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Simenon Simenon

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LO SCRITTORE:"NON HO MAI IMMAGINATO DI ASSOMIGLIARE A MAIGRET"

L'opinione del romanziere sui punti di contatto tra lui e il commissario
SIMENON SIMENON. L'ECRIVAIN: "JE N'AI JAMAIS IMAGINE RESSEMBLER A MAIGRET"
L'opinion du romancier sur les points de contact entre lui et le commissaire
SIMENON SIMENON. THE WRITER: “I NEVER ENVISIONED THAT I RESEMBLED MAIGRET”
The novelist’s opinion about the connecting dots between him and the Chief Inspector

Domenica 4 settembre 2016 - La questione è lunga e forse anche un po' datata. Ma riscuote sempre un certo interesse, almeno a stare alla quantità e a quello che dicevano commenti e riflessioni che ci avete inviato in vari modi in occasione del post su Camilleri e Montalbano. E lì, tra le altre cose si è rivelato un interesse specifico sull'argomento di quanto dell'autore si ritrovasse in un protagonista di un letteratura seriale.
Già, perché questo della serialità è una componente di un certo rilievo. Mentre ci possono essere delle tipologie di personaggi che, per esempio nei romans-durs di Simenon, in un certo senso, si ripetono e dove certo qualcosa dell'autore si traspone, il protagonista di un serial letterario  (soprattutto di uno come Maigret durato quarant'anni) ha uno status diverso e tra lui e il suo autore si instaurano dei rapporti del tutto particolari.
Ma allora perché in un intervista a Roger Stéphane, alla domanda: 
- Nei romanzi che voi scrivete, normalmente vi identificate con il protagonista?
Si, nei romanzi non polizieschi - risponde Simenon - Nei Maigret non mi identifico con nessuno.
- Salvo che con Maigret stesso - aggiunge l'intervistatore.
No. Questa è un leggenda, io non mi identifico con Maigret. Non ho mai immaginato di somigliare a Maigret.
Queste cose Simenon le affermava in un'intervista televisiva della RTF andata in onda nel 1963 ed erano già trent'anni che lo scrittore continuava la saga dei Maigret.
Stéphane cerca di scavare in questa direzione e insiste:
- Intendevo dire che vi mette nella pelle di...
 Certo le sue reazioni sono le mie e io stesso le sento...Ma quando Maigret esprime un'idea  qualsiasi ... non è necessariamente la mia...
Insomma il nostro non si identifica con Maigret, ma quando scrive finisce per entrare nel personaggio solo ad uso letterario.
Insomma quanto Maigret c'è in Simenon e quanto Simenon c'è in Maigret?
Beh, non è facile dirlo, certo scorrendo la biografia del romanziere e le inchieste del commissario si colgono qua e la dei punti in comune. Ad esempio l'interesse per la medicina (Maigret ha fatto qualche anno d'università a medicina e il suo più caro amico è un medico) e anche un certo modo di procedere, per le investigazioni dell'uno e per la scrittura dell'altro, ricordano il percorso necessario a formulare una diagnosi. 
Poi c'è l'ormai conosciutissimo "comprendere e non giudicare" che fa parte del bagaglio culturale di Simenon, ma che ritroviamo nelle convinzioni del commissario.
Il fatto di provenire entrambe da una famiglia umile, cosa che condiziona fin da bambini la percezione che si ha degli altri e soprattutto delle classi più agiate, anche quando si arriva al proprio apice (fama e successo per Simenon e l'offerta, respinta, a Maigret di diventare vice Direttore della Polizia Giudiziaria). Ed anche in questo caso abbiamo diversi esempi nei romans-durs e nelle inchieste di Maigret.
Insomma non vogliano forzare la mano andando avanti ad elencare analogie più o meno profonde, né assolutamente vogliamo contraddire le affermazioni di Simenon, però...
Però invitiamo tutti a riflettere alle conseguenze di una convivenza con Maigret di quarant'anni, un tipo di presenza rispetto alla quale è difficile rimanere impermeabili per tutto quel tempo. In una direzione o nell'altra qualcosa deve essere passato. E crediamo che una simile convivenza tra autore e personaggio per tanto tempo e per un numero così alto di titoli, sia molto difficile da ritrovare in letteratura, almeno in quella poliziesca.
Author: Maurizio Testa
Posted: October 24, 2020, 2:18 pm

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RIFLESSIONI DI UN POMERIGGIO DOMENICALE

Domenica 20 gennaio 2013 - Pomeriggio. Una domenica di gennaio. Fuori della finestra piove fitto, a mulinelli. Il ticchettìo della pioggia sul tetto si mischia al crepitìo del fuoco nel camino. Il grigio della luce del giorno che svanisce lì, fuori dei vetri, si fonde con la luce calda dell'abat-jour qui, vicino alla poltrona. L'odore della legna che brucia si mischia con l'aspro aroma del latakia, il tabacco bruciato invece nella pipa dal lungo cannello ricurvo che sto fumando tra un un sorso di rum e l'altro. Gli occhi fissi su pagina 64.
"... Maigret but trois verres d'un vin blanc, qui avait des reflet verdâtres, puis les mains dan le poche de son veston, descendit lentement la rue comme s'il était déjà du quartier. Un petit veillard, devant lui, et le salua ainsi qu'à la campagne on salue le gens qu'on ne connaît pas. Peut-étre parce qu'il avait tellement l'air d'étre chez lui? Il rendit le salut en souiriant et quelques minutes plus tard il évoulait dans l'étroit rue Mouffettard, encombreé des petites charrettes qui répandaient un fort odeur des légumes et des fruits...".
"... Maigret bevve tre bicchieri di un vino bianco, che aveva dei riflessi verdastri poi, con le mani nelle tasche del paltò, discese lentamente la strada come fosse  già uno del quartiere. Un vecchio minuto, davanti a lui, lo salutò come in campagna si salutano le persone che non si conoscono. Forse perché aveva così tanto l'aria di essere nel suo ambiente? Rispose al saluto sorridendo e qualche minuto dopo si trovava nella stretta rue Moffettard, ingombra di piccoli carretti da cui si spandeva un forte odore di legumi e di frutta....".
Sto leggendo Maigret en meublé in un'edizione francese pocket di Presses de La Cité del '73. L'inchiesta era stata scritta da Simenon nel 1951 a Rock Shadow Farm (Connecticut - USA). Perchè Maigret è in affitto? Sua moglie era partita ed era solo a casa. Così aveva lasciato Boulevard Richard Lenoir e si era stabilito in un appartamento ammobilito in rue Lhomond per seguire un caso in cui il suo ispettore Janvier era stato gravemente ferito, a Montparnasse...
Ho alzato gli occhi dal libro. Quella descrizione mi aveva fatto pensare alla centrale via di Parigi... forse negli anni cinquanta.
Chissà mi sono chiesto quanti a quest'ora in Italia, e non solo, se ne stanno con un libro di Simenon in mano, seduti in poltrona, sdraiati a letto o al loro tavolino preferito, immersi nel suo mondo? Chi sorseggiando un te, chi sbocconcellando una fetta di torta, chi fumando... Il clima, ci dicono, non è buono in tutta Europa. Chissà quanti al tepore della loro casa aggiungono il calore che trasmette un libro di Simenon.
Forse è il freddo che mi ha suggerito questa idea. I libri di Simenon trasmettono calore. Certo il nostro è un punto di vista un po' di parte (ma siamo d'altronde convinti che anche altri autori siano in grado di trasmettere questo calore). Ma le pagine di Simenon, almeno a me, fanno l'effetto di entrare in un ambiente confortevole, invitante, avvolgente. E non è solo un fatto di storie o di personaggi, ma è più la scrittura del romanziere che ha il potere di farmi entrare in un ambito accogliente, dal quale non mi vorrei più allontanare. E' come se i rumori della casa, il chiacchiericcio della gente, il gracidare della televisione o della radio sparissero. Io sono di là. Mutuando un'espressione di Simenon, potremmo dire che abbiamo "passato la linea" e mentre gli altri sono rimasti di là nel freddo del mondo della realtà, io sono nel confortevole mondo simenoniano dove mi immedesimo in storie realistiche, a volte drammatiche, in personaggi a volte inguaiati e magari in situazioni niente affatto divertenti. Eppure questo piacere di far parte di quel mondo ci riscalda, come dicevamo prima, forse perché ci fa vivere una seconda vita. E voi? A voi che effetto fà leggere Simenon? Aspetto che mandiate a Simenon Simenon le vostre sensazioni, le vostre emozioni quando siete immersi nella lettura di un suo romanzo.
Author: Maurizio Testa
Posted: October 23, 2020, 7:47 am




















 Simenon Story 

UNE IMPOSSIBLE RETRAITE…
Pourquoi Simenon n'a jamais arrêté d'écrire des enquêtes de Maigret 

SIMENON SIMENON. UN PENSIONAMENTO IMPOSSIBILE… 
Perché Simenon non ha mai smesso di scrivere le inchieste di Maigret 
SIMENON SIMENON. AN IMPOSSIBLE RETIREMENT... 
Why Simenon never stopped writing Maigret's investigations
 
Sabato 30 dicembre 2017 - Le 19 février 1934, le journal Le Jour faisait paraître un texte de la plume de Simenon, qui expliquait pourquoi il avait accepté d'écrire un dernier roman Maigret, à la demande des lecteurs. Cela faisait déjà quelque temps qu'il songeait à abandonner le commissaire, pour pouvoir "passer à d'autres exercices", c'est-à-dire se consacrer à la rédaction de "romans-romans". En octobre 1933, il avait signé un premier contrat avec Gallimard, et c'était un signe… En avril de la même année, il avait écrit L'écluse no 1, roman dans lequel Maigret se trouvait à quelques jours de la retraite. Simenon était allé voir Fayard et lui avait dit sa volonté d'arrêter d'écrire des Maigret; l'éditeur avait poussé les hauts cris: "Vous êtes comme Conan Doyle, qui voulait se débarrasser de Sherlock Holmes, et écrire autre chose que des romans policiers. Il n'a pas eu de succès, et vous allez vous aussi vous casser la figure…" Mais Simenon ne l'écouta pas, et il se dédia, pendant un temps du moins, uniquement à ses "romans durs". Dans le dernier roman pour la collection Maigret chez Fayard, le romancier faisait enquêter le commissaire alors qu'il était à la retraite, et il était bien décidé à ne plus l'en faire sortir 
Mais il revint sur son serment, acceptant de remettre le commissaire en activité le temps de quelques nouvelles, rédigées durant l'automne 1936, probablement persuadé que cela ne serait qu'un épisode vite oublié… Il n'en fut rien: à peine deux ans plus tard, il remettait ça pour une seconde série de nouvelles, mais cette fois, il pensait donner un signal plus clair à ses lecteurs (et à lui-même ?...) en faisant en sorte que son héros parte de nouveau en retraite dans la cinquième de ces nouvelles, et soit déjà retraité dans la deuxième moitié de celles-ci. Imaginait-il que c'en était bien fini du commissaire, et qu'on ne l'y reprendrait plus ? De nouveaux événements se présentaient pour lui: une installation à Nieul, la venue d'un enfant, mais aussi des menaces de guerre… Plus le temps de songer à Maigret ? …  
Après tout, peut-être qu'au contraire, ces événements lui donnèrent l'envie de renouer avec son hérosLes chercheurs simenoniens ont avancé l'hypothèse que la remise en selle de Maigret était due avant tout à des motifs pécuniaires, Gallimard lui réclamant de nouveaux romans policiers pour augmenter les chiffres de vente. Sans doute y eut-il de cela, mais peut-être pas uniquement… Simenon avait dû, plus ou moins consciemment, se rendre compte qu'il lui était difficile d'abandonner son héros, et on sent très bien, dans ces romans de la période Gallimard, le plaisir du romancier à écrire de nouvelles enquêtes pour son commissaire. La preuve, il l'avait remis en service actif, et il n'était plus question, à ce moment-là, de retraite…  
La donne changea en 1945. Simenon était décidé à quitter l'Europe, et le départ pour le Nouveau Monde devait être synonyme d'abandon de tout un pan de son existence, le passage d'une nouvelle ligne, et il s'agissait aussi d'abandonner cette créature qui, certes, lui avait apporté la gloire, mais qui était devenue un peu encombrante… Le romancier rédigea donc un court texte en forme d'adieu, La pipe de Maigret. Puis, sur l'insistance de Pierre Lazareff, il accepta d'écrire encore un court roman pour un journal, Maigret se fâche. Mais il y mit de nouveau le commissaire à la retraite, et cette fois, c'était juré, il allait le laisser à ses salades et à ses parties de cartes et de pêche à Meung-sur-Loire… 
C'était sans compter sur l'action des souvenirs… En effet, une fois arrivé aux USA, Simenon ne put s'empêcher de transmettre à son héros ses propres émerveillements devant la culture américaine, et il décida de l'emmener avec lui à New York… Mais, prudent, il précisait bien que Maigret est toujours à la retraite, et qu'il n'enquêtait que parce qu'on l'avait sollicitéet qu'il ne pouvait résister… Alors, c'en était bien fini de raconter les enquêtes parisiennes du commissaire ? Le romancier allait-il se consacrer à sa bataille américaine, à la conquête d'un nouveau public, tandis que là-bas, en France, un nouvel éditeur avait pris les choses en main ? N'avait-on vraiment plus besoin de Maigret ?  
Mais les choses se passèrent autrement, et "loin des yeux, près du cœur", la nostalgie de son personnage allait lui faire prendre une nouvelle dimension, et Simenon remit définitivement en activité son héros à la PJ… Car il finit par se rendre compte que ce personnage était nécessaire à son "équilibre rédactionnel". Alterner romans durs et Maigret devint une nécessité, parce qu'un roman du commissaire était une sorte de petite joie que le romancier s'offrait entre deux rédactions difficiles, mais aussi parce qu'il pouvait essayer, dans un Maigret, un thème qu'il développerait dans un roman dur, ou, au contraire, il écrivait un Maigret parce qu'il n'était pas arrivé à traiter le thème dans un autre roman. Mais Maigret était aussi devenu, peu à peu, un personnage à qui il pouvait confier ses propres questionnements sur nombre de sujets qui le hantaient. 
Si Maigret resta bien en activité dans les romans de la période des Presses de la Cité, il vint un moment où il partit tout de même en retraite… mais littéraire uniquement, parce que ce départ coïncida en réalité avec la retraite du romancier lui-même: ce n'est qu'au moment où Simenon cessa d'écrire des romans que Maigret cessa de vivre de nouvelles aventures. Et pourtant, cette "cessation d'activité" n'empêcha pas le romancier de garder le souvenir de son personnage, qu'il allait souvent évoquer dans ses Dictées, se comparant maintes fois à lui, rêvant de lui, l'imaginant dans sa petite maison de Meung, en retraité, comme le romancier lui-même était devenu un "retraité de la littérature"… 

Murielle Wenger 
Author: Maurizio Testa
Posted: October 22, 2020, 7:32 am

 

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INUTILE CONTRAPPOSIZIONE TRA ROMANS-DURS E MAIGRET


24 luglio 2013 - Qualche giorno fa' abbiamo letto una recensione di Faubourg in un quotidiano di Verona. L'articolista fa precedere la trattazione sul libro da una frase d'introduzione "...Non occorre il commissario Maigret a Georges Simenon per indagare sull'ambiguità dell'animo umano, che il grande autore sembra conoscere fin nelle intime fibre. Lo dimostra in Faubourg...".
Nel post dell'altro ieri abbiamo accennato ad alcune idee sbagliate che da tempo inveterato corrono su Simenon, sulla sua opera e sui suoi personaggi. Qui non viene affermato qualcosa di errato, ma viene posto in un contesto che ne modifica il significato.
Sembra, e non solo in questo articolo, che i Maigret e i cosiddetti romans-durs siano due filoni che procedono in due tunnel isolati e senza nessuna comunicazione tra loro. E' vero come si dice nell'articolo che Simenon non ha bisogno di Maigret per indagare sull'animo umano. Ma è vero anche il contrario. Maigret è una tappa fondamentale per arrivare a quei suoi romanzi psicologici che scavano dentro l'uomo.
Già, infatti la tradizionale divisione che si fa dei periodi letterari di Simenon è almeno in parte artificiosa e, come spesso accade, di comodo. E' vero che una prima parte, dal '33/'23 fino al '31, fu un periodo di apprendistato in cui scriveva su commissione, sia per genere che per lunghezza, e consegnava un testo così come gli veniva richiesto e nei tempi stabiliti. Ma questo decennio servì anche a maturare Simenon e non solo da un punto di vista della padronanza della scrittura, ma anche in relazione ad una progressiva presa di coscienza sia delle proprie capacità, che del tipo di letteratura che voleva praticare.
Maigret, analizzato bene, è certo un'evoluzione rispetto al cosiddetto periodo popolare, ma d'altra parte ne è la naturale conseguenza, è "anche" il risultato dell'esperienza fino ad allora maturata. Caratteristiche psicologiche, mentalità, visione della vita, ideali che contraddistinguono Maigret, sono frutto della libera scelta di Simenon e non di rado sono una traslazione più o meno diretta dello scrittore stesso. E per di più alcuni temi che vengono trattati nelle indagini del commissario Maigret, con un altro taglio, e talvolta con maggiori approfondimenti, li ritroviamo nei romans-durs, come se l'autore li avesse saggiati prima per svilupparli poi.
Ma allo stesso modo dobbiamo dire che argomenti o situazioni dei romans-durs li ritroviamo sovente nei Maigret.
E questo è dovuto anche al fatto che dal '31 al '72 Simenon alternò uno all'altro, un romanzo e un Maigret e nel tempo i Maigret, in media, crescevano di qualità (poi anche per loro, ma come pure per i romanzi, ogni tanto capitava il titolo più fiacco, non all'altezza degli altri. Ma con una produzione così corposa, lo definiremmo un fenomeno fisiologico).
E d'altronde, ci è sempre riuscito molto difficile pensare che, quando Simenon si metteva a scrivere un'indagine del commissario di Quai des Orfèvres, tutto il suo bagaglio letterario, il suo particolare stile, la scrittura cui era abituato con i romanzi... tutto venisse chiuso ermeticamente in qualche parte e la stesura dei Maigret era come fosse affidata ad un'altra mano e a un'altro cervello.  
Noi invece, se facciamo qualche passo indietro e guardiamo all'interezza della sua opera, vediamo sì degli alti e dei bassi, dei chiari e degli scuri, ma tutto all'interno di un'omogeneità assolutamente naturale, forse non del tutto conscia da parte dello scrittore?... Ma la lettura (e a volte rilettura) di oltre duecento titoli, ad oltre quarant'anni di quel fatidico 1972 in cui decise di non scrivere più, ci dà più che mai la sensazione di un cursus unicum che si svolge armoniosamente, senza fratture o livelli diversi.
Certo va considerato che Maigret è una letteratura di genere e per di più seriale e questo mette dei paletti che lo scrittore deve necessariamente osservare. Ma se riusciamo ad andare aldilà di questo elemento, non possiamo non accorgerci quanto poca sia la differenza (e a volte ci è difficile trovare una differenza) tra il mondo che nei romanzi ci descrive Simenon dalla Parigi alla provincia francese, un mondo popolato da figure anonime, meschine, da grandi sbruffoni o da padroni delle ferriere, dagli ambienti e dagli individui che Maigret incontra nelle sue indagini. Pensateci.
Author: Maurizio Testa
Posted: October 20, 2020, 1:15 am

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LE PICCOLE GIOIE DI UN GRANDE COMMISSARIO
31 marzo 2015 - "... Maigret è il guardiano del piacere che con poca spesa si prova rincasando quando è cattivo tempo, oppure sedendosi al tavolo di un bistrò, una sera umida, per bere una birra o un calvados. La felicità consiste nel sentire il tepore sciogliersi nel sangue, nell'osservare la moglie che si mette i bigodini senza paura d'imbruttirsi, libertà che presume affetti sicuri...."
Sono le parole di Arrigo Benedetti famoso giornalista e scrittore che nel '67 tratteggiava un ritratto di Simenon per il Corriere della Sera intitolato "Il mistero Simenon".
A nostro avviso in queste poche righe Benedetti riesce a cogliere l'essenza del personaggio simenoniano che, se non possiamo definire parco e morigerato (fuma come un turco, mangia a crepapelle e soprattutto beve a più non posso e ogni occasione é buona...), possiamo dire che vive nel mondo delle piccole cose. Un Commissario Capo Divisionale della Polizia Giudiziaria parigina, con le sue conoscenze, le sue entrature anche nella Parigi che conta e la notorietà procuratagli dalla stampa (che spesso e volentieri lo mette in prima pagina) potrebbe tranquillamente essere un personaggio pubblico che fa parte del bel mondo della capitale. Potrebbe permettersi un appartamento più lussuoso e in quartiere più alla moda del suo borghese e senza pretese appartamento in boulevard Richard Lenoir. Lui e la moglie, senza figli, potrebbero concedersi una vita mondana, viaggi, macchine lussuose... e invece. Invece Maigret non ha nemmeno la patente. Va a piedi o prende l'autobus (quando motivi di servizio non lo obbligano a servirsi delle auto nere della polizia o dei taxi), magari i vecchi bus con la piattaforma esterna che gli regalano il piccolo piacere di fumare in viaggio, l'aria in faccia, osservando la città. E sono piccoli ma irrinunciabili piaceri anche le pause nel suo ufficio, magari d'inverno facendo fuori i sandwich e sorseggiando con gusto la birra che arrivano espressi da sotto... dalla Brasseire Dauphine. E quando carica la stufa di ghisa nel suo ufficio riempiendola di carbone? Anche quello è un rituale cui non rinuncerebbe per nulla al mondo e un'operazione che non delegherebbe mai ad un subalterno.
E poi la sera a casa con il giornale sulle gambe, la pipa accesa tra i denti, un bicchierino di prunella a portata di mano diventa il ritratto più che della felicità, di una intensa e palcida serenità che è nient'altro che il combinato di vari piccoli piaceri che il commissario apprezza e assapora lentamente fino in fondo.
Basso profilo?... forse, ma non è esattamente questo il comportamento del commissario é più un modo di essere spontaneo che nasce dal suo carattere, na tenedenza ad attenuare, a minimizzare, a moderare. Non frequenterebbe mai il bel mondo parigino, (come ad esempio Simenon ha sempre evitato la frequentazione dell' ambiente dei letterati). Maigret, patente a parte, non si comprerebbe mai un automobile americana. E infatti quando i coniugi Maigret si motorizzano, lo fanno con un'utilitaria francese, guidata dalla signora. Una moglie tutt'altro che glamour, diremmo invece sotto tono, ma decisa sotto la sua morbida arrendevolezza coniugale.
Cinema di quartiere e film western. Andare al cinema non è un evento mondano, il commissario non si fà invitare alle prime dove ci sono attori, attrici, gente che conta. Andare al cinema è piuttosto un'appendice pomeridiana della passeggiata domenicale con la moglie e il piacere è quello di assopirsi davanti agli inseguimenti degli indiani e i duelli con la pistola negli affollati saloon. Ma il piacere nel piacere è quello di mentire alla moglie, la quale, una volta usciti, gli chiede con sorriso malizioso se il film gli sia piaciuto, senza far cenno alla sua pennichella nel buio della sala. Lui gli risponde, sapendo che lei sa e M.me Maigret sa che il marito sa...è un innocente gioco delle parti che tutti e due recitano consapevolmente, perchè si divertono anche così.
E' un trionfo del buon gusto, della riscoperta delle piccole cose che la vita ci regala tutti i giorni e che rischiamo di perderci? E' la vittoria di quelle gioie che fanno di una vita semplice un vita che merita di essere vissuta?
Anche durante le inchieste il commissario si prende le sue pause, in una piccola brasserie assaggiando un sandwich, seduto sulla panchina fuorimano in un parco a godersi un pipata, a bere un calvados sulla terrasse di un café...
Un grande commissario, una incomparabile figura letteraria, attanta a quelle gioie che non tutti riescono a percepire.
Simenon lo ha costruito così perchè così sarebbe voluto essere lui stesso? Un uomo come gli altri? Un uomo che si confonde nella folla dei suoi simili? Certamente così non fù. Almeno fino al 1975 quando senza più famiglia, non più romanziere (aveva smesso di scrivere nel '72) insieme alla sua compagna Teresa, lasciò la principesca enorme villa d'Epalinges per un anonimo appartamento all'ottavo piano di un palazzone popolare e poi per la piccola casa rosa di rue de Figuiers, lasciandosi dietro auto lussuose, quadri preziosi, mobili pregiati, vestiti da sera, portandosi solo le sue pipe... abbandonando addiritura i suoi libri. Da allora anche lui, inizò la vita dell'uomo qualsiasi, forse ripercorrendo le strade e i comportamenti che per anni aveva immaginato per il suo eroe/alterego? 
Author: Maurizio Testa
Posted: October 19, 2020, 1:18 am
SIMENON SIMENON. UN DIAPORAMA DE DIX ANS
SIMENON SIMENON. A TEN YEAR LONG SLIDE-SHOW

Music: All Blues - Miles Davis - 22/04/1959 - © Columbia

Author: Maurizio Testa
Posted: October 18, 2020, 8:49 am


 Simenon Story 


1933, ANNO DA RECORD PER I ROMANS DURS

Un unico Maigret, ma ben sette romans durs da gennaio a dicembre

1933, ANNEE RECORD POUR LES ROMANS DURS
Un seul Maigret, mais sept romans durs de janvier à décembre
1933: A RECORD YEAR FOR “ROMANS DURS”
One single Maigret, but seven romans durs from January to December

30 dicembre 2016 - Siamo nel 1933. Georges Simenon stava vivendo quello che possiamo definire un momento magico della sua vita. Contro le previsioni di molti, e per primo del suo stesso editore Fayard, il boom di Maigret prima di essere un successo editoriale era stata una sua personale vittoria. Dopo una decina d'anni di letteratura popolare su commissione, il romanziere era riuscito a realizzare il suo progetto. Dare vita ad una narrativa che nasceva dalla sua volontà, ad un personaggio frutto della sua creatività, passando così la linea che lo portava ad una letteratura, di genere ma, nel suo ambito, rivoluzionaria. La critica, che non era ancora convinta del suo straordinario talento, doveva inchinarsi comunque al grande successo di pubblico che il suo commissario andava riscuotendo ed iniziare ad ammettere che lo scrittore era entrato in una nuova fase. Ma Simenon era convinto che quello passato era solo un ponte che lo avrebbe portato a quei romanzi che costituivano il suo vero obiettivo.
E infatti dopo un biennio in cui per tutti era diventato il "papà di Maigret", Simenon iniziò a dedicarsi ai romans durs. 
Nell'aprile del '32 si era trasferito alla Richardière (Marsilly) nei pressi de La Rochelle e lì si immerse nella scrittura dei romanzi, attività iniziata già nel '31 con Le Relais d'Alsace. E, come per i Maigret, la sua partenza con la letteratura non di genere fu a dir poco sbalorditiva.
Se per la serie poliziesca aveva tenuto per il primo anno un ritmo di uscita di un titolo al mese, possiamo dire che, dopo aver preso la rincorsa, nel 1933 si trovò nel pieno della sua spinta creativa e si tuffò in una frenesia compositiva davvero incredibile. In quell'anno, fatto salvo un titolo maigrettiano (L'écluse n°1), portò a termine la stesura di ben sette romanzi.
Siamo ancora nel periodo Fayard (il suo contratto con Gallimard sarà firmato nell'ottobre del '33 e le pubblicazioni partiranno solo nel '34), e lo scrittore era convinto che, nonostante la popolarità e la fama che gli aveva procurato, il periodo dei Maigret si fosse praticamente esaurito per lasciare posto a quello dei romanzi.
E, per essere precisi, in quell'anno non solo scrisse quegli otto titoli, ma trovò il tempo di fare anche un viaggio nel Mediterraneo, di pubblicare dei reportage e di intervistare Lev Trotsky in Turchia.
Ma per uno come lui che in una decina di giorni scriveva un romanzo, il tempo era un fattore che evidentemente non contava come per tanti altri.
Vediamo di dare un ordine e un nome a questa sua produzione:
Les fiançailles de M. Hire  (gennaio-febbraio), L'Ane Rouge (maggio), Les gens d'en face e
Le haut mal (estate) - L'homme de Londres e Le locataire (autunno) - Les suicidés (dicembre). Insomma una produzione che inizia a destare anche qualche ripensamento da parte della critica e che comincia a far salire le quotazioni letterarie di Simenon. 
Dicevamo che si trattò di un anno speciale, infatti da un parte l'eco e la diffusione dei suoi Maigret erano diventate davvero notevoli, ma la sua produzione di romans durs ammontava ormai ad undici titoli, abbastanza da far capire che questa non è una parentesi tra la serie di Maigret e un'altra. Si trattava, almeno in quel momento, di una vera e propria svolta, di un indiscutibile salto di qualità. Le sue doti narrative, la sua analisi psicologica, le ambientazioni, e il suo stile, svincolati dai paletti del genere poliziesco, avevano modo di rivelarsi in piena libertà, palesando una sua precisa ed originale fisionomia narrativa. 

Ricordiamo che lo scrittore aveva appena trent'anni e già si cominciava a parlare di un "caso Simenon", alimentando un'attenzione che si accrescerà poi con il suo ingresso in Gallimard. Rimangono ancora delle perplessità riguardo al rapporto tra la sua velocità di scrittura e la qualità della sua narrativa. Ma è per lo più un preconcetto di certa critica, secondo la quale mal si poteva conciliare la qualità delle opere con il fatto che fossero scritte così in fretta. Già, "in fretta", ma questo non è un termine appropriato per la produzione simenoniana. Questa velocità, come poi verrà confermato da tutta la sua opera, era una risultante di due fattori: da una parte merito del suo apprendistato nella produzione di letteratura popolare, dove la velocità era sinonimo di maggior lavoro e maggior guadagno, e dall'altra soprattutto di una sua dote naturale, che aveva molto a che fare con la sua non comune capacità di concentrazione o, se si vuole, del suo intrigante état de roman.  

Author: Maurizio Testa
Posted: October 17, 2020, 2:25 pm

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L'UOMO CHE GUARDAVA PASSARE IL "PARIS EXPRESS"

Venerdì 18 maggio 2012 - "Paris Express". E' il titolo con cui negli Stati Uniti e in Germania uscì nel 1953 The Man Who Watched Trains Go By, film dell'inglese Harold French, tratto dal romanzo di Simenon L'Homme qui regardait passer les trains, scritto alla fine del 1936 e uscito nel 1938 per Gallimard.
Il 1938 è un anno d'oro per il romanziere. Pubblicò ben sette romanzi: Les Rescapés du Télémaque, Monsieur La Souris, Touriste de bananes, La Marie du Port, Le suspect, Les soeurs Lacroix, Le cheval blanc, oltre al già citato L'Homme qui regardait passer les trains. Non uscì nessun volume di Maigret, anche se Simenon pubblicò cinque racconti con il commissario su Police Magazine. Certo non furono scritti tutti in quell'anno, ma pubblicati sì.
Ma torniamo a L'Homme qui regardait passer les trains, uno dei più bei romanzi di Simenon, dove il protagonista compie il più classico dei "passaggi della linea", come diceva lo scrittore, in cui un piccolo uomo si libera di tutti i cliché che lo avevano fino ad allora caratterizzato agli occhi di tutti e lo avevano imprigionato in una parte che non si era scelto. E allora il tragico evento che però lo libera, lo trasporta in mondo che è l'opposto di quello che ha sempre frequentato, accompagnato da un'ondata di libertà che lo sommerge e gli cambia la mentalità, il comportamento, la prospettiva con cui guardava il mondo. La descrizione di questa trasformazione é da parte di Simenon magistrale, ad iniziare dalla tragedia che scatena tutto il cambiamento, l'esigenza di fuggire e la metamorfosi da individuo integrato nella società, ligio a tutte le convenzioni ad un emarginato che si sente libero di comportarsi come i suoi istinti, fino ad allora repressi, gli avevano negato.
Simenon ci racconta come Kees Popinga, questo impiegato serioso e grigio  passi dalla piccola cittadina olandese di Groninga alla libera e libertina Parigi. Lo fa con un racconto ricco di quegli elementi che spesso ritroviamo nei Maigret, ad punto tale che ci azzardiamo a dire che in questo romanzo è come se lo Simenon avesse scritto un Maigret rovesciando il punto di vista. L'inchiesta vista dalla parte del ricercato, che ne conosce gli sviluppi attraverso i giornali e che cerca giustificazioni ai suoi misfatti, quasi volesse replicare, pro domo sua, il maigrettiano "comprendere e non giudicare". Ma gli eventi precitano e i suoi fallimenti si sovrappongono uno all'altro fino a condurlo alla fine più indecorosa in un'inarrestabile discesa agli inferi.
La degradazione è seguita passo passo come solo Simenon sa fare, costringendoci all'identificazione con questo piccolo uomo che passa dal grigiore di un'esistenza spenta, all'euforica e inebriante sensazione di libertà e di liberazione, sino al declino ineluttabile verso una fine indecorosa, non da "mostro" come la polizia e l'opinione pubblica l'ha soprannominato, ma da piccolo e insignificante uomo, che forse ha commesso crimini più grandi di lui, forse senza nemmeno rendersene conto fino in fondo.
Author: Maurizio Testa
Posted: October 16, 2020, 9:50 am

C'est en 2012 que je suis entrée en contact pour la première fois avec Simenon-Simenon. Depuis quelques années, j'avais replongé dans l'univers de Maigret, que j'avais découvert à mon adolescence. Pendant tout un temps, j'avais un peu perdu de vue le commissaire à la pipe, et c'est à la faveur du développement de l'internet que j'avais retrouvé mon héros… Au tournant du millénaire, plusieurs passionnés avaient créé des sites consacrés à Maigret, à Simenon, aux séries télévisées. Parmi ces sites, le plus important, en ce qui concerne l'univers maigretien, était alors sans aucun doute celui de Steve Trussel, auquel je collaborais régulièrement depuis 2006. 
Un jour, en parcourant, un peu par hasard, la Toile à la recherche d'informations simenoniennes, je tombai sur un article, écrit par un blogueur italien. Maurizio Testa (car c'est de lui qu'il s'agissait), avait rédigé un commentaire à propos du site de Steve, et je m'empressai d'y répondre. Comme le blog Simenon-Simenon se révélait des plus intéressants, je l'ajoutai à ma liste de sites dédiés à Maigret et à son créateur, et je commençai à le visiter régulièrement (affinant par la même occasion mon mince bagage dans la langue de Dante !), et, tout naturellement, j'en vins à y apporter quelques-unes de mes contributions, au même titre que ce que je faisais pour d'autres sites. 
Tout alla pour le mieux jusqu'en 2015, lorsque Maurizio fut contraint, par la force des choses, de mettre fin au blog. Mettre fin ? Mais moi je ne l'entendais pas de cette oreille ! Comment, abandonner cette somme de travail que notre blogueur avait amassée sur Simenon et son œuvre ? Renoncer à un public de lecteurs que Maurizio avait réussi à fidéliser grâce à la bienfacture de ce blog original ? Rien à faire ! Il me fallut quelque temps de négociations pour le convaincre, mais finalement, Maurizio se rendit à mes raisons… Encore quelques mois pour procéder à une transformation du blog, qui permettait de mieux répartir le travail, et de soulager Maurizio d'une partie de la charge que Simenon-Simenon était devenue peu à peu, une charge trop lourde pour une seule personne. 
C'est ainsi que naquit un blog international, avec une équipe de contributeurs, occasionnels ou réguliers, et nous réussîmes à maintenir la barque, malgré bien des vents contraires, pendant cinq ans, jusqu'à aujourd'hui, où, bien que l'équipe se soit bien réduite, nous continuons à avoir l'envie de parler du romancier, de son œuvre et de son personnage le plus célèbre. De quoi le blog en 2021 sera-t-il fait ? L'avenir nous le dira… 
Mais pourquoi cette envie nous reste-t-elle, malgré l'investissement parfois lourd, en temps et en énergie, que représente la conduite de Simenon-Simenon ? En y réfléchissant ces derniers jours, je crois que j'ai trouvé, au moins en partie, la réponse à cette question. 
Dans une interview, John Simenon, interrogé à propos de ce qui le motive dans la gestion de l’œuvre de son père, a répondu qu'il se considère comme un ambassadeur, qui cherche à faire vivre cette œuvre. Et il a ajouté qu'il n'est pas le seul à être un ambassadeur. J'aime à croire qu'il pensait alors à tous ceux qui, comme nous avec Simenon-Simenon, essaient de partager une passion pour une œuvre, de la maintenir en vie en l'évoquant, ainsi que celui qui l'a créée, sous de multiples facettes, afin de provoquer la discussion avec tous ceux qui la lisent, leur apprendre des détails qu'ils ignorent peut-être, et les faire réfléchir sur le sens de cette œuvre et sa place dans la littérature. 
Il y aura bientôt cinquante ans que Simenon a terminé son dernier roman, et quarante années qu'il mit un point final à ses Mémoires intimes. Il reste immensément d'actualité, et c'est la fierté qui nous anime, nous les gestionnaires de Simenon-Simenon, de penser que par notre travail, fait sur un mode digital particulier, nous contribuons à notre manière à l'ambassade d'une œuvre impérissable… 

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: October 15, 2020, 2:11 pm

 Simenon-Story 

SIMENON-FELLINI. ATTRAZIONE FATALE

 
Sabato 20 ottobre 2012 - Fellini e Simenon. Due personaggi diversi, con 17 anni di differenza, uno regista visionario, del sogno, dell'immaginario e l'altro romanziere legato alla realtà delle vicende quotidiane, degli uomini comuni. Il cineasta che trasfigura la vita, le persone, le vicende con la sua fantasia, mentre lo scrittore si lega alle storie concrete, ai piccoli drammi, a quei particolari realistici che caratterizzano l'esistenza delle persone qualunque. E poi il linguaggio. Ricco, ridondante, fastoso quello di Fellini, stringato, asciutto, sintetico quello di Simenon.
Così di primo acchitto sembra strana una tale attrazione tra due personaggi del genere, conosciutisi al Festival Internazionale del Cinema di Cannes nel 1960. Fellini 40 anni, Simenon 57, due uomini  professionalmente affermati che non solo si scoprono, ma scoprono un'ammirazione uno per l'altro che sconfina quasi nell'adulazione. Questo ce lo testimonia un libro di cui abbiamo parlato, costellato di epiteti enfatici e quasi adulatori con i quali uno si rivolgeva all'altro. (Carissmo Simenon, Mon cher Fellini" - Diogenes Verlag - 1997 in Simenon e Fellini. Caro, Carissimo amico, Carissimo grande amico).
Già nel loro epistolario c'è un crescendo di allocuzioni di stima, affetto, ammirazione, per le rispettive persone e per le opere. Ma come mai due artisti così diversi strinsero un'amicizia così fraterna, così stretta, riconoscendo nell'altro una sorte di nume tutelare da trattare con una malcelata suggestione e quasi con una certa forma di riverenza?
Ce la potremmo cavare dicendo che, come sostengono in molti, gli estremi si toccano e così avveniva tra la ridondanza di Fellini e l'essenzialità di Simenon. Oppure che fossero due personaggi con una faccia manifesta e una nascosta, e quindi il loro incontro faceva combaciare le loro caratteristiche.
Ma la prima ci pare troppo semplicistica e la seconda eccessivamente cervellotica.
Andiamo allora a vedere se il loro epistolario sia in grado di fornirci un'altra spiegazione.
Intanto partiamo dal processo creativo. Fellini dichiarava: "... prima di cominciare un film non ne so quasi niente. Cerco di creare una certa atmosfera, con un rituale ben preciso, come un prestigiatore... E' comunque come se il film esistesse già bell' e fatto al di fuori di me...".
Questa dichiarazione del regista italiano è particolarmente significativa. Vi ritroviamo una sorta di trance che lo trascina verso un percorso che lui stesso ignora. Non è praticamente la stessa situazione dell'état de roman che viveva Simenon, quando anche lui iniziava a scrivere senza sapere come sarebbe andata a finire la storia? E poi troviamo parole e concetti ricorrenti nell'universo simenoniano come l'atmosfera, il rituale, una storia già precostituita, come già definito, fin dall'inizio, è il destino dei personaggi del romanziere.
Questa ci pare una base più solida che giustifica il loro particolare rapporto.
Simenon gli confida: "... non mi era mai successo ...Vedendo il suo 'Casanova' ho pianto... E' consapevole di aver creato un capolavoro?..."
E Fellini di rimando "... ho letto in questi giorni un tuo romanzo che non conoscevo, 'Le déménagement'. Viene voglia di applaudirti sempre, di scriverti, di dirti bravo e ancora bravo...".
E il romanziere: "... Caro Fellini, fratello, considerata la differenza di età, probabilmente dovrei chiamarla "figlio". Ma lei avrà capito che uso la parola "fratello in un altro senso..."
E il regista: "...Mio grande amico...grazie anche per 'Vento del nord e vento del sud' che ho letto la stessa notte con la gioiosa avidità con cui leggevo da ragazzo...".
E ancora Simenon: "... Caro gigantesco Fellini...ho potuto finalmente vedere 'La città delle donne'. Teresa ed io siamo usciti dal cinema inebetiti, camminando come ubriachi...Mai la sua opera ha avuto tanta profondità e potenza, né mai lo scarto tra lei e quelli che si definiscono suoi colleghi è stato così ampio..."
E ancora Fellini parlando di sé: "... il giovanottino diciassettenne che quarant'anni fa' in una sola notte aveva letto il 'Cane giallo', 'Il carrettiere della Provvidenza' e 'Gli impiccati di Saint-Pholien' si ammalò di una ammirazione sconfinata e che non doveva abbandonarlo mai più...".
E poi non va scordato che ne La Dolce Vita, che Simenon fece di tutto per far vincere in quel fatidico Festival di Cannes 1960, c'è la denuncia per quella classe alto-borghese, la sua vacuità, la sua maschera di perbenismo e i suoi vizi che tante volte Simenon ha denunciato nei suoi romanzi.
Ecco che allora qualche spiraglio si apre e certe affinità insieme a certe complementarietà iniziano a spiegare quell'attrazione intellettuale, ma anche umana, che i due geni sentivano uno per l'altro.
Author: Maurizio Testa
Posted: October 14, 2020, 10:22 am

 Maigret raccontato da Simenon-Simenon/ Maigret raconté par Simenon-Simenon/ Maigret related by Simenon-Simenon 

IL CASO DI MAIGRET "L'AMERICANO"


Venerdì 6 giugno 2014 - Inizia con Maigret à New York, è composta da 26 titoli ed è tutta pubblicata da Presses de La Cité. Stiamo parlando della serie delle inchieste del commissario che Simenon ha scritto in America (Canada, Usa e altre località). Questa è la prima inchiesta scritta nel Nuovo Mondo, a Saint-Marguerite du Lac Masson (Quebec -Canada), appena sei mesi dopo essere sbarcato a New York (prima aveva scritto solo "Trois chambres à Manhattan" dopo l'incontro con Denyse che diverrà la sua seconda moglie).
Ma esiste un caso che riguarda questi Maigret scritti in America? Sono diversi  rispetto a quelli che aveva scritto fino ad allora e da quelli che scriverà fino al 1972?
Intanto dobbiamo ricordare che in quei dieci anni (1945-1955) Simenon scrisse un numero equivalente di Maigret e di romans-durs: 26 inchieste del commissario contro 27 romanzi. E qui siamo nella sua media: poco più di cinque titoli l'anno, mediamente alternando un romanzo e un Maigret.
E del tutto noto che, finita la prima serie dei diciannove titoli (1931-1934) pubblicati con Fayard,  Simenon considerasse chiusa la parantesi maigrettiana.
Poi l'insistenza degli editori, il grande Gallimard prima e il piccolo Nielsen poi, gli chiedevano dei Maigret. Il romanziere cedette già a Parigi scrivendo dei racconti che saranno pubblicati in varie date, ma il primo romanzo di Maigret, pubblicato dopo la pausa, uscirà per Gallimard nel '42, Maigret revient... (raccolta di racconti). Un bel periodo di riposo... nelle librerie per otto anni non uscì un'inchiesta del commissario!
Il riavvicinamento dell'autore al commissario nella sua consueta ambientazione avviene per gradi.  Ad esempio in Maigret à New York il commissario indaga in un luogo per lui assai poco consueto, lontanissimo dalle atmosfere parigine, dai brumosi canali con le vecchie chiuse o dalla provincia francese. Poi nel '47 Les Vacances de Maigret, ci presenta un commissario ancora lontano dal suo Quai des Orfévres. Per rivedere il commissario operativo nel suo ufficio, con tutto il suo contorno tradizionale, occorre attendere la fine del '47 quando Simenon finisce di scrivere Maigret et son mort.
Francis Lacassin scrive nel suo La vraie naissance de Maigret - Autopsie d'une légende (Editions du Rocher - 1992) "... la lontananza, in barba al proverbio Lontano dagli occhi lontano dal cuore, facilita il riavvicinamento tra l'autore e un personaggio che era stato tenuto a distanza. Separato da lui e da Parigi da un oceano, l'autore va sublimando la sua nostalgia di Parigi, la assapora attraverso il suo personaggio di cui ha mutuato la sensibilità. E' in America che Simenon scriverà alcuni dei migliori Maigret...".
Beh, la considerazione di Lacassin è del tutto comprensibile. Basta pensare a delle inchieste non facimente dimenticabili come La prémiere Enquête de Maigret (1948) che ci fa conoscere gli inizi del personaggio allora ancora segretario del commissario Le Bret, nel commissariato del quartiere Saint-Georges. Oppure Mon ami Maigret (1949), una sorta di lettera dell'autore al personaggio che lo accompagnerà per tutta la vita, e poi lo struggente Un noël de Maigret (1950), oppure Maigret, Longnon et les gangsters (1951). E ancora Maigret chez le Ministre (1954) o Maigret et le corp sans tête (1955), tanto per citare alcuni dei titoli.
Nel decennio americano indiscutilmente la stesura dei Maigret cambia. Simenon da una parte fà crescere il personaggio dandogli uno spessore ancora maggiore, dall'altra tratta le vicende sono affrontate sempre di più dal lato umano che da quello investigativo. Questo fa dire a Lacassin, nel libro che abbiamo citato "...gli amanti dei romanzi prettamente polizieschi non si sono sbagliati,  dovendo scegliere, preferiscono i Maigret della cuvée Fayard. Gli amanti di Simenon optano per la cuvée Presse del La Cité...".
E qui dobbiamo constatare che la già citata convergenza tra i romans-durs e i Maigret inizia proprio negli anni americani e va poi consolidandosi nel tempo, trattando gli stessi temi, creando personaggi che si somigliano sempre di più, proponendo intrecci che non sono dissimili.
Insomma ecco il caso Maigret "l'americano". Una serie nata poliziesca che sempre più si avvicina al romanzo proprio a partire dalle inchieste scritte in America.
E' forse il caso di iniziare a parlare di Maigret e di Maigret-durs?
Author: Maurizio Testa
Posted: October 13, 2020, 7:27 am


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SIMENON, UNO SCRITTORE CITTADINO DEL MONDO?


Domenica 30 gennaio 2011 - Il carattere, l'opera e la vita di Simenon hanno fatto sempre discutere. Chi lo riteneva un furbo, non privo di talento certo, ma scaltro venditore di una letteratura, in definitiva popolare, ma soprattutto di sé. Insomma un inconsapevole esperto nel marketing di sé stesso, in un 'epoca in cui questo era un concetto ancora di là da venire. Altri, come il Nobel André Gide, lo definiva il Balzac del '900 (tanto per ripetere ancora una volta un parere che tutti già conoscono). E poi paragoni e similitudini con Dickens, Dumas, Gorky, Conrad, Maupassant...Ma insomma chi era effettivamente Simenon? Certo la sua storia personale è costellata di ombre, non tutte tra sue innumerevoli opere sono dei capolavori e aveva uno spiccato senso degli affari, ma questo direbbe ben poco, si tratta per un verso o per l'altro di qualcosa comune a quasi tutti gli scrittori, meglio, agli artisti e, meglio ancora, a tutti gli uomini.  Altra peculiarietà più volte rilevata è costituita  dai suoi continui spostamenti che vengono sovente additati come il segno di un'instabilità di carattere, di insicurezza, del fatto di non sentirsi bene, in modo completo, in nessuna parte del mondo e con nessuno.
A nostro avviso, non bisogna nel contempo dimenticare il risvolto positivo che come scrittore questo suo carattere instabile ha comportato. Esperienza personale e letteratura, per chi conosce bene biografia e bibliografia di Simenon, non può non accorgersi dello stretto legame tra le due cose. E non come succede per chiunque scriva che, indipendentemente dal fatto che trasponga sulla pagina aspetti autobiografici o racconti storie, mette comunque qualcosa di sé stesso nei suoi scritti. No, nel caso di Simenon si tratta di una più complessa rielaborazione di stati d'animi, della conoscenza spesso profonda di ambienti, mentalità, modi di vivere, di persone che si intrecciano con una storia (perché Simenon è un narratore vero), che viene sostenuta da un consistente impianto psicologico (perché Simenon è un profondo conoscitore e analista dell'animo umano) storie caratterizzate da atmosfere credibili e coinvolgenti (perché Simenon è un acuto osservatore degli ambienti che frequenta, dove riesce a inserirsi e assorbirne umori, relazioni, costumi...).
Se a tutto questo aggiungiamo la sua ricerca dell' "uomo nudo", (cioé dell'essere senza sovrastrutture sociali e culturali, quindi dell'essenza umana), abbiamo il profilo di qualcuno che ha avuto esperienze e conoscenze non comuni e importantissime per la sua narrativa. Tutte cose che poi si miscelavano con il suo innato talento nello scrivere e nel narrare. Qui e così nascono i romanzi di Simenon, i romans-durs, come lui li definiva.
E il suo peregrinare nel mondo attraverso continenti, nazioni, città e domicili diversi, il suo frequentare bettole, ambienti borghesi e il bel mondo non faceva altro che, da una parte, arricchire il suo bagaglio di esperienze, e, dall'altro, allargare la sua mentalità, a tutto vantaggio della qualità e della profondità di quello che scriveva.
Author: Maurizio Testa
Posted: October 12, 2020, 9:36 am

1964. L'anno di collisione tra la mia vita e l'opera di Simenon (all'epoca ancora un gagliardo sessantenne, ancora attivo come romanziere). Io a quell'epoca avevo dieci anni ed ero già abbastanza grandicello per assistere ai programmi di prima serata. 
E così prima di arrivare a Simenon-Simenon, occorre passare per Georges Simenon e prima ancora per Maigret (quello televisivo italiano) e, nella fattispecie, per Gino Cervi, attore che conoscevo perché mio papà mi aveva portato al cinema a vedere un film della saga "Don Camillo e l'onorevole Peppone. 
Quindi il celebre Maigret televisivo era il primo incontro (del tutto inconsapevole) con qualcosa che aveva a che fare con Simenon. Dovevano passare un po' di anni, più di venti, per arrivare al secondo contatto. La mia vita nel frattempo era si era avviata, mi ero sposato, lavoravo come giornalista in un quotidiano romano, ed ero un lettore accanito, classici e moderni, italiani e stranieri, ma non mi ero mai imbattuto in Simenon.
L'occasione me la fornì mia moglie Nadia. Aveva infatti iniziato a leggere i Maigret e ne divorava uno dopo l'altro. Io invece, per quanto riguarda i gialli, all'epoca avevo già passato il periodo "Sherlock Holmes", dopo aver iniziato con il geniale Edgard Allan Poe, ed ero in pieno periodo "hard boiled" (D. Hammett, R. Chandler, .etc)
Poi quell'accanimento di mia moglie nel leggere i Maigret mi incuriosì e questa curiosità fu aumentata dai ricordi (piacevoli) che mi portavo dietro nei miei ricordi televisivi di vent'anni prima.
E così ecco il contatto con l'opera di Simenon. L'effetto su di me non era diverso da quello di mia moglie. Ne finivo uno e ne iniziavo un'altro, quasi senza mai riflettere. Poi passato un primo momento, iniziai quasi inconsciamente ad analizzare quei romanzi e capii sempre meglio che quello che mi attraeva non era il meccanismo giallo, ma quello che mi teneva legato a quei titoli era il modo di narrare, la scrittura utilizzata, il modo di tratteggiare i personaggi, di creare le ambientazioni, lo spessore psicologico... Insomma mi resi conto che dietro a quelli che potevano superficialmente essere definiti romanzetti polizieschi, c'era una struttura solida, una scrittura sapiente e una capacità di attrarre non comune.
E allora sorse spontanea la domanda:"Ma chi é questo Simenon? Ma avrà scritto altre cose oltre ai Maigret? Quando é nato? Dove?...." Quando iniziai a leggere le sue prime note biografiche e rimasi forse più attratto che dai Maigret. Nel frattempo avevo iniziato a leggere i cosiddetti "romans durs". Continuai a leggere questi romanzi (continuando però a divorare i Maigret), ma il mio interesse per lo scrittore, la sua vita, le sue avventure, cresceva proporzionalmente, non solo con la lettura della sua opera, ma con una conoscenza sempre più approfondita dello scrittore.
Questa passione mi portò addirittura nel 1994 a scrivere una biografia romanzata (poi tradotta e venduta anche in altri paesi europei) ed altri libri in cui c'entrava Simenon in un modo e in un altro. Poi a Roma organizzai nel 2000 un evento di quindici giorni dedicato allo scrittore nell'ambito dell'"Estate Romana"... e non mi sono fermato lì. 
E arriviamo a "Simenon-Simenon". Nel 2010, avendo lavorato una decina d'anni all'informazione sul web, mi venne l'idea che fosse giunta l'ora di organizzare una biografia su internet che fosse quotidiana, sempre aggiornata, che fosse interattiva permettendo un dialogo con i suoi lettori, testi, immagini, video. Insomma un modo nuovo e originale di fare informazione su un autore per approfondirne, in un appuntamento quotidiano, la sua conoscenza.
Il resto è storia che, anche voi lettori di "Simenon-Simenon", conoscete bene, come la svolta internazionale del 2016 con l'introduzione dei post in lingua francese e inglese. Ed ora nel 2020 festeggiamo questi primi dieci anni.
Potete immaginare la mia commozione per essere arrivato a tagliare un tale traguardo. Ma questo mi impone un grazie a tutti i miei compagni di questa avventura (prima tra tutti a Murielle Wenger, tanto per citare un nome), ma soprattutto le centinaia di migliaia di visitatori, fans, sostenitori che ogni giorno mi danno l'energia e alimentano la voglia di continuare con i loro commenti, i loro like, i loro commenti e che testimoniano il loro interesse, leggendo ogni giorno i nostri post. 

Maurizio Testa

Author: Maurizio Testa
Posted: October 8, 2020, 11:53 pm

 "Maigret raccontato da Simenon-Simenon/ Maigret raconté par Simenon-Simenon/ Maigret related by Simenon-Simenon" 

SIMENON. QUESTO COMMISSARIO NON É INTELLIGENTE


Lunedì 2 novembre 2011 - Sì. E' davvero il commissario Maigret. Ed è proprio il suo creatore ad affermare che il proprio personaggio più famoso non sia intelligente. Immediatamente dopo lo definisce intuitivo. Uno degli atteggiamenti in cui lo coglie più spesso è quello di fiutare. E' un gesto, l'utilizzo di uno dei cinque sensi, al tempo stesso molto materiale ma anche molto impalpabile e se vogliamo anche metaforico ed extra-sensoriale.
Maigret non sarà intelligente, ma la coniugazione tra l'intuizione e il fiuto è una di quelle che presuppone una certa sensibilità per capire le situazioni, le mentalità, il modo di ragionare delle persone che incontra nelle sue inchieste e forse addirittura gli consente di vedere più lontano di altri.
Certo l'aspetto pachidermico, lo sguardo, che lo stesso Simenon definisce bovino, non avvicina Maigret agli altri investigatori letterari in voga in quegli anni '30. Non ha il fascino noir di Sam Spade o il fatalismo seducente di Philp Marlowe, non ha le incrollabili e un po' antipatiche sicurezze di Sherlock Holmes, né la vezzosa metodologia d'investigazione di miss Marple. Niente sesso, ma molto cibo, niente azione, ma lentezza e spesso adirittura l'inazione. Inazione apparente però perchè in quell'ozio Maigret "assorbe", lo sottolinea il suo creatore, l'ambiente che lo circonda. Maigret non sembra, ma mette in funzione la sua sensibilità, rizza invisibili antenne. Tutto questo, detto così, non sembrerebbe delineare un personaggio capace di coinvolgere il lettore. Il suo avvio è lento, "bighellona" tra un bancone di un café e la cucina di un portinaia dove cuoce qualcosa, talvolta può sembrare snervante. C'è un omicida in giro e lui che fa? Fiuta nelle pentole, beve Calvados, se ne sta lì a sentire le chiacchiere dei perditempo locali.
Eppure "acchiappa". La gente legge e rimane catturata. Identificazione? Certo il commissario è quanto di più vicino ci possa essere alla gente comune. Un piccolo borghese, con un premurosa moglie casalinga,  prende il tram (meglio la piattaforma esterna, lì si può fumare) per andare in ufficio, pardon al commissariato. E' uno di noi? Sì e no. Ci somiglia molto, ma lui quando ha captato la giusta lunghezza  d'onda, vede tutto più chiaro, decifra i codici di comportamento, scopre i legami tra vicende e personaggi e imbocca la giusta via. E quando arriva a pizzicare il colpevole ha già capito i pregressi, i motivi che lo hanno spinto e il destino (sì, quello cinico e baro) che gli ha guidato la mano. E decide. Spesso decide che la legge non avrebbe potuto capire, che la legge non sarebbe stata all'altezza della giustizia e allora decide lui di mettere mano e di aggiustare i destini.
Ma con quale diritto. In nome di chi? Beh... Maigret non sarà intelligente, ma ha intuito, ha fiuto e, lo abbiamo detto, di solito ha capito prima di tutti la situazione, sa meglio di tutti, come sarebbe andata a finire la storia e spesso ha il coraggio di cambiare il futuro delle persone.
Chapeau, monsieur Maigret!








Author: Maurizio Testa
Posted: October 8, 2020, 2:32 pm

 

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SIMENON E IL NOBEL... SEMPRE A UN PASSO

    

domenica 28 novembre 2010 - Fin da 1937 si faceva il nome di Simenon, come uno dei possibili candidati al premio Nobel per la Letteratura. Ma allora lo scrittore era ancora molto giovane, aveva trentaquattro anni e persino lui stesso, nonostante il suo nome fosse apparso in più di un'indiscrezione riportata dai giornali, era cosciente che in quel momento fosse un evento ancora prematuro. Una sua frase chiariva inequivocabilmente il suo pensiero a proposito. "Pubblicherò il mio primo vero romanzo a quarant'anni e a quarantacinque avrò il premio Nobel...". Insomma lo scrittore si dava dieci anni per arrivare a questo prestigioso traguardo.Quando iniziò a pubblicare con Gallimard, credette che in qualche modo, l'editore, grazie anche alle sue conoscenze con i membri del comitato, potesse aiutarlo. E in effetti di ritorno dal viaggio a Stoccolma per accompagnare un suo autore Roger Martin du Garde, premiato nel 1937, Gallimard rivelò a Simenon che al comitato svedese gli avevano fatto il suo nome. Da lì partì una strategia per portare il romanziere a quel traguardo, non trascurando nulla. Addirittura, per volere di Gallimard stesso, le copertine dei suoi romanzi iniziarono a somigliare a quelle di Paul Valéry e di André Gide. Fu invece quest'ultimo, proprio nell'anno a suo tempo indicato da Simenon il 1947, ad aggiudicarsi il riconoscimento.  Nel 1951 fu orchestrata una vera e propria campagna stampa che dava il nome di Simenon tra i più favoriti. E lui stesso, che in pubblico aveva sempre ostentato un certo disinteresse per il premio arrivando addirittura a dire che lo avrebbe rifiutato, dichiarava in confidenza che sarebbe stato davvero contento di ricevere il premio Nobel, anche perché era la sola onorificenza cui da sempre attribuiva un qualche valore. Insomma il 1951 sembrava l'anno giusto, anche perché il Belgio lo appoggiava ufficialmente. Ma niente da fare, quell'anno l'accademia scelse un letterato svedese, Fabian Lagerkvist.  E ancora la storia si ripeté nel 1957. Stavolta era dato come favorito e sembrava fosse davvero il suo turno. Simenon si era così pronunciato "Se avrò il premio, Maigret diverrà commissario generale!". Ma Maigret rimase commissario divisionario, Simenon non ebbe il Nobel che fu assegnato ad Albert Camus. La botta fu forte e Simenon ci mise un bel po' ad inghiottire quel rospo. Ma ancora nel 1960 si torna a parlare di Nobel a Simenon il quale però ormai non ci sta più a quel gioco e dichiara "Qualche anno fa' il Nobel mi avrebbe fatto piacere. Ora non sono più sicuro che l'accetterei". E con questo mise fine, anche se con non pochi rimpianti, ad ogni aspettativa e a qualsiasi speranza.

Author: Maurizio Testa
Posted: October 7, 2020, 8:10 am
sabato 21 giugno 2014
SIMENON SIMENON. I VOLTI DEL SESSO: 8000 PROSTITUTE, BETTY, JOSHEPINE BAKER... MA


L’altro ieri, sul Corriere della SeraRoberta Scorranese ha firmato un articolo intitolato L'ossessione dell’intellettuale per il corpo femminile. Una cavalcata per  gli sconfinati territori del sesso percorsi, ognuno a modo loro, dagli intellettuali tra l'800 e il '900. Tra gli esempi riportati non poteva mancare Simenon che secondo l'articolista agognava a "... quella singolare purezza che nasce dalla corruzione più estrema. Quella che forse cercava Georges Simenon nelle sue ormai leggendarie orde femminili presenti nella vita reale (lui stesso confessò a Fellini di aver «avuto diecimila donne», di cui «ottomila prostitute»), ma anche in certi suoi indimenticabili personaggi — per esempio il candore marcio di Betty, sola e in indecente attesa al bancone del bar. Per non parlare della sua passione per la dea mulatta del canto, Joséphine Baker...".
Si dirà, cose già dette e risentite più di una volta. Sembra che lo spunto sia stato la tournée del Crazy Horse che il prossimo luglio toccherà Milano. Crazy Horse che, a quanto dicono, i parigini hanno sempre sentito come il loro locale, a dfferenza del Moulin Rouge che era destinato ai turisti. Il fatto è che questo cabaret, chiamiamolo così, aprì i battenti nel 1951, quando cioè Simenon viveva negli States e quando tornò nel '55 la novità doveva essere ormai passata. Onestamente non sappiamo se Simenon ci sia mai stato, certo è che era non lontano dal Georges V, l'hotel di gran lusso dove solitamente scendeva a Parigi. Per esempio nel '52 fece un viaggio in Europa e sicuramente alloggiò nell'albergo in cui andava sempre. 
Ma a parte il fatto che Simenon sia o non sia stato al Crazy Horse, questione riteniamo assai marginale, ci volevamo soffermare sui tre esempi portati per descrivere il rapporto con il sesso di Simenon su cui abbiamo già scritto diversi post: Il sesso extraconiugale dei coniugi Simenon - Simenon, sesso, sesso, sesso - Simenon, sex addicted ante-literam. Iniziamo così dalle diecimila donne (ottomila prostitute). Si tratta di numeri venuti fuori da un'affermazione fatta in un intervista a Federico Fellini. Ma  nessuno ricorda ad esempio che Simenon in quel pezzo scriveva anche che "... avrei voluto conoscere tutte le donne. Certo a causa dei miei matrimoni non ho mai potuto avere delle vere avventure. Nella mia vita quello che ho pututo fare è "sesso tra due porte", é incredibile. Ma non è solo perché si cerca un contatto umano vuol dire che poi lo si trovi. Si trova soprattutto il vuoto, non è vero?...". Sull'esuberanza sessuale del romanziere nessun dubbio, ma certo queste parole pronunciate a settantaquattro anni esprimono un'amarezza e dei rimpianti che dovrebbero porre delle domande sul vero rapporto di Simenon con il sesso e le donne, aldilà delle sue parole e dei comportamenti esibiti.
Passiamo invece a Betty, uno dei suoi personaggi femminili più riusciti e famosi. Un personaggio complesso, un esempio della capacità di Simenon di costruire psicologie vere, contraddittorie e intricate come solo la vita vera sa creare. Ma anche qui il sesso è solo una delle componenti dell'omonimo romanzo di Simenon, che invce scandaglia l'animo di questa donna (vedi in proposito il nostro post, scritto da Paola Cerana, Betty... ancora whisky, per favore). E forse, senza quella sua quotidiana frequentazione sessuale di donne di tutti i tipi, di differenti ceti sociali e di diversi paesi, non avrebbe acquisito quella particolare conoscenza che gli consentì di creare un personaggio come Betty. E, ricordiamolo ancora una volta, senza giudicare, mai.
La terza fa parte della sua vita vera. Al tempo il romanziere era un giovane di ventidue anni, nel pieno delle sue speranze e ricco di aspettative nei confronti della vita, con quella idea fissa di diventare romanziere. Già pubblicava qualcosa qua e la, ma sotto pseudonimi e nessun ancora lo conosceva. Gli eventi lo portarono a conoscere quella stella negra ventenne per cui tutta Parigi impazziva.  Fu subito un colpo di fulmine, come dice Pierre Assouline nella sua biografia "Simenon", "... lui fu raramente "au diapason" con una donna come lo fu con Josephine. La stessa energia che niente e nessuno avrebbe potuto esaurire, stessa attrazione per le performance in tutti i campi, lo stesso desiderio irreprimibile di godere della vita in tutti i suoi aspetti, la stessa gioia di vivere in un'esuberanza permanente, stessa sessualità libera da ogni tabù...".
Una vera avventura questa, anche se Georges era gia sposato con Tigy. Una storia travolgente che avrebbe potuto cambiare per sempre la vita di Simenon (vedi il post Un uragano chiamato Josephine Baker). E in questo caso più che l'amore, la passione e il sesso, poté l'incrollabile determinanzione di Simenon a diventare un giorno un romanziere. Nemmeno una "distrazione" potente come la Baker lo deviarono dal suo obiettivo. Le donne, il sesso, la passione erano importantissime per Simenon, ma...
Author: Maurizio Testa
Posted: October 6, 2020, 7:53 am


Abbiamo pensato che il miglior modo di festeggiare il decimo anniversario del nostro blog è quello di pubblicare una rassegna dei post pubblicati durante questi anni.Vi proporremo una serie di "Simenon-Story", un'altra serie "Maigret raccontato da Simenon", e un certo numero di "post storici" scelti tra i migliori. Come ogni scelta la nostra sarà totalmente soggettiva, ma rispecchiano fedelmente quella che è stata la linea ispiratrice di Simenon-Simenon in questi dieci anni: raccontare la vita e l'opera del romanziere da tutti i punti di vista possibili e immaginabili, dal semplice aneddoto all'analisi più approfondita. Ma non ci fermeremo certo qui e nelle prossime settimane ci saranno altre sorprese per voi... Seguiteci!


SIMENON-SIMENON. 10 ANS DU BLOG : DEMANDEZ LE PROGRAMME ! 

Nous avons pensé que la meilleure façon de fêter le dixième anniversaire de notre blog est de vous présenter un florilège des textes publiés pendant toutes ces années. Nous vous proposerons une série « Simenon-Story », une série « Maigret raconté par Simenon-Simenon » et une série de « billets historiques », choisis parmi les meilleurs. Comme tout choix, le nôtre est totalement subjectif, mais il reflète bien, pensons-nous, quelle a été la ligne directrice de Simenon-Simenon durant ces dix années : parler de la vie et de l’œuvre du romancier en l'abordant sous tous les angles imaginables, de la simple anecdote à l'analyse plus fouillée. 
Mais nous n'en resterons pas là, et d'autres surprises vous attendent dans les semaines à venir… Restez avec nous ! 


SIMENON-SIMENON. 10 YEARS OF THE BLOG: ASK FOR THE PROGRAM! 

We think that the best way to celebrate the tenth anniversary of our blog is to present you an anthology of texts published over the years. We will propose a series «Simenon-Story», a series «Maigret related by Simenon-Simenon» and a series of «historical posts», chosen among the best ones. Like any choice, ours is totally subjective, but it reflects well, we think, what was the guideline of Simenon-Simenon during these ten years: talking about the novelist's life and works by approaching it from every conceivable angle, from mere anecdote to a more in-depth analysis. 
But we won't stop there, and more surprises await you in the weeks to come… Stay tuned! 

Author: Maurizio Testa
Posted: October 5, 2020, 9:02 am

El Diario - 04/10/2020 - Jose Oliva - El gusto por "la buena cocina" está presente en Simenon y Maigret, y las páginas de sus novelas se llenan de comidas abundantes, recetas de cocina tradicional y buenos vinos y licores, recopilados en un libro del gran crítico gastronómico de Le Monde Robert J. Courtine.
Courtine (1910-1998), que a veces firmaba como La Reynière, era un enemigo confeso de la "nouvelle cuisine" y defensor de la cocina tradicional, y en los años 40 conoció y se hizo amigo de Georges Simenon. En el prólogo de una nueva edición de este libro, que ahora publica Vibop ("Simenon i Maigret s'entaulen"), Xavier Pla recuerda que Simenon es "el maestro de la creación de ambientes, de la evocación de unas atmósferas realistas", y por eso no puede extrañar al lector que "cuando el comisario Maigret vuelve a casa, al famoso número 130 del Boulevard Richard-Lenoir de París, en la cocina suele esperarle siempre una olla humeante que llena de olor todo el piso...>>>

 

Author: Maurizio Testa
Posted: October 5, 2020, 7:37 am


J’essaie de comprendre. Je n’ambitionne pas de fixer les responsabilités de chacun. “ 
(Maigret et le marchand de vin)


“Cerco di capire. Non ho l’ambizione di determinare le responsabilità di ciascuno”.
(Il commerciante di vini)


“I try to understand. I do not aim to fix everyone’s responsibilities.” 
(Maigret and the Wine Merchant)


Author: Maurizio Testa
Posted: October 4, 2020, 10:21 am

RTS - (Les Archives del Rts) - Salomé Breguet Le 4 septembre 1989, Georges Simenon s'éteignait à Lausanne, où il s'était installé dès 1956. Une proximité géographique avec la TSR qui favorisa sa participation à plusieurs émissions littéraires. Dans ces interviews, l'écrivain se montre tel qu'en lui-même, comme un artisan de la littérature dont la profondeur de l'oeuvre est trop souvent cachée par l'ombre de Maigret...>>>





Author: Maurizio Testa
Posted: October 3, 2020, 6:58 am
Ebbene, che la festa abbia inizio. Partono i festeggiamenti per i dieci anni di vita di Simenon-Simenon. Iniziato quasi per scommessa nel novembre del 2010 questa mia passione per il grande romanziere francese è alla fine diventato un lavoro vero e proprio. Già, all’inizio mi davamo del matto: “vuoi far un blog 'quotidiano' (!) su un singolo autore?”. Ma avevo il mio asso nella manica: uno scrittore con all’attivo quattrocento titoli, con una vita in cui ha combinato tante di quelle cose che ci vorrebbero almeno quattro esistenze di persone normali per eguagliarle. Una personalità così complessa che ha raccontarla non basterebbe un libro. Una persona con quattro vite in Belgio, in Francia, negli Usa e in Svizzera, che ha abitato trentuno case che, a suo dire, ha avuto diecimila donne…. Beh ero sicuro che avrei avuto da scrivere ogni giorno.
E così è stato per cinque anni, durante i quali sono piano piano arrivati dei collaboratori, appassionati e studiosi di Simenon, da tutte le parti del mondo, dall’Italia da vari paesi dell’Europa, fin dall’America… e poi autori di libri sul romanziere o sul suo più famoso personaggio Maigret. Dopo cinque anni tutti d’un fiato, e una breve pausa, Simenon-Simenon ricominciò nel 2016 con dei collaboratori fissi, con me sempre al timone, ma con l’arrivo di una preziosissima responsabile organizzativa della redazione, Murielle Wenger (grande specialista di Maigret e di Simenon), la quale crescerà sempre più, fino a diventare una vera condirettrice del blog, e grazie a lei iniziammo a pubblicare post in tre lingue: francese, italiano e inglese.
Vorremmo raccontare tante cose, ma ci limitiamo a ricordare i nostri record di visite (oltre 100.000 visitatori), la richiesta del figlio di Simenon, John, che ci chiese di inserire il nostro blog nel sito ufficiale dello scrittore. La rivista scientifico-letteraria “Francofonia” che in un suo numero speciale ha dedicato un saggio alla nostra impresa digitale su Simenon.
Insomma come dicevamo ha acquisito l’organizzazione e la mole di lavoro di un vero mezzo di informazione, e che dopo dieci anni ha pubblicato una quantità di news su Simenon, le sue opere e la sua vita, come crediamo ben pochi abbiano fatto e nessuno con le nostre modalità e il nostro ritmo.
Festeggiamo ovviamente insieme a voi lettori, visitatori, fans di Simenon-Simenon che siete stati la vera linfa vitale di questa impresa, come innumerevoli volte ci avete testimoniato anche con commenti, riflessioni, spunti e anche con delle critiche.
Da adesso dedicheremo un bel po’ di tempo a questo festeggiamento e invitiamo tutti a partecipare… e non saremo pochi!



SIMENON SIMENON CÉLÈBRE DIX ANS !


Eh bien, que la fête commence ! La semaine prochaine vont débuter les célébrations pour les dix ans d'existence de Simenon-Simenon. Ce blog avait démarré presque comme un défi en novembre 2010, pour donner vie à ma passion pour le grand romancier belge, et à la fin c'est devenu un véritable travail. Au départ, on me prenait pour un fou : « tu veux faire un blog quotidien (!) sur un seul auteur ? » Mais j'avais un atout dans ma manche : un écrivain avec à son actif 400 romans, une vie dans laquelle il a expérimenté tant de choses qu'il faudrait au moins quatre existences d'une personne normale pour l'égaler. Une personnalité si complexe qu'un livre ne suffirait pas pour la raconter. Une personne avec quatre vies, en Belgique, en France, aux USA et en Suisse, qui a vécu dans trente-trois maisons, et qui, selon ses propres dires, a connu dix mille femmes… Alors, j'étais assuré de pouvoir écrire chaque jour quelque chose sur lui.
Il en a été ainsi pendant cinq ans, durant lesquels sont arrivés peu à peu des collaborateurs, des passionnés et des spécialistes de Simenon, de toutes les parties du monde, de l'Italie à divers pays d'Europe, et jusqu'en Amérique… et puis des auteurs de livres sur le romancier et sur son plus fameux personnage, Maigret. Après cinq ans d'une seule haleine, et une brève pause, Simenon-Simenon a recommencé en 2016 avec des collaborateurs fixes, et toujours avec moi à la barre, mais avec l'arrivée d'une très précieuse responsable organisationnelle de la rédaction, Murielle Wenger (grande spécialiste de Maigret et de Simenon), dont le rôle s'est développé de plus en plus, jusqu'à devenir une véritable codirectrice du blog, et grâce à elle nous avons commencé à publier des billets en trois langues, français, italien et anglais.
Nous aimerions raconter tant de choses, mais nous nous limiterons à rappeler notre record de nombres de visites (plus de 100'000 visiteurs), la demande de John Simenon, qui nous proposait d'insérer notre blog sur le site officiel du romancier. La revue scientifico-littéraire Francofonia qui, dans un numéro spécial, a consacré un espace pour un essai sur notre entreprise numérique liée à Simenon.
En conclusion, comme nous le disions, notre blog a acquis l'organisation et la charge de travail d'un véritable support d'information, qui après dix ans a publié une quantité de nouvelles sur Simenon, son œuvre et sa vie, comme, croyons-nous, bien peu l'ont fait et personne à notre façon et à notre rythme.
Nous allons fêter l'événement évidemment avec vous, lecteurs, visiteurs, fans de Simenon-Simenon, qui avez été le véritable élément vital de cette entreprise, comme vous nous l'avez témoigné à d'innombrables reprises, avec vos commentaires, vos réflexions, vos idées et aussi vos critiques.
Dès lundi prochain, nous dédierons une longue période à ces célébrations et nous vous invitons tous à participer… et nous serons nombreux !



SIMENON SIMENON CELEBRATES TEN YEARS !

Well, let the festivities begin! Celebrations for the tenth anniversary of Simenon-Simenon will begin next week. This blog started almost as a challenge in November 2010, when I wanted to give life to my passion for the great Belgian novelist, and at the end it had become a real job. At first, I was taken for a fool: «you want to make a daily blog about a single author?» Yet I had my trump card: a writer with 400 novels to his credit, a lifetime during which he had experimented so many things that it would take at least four lives of normal people to match them. A so complex personality that one book would not be enough to tell it. A person with four lives, in Belgium, in France, in the USA and in Switzerland, who lived in thirty-three houses and who, according to him, knew ten thousand women... Thus, I was sure I would have to write every day.
It had been so for five years, during which collaborators gradually arrived, enthusiasts and scholars of Simenon, from everywhere in the world, from Italy to various countries in Europe, and as far as America... and then authors of books about the novelist and about his most famous character, Maigret. After five years all in one go, and a short break, Simenon-Simenon restarted in 2016 with permanent collaborators, and still with me at the helm, but with the arrival of a very precious organizational manager of the editorial staff, Murielle Wenger (great specialist of Maigret and Simenon), whose role developed more and more, until becoming a true co-director of the blog, and thanks to her we could begin to publish posts in three languages, French, Italian and English.
We would like to tell so many things, but we will only recall our record of number of visits (more than 100,000 visitors), and John Simenon's request, who proposed to insert our blog on the official site about the novelist. The scientific-literary review Francofonia which, in a special issue, devoted a space for an essay on our digital enterprise linked to Simenon.
In conclusion, as we said above, our blog has acquired the organization and the workload of a true information support, that after ten years has published a quantity of news about Simenon, his works ans his life, like, we believe, very few have done it and no one in our own way and at our pace.
Of course we are going to celebrate the event with you, readers, visitors, fans of Simenon-Simenon, who have been the real lifeblood of this enterprise, as you have testified to us countless times, with your comments, your thoughts, your ideas and also your criticisms.
Starting next Monday, we will dedicate a long time to these celebrations and we invite all of you to participate ... and we will not be few!

Maurizio Testa
Author: Maurizio Testa
Posted: October 2, 2020, 7:05 am
Why Maigret's investigations have not been written following chronologically his career


SIMENON SIMENON. NESSUN BISOGNO DI UNA CRONOLOGIA COERENTE
Perché le indagini di Maigret non sono state scritte seguendo cronologicamente la sua carriera
SIMENON SIMENON. PAS BESOIN D'UNE CHRONOLOGIE COHÉRENTE
Pourquoi les enquêtes de Maigret n'ont pas été écrites en suivant chronologiquement sa carrière 


In the Maigret saga, Simenon never bothered about following a coherent chronology, but he let himself being carried by the inspiration of the moment. 
In February 1931, when the novelist introduced the Maigret series in the cabaret La Boule Blanche, he made it with two titles written before: Monsieur Gallet, décédé (summer 1930) and Le Pendu de Saint-Pholien (winter 1930-1931). In these first two Maigret novels published, the Chief Inspector is already in full career and well installed in the Quai des Orfèvres, fully in his prerogatives, holder of the investigation, and working with his subordinates. 
In 1933, when Simenon thought he was over with the first nineteen novels written for Fayard, he finished the series by sending his Chief Inspector in retirement and letting him be a gardener. 
Maigret’s first investigation is told in a novel written in 1948; in this novel, Simenon showed a young Maigret who was not yet a Chief Inspector, but only a secretary in a district police station, and who could enter the Quai des Orfèvres only after the case had been resolved. 
In the last written novel, Maigret et Monsieur Charles (1972), the Chief Inspector was proposed to advance in rank and to move from Divisional Commissioner to Director of the Judicial Police, at a time when he was three years away from his long-awaited retirement. While in the meantime, that is to say in some previous novels and short stories, Simenon introduced Maigret as an ex-Chief Inspector, already retired in his little house in Meung-sur-Loire. 
Why didn’t the novelist follow a straightforward chronology? First we can remember that Simenon’s intention was to stop the Maigret series after the 19 novels published by Fayard, to move on to the “romans-durs”. A kind of parenthesis that would be used as a springboard to launch into literature “tout court”. Yet after a few years he was convinced, or his desire had returned, to write other investigations for Maigret. Maybe then he had the feeling that this would be a cohabitation for a lifetime. 
Simenon, like other detective stories writers (see Arthur Conan Doyle with Sherlock Holmes), tried after some times, to shake off that character who was so successful that his author was identified with the created hero. In reality, from Holmes up to Maigret, but also to others (let’s think for example about Rex Stout’s Nero Wolfe), they instead inevitably follow their creator until his disappearance. 
Another point is that Simenon claimed many times that writing a Maigret novel was a kind of relaxation between two “romans durs”. Concentration, the hard creative trance and the intense effort in writing quickly, needed a counterpart, thus the Maigret novels, which Simenon composed in a more relaxed, almost amused way, and without the tension of the “romans durs”. This could imply a freer writing, looser and consequently less in need of a rigorous chronology. 
Maigret’s last investigation had seemed to be the one published in 1934 (simply entitled Maigret), when the series appeared to end. And on the contrary the last enquiry (from a literary chronological point of view) was Maigret et Monsieur Charles, written in 1962, which ironically Simenon didn’t know that it would be the last, because he didn’t know that his “état de roman” would vanish some months later. Thus, Maigret et Monsieur Charles was the last novel he wrote, but this investigation was not, as Maigret had been, the conclusion of a cycle. 

by Simenon-Simenon 
Author: Maurizio Testa
Posted: October 1, 2020, 11:11 am

 

"Une seule [solution] est la vérité humaine. Il faut, non la découvrir par un raisonnement rigoureux, par une reconstitution logique des faits, mais la sentir." (Maigret s’amuse) 

"Una sola (soluzione) è la verità umana. Bisogna scoprirla non con un ragionamento rigoroso, con una ricostruzione logica dei fatti, ma occorre sentirla" (Maigret si diverte)

Only one [solution] is human truth. You have, not to discover it through rigorous reasoning, by a logical reconstitution of facts, but to feel it.” (Maigret Enjoys Himself)

Author: Maurizio Testa
Posted: September 30, 2020, 8:07 am

Un florilège de déclarations du romancier à propos des interprètes de Maigret 

 

SIMENON SIMENON. SIMENON, MAIGRET E GLI ATTORI

Una raccolta di dichiarazioni del romanziere sugli interpreti di Maigret

SIMENON SIMENON. SIMENON, MAIGRET AND THE ACTORS

An anthology of the novelist's statements about Maigret's interpreters 



 

C'est un sujet que nous avons abordé plusieurs fois sur ce blog, mais on peut toujours y revenir, étant bien entendu qu'il ne s'agit pas de soulever une nouvelle polémique, mais simplement de poser des faits. Lorsqu'un personnage littéraire acquiert une célébrité telle que celle du commissaire à la pipe, et que celui-ci a acquis grâce à son créateur, une personnalité aussi fascinante et complexe, il ne peut qu'attirer le désir d'un scénariste et d'un réalisateur de le mettre en scène. À quel moment la transposition sur l'écran s'éloigne-t-elle de la fidélité à l'esprit du roman pour atteindre à une re-création, c'est une question sur laquelle on peut discuter sans fin, mais ce ne sera pas le thème de ce billet. 

Aujourd'hui, nous allons évoquer quelques-uns des interprètes de Maigret, sous un éclairage particulier, celui des déclarations que Simenon a faites à propos de ces acteurs, et nous vous proposons un florilège, dans lequel nous donnerons aussi la parole à Maigret, qui en parle dans ses Mémoires, tout en étant naturellement conscient que c'est le romancier qui met dans la bouche de son personnage ses propres avis sur la question. 

Nous l'avons souligné à d'autres occasions, Simenon n'a pas toujours exprimé le même avis quant à ces acteurs, et il avait pour habitude d'être élogieux et enthousiaste au moment où démarrait le tournage du film, et même après les premières projections, mais plus tard il revenait souvent sur ses déclarations et se montrait beaucoup moins dithyrambique… 

Le seul acteur pour lequel il n'ait jamais changé d'avis est Pierre Renoir, le premier Maigret à l'écran, et que Simenon, tout au long de sa vie, dans ses interviews et dans ses écrits, considéra toujours comme le meilleur. Dans le journal Paris Midi, en avril 1932, juste après la sortie du film La Nuit du carrefour, le romancier déclarait : « Pierre Renoir […] incarne le commissaire Maigret avec une maîtrise magnifique qui m'a fait rêver à mon personnage comme s'il ne sortait pas de ma propre imagination. » Cinquante ans plus tard, en 1977 dans sa dictée Point-Virgule, il n'avait pas modifié son opinion : « Pierre Renoir […] a été le meilleur Maigret. [Il] avait compris qu'un commissaire principal de la P.J. est un fonctionnaire. Il s'est comporté et habillé en fonctionnaire ». Avis partagé par Maigret, qui écrit dans ses Mémoires que Pierre Renoir a « arboré […] des vêtements comme en porte n'importe quel fonctionnaire » et que l'acteur avait eu certaines attitudes d'une ressemblance frappante avec son modèle… 

Pour les deux films suivants, Le Chien Jaune et La Tête d'un homme, Simenon aurait volontiers vu Pierre Renoir reprendre le rôle. Les choses en allèrent autrement, et les déclarations du romancier à l'époque sur Abel Tarride et Harry Baur restèrent prudemment laconiques, ce qui ne l'empêcha pas de se rattraper plus tard… Toujours dans la même dictée, Simenon disait d'Abel Tarride que son physique « était plutôt destiné à faire rire qu'à représenter la police judiciaire ».Quant à Harry Baur, il chargea Maigret d'en parler : « Harry Baur était sans doute un grand acteur, mais il avait […] un faciès à la fois mou et tragique. » 

Sautons quelques années pour évoquer Jean Gabin, dont Simenon déclarait en 1957, avant le tournage de Maigret tend un piège, dans Ciné Revue : « Je crois que Jean Gabin sera le plus proche de Maigret, de l'idée que le public se fait de Maigret et, en tout cas, de l'idée que je m'en fais moi-même. » Plus tard, le romancier sera moins convaincu, reprochant surtout à l'acteur de ne pas savoir fumer la pipe correctement... De Michel Simon, Simenon dira, à la mort de ce dernier en 1975 : « le meilleur Maigret, c'était lui », mais quelques années plus tard, il affirmait que l'acteur « était très bien mais ne ressemblait pas au commissaire ». 

Malgré tout, nous croyons à la sincérité du romancier, en lui laissant le mot de la fin, avec cette déclaration de 1979, à l'occasion des 50 ans de la naissance de Maigret : « Les adaptations trahissent toujours le roman, pour cette raison surtout que je ne dessine pas en détail mes personnages et je ne fais jamais de descriptions minutieuses. Le lecteur doit travailler un peu ! » 

 

Murielle Wenger 

Author: Maurizio Testa
Posted: September 29, 2020, 10:17 am

I.N.A. - 21/12/1963 - Le 21 décembre 1963, dans l'émission Portrait souvenir de Roger Stéphane, l'écrivain Georges Simenon, l'auteur des Maigret dévoile la personnalité de son héros, telle qu'il l'a imaginée. Debout et la pipe à la main, il imite et mime certains comportements de l’enquêteur. D'emblée, il le décrit comme quelqu'un "qui extérieurement n'impressionne pas du tout, il poursuit, c'est un homme très ordinaire, d'une culture moyenne, même en dessous de la moyenne, mais qui a le sens de renifler l'intérieur des gens". Georges Simenon accepte de décrire comment Maigret doit se mouvoir. Il évoque ensuite son absence de sentimentalité. Il dépeint ses attitudes sur les lieux d'un crime, lors d'un interrogatoire, dans ses rapports avec ses inspecteurs, notamment son adjoint Janvier et avec Madame Maigret, "ils s'aiment assez pour supporter le silence." L'écrivain raconte notamment comment il conseilla l'acteur anglais Ruppert Davis qui ne comprenait pas la distance du commissaire envers son épouse. Enfin, Simenon évoque la relation du commissaire vis-à-vis de l'alcool, en rapport avec une époque où lui aussi buvait beaucoup, "j'ai pu changé mon comportement mais pas le sien", et vis-à-vis de la nourriture. "Sa part de sensualité à lui"....>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: September 28, 2020, 11:26 am