaro e vede sia Emile che Marguerite arrivati, sia fisicamente che psicologicamente, alla fine della loro guerra, letteralmente annientati e annullati...
Il romanzo di Simenon ebbe un'ottima critica, anche al di là dell'Atlantico dal New York Times, assolutamente meritata grazie ad una finezza psicologica che gli permette di analizzare una situazione complessa e particolare. E inoltre dimostra ancora una volta la capacità di ricreare una atmosfera palpabile, tesa, cupa, piena di sospetti, molto coinvolgente per il lettore.
Nella versione cinematografica Granier-Deferre dirige facilmente due "mostri" della recitazione come la Signoret e Gabin, in un film decisamente molto riuscito dai toni a volte noir, tanto da vincere al festival cinematografico di Berlino l'Orso d'Oro per il film, cui vanno aggiunti quelli d'argento ai due attori protagonisti.
Un non frequente esempio di cinematografia che dopo cinquant'anni conserva la sua validità, non solo per la mano in stato di grazia del regista, per una recitazione senza tempo dei due attori protagonisti, ma forse anche grazie al romanzo da cui tutto è partito.
Author: Maurizio Testa
Posted: April 6, 2021, 8:01 am

Author: Maurizio Testa
Posted: April 5, 2021, 10:50 am

Anche in questi tempi non facili, anche se é la seconda Pasqua che dobbiamo fare in quarantena e con delle limitazioni, facciamo ai nostri lettori gli auguri, auguri di quella speranza che non ci deve mai lasciare. E facciamo i nostri migliori auguri a chi in questo momento non sta bene, non è felice e soffre... Chissà se Maigret, così bravo a "cambiare destini", riuscirà a cambiare anche questi? 

Même en ces temps difficiles, même si c'est la deuxième Pâques que nous devons faire en quarantaine et avec limitations, nous souhaitons à nos lecteurs nos meilleurs vœux, voeux de cet espoir qui ne doit jamais nous quitter. Et nous adressons nos meilleurs vœux à ceux qui en ce moment ne vont pas bien, ne sont pas heureux et souffrent ... Qui sait si Maigret, si doué pour "changer les destins", pourra aussi les changer? 

Author: Maurizio Testa
Posted: April 4, 2021, 8:32 am

 
Da agente ciclista a commissario capo, Una carriera che portò il nostro eroe a conoscere i segreti del Quai des Orfèvres e quelli di Parigi

Simenon, dans une série de reportages, explique aux lecteurs le fonctionnement de la police parisienne, de la P.J. à Police-secours. On en trouve des échos dans les romans Maigret.

La mitica sede della Polizia Giudiziaria di Parigi, dove sull’Ile de la Cité, nella Senna, si erge il grande edificio che è il cuore nevralgico delle azioni di polizia a Parigi

Simenon créa Maigret afin de s’en servir pour grimper d’un échelon dans la littérature ; après avoir failli l’abandonner, il le reprit pour lui confier ses propres interrogations sur le sens de la justice.

Photostory: Modeles pour Maigret

Author: Maurizio Testa
Posted: April 3, 2021, 8:30 am
Author: Maurizio Testa
Posted: April 2, 2021, 7:15 am

La piantina di Google Maps e l'ombra sulla destra dovrebbero essere elementi abbastanza chiari per far capire qual sarà il tema che verrà trattato nel numero 7 di SIMENON SIMENON WEEKEND, che sarà on line da venerdì 2 aprile. Come al solito ad essere approfondito sarà uno degli argomenti nodali nella produzione letteraria di Georges Simenon, come ormai è il leitmotiv di questo appuntamento settimanale.
Quale sarà?

Le plan de Google Maps et le lieu encerclé à droite devraient être des éléments suffisamment clairs pour faire comprendre quel sera le thème traité dans le numéro 7 de SIMENON SIMENON WEEKEND, qui sera en ligne le vendredi 2 avril. Comme d'habitude, ce sera l'approfondissement de l'un des sujets centraux dans la production littéraire de Georges Simenon, ainsi qu'il en est désormais du leitmotiv de ce rendez-vous hebdomadaire. De quoi s'agira-t-il ?
Author: Maurizio Testa
Posted: April 1, 2021, 7:06 am

Lamontagne - 27/03/2021 - Rédaction - En avril 1979 était tourné à Bourbon-l'Archambault et aux alentours, Maigret et l'Affaire Saint-Fiacre, avec Jean Richard dans le rôle du célèbre commissaire né de l'imagination de Georges Simenon. Il s'agissait du quarante-sixième Maigret.
À cette occasion, un documentaire-événementiel en DVD va être réalisé par Thierry Martin-Douyat, avec la participation de Clodiss Av et les Éditions du Nez Rouge. Pour mener à bien cette réalisation, la production est à la recherche des personnes qui ont participé au tournage et qui voudraient bien témoigner devant une caméra. Mais aussi de documents, films, écrits ou photos, qui ont pu marquer cet événement, si possible libres de droits...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: March 31, 2021, 7:23 am

Les fiançailles de M. Hire. Il romanzo  fu scritto da Simenon nella primavera del 1933, ancora per 
tipi di Fayarddurante uno dei suoi soggiorni all'isola di PorquerollesIl manoscritto originale del romanzo, 
una decina d'anni dopo (1943) la pubblicazione, venne messo all'asta da Simenon e il ricavato 
fu devoluto in favore dei prigionieri di guerra.

Deve essere, evidentemente, un romanzo particolarmente amato dai cineasti. Infatti tra i sessanta titoli simenoniani da cui furono tratti dei film, solo questo (lasciando da parte i Maigret) ebbe la sorte di godere di due trasposizioni cinematografiche. La prima ad opera di Julien Duvivier nel '47, con
l'interpretazione di Michel Simon, che uscì con il titolo Panique. La seconda versione invece arrivò nell'89, a maggio, cioè quattro mesi prima della scomparsa dello scrittore. Questa volta il regista è Patrice Leconte, il titolo semplicemente Monsieur Hire e il protagonista principale  Michel Blanc, affiancato per l'occasione da Sandrine Bonnaire. Leconte era un'amiratore di Duvivier e racconta che quando gli proposero di realizzare il remake di Panique, dopo aver letto d'un fiato il romanzo di Simenon, accettò immediatamente.
La storia che il romanziere scrisse, alla vigilia del contratto con Gallimard, riguarda un personaggio niente affatto piacevole, non sposato, di un'età indefinibile e connotato da un comportamento a dir poco ambiguo. Si sa poco di lui e delle sue attività, talvolta si fa addirittura passare per un poliziotto. Il padre era un sarto, ebreo che parlava solo yiddish, originario della Lituania, molto religioso, cosa che non gli impediva di essere anche un usuraio. Del figlio non si conosce nemmeno il suo nome, ma solo che è sempre in bilico tra il lecito e l'illegale... Insomma uno di quei protagonisti antipatici, ma anche patetici nella piccolezza delle loro nefandezze. Non ci vuole molto perché la polizia ne faccia il suo sospettato principale quando viene ritrovato il cadavere seviziato di una giovane donna nei pressi della sua abitazione. In  realtà Hire tra i suoi vari vizi ha anche quello di essere un voyeur. Così, spiando dalla sua
finestra una vicina della casa di fronte, scopre casualmente chi è il vero omicida. Ma Hire insiste nel suo comportamento sospetto. Ad esempio cerca di fuggire dalla polizia che lo sta facendo pedinare e questo rafforzerà la convinzione che il colpevole sia proprio lui. La sua fine sarà ingloriosa e in linea con tutta la sua vita. E, pur essendo innocente, la sua scomparsa non desterà pietà perché, ci fa capire Simenon, la sua è l'incarnazione di tutto ciò che la società perbene rifiuta, che malsopporta e che obbliga, come nel caso di monsieur Hire, a vivere ai margini.
Un'altra storia dove Georges Simenon descrive un individuo che, chissà in quale momento della sua vita, deve aver "passato la linea" e che si è quindi ritrovato dalla parte sbagliata, andando incontro così ad un destino inevitabile, quel destino che la società riserva agli emarginati e che costituisce il leit-motiv di molti dei suoi romanzi, come la piccola ebrea cecoslovacca che ritroviamo ne Le Train (1961) oppure il povero protagonista de Le petit homme d'Arkhangelsk (1956).
Author: Maurizio Testa
Posted: March 30, 2021, 7:47 am