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SIMENON SIMENON • News quotidiane internazionali su Simenon. Les romans de Simenon. Il commissario Maigret. Biografia di Simenon. Inspector Maigret. Opere di Simenon. Daily news on Simenon. Les enquêtes du commissaire Maigret. I viaggi di Simenon. Biographie de Simenon. I Maigret e i non-Maigret. Les romans durs. Simenon reporter. Simenon et la littérature. La pipa di Simenon e la pipa di Maigret. News quotidiennes sur Simenon et Maigret. Simenon & media • SIMENON SIMENON


7. Maigret travaille par déduction

« Ce fut une des rares affaires qui eût pu être résolue sur plans et documents, par déduction et par les méthodes de police scientifiques. D’ailleurs, quand Maigret quitta le Quai des Orfèvres, il savait tout […].Maigret avait tellement étudié le plan établi par les premiers enquêteurs qu’il aurait pu se diriger les yeux fermés dans la maison. […] Et Maigret, ses papiers à la main, suivait son idée » (Les Larmes de bougie)


7. Maigret lavora per deduzione

« Quello fu uno dei rari casi che poté essere risolto attraverso la pianificazione, la deduzione e grazie ai metodi della polizia scientifica. lnoltre quando Maigret lasciò Quai des Orfèvres, sapeva tutto […] Maigret aveva talmente studiato il piano stabilito di primi investigatori, che avrebbe potuto muoversi ad occhi bendati nella casa. […]  E Maigret, le sue carte in mano seguiva la sua idea » (Le Lacrime di cera)

7. Maigret works by deduction

“It has been one of the rare cases which could have been resolved on plans and documents, by deduction and by scientific police methods. Besides, when Maigret left the Quai des Orfèvres, he knew everything […]. Maigret had so much studied the plan established by the first investigators that he could have moved in the house with his eyes closed. […] And Maigret, with his papers in his hand, was following his idea” (Journey Backward into Time)



Author: Maurizio Testa
Posted: August 25, 2019, 8:11 am






Causeur - 21/08/2019 - Jérôme Leroy - Parfois, on aimerait ne pas aimer. Mais on n’y peut rien. C’est de l’ordre de l’addiction, Simenon, comme on dit de nos jours. Il nous en faut quatre ou cinq par an. Parfois deux à la suite, comme un shoot. On connaît tous ses trucs, pourtant. Depuis le temps, c’est comme dans les vieux couples, on ne peut plus rien se cacher. Il y a d’abord les notations météorologiques comme fil conducteur et comme couleur donnée au roman : il y a des romans gris, des romans pluvieux, des romans moites, des romans caniculaires, plus rarement des romans froids. Simenon contrevient ainsi à un des fameux Dix commandements pour écrire un roman du grand Elmore Léonard, un des maîtres du polar américain, connu pour son humour, sa rapidité et sa maîtrise de l’intrigue...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: August 24, 2019, 8:28 am
Cosa c'entra il condimento per la pasta a base di pomodoro e carne macinata

SIMENON SIMENON. LA SAUCE BOLOGNAISE DE MAIGRET 
Quel est le rapport avec la sauce pour pâtes à la tomate et à la viande hachée ? 
SIMENON SIMENON. MAIGRET'S MEAT SAUCE 
What has the sauce for pasta with tomato and minced meat to do with that?




Questo blog ci ha portato ad esplorare le pieghe più oscure, i risvolti più particolari, le interpretazioni anche le più spericolate in merito alla biografia di Simenon, alla sua opera, ma anche a spulciare le curiosità del suo personaggio Maigret, formulando a volte le  ipotesi più fantasiose su come potrebbe essere stato se... 
E adesso?

Adesso ce ne usciamo con il “Ragù di Maigret”. Il collegamento immediato potrebbe essere quello con il côté gourmet del commissario, anche se qui parliamo del ragù italiano e meglio ancora bolognese. Infatti a voler complicare tutta questa faccenda ci sarebbe da considerare anche il "ragoût" francese, da cui appunto deriva il ragù bolognese. Ma il piatto francese è diverso da quello italiano. Il primo infatti é una miscela di stufato di carne cotta a fuoco lento in salsa, insomma un bel piatto unico. Quella italiana invece è notoriamente consumata solo come condimento per le fettuccine (o anche pappardelle) per lo più alluovo, sugo costituito in gran parte da carne tritata e pomodoro.  Qualcuno magari sta già seguendo unaltra pista. Piatto bolognese, come "bolognese doc" era il più famoso interprete del Maigret televisivo italiano, Gino Cervi. Eppure no, così si va fuori pista, infatti  nemmeno di questo vogliamo parlare.
La nostra intenzione è più metaforica, qualcuno potrà definirla più cervellotica... Il nostro vuole essere infatti un atipicoraffronto  tra il sapore e la composizione del ragù e le caratteristiche e le componenti  del  carattere del commissario.
E vedo di spiegarmi.

Contrariamente alla vulgata più popolare, ritengo che la figura del commissario costruita da Simenon non sia così semplice, elementare e scontata. Il carattere di questo personaggio, le sue convinzioni, i suoi ragionamenti e i suoi comportamenti sono più complessi e profondi di quello che potrebbe sembrare a prima vista. E anche il disegno del suo profilo non si è concluso nei mesi di preparazione dei primi sei titoli (quelli che  editore di Simenon, Fayard, pretese che fossero scritti e pronti prima del lancio della serie). La figura di Maigret si va arricchendo romanzo dopo romanzo, seguendo la crescita della narrativa della serie che, come abbiamo detto altre volte, dagli anni 50  in poi va sempre più sovrapponendosi a quella dei romans durs  per i temi trattati, lo stile,la tipologia dei protagonisti, la profondità psicologica, etc... E il commissario simenoniano non è estraneo a questa crescita.

E il ragù cosa centra?

Beh, intanto anche questa gustosissima salsa pretende una preparazione complessa e non certo rapida. Basta solo  pensare alla sua cottura a fuoco lento, mentre il sugo di pomodoro bolle appena appena, quel tanto per cuocere a calore moderato i granuli di carne, sia quella bovina che quella suina... insomma non va liquidata come un semplice sugo di carne.

Questa lentezza della cottura che amalgama le carni, il sugo e tutti gli odori (così vengono chiamati il sedano, la carota, la cipolla) ci riporta alla lentezza della azione maigrettiana quando si muove nella scena del reato, alla sua calma che lo porta quasi allimmobilismo proprio per impregnarsi dellatmosfera e intuire al meglio le dinamiche interpersonali, capire i valori e mettere insieme le caratteristiche peculiari di quellambiente. E anche qui potremmo dire che Maigret fa sfrigolare lentamente tutti questi elementi come per portarli alla giusta cottura al punto di essere commestibili.

Poi abbiamo detto che questo benedetto ragù” è una salsa, in cui confluiscono non solo il pomodoro, le carni e gli odori che abbiamo citato prima. Allinizio, nel mezzo e quasi alla fine della cottura, richiede anche un po di brodo, alcuni tocchetti di pancetta, diversi riccioli di burro, vino rosso e latte quanto basta e, ovviamente, gli onnipresenti sale e pepe.

Tutto questo si amalgama, si fonde, diventa un unicum che forma la salsa e che va trasformandosi durante la cottura. Così come tutti gli elementi che circondano il commissario vanno pian piano combinandosi insieme e formano un quadro sempre più chiaro e univoco del casocui sta lavorando.

Insomma una salsa per condire fettuccine può essere paragonata al commissario simenoniano?

Forse qualcuno griderà allo scandalo, ma più ne scrivo e più mi accorgo che questo avvicinamento  sarà certamente molto poco ortodosso, ma qualche valenza riesce ad esprimerla. (m.t) 
Author: Maurizio Testa
Posted: August 23, 2019, 6:39 am
The novelist’s “career program”


SIMENON SIMENON. RISPETTARE GLI PASSI PER ENTRARE NELLA VERA LETTERATURA
Il “programma di carriera” del romanziere
SIMENON SIMENON. RESPECTER LES ETAPES POUR ENTRER DANS LA VRAIE LITTERATURE
Le « programme de carrière » du romancier






We know well what led Simenon to leave Liege and go to Paris, to give up his secure job at the Gazette de Liège for entering the unknown of literary adventure. It was not just about writing, but about what and how to write. His aim was to write novels that would emerge from his inspiring vein, without constraints, in fact literature as he conceived it.
Young Simenon had three gifts that would help him achieving his goal. First he was humble. He knew perfectly well that a long period of training was waiting for him and that he would succeed only after a certain number of stages. Then he was a lucid and conscious programmer. In fact he saw the periods that he had to go through: first apprenticeship, in which he would have to accept any job on commission, he would have to write every kind of thing, but that would be a fundamental moment to enter the mechanism of the publishing world, to experiment narrative forms; second the semi-literature period, in which, besides the freedom of writing what he wanted, he nevertheless had to follow a certain set of rules (that of the detective novel) which would guide him (up to a certain point…) and constitute a point of reference. Only after this experience he could set sail and navigate in the sea of literature tout court.
His third gif was perseverance. Simenon never discouraged, not even with the repeated and famous denials of Colette, when he brought him his short stories that he wanted to be published in Le Matin. Wilful and perseverant, he modifies them, he followed the writer’s advices until he succeeded in having one published. He made fruit this experience, because he did not intend to skip step. It was as if he had defined a route plan to achieve his goals and followed it diligently.
But he also had instinct. Thus he could be convinced that, among the numerous characters he created, Maigret would be the right one on which he should bet everything, up to the point of come out with his own true name? His Chief Inspector with his investigations had not the characteristics of the rules of the genre. We think this was not by chance. From a rational point of view his publisher Fayard was right when thinking that this series would not have success. Yet intuitively Simenon felt otherwise, and in fact the writer’s feelings won over the publisher’s “data”.
Thus Simenon, with Maigret’s success, had entered semi-literature. His Chief Inspector brought him fame and popularity, but also the label of a detective novel author, which he had hard time shaking off. After the first series of nineteen investigations, Simenon considered Maigret’s chapter was closed and he began to have romans durs published by Fayard. Yet at that moment parties were reversed: Fayard wanted Simenon to go on writing Maigret novels, whereas the writer did not want anymore. His consecration as a novelist coincided with his entering Gallimard publishing house. Yet Gaston Gallimard also wanted him to write Maigret novels. Simenon managed to sustain a sabbatical for a few years, then arrived the moment of Maigret’s coming back. And this was a return for lifelong.
Yet if in the beginning Simenon had taken care to differentiate the romans durs from the Chief Inspector’s investigations, as years went by, the difference between the two types of production got more and more reduced, up to the point that it could not be anymore spoken about literary production and commercial production.
All things considered we can say that Simenon had respected his program and finally it worked ... and how well.


by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: August 22, 2019, 8:04 am
Pour les 90 ans de sa naissance, le commissaire nous ouvre son livre de souvenirs. Nous vous proposons, à quinzaine, une rubrique pour commémorer cet événement phare de cette année 2019.

Per i 90 anni dalla sua nascita, il commissario ci apre il suo libro dei ricordi. Noi vi proporremo, ogni quindici giorni, una rubrica per commemorare questo avvenimento clou per l’anno 2019.

For the 90th anniversary of his birth, the Chief Inspector shows us his memory book. We propose a fortnight column to commemorate this milestone event of this year 2019.





• C’était au milieu des années 1950. Simenon était venu me rendre visite à Meung-sur-Loire, et m’avait parlé d’un projet de film avec son ami Jean Gabin. L’acteur devait interpréter un commissaire de la P.J., donc moi… Simenon était enthousiaste, et finalement, j’ai dit « pourquoi pas ? »… Après tout, me voir dans la peau d’un des plus grands acteurs français, c’était plutôt flatteur…


• Fu intorno agli anni '50. Simenon era venuto a trovarmi a Meung-sur-Loire, e mi aveva parlato di un progetto di un film con Jean Gabin. L'attore doveva interpretare un commissario della P.J., cioè me ... Simenon era entusiasta e alla fine io dissi "perché no?".... Dopo tutto, vedermi nella pelle di uno dei più grandi attori francesi, era piuttosto gratificante...


• It was in the middle of the ‘50s. Simenon had come to visit me at Meung-sur-Loire, and he had talked about a film project with his friend Jean Gabin. The actor would interpret a Chief Inspector of the P.J., that is to say me… Simenon was enthusiastic and finally I said “why not?”… After all, seeing me in the shoes of one of the greatest French actors was rather flattering…



Pour le slide-show, utiliser des images des trois film Maigret avec Gab
Author: Maurizio Testa
Posted: August 20, 2019, 9:18 am
A propos des personnages des Pays-Bas évoqués dans la saga

SIMENON SIMENON. MAIGRET, GLI OLANDESE E LE SCATOLE DI CACAO
Sui personaggi dei Paesi Bassi menzionati nella serie
SIMENON SIMENON. MAIGRET, THE DUTCH AND THE COCOA BOXES
About the characters from the Netherlands mentioned in the saga



Dans un billet récent, nous avons évoqué une série de personnages d’origine belge et flamande, et nous avons constaté que Simenon usait souvent des mêmes descriptions physiques pour les caractériser. Aujourd’hui, nous verrons qu’il en va de même pour les personnages d’origine néerlandaise.
Le roman Un crime en Hollande, le huitième de la saga, est celui où Simenon envoie son commissaire enquêter sur les lieux de sa naissance mythique. On rappellera que le romancier a effectivement connu la région, puisque c’est dans le port hollandais de Delfzijl qu’il amarra son bateau en septembre 1929 et qu’il fit connaissance avec la petite ville pavée de briques roses (voir ce billet : http://www.simenon-simenon.com/2018/05/simenon-simenon-un-romancier-un.html). Dans le roman, comme Maigret ne parle pas la langue du pays, les conversations se limitent à celles qu’il peut mener avec ceux qui connaissent la langue française. Il va surtout regretter de ne pouvoir converser avec le Baes, ce marin qui est une sorte de double hollandais du commissaire : Oosting, le Baes, est « le plus gros, le plus large, le plus rouge de visage » et il a « une personnalité plus forte » que les autres marins. Parmi ceux que Maigret rencontre, Beetje et son visage rose, ses « grands yeux d’un bleu de faïence » et ses cheveux roux ; et aussi l’inspecteur Pijpekamp, un grand garçon blond qui parle « un français lent, un peu précieux ».
Le commissaire va aussi croiser, dans le cadre de ses enquêtes parisiennes (et parfois provinciales), toute une série de personnages néerlandais. Dans Maigret et la Grande Perche, la victime, Maria Van Aerts, est d’origine hollandaise, et Maigret téléphone à son amie, Gertrude Oosting, qui a « un fort accent, qui n’était d’ailleurs pas déplaisant ». Dans Maigret voyage, il est question d’une certaine Anna de Groot, une « grosse blonde » hollandaise, qui a « une peau rose de bébé ». Dans Mon ami Maigret, Jef de Greef est hollandais ; il est blond, et il parle « le français sans presque d’accent ».
Dans Maigret et le fantôme, le commissaire interroge Norris Jonker, le collectionneur hollandais, au teint rose (comme celui de son domestique Carl, très blond…), mais « sans le moindre accent », ce qui ne l’empêche pas de parler lentement, « comme si, après tant d’années, il pensait encore en néerlandais et devait traduire chaque mot » ; les yeux bleus, les « mains grasses et soignées », Jonker a plutôt l’air d’un « gentleman anglais » dont il a « le flegme » ; auparavant, Maigret a téléphoné à l’ambassade des Pays-Bas, où la réceptionniste a une « voix jeune et fraîche, avec un léger accent, [qui fait] penser aux paysages à moulins à vent qu’on voit sur les boîtes de cacao » ; quant au second secrétaire d’ambassade qui répond à ses questions, il se nomme Hubert de Vries et Maigret l’imagine « blond peut-être, un peu trop bien habillé, à la façon des gens du Nord».
Dans Maigret et l’affaire Nahour, le commissaire a affaire à quatre personnages d’origine hollandaise. La première, Lina Nahour, originaire d’Amsterdam, « a le type nordique assez prononcé, le teint laiteux », « des yeux d’un bleu de porcelaine », et elle est très blonde ; elle parle avec « une légère pointe d’accent ». Sa femme de chambre, Nelly Velthuis, est blonde aussi, elle a « des yeux d’un bleu étonnamment clair » et c’est « la Hollandaise type des boîtes de cacao et il ne lui manquait que le bonnet à deux pointes de son pays » ; elle est originaire de Frise. Anna Keegel, l’amie de Lina, est, au contraire des autres, petite et brune… Dans le même roman, Maigret sollicite l’aide de Jef Keulemans, le chef de la brigade criminelle d’Amsterdam, qui a, lui aussi, un visage rose et des cheveux blonds ; la standardiste sur place qui lui passe l’appel de son collègue hollandais est doté d’« un accent savoureux »…
Un accent savoureux, une peau rose, des cheveux clairs, des yeux bleus et le souvenir sucré d’une boîte de cacao. La douceur d’une certaine image de la Hollande…

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: August 20, 2019, 6:24 am


La Croix -18/08/2019Michaëlle Petit - Un vélo, une péniche, un coin de Seine au bout du quai. Rajoutons la pipe, l’imper et le chapeau, la silhouette est là. Voici l’imposant Jules Maigret qui marche dans le Paris noir des années 1930. Mais ce Paris-là, bien avant, bien après, tient de l’éternité. De par son décor et de ce qu’il généra de romanesque criminel, littéraire, cinématographique, télévièsuel [...]. Voici justement Georges Simenon, débarqué fourbu d’un train de nuit, gare du Nord à Paris, en provenance de Liège. Il a 19 ans, nous sommes en 1922. Maigret, traversées de Paris : 120 lieux parisiens du commissaire, ce passionnant petit livre que réédite Omnibus pour les trente ans de la mort de l’écrivain belge (1903-1989) fourmille d’anecdotes au gré d’une balade à travers le Paris de l’homme à la pipe...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: August 19, 2019, 6:53 am





6. Maigret suit un suspect
« Le plus grand danger, dans ce genre d’affaires, c’est de se laisser écœurer. […] Voilà pourquoi depuis douze jours, Maigret employait sa vieille tactique : faire suivre son homme pas à pas, minute par minute, du matin au soir et du soir au matin, le faire suivre ostensiblement, afin que l’écœurement, s’il se produisait dans l’un des deux camps, se produisît de son côté. » (Peine de mort)


6. Maigret segue un sospetto
« Il più grande pericolo, in questo tipo di affari, è quello di lasciarsi scoraggiare […] Ecco perchè da dodici giorni, Maigret impiegava la sua vecchia tattica: far seguire il suo uomo passo passo, minuto per minuto, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, facendolo seguire ostentatamente affinché lo scoraggiamento, se si doveva prodursi in una delle due parti, si producesse dalla parte dell’inseguito.» (Pena di morte)


6. Maigret is following a suspect
“The greatest danger, in this kind of cases, is to let oneself getting nauseated. […] That’s why for twelve days Maigret had been using his old tactic: following the man step by step, minute by minute, from morning to evening and from evening to morning, following him ostentatiously, to that nausea, if it occurred in one of the two parts, would occur on his side.” (Death Penalty)


Author: Maurizio Testa
Posted: August 18, 2019, 8:05 am



Il Sussidario - 14/08/2019 - Gianni Foresti - Dal 1964 al 1972 andarono in onda sulla Rai Le inchieste del commissario Maigret, quattro stagioni per 35 episodi con un successo strepitoso, si arrivò a 18 milioni di telespettatori. Se andate su Youtube troverete molte puntate, tutte sono anche disponibili in DVD. L’attore interprete di Maigret era Gino Cervi, il regista Mario Landi, ma di loro parleremo dopo. La Arnoldo Mondadori pubblicò dal 1961 al 1991 tutti i Maigret scritti da Simenon, in giro ce ne sono ancora moltissimi, li trovate nei mercatini. Avevano una peculiarità, la copertina raffigurava il commissario con il volto di Gino Cervi.
C’è un libro di Santo Alligo, “Tutti i Maigret di Pinter” (Little Nemo editore), che raccoglie tutte le copertine dei libri. Il disegnatore era Ferenc Pinter, il nome forse dice poco, ma era veramente un grande disegnatore “Che cosa significa per me il personaggio Maigret? Alla fine questa domanda me la sono fatta anch’io: vedo allora l’immagine che si crea sulla carta e che pian piano diventa personale coinvolgimento” (2007 – Ferenc Pinter)...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: August 17, 2019, 7:42 am
Non si ricorda spesso, ma la Francia, quando debuttò Maigret, era entrata in quella crisi economica che arrivava dagli Usa (1929).

SIMENON SIMENON, LE SUCCES A CONTRE-COURANT DE SIMENON
On ne s'en souvient pas souvent, mais la France, quand Maigret débuta, était entrée dans une crise économique qui arrivait des USA (1929(
SIMENON SIMENON. SIMENON'S COUNTERFLOW SUCCESS
It's not often reminded, but France, when Maigret started, had entered an economic crisis that was coming from the USA (1929)





Era la fine del 1930 quando in Francia scoppiò la crisi economica con tutta la sua evidenza, colpendo un po' tutti I settori produttivi e commerciali della nazione. Nei primi mesi dell'anno seguente, iniziarono i primi scioperi massicci, a partire dagli operai delle miniere, poi seguirono a ruota quelli dei tessili e poi dei lavoratori agricoli. Ma la situazione era veramente grave. I settori meccanico e delle macchine utensili ebbero cali tra il 70% e l'80% rispetto all'anno precedente. L'agricoltura ridusse quasi ad un terzo il suo fatturato. I posti di lavoro diminuivano a vista d'occhio e per chi rimaneva i salari scesero a volte oltre il 10%. 
E' in questa cornice che Simenon si lanciò nella sua avventura maigrettiana. Nei suoi romanzi però non c'è traccia di questa catastrofe nazionale che pure doveva avere anche le sue amare conseguenze per tutti gli ambiti, settore dell'editoria compresa. Invece la narrazione di quel periodo riguarda quasi esclusivamente, il passaggio da letteratura- alimentare a semi-letteratura, oppure i litigi tra Fayard e Simenon, perché il primo non credeva affatto a quel personaggio poliziesco così fuori dagli schemi, mentre lo scrittore argomentava che proprio l'originalità e la portata innovativa sarebbero stati i motivi del successo.
Poi il lancio. Quella grande e balzana iniziativa del Bal Anthropometrique che, sembra, coinvolse tutta la Parigi che contava e che l'autore voleva avesse una lunga eco sulla stampa non "letteraria". Fu quindi un lancio prevalentemente mondano (proprio come lo immaginava Simenon), e sui giornali infatti se ne parlò per una settimana.
Adesso mettiamo da parte il grande fiuto dello scrittore per la promozione dei suoi libri,  certo in quei momenti (visto quello che abbiamo raccontato all'inizio), immaginiamo che la stampa avesse ben altro cui rivolgere la propria attenzione. In più, se ci è permesso, Fayard, pur essendo un editore di successo e di una certa importanza nel suo campo, non era certo Gallimard... E lo stesso Simenon, che per quasi dieci anni aveva prodotto centinaia di titoli, lo aveva però fatto sempre con pseudonimi. Quindi come Georges Simenon era un illustre sconosciuto
In più va considerato che allora la comunicazione dei media si limitava a qualche quotidiano e al cosiddetto journal parlé trasmesso da un pugno di radio parigine. Ciò significa che lo spazio per l'informazione non era certo quello di cui oggi usufruiamo noi e con i ritmi cui siamo abituati a consumarlo. 
Ma forse questo Simenon l'aveva intuito... o meglio aveva intuito che in quella situazione di catastrofica crisi economica, lo spazio letterario nelle pagine di un quotidiano, per un  editore commerciale, un autore debuttante e un romanzo tutto sommato di genere, avrebbe potuto ambire al più ad un colonnino. Quanti l'avrebbero letto? E il giorno dopo, come si diceva, il quotidiano é buono solo per incartare il pesce al mercato. Ecco quindi che l'organizzazione di quella rumorosa gazzarra notturna, con il decoro che simulava gli elementi di una prigione e addirittura due finti poliziotti alla porta che prendevano agli invitati (che erano stati raggiunti da una sorta di "avviso di garanzia") le misure antropometriche come succede ad ogni arrestato che venga tradotto in galera. Musica jamaicana a tutto volume, alcool, balli sfrenati, a notte fonda addirittura uno spogliarello (con  l'immancabile intervento della buoncostume) e la festa e i suoi schiamazzi andarono avanti fino all'alba, facendo molto rumore, e non solo in senso sonoro, mentre Simenon firmava i Maigret senza sosta...
E' chiaro che i primi a buttarsi sull'evento, furono i settimanali scandalistici, e poi i quelli femminili e così l'attenzione generale dei media sull'evento durò circa una settimana.
Ci fu ovviamente spazio di parlare di Maigret e financo di Georges Simenon che così iniziò a farsi conoscere dal grande pubblico.
Certo quello non era il momento ideale, la crisi mangiava i redditi dei francesi e acquistare un libro non era così semplice essendo un consumo al momento decisamente voluttuario. Ma d'altra parte, proprio la situazione di crisi, l'incertezza del futuro, la paura di chissà cosa potesse succedere è stata sempre una grossa molla all'evasione. Il libro, il cinema, la musica anche allora potevano costituire una parentesi in cui i pensieri non pesavano, una sorta di dimensione "altra" in cui rifugiarsi e scordarsi, sia pure per un tempo limitato, le ambasce del quotidiano.
Insomma più semplicemente sognare.
I primi romanzi di Simenon non erano fantasy e nemmeno fantascienza. Anzi avevano i piedi ben piantati nella realtà, nei problemi e nelle speranze della vita quotidiana della gente. Ma, c'é un ma. Simenon anche dai suoi primi Maigret non fa trapelare la preoccupazione per quella crisi, e soprattutto per le sue drammatiche conseguenze. La vita, nella vicende dei Maigret, magari è una vita dura, come quella dei battellieri delle chiatte, o dei camerieri che prendono servizio la mattina alle sei e non vanno mai via prima di mezzanotte, o dei pescatori che spesso escono a mare una settimana intera senza prendere un pesce. Ma era la loro una condizione normale. Nelle vicende ambientate a Parigi, o nelle cittadine di provincia, s'incontrano anche impiegati, bancari, avvocati, notai, medici, finanzieri... tutta gente che nel proprio ambito conduce una vita normale, non certo turbata da una crisi come quella del 1930.
E Simenon fa in modo che Maigret non ne parli mai, né con il suo intimo amico dottor Pardon, ne con i suoi quattro ispettori con cui condivide la vita tutti i giorni. E non viene fuori nemmeno nei discorsi coniugali tra Jeles e Louise.
Come mai?
Possiamo solo fare delle ipotesi. Come abbiamo detto lo scrittore non voleva "impregnare" i suoi romanzi di quel misto di tristezza e di paura, che i suoi lettori vivevano quotidianamente. Romanzi che certo non volevano portare il lettore in paradiso, ma gli ricordavano, in modo rassicurante, cquanto solida e tranquilla potesse essere la vita.
Accanto a questa, un'altra motivazione più personale. Simenon negli anni 30, dopo quasi dieci anni di letteratura popolare, non aveva magari ancora maturato le soddisfazioni letterarie che si era prefisso, ma da un punto di vista economico era benestante. E probabilmente in quegli anni benestante era sinonimo di ricco. Per lui che aveva espresso più volte la velleità di essere "uno come gli altri", questo essere così controcorrente, avere finalmente notorietà e successo, in un momento in cui gli altri versavano in una grave crisi, forse lo portò a glissare su questi problemi, rafforzando la sua volontà di costruire nei suoi romanzi un mondo in cui le catastrofi economiche della realtà rimanevano del tutto fuori (m.t.)
Author: Maurizio Testa
Posted: August 16, 2019, 7:34 am

Three writers, three quartiers: living in 1920s Paris 


SIMENON SIMENON. SIMENON, ORWELL, HEMINGWAY 
Tre scrittori, tre quartieri: vivere a Parigi nel 1920 
SIMENON SIMENON. SIMENON, ORWELL, HEMINGWAY 
Trois écrivains, trois quartiers: vivre à Paris en 1920





In this article, I will look at three Parisian quartiers “shared” to a greater or lesser degree by Simenon, Orwell and Hemingway during their time in 1920s Paris and which figure prominently in their writings. First, the quartier des grands hôtels, in central Paris: in addition to providing the setting of Maigret’s investigation in Les Caves du Majestic (1942) and the backdrop to several important episodes in Pietr lLetton (1931), this was the location of the “Hôtel X” where Orwell worked as a dishwasher in 1929, an experience recounted in Down and Out in Paris and London (1933), and the Hôtel Ritz, whose bar was patronised by Hemingway and where, before leaving Paris in 1928, he stored the notebooks that would form the basis for A Moveable Feast (1964). Secondly, the area around rue Mouffetard, where Louis Cuchas, Simenon’s Le Petit Saint (1965), spent his childhood and adolescence and where Hemingway and Orwell lived during their Parisian years. Finally, the brasseries and restaurants of the boulevard Montparnasse, frequented by fictional wealthy Americans and international bohemians in La Tête d’un homme (1932) as well as by the real-life characters of Hemingway’s memoir.  
Simenon’s Hôtel Majestic resembles in all particulars Orwell’s “Hôtel X”, which was either the Hôtel Crillon or Hôtel Lotti. The clients are predominantly wealthy Americans and Maigret with his plebeian origins looks and feels out of place: ‘Maigret’s presence at the Majestic inevitably carried a suggestion of hostility. He was a kind of foreign body its organism would not assimilate’ (Pietr le Letton). Behind the scenes, in the service quarters where meals are prepared for the guests, the contrast with the opulence of the restaurant is striking, with cooks, waiters, kitchen staff and dishwashers scurrying around madly in the service of the wealthy: ‘Between one and three o’clock the agitation was at its height, the rhythm so rapid that it resembled a speeded-up film’ (Les Caves du Majestic). Orwell’s description of the working environment in the caféterie of a Parisian luxury hotel is even more graphic: ‘It was amusing to look around the filthy little scullery and think that only a double door was between us and the dining room. There sat the customers in all their splendour […], and here, just a few feet away, we in our disgusting filth.’ The restaurant staff at the Majestic and the Hôtel X are organised in a strict hierarchy, symbolised for Simenon by their different dress code – chef’s white hats for the cooks, dinner jackets for the waiters, aprons for the cellar staff – and Orwell comments that ‘our staff had their prestige graded as accurately as that of soldiers, and a cook or waiter was as much above a plongeur as a captain above a private. Highest of all came the manager, who could sack anybody, even the cooks.’ 
When he was not working, Orwell lived in a furnished room in the rue du Pot-de-Fer in the same quartier as the apartment of Hemingway and his wife Hadley in the rue du Cardinal-Lemoine. The autobiographical memories of the Englishman and American concerning the area correspond strongly to Simenon’s description of the rue Mouffetard in the period preceding and following the Great War in Le Petit Saint. All three authors insist on the generalised poverty of the quartier: for Orwell, ‘it was quite a representative Paris slum’; the Cuchas family’s apartment, as described by Simenon, is cramped and lacking furniture with a cold-water tap on the landing and a toilet in the yard; and Hemingway recounts that ‘home in the rue du Cardinal-Lemoine was a two-room flat that had no hot water and no inside toilet facilities’. Yet Orwell also remarks that ‘amid the noise and dirt, lived the usual respectable French shopkeepers, bakers and laundresses […], keeping themselves to themselves and quietly piling up small fortunes’; this could equally be a description of Cuchas’s ‘Uncle Hector [who] ran a butcher’s shop at the corner of the rue du Pot-de-Fer.’ Orwell and Simenon are also in agreement concerning the multinational composition of the quartier’s inhabitants, from the Poles, Arabs and Italians of the former’s lodging house to the absent Russian father of Cuchas’s half-brother, his mother’s Czech lover, the Italian family on the floor above with seven or eight children and his recollection that ‘not everyone spoke French. There was a little girl and her brother who had almond eyes [and] a tall, thick-lipped negro.’ 
Along with many of his compatriots, Hemingway had been attracted to Paris by three factors: the extremely favourable exchange rate, the prohibition in 1920 of the sale of alcohol in the United States and the city’s burgeoning population of writers and artists from throughout the world, many of whom were concentrated in Montparnasse. Simenon was himself part of the Montparnasse scene becoming a regular at venues such as La Coupole, La Rotonde and Le Dôme, establishments also patronised by Hemingway and numerous other expatriates. This did not prevent Simenon from presenting a less than flattering portrait of the milieu in La Tête d’un homme as ‘the somewhat tawdry crowd from Montparnasse’. Neither does Louis Cuchas identify with ‘the Montparnasse painters, who had invaded the fourteenth arrondissement after the war and who could be seen and heard, talking all languages, first at the Rotonde and on the terrace of the Dôme and later at the Coupole’. Hemingway, although he frequently satirises authors with whom he quarrelled in Paris, is generally positive about the café environment devoting whole chapters of his book to ‘Pascin at the Dôme’ and ‘Evan Shipman at the Lilas’. 
Three writers, then, with three quartiers in common but each with his own specific relation to the social geography of Paris. 

William Alder 
Author: Maurizio Testa
Posted: August 15, 2019, 4:11 am




Aucun simenonien ne peut dorénavant l’ignorer: cette année, nous commémorons les 30 ans de la disparition du romancier. Notre blog lui rend hommage, à sa façon, en proposant cette rubrique hebdomadaire.



Nessun simenoniano potrà d’ora in poi ignorarlo: quest’anno ricordiamo i 30 anni dalla scomparsa del romanziere. Il nostro blog gli renderà omaggio, a modo suo, proponendo questa rubrica settimanale.



No Simenonian can ignore it now: this year, we commemorate the 30th anniversary of the disappearance of the novelist. Our blog pays tribute, in its own way, by offering this weekly column.









2) Simenon en 1930
En cette année 1930, au printemps, Simenon revient de Hollande sur l’Ostrogoth et s’amarre à Morsang. Il propose à Fayard de publier une nouvelle collection avec Maigret pour personnage principal et lui présente le tapuscrit de Pietr le Letton. L’éditeur, pas tout à fait convaincu, lui demande d’écrire d’autres romans avec le commissaire. Ce que Simenon fera au cours des mois qui suivront, et il rédigera Le Charretier de la « Providence », Monsieur Gallet, décédé et Le Pendu de Saint-Pholien. En automne, il écrira aussi son premier roman « non-Maigret », Le Passager du Polarlys.


2) Simenon nel 1930
Nell’anno 1930, in primavera, Simenon torna dall’Olanda sull’Ostrogoth e attracca a Morsang. Propone a Fayard di pubblicare una nuova collezione con Maigret come protagonista e gli presenta il dattiloscritto di Pietr le Letton. L’editore, nient’affatto convinto, gli chiede di scrivere altri romanzi con il commissario. Cosa che Simenon farà nei mesi che seguiranno, e scriverà Le Charretier de la « Providence », Monsieur Gallet, décédé e Le Pendu de Saint-Pholien. In autunno, completerà anche il suo primo romanzo « non Maigret », Le Passager du Polarlys.


2) Simenon in 1930
In this year 1930, in spring, Simenon came back from Holland on board the Ostrogoth and moored at Morsang. He proposed to Fayard to publish a new collection with Maigret as main character and presented to him the typescript of Pietr le Letton. The publisher, who was not so convinced, asked him to write other novels with the Chief Inspector. In the following months Simenon would do it and he wrote Le Charretier de la « Providence », Monsieur Gallet, décédé and Le Pendu de Saint-Pholien. In autumn he also wrote his first “non-Maigret” novel, Le Passager du Polarlys.
Author: Maurizio Testa
Posted: August 14, 2019, 2:31 pm
A propos du roman La Première Enquête de Maigret : les faits historiques

SIMENON SIMENON. MAIGRET ENTRA NEL BRIGADE CRIMINALE
A proposito del romanzo La prima inchiesta di Maigret: i fatti storici
SIMENON SIMENON. MAIGRET ENTERS THE CRIMINAL BRIGADE
About the novel Maigret's First Case: historical facts



En parcourant les pages parues sur ce site il y a bien longtemps, je suis tombée sur un billet (http://www.simenon-simenon.com/2012/07/simenon-quai-des-orfevres-maigret-e.html) qui m’a inspiré le sujet du jour. En effet, ce billet mentionne que l’entrée de Maigret au Quai des Orfèvres date, d’après ce qui en est dit dans La Première Enquête de Maigret, de 1913. Est-ce que cette date correspond à la réalité historique ? C’est cette enquête que nous allons mener aujourd’hui.
Dans les romans, la brigade que Maigret dirige en tant que commissaire est nommée « brigade des homicides », « brigade du chef » ou « brigade criminelle ». Pourquoi ces différentes appellations ? D’autre part, dans l’hommage que Simenon rendit au commissaire Guillaume lorsque celui-ci partit à la retraite en 1937, le romancier écrivait que le Maigret de ses premiers romans « confondait Police Judiciaire et Sûreté Générale», et que c’était suite à toutes les erreurs qui parsemaient ses textes que Xavier Guichard avait invité Simenon à venir visiter le Quai des Orfèvres, où il avait fait la connaissance du commissaire Guillaume. Essayons de mettre un minimum de clarté dans tout cela, et commençons par faire un peu d’histoire.
En 1871, suite aux événements de la Commune, les locaux de la préfecture de police furent détruits au cours de l’incendie qui ravagea aussi une partie de l’ancien palais de justice. Les services de la préfecture furent alors installés dans la caserne des sapeurs-pompiers, sur le parvis de Notre-Dame, où ils se trouvent encore aujourd’hui. Après l’incendie de 1871, on construisit un nouveau bâtiment sur le quai des Orfèvres, celui qui abritait jusqu’il y a peu les services de la Police judiciaire.
En 1893, Louis Lépine fut nommé préfet de police. A cette époque, on ne parlait encore que de la « Sûreté ». En 1907, Célestin Hennion fut nommé directeur de la Sûreté. Il proposa à Clemenceau de mettre sur pied des brigades mobiles, pouvant agir sur tout le territoire français (d’après quelques romans et nouvelles, Maigret a travaillé dans certaines de ces brigades), la 1ère brigade étant celle de Paris. En 1912, après l’affaire Bonnot, Lépine obtint un budget lui permettant de créer une « brigade du chef », qui comportait trois sections, s’occupant chacune d’un secteur déterminé : homicides ; vols ; escroqueries en tout genre. La même année, Xavier Guichard fut nommé chef de la Sûreté.
En 1913, Hennion remplaça Lépine au poste de préfet de police, et il réorganisa les services, en les répartissant entre Police municipale, service des Renseignements généraux et Police judiciaire. Cette dernière résultait de la fusion entre la 1ère brigade mobile et la « brigade du chef » de la Sûreté. Elle comportait l’Identité judiciaire, la brigade criminelle, la brigade des mœurs, et elle fut installée dans les locaux du 36, quai des Orfèvres, le 1er août 1913. La brigade criminelle ou brigade spéciale occupait les 3ème et 4ème étages, escalier A.
Maintenant que nous avons toutes les données en main, nous pouvons revenir à La Première Enquête de Maigret. Le roman s’ouvre à la date du 15 avril 1913, et Simenon écrit qu’à cette date, « la Police judiciaire ne s’appelait pas encore ainsi, mais s’appelait la Sûreté. ». C’est exact, puisque le décret de Hennion date du mois d’août 1931, comme nous l’avons vu. Plus loin dans le roman, il est dit que Maigret « connaissait personnellement Xavier Guichard, le chef de la Sûreté ». Exact encore, puisque Guichard était bien à ce poste à cette date. Plus tard, Maigret se fait souffler son enquête par la brigade du chef, à la tête duquel se trouve, dit le roman, le commissaire Barodet. Celui-ci a-t-il existé ? Je n’ai pas trouvé la réponse... Le roman se termine au début du mois de mai, avec la promotion de Maigret dans la brigade de Barodet. Ce qui signifie que Maigret a d’abord travaillé pour la Sûreté, et que son entrée au Quai des Orfèvres, en mai 1913, n’était pas à la P.J., puisque, nous l’avons vu, celle-ci ne s’installa qu’en août 1913 au Quai…


Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: August 13, 2019, 4:10 am
L’épouse du commissaire ne vit pas dans son ombre, elle a tout simplement sa vie. Le couple opère par une puissante réunion des contraires. Suite de notre lecture des «Maigret»




Le Temps - 11/09/12019 - Nicolas Dufour
Des esprits chagrins peuvent juger Mme Maigret comme une femme d’ancien régime, l’épouse qui tricote, limite potiche. Simenon lui-même la décrit avec ce mélange de subtilité et de raideur qui est le propre de son commissaire: «Une jeune fille un peu dodue, au visage très frais, avec, dans le regard, un pétillement qu’on ne voyait pas dans celui de ses amies» – dans Les Mémoires de Maigret, où est narrée la rencontre des deux personnes, avec un Maigret embarrassé dans une soirée où il ne connaît pas grand monde, jusqu’à ce que Mme le repère [...] On peut d’abord objecter que le couple a son indatable originalité. La manière distante et affectueuse, sans grand verbiage, dont Mme appelle son mari «Maigret», comme un sigle. Même dans l’intimité, elle n’a pas la naïveté de croire qu’elle peut percer la carapace...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: August 12, 2019, 8:12 am

















 Pipe et genièvre et Maigret est né. Le commissaire 90 ans
• Pipe and gin and Maigret is born. The Chief Inspector is 90 years old

Il Fatto Quotidiano - 10/08/2019Leonard Coen
“L’estate Simenon”, l’hanno battezzata i parigini. Mica hanno torto. Non solo il 4 settembre ricorre il trentesimo anniversario della sua morte ma, ma tra la fine d’agosto e settembre si festeggia anche la nascita – sulla carta – della sua creatura più famosa e amata, avvenuta novant’anni fa, nel 1929: il commissario Maigret. Che all’anagrafe ..._>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: August 12, 2019, 7:57 am




5. Maigret aide son neveu
« Pendant que Maigret […] posait des questions, grommelait pour lui seul, observait ses gens les uns après les autres, Paul Vinchon, comme un bon secrétaire, prenait des notes à la volée. […] – Tais-toi, je te dis ! grondait Maigret […], tandis que son neveu ne savait quelle contenance prendre. […] Tu n’es bon qu’à m’attirer des ennuis… Je vais te dire ce que j’ai à te dire… Après […] tu n’auras qu’à t’en tirer tout seul, et, si tu ne t’en tires pas, ce n’est pas la peine de téléphoner au Tonton…» (Jeumont,51 minutes d’arrêt !)


5. Maigret aiuta suo nipote
« Intanto che Maigret […] poneva delle domande, borbottando tra sè e sé, osservava i suoi personaggi uno dopo l’altro, Paul Vinchon, come un bravo segretario, prendeva degli appunti al volo. […] – Ti dico di stare zitto, sbraitò Maigret […] intanto suo nipote non sapeva quale contegno prendere. […] Tu sei buono solo ad attirarmi dei grattacapi… Ti dico quello che ti devo dire…Dopo […] tu non avrai altro da fare che cavertela da solo e, se tu non te la cavi, non è il caso di telefonare allo zio… » (Jeumont, 51 minuti di fermata!)


5. Maigret helps his nephew
“While Maigret […] was asking questions, grumbling for himself alone, watching people one after the other, Paul Vinchon, as a good secretary, was taking notes on the fly. […] Shut up, I tell you! Maigret was growling […], whereas his nephew didn’t know how to behave. […] You’re only good at getting me into trouble… I’ll tell you what I have to tell… Afterwards […] you’ll just have to get by on your own, and if you don’t succeed in it, it’s not worth phoning to your uncle…” (Jeumont, 51 Minutes’ Stop!)



Author: Maurizio Testa
Posted: August 11, 2019, 6:32 am
Pour les 90 ans de sa naissance, le commissaire nous ouvre son livre de souvenirs. Nous vous proposons, à quinzaine, une rubrique pour commémorer cet événement phare de cette année 2019.


Per i 90 anni dalla sua nascita, il commissario ci apre il suo libro dei ricordi. Noi vi proporremo, ogni quindici giorni, una rubrica per commemorare questo avvenimento clou per l’anno 2019.


For the 90th anniversary of his birth, the Chief Inspector shows us his memory book. We propose a fortnight column to commemorate this milestone event of this year 2019.










• Et puis un jour, j’en ai eu assez qu’il raconte parfois n’importe quoi à propos de mes enquêtes et de mon métier… Alors, j’ai décidé d’écrire mes Mémoires pour rectifier ses affirmations, et pour raconter comment nous nous sommes connus.


• E poi un giorno, ne ho avuto abbastanza che egli raccontasse qualsiasi cosa a proposito delle mie inchieste e del mio mestiere…Allora ho deciso di scrivere le mie Memorie, per rettificare le sue affermazioni e per raccontare come ci siamo conosciuti.



• And then one day I had enough that he sometimes was telling whatsoever about my investigations and my job… So, I decided to write my Memoirs to correct his statements and to tell how we met.
Author: Maurizio Testa
Posted: August 10, 2019, 12:05 pm

Nella narrativa più popolare dello scrittore sono ravvisabili segni di populismo?


SIMENON SIMENON, ROMANCIER POPULAIRE, MAIS AUSSI POPULISTE ?

Dans la littérature plus populaire de l'écrivain, y a-t-il des signes reconnaissables de populisme ?

SIMENON SIMENON. A POPULAR NOVELIST, BUT ALSO POPULIST?

In the writer's more popular literature, are there recognizable signs of populism?




Si fa un gran parlare di populismo di questi tempi. Grazie, o per colpa, della politica soprattutto. Per i pochi cui queste “chiacchiere” non fossero arrivate alle orecchie, qui diremo sbrigativamente che si tratta di una teoria politica secondo la quale, come dice la parola stessa, si tende a privilegiare più direttamente possibile la volontà del popolo nelle scelte economico-politico-sociali di uno Stato, o con l'emergere di politici che s'intestano la funzione di portavoce delle istanze popolari, oppure con la creazione di meccanismi più o meno automatici (talvolta funzionanti, in altri casi inceppati) che escludono (o almeno tentano di bypassare) la funzione di mediazione (ad esempio nel sistema della democrazia rappresentativa) di un organo elettivo come il Parlamento. Referendum, sondaggi, a volte persino il cosiddetto "furor di popolo" contribuiscono a tradurre in leggi e norme i desiderata del popolo.

Ma populista è davvero una categoria che in qualche modo può essere usata anche per la narrativa?

Ma populista è davvero una categoria che in qualche modo pò essere usata anche per la narrativa?

L'Encicopedia Treccani scrive testualmente che si tratta di un'espressione "...di per sé idonea a designare tanto la letteratura creata dal popolo quanto quella fatta per il popolo...". E poi ricorda come questa sia una "...produzione letteraria di modeste ambizioni formali e culturali e di grande successo presso il pubblico di massa, e in particolare quella che rientra nei generi di consumo (detti anche, complessivamente, paraletteratura), - quali punti in comune con la la letteratura-alimentare o la semi-letteratura di simenoniana concezione? - come attualmente il romanzo poliziesco e di spionaggio, il romanzo rosa, la fantascienza, il racconto del terrore, quello pornografico, e le loro varie contaminazioni...".

Siamo nella letteratura semi-alimentare, cioè nei Maigret, narrativa di genere poliziesco, o in quella dei romanzi brevi e dei racconti su ordinazione del periodo precedente? Se non siamo proprio in questo milieu, siamo certamente nei paraggi.

Ma Simenon, dai Maigret in poi, ha sempre rivendicato la sua indipendenza d'ispirazione, aveva corso per troppi anni dietro agli schematici modelli della letteratura di genere, con trame, personaggi e addirittura finali già predeterminati, per non voler, dopo, scrivere quello che voleva, nel modo in cui gli piaceva e trattando gli argomenti di suo esclusivo interesse.

Certo che poi i suoi protagonisti fossero delle persone qualsiasi, talvolta anche del popolino, cameriere, ciabattini, impiegati, pescatori, dattilografe, è vero e non possiamo escludere che le sue frequentazioni degli anni '20 a Parigi e le centinaia di titoli scritti su commissione, qualche traccia l'avessero lasciata. 

Schematicamente potremmo dire che nella prima fase, quella delle decine di pseudonimi, la sua era una letteratura populista nel senso che rispondeva a dei cliché che rappresentavano esattamente quello che il popolo-lettore voleva, con dei protagonisti che gli piacessero, con delle vicende che  seguissero delle vie attese e delle conclusioni che facessero felice chi leggeva.

Simenon da una parte ci teneva ad essere uno scrittore popolare, lo dimostrano anche il fatto che gli piaceva considerare il suo come un lavoro artigianale, perché fatto con le mani e perché richiedeva fatica (a fine di ogni seduta di scrittura, pesando gli indumenti indossati, registrava la perdita di circa 600 grammi in sudore). E poi la semplicità della scrittura e addirittura l’impiego di quelle che lui chiamava les môts-matière. Dall’altra però ci teneva che la sua fosse considerata una letteratura “distinta” dagli altri, cosa che anche Gide riconosceva e per la quale aveva addirittura coniato l’allocuzione “letteratura-media”, definizione per la verità non molto felice, un po’ vaga e atipica soprattutto per un romanziere per il quale aveva un grande ammirazione e il quale, per un paio di volte, fu vicino al Nobel per la letteratura. (m.t.)
Author: Maurizio Testa
Posted: August 9, 2019, 7:15 am
Some information about the autobiographical book "Je me souviens"


SIMENON SIMENON. RICORDARE IL PROPRIO PASSATO MENTRE E 'ANCORA TEMPO...
Alcune informazioni sul libro autobiografico "Je me souviens"

SIMENON SIMENON. SE SOUVENIR DE SON PASSÉ PENDANT QU’IL EN EST ENCORE TEMPS…
Quelques informations sur le livre autobiographique J"e me souviens"






At the end of summer 1940, Simenon was living in a farm at Pont-Neuf, in the middle of the Mervant-Vouvant forest. One day, while playing with his son Marc, he underwent a strong injury to the chest and he decided to make a control visit. The doctor who made the radiography stated that Simenon was suffering from a heart condition that would give him about two years to live. The doctor ordered him to stop with alcohol, tobacco, and sexual relationship… In short, civil death, for a hyperactive such as Simenon was, he who was not even in his forties. The novelist immediately thought of his father, who died at 44.
Simenon decided to write the autobiographical Je me souviens. The official intent was to leave something from him to his son, yet in reality it was a way of taking stock of his life, while seeing the inexorably approaching end.
But four years later on Simenon consulted the best radiologist in Paris, and the doctor told him that his heart was in perfect stand. In his Mémoires intimes, Simenon spoke about years of waiting for death… Yet in reality things didn’t go this way: in fact after two weeks, another doctor told him that it wasn’t so serious. In short Simenon took advantage of all the events in his life to turn them into continuous communication about his person and his works. He knew how to manoeuvring the levers of communication that concerned his own life, even the most private. He was aware of the importance of his own image, not so much for the promotion of his works, but for the building of the author’s image and its visibility.
Apart from all the other related and connected events, true or imagined, a tangible consequence of that episode was that Simenon wrote one of his first autobiographical books. Je me souviens was used to give to his son Marc memories of his father, his ancestry, who he was, what he had done.
It’s a particular book. Nothing to do with those written in eight/ten days in “état de roman”. It was a first drawing up that needed about six month (from December 1940 to June 1941), the book stayed to “decant” up to 1945, when Simenon did a revision and the Presses de la Cité released it at the end of that year. Then there was a second revised edition in 1961.
The length is also particular: there are eighteen chapters (nineteen in the second edition) in which the intent is to recreate his world, that of his adolescence, the story of his father’s and mother’s families, and dramatic moments of the war. The names are not the real ones, as Simenon highlighted. Yet in the 1961 edition the names would coincide with the real ones. We can feel in the work the pressure about someone who wishes to transmit to his son a whole world, meanwhile he is urged (in reality presumed to be so) by the fear of dying. Anyway, this is an important step in Simenon’s biographical works, which would be Pedigree, the Dictées and finally Mémoires intimes.
The title Je me souviens was chosen by the publisher Sven Nielsen, and Simenon was not so pleased with it. However it was an off-series work, that is to say based on a different mode than that of his usual literature: it’s between a true confession and a fictional reconstruction of his familial past. Je me souviens had a troubled genesis, a long gestation, oblivion for four years, suppressed and then restored passages and finally a new edition in 1961. Nothing to do with instinctively written novels under the impulse of inspiration! And also the attention to language and style is quite another thing. Simenon himself said so, in a note written for the second edition: “This is not a real literary work, but a kind of document. The style is rather a spoken and familiar one, of a father addressing to his son, and not the novelist’s written style. Should I suppress repetitions, avoid clichés, mistakes? It would need to be entirely rewritten and I fear that such a treatment would remove the spontaneity from these pages…”


by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: August 8, 2019, 6:44 am


Aucun simenonien ne peut dorénavant l’ignorer: cette année, nous commémorons les 30 ans de la disparition du romancier. Notre blog lui rend hommage, à sa façon, en proposant cette rubrique hebdomadaire
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Nessun simenoniano potrà d’ora in poi ignorarlo: quest’anno ricordiamo i 30 anni dalla scomparsa del romanziere. Il nostro blog gli renderà omaggio, a modo suo, proponendo questa rubrica settimanale.


No Simenonian can ignore it now: this year, we commemorate the 30th anniversary of the disappearance of the novelist. Our blog pays tribute, in its own way, by offering this weekly column.










1) Il y a 30 ans….
Le 4 septembre 1989, Georges Simenon s’endormait pour son dernier voyage. Dans les jours qui suivirent, de nombreux journaux lui rendirent hommage. Parmi tous ceux-ci, nous avons choisi de vous présenter quelques journaux parus en Suisse, dernière demeure du romancier.


1) 30 anni fa’...
Il 4 settembre 1989 Georges Simenon si addormentò per il suo ultimo viaggio. Nei giorni che seguirono, molti giornali gli resero omaggio. Tra tutti questi, abbiamo scelto di presentarvi alcuni di quelli pubblicati in Svizzera, ultima dimora del romanziere.


1) 30 years ago…
On September 4, 1989, Georges Simenon fell asleep for his last journey. In the days that followed, many newspapers paid tribute to him. Among all these, we have chosen to present some newspapers published in Switzerland, the novelist’s last home.
Author: Maurizio Testa
Posted: August 6, 2019, 11:38 am
Quelques personnages d’origine étrangère que le commissaire croise au cours de ses enquêtes


SIMENON SIMENON. MAIGRET, LA GENTE DI LIEGI E I MARINAI FIAMMINGHI
Alcuni personaggi di origine straniera che il commissario incontra nelle sue indagini

SIMENON SIMENON. MAIGRET, THE LIEGEOIS AND THE FLEMISH MARINERS
Some characters of foreign origin that the Commissioner meets during his investigations





Maigret se rend rarement à l’étranger au cours de ses enquêtes (et pour cause, puisqu’en principe il n’est habilité à exercer qu’à Paris…), mais cela lui est arrivé quelquefois, ce qui lui a permis de rencontrer des ressortissants d’autres pays.
Dans Le Pendu de Saint-Pholien, le commissaire va croiser une brochette de Belges, ou plus précisément de Liégeois. A noter que ces personnages, comme Simenon lui-même, se sont exilés de leur ville natale, à l’exception de l’un d’entre eux. Ils ont littéralement fui Liège après les dramatiques événements qu’ils ont vécus autrefois. Dans La Danseuse du Gai-Moulin, l’apparition tardive « en personne » de Maigret fait qu’on ne le voit guère en relation avec les habitants de Liège, où se déroule pourtant toute l’intrigue. Il aura surtout affaire au commissaire local, Delvigne, qu’il s’amusera beaucoup à dérouter par sa manière originale de mener son enquête. Pour le reste, à part cette notation sur « l’involontaire considération que l’on voue, en province, et surtout en Belgique, à tout ce qui vient de Paris », les personnages belges de cette histoire ne se démarquent pas particulièrement de ceux que Maigret aurait pu croiser dans la capitale française…
Dans la saga, on trouve encore d’autres personnages d’origine belge, que Maigret ne rencontre pas dans leur pays d’origine : Hortense Canelle la marinière bruxelloise dans Le Charretier de la « Providence », avec son « accent presque aussi chantant que celui du Midi » ; Mina Claes dans La Patience de Maigret, « très blonde, bien en chair », qui a un accent flamand ; Frans Steuvels (L’Amie de Madame Maigret) est un Flamand qui a quitté la Belgique à dix-huit ans (presque au même âge que Simenon…) et qui s’est établi à Paris depuis plus de 25 ans. Rien ne trahit ses origines, si ce n’est sa rousseur, qui est aussi celle de Moers, également d’origine flamande… Dans Maigret, Lognon et les gangsters, Maigret croise Adrienne Laur, une danseuse belge des Folies-Bergères. Contrairement aux autres personnages du plat pays, rien dans son physique ne rappelle ses origines (sous-entendu, les traits physiques que le romancier attribue généralement aux personnages belges ou flamands) : elle est brune, n’a pas d’accent particulier, et ses « formes assez opulentes » sont semblables à celles que Maigret pourrait découvrir chez n’importe quelle femme qui vit plus ou moins de ses charmes… Dans Maigret voyage, le second mari de la « petite comtesse », Jef Van Meulen, est un industriel belge ; chez lui non plus, rien, à part son patronyme, n’évoque son ascendance. Et pas davantage chez Anna Bebelmans, d’Ostende, dans Mon ami Maigret.
On trouve encore quelques mariniers belges, et plus précisément flamands, qui, tous, portent le même prénom, Jef : Van Cauwelaert dans Maigret et les témoins récalcitrants, Van Roeten dans Maigret et Monsieur Charles, qui a un « fort accent flamand », une femme aux cheveux filasse, un bébé blond, et qui est une évidente réminiscence d’un autre marinier flamand, Jef Van Houtte (Maigret et le clochard) qui, lui aussi, a un accent flamand « prononcé », une femme blonde et un bébé… ; « le visage [de Van Houtte] aux traits très dessinés, les yeux clairs, les grands bras, la façon de se mouvoir rappelaient les coureurs cyclistes de son pays ».
Quant aux Peeters, la famille flamande établie à Givet (Chez les Flamands), ils sont nettement différents des autres habitants de la ville : par la langue, leur accent lorsqu’ils parlent français, leurs habitudes alimentaires, mais aussi par leur physique, en particulier le Dr Van de Weert, qui est apparenté aux Peeters, « un vrai Flamand comme on en voit sur les chromos, vantant une marque de genièvre » ; ainsi qu’il est mentionné dans le roman, les Peeters sont originaires du nord de la Belgique, à la frontière hollandaise, et donc ils sont proches du peuple néerlandais sur bien des points.
Dans un prochain billet, nous évoquerons les personnages d’origine hollandaise qui apparaissent dans la saga.


Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: August 6, 2019, 6:50 am
Bondia. AdEra el que ens faltava: fins i tot el gran Simenon escoltava Radio Andorra. Com a mínim, si ens hem de refiar, i no tenim per què no fer-ho, de Madame Quatre et ses enfants, que no és precisament la més coneguda de les 103 aventures protagonitzades pel comissari Maigret que va tenir l’esma d’escriure però en el qual assistim a un moment epifànic: una nit, al menjador on la senyora Quatre del títol sopa amb la parentela, Simenon presta certa atenció al receptor que domina l’habitació: “El carrilló de Westminster donava les vuit campanades. Al mateix temps, una veu dolcíssima sortia de la caixa envernissada. Tan dolça, que semblava que es dirigia a cadascú en particular. I deia: ‘Aquí, Radio Andorra...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: August 5, 2019, 7:16 am




Les solutions

SIMENON SIMENON. CERCATE IL TITOLO!
Le soluzioni
SIMENON SIMENON. LOOK FOR THE TITLE!
Le soluzioni

Titres                                                                    Solutions

Le Pavillon de Ville d’Avray                                   Novembre
Le Grand Véfour                                                    Les Anneaux de Bicêtre
Maigret et la petite comtesse                                Maigret voyage
Les Amants frénétiques                                         La Chambre bleue
Train électrique et lingerie fine                             Les Scrupules de Maigret (titre inventé)
La plus longue enquête de Maigret                         La Patience de Maigret
Maigret au Quai d’Orsay                                         Maigret et les vieillards
61, place des Vosges                                              L’Ombre chinoise
L’Affaire Maigret                                                    Maigret se défend
Le Drame Lefrançois                                               Le Fils
Little John et son violon                                         Maigret à New York (titre inventé)
Popinga a tué                                                        L’homme qui regardait passer les trains
Le Banc dans la grange                                           La Main
Maigret marche sur des oeufs                                 Maigret hésite
Maigret et le pickpocket maladroit                         Le Voleur de M

Avez-vous trouvé ce jeu facile ou difficile ? Dites-nous vos impressions et faites-nous vos commentaires!
Author: Maurizio Testa
Posted: August 5, 2019, 6:39 am
Un petit jeu pour un jour de vacances


SIMENON SIMENON. CERCATE IL TITOLO!
Un piccolo gioco per un giorno di vacanza
SIMENON SIMENON. LOOK FOR THE TITLE!
A little game for a vacation day





Dans son essai Le travail de l’écrivain à la lumière des dossiers et manuscrits du Fonds Simenon, Claudine Gothot-Mersch note que sur les fameuses enveloppes jaunes qui servaient à la préparation d’un roman, Simenon écrivait d’abord un titre. Elle a constaté, en consultant les manuscrits déposés au Fonds, que le titre définitif du roman était posé dès le départ pour la moitié d’entre eux. Le romancier a parfois hésité entre deux, trois, voire davantage de titres possibles jusqu’au choix final.
La chercheuse remarque encore que ce choix induit un autre point de vue sur l’intrigue : par exemple, Simenon a hésité entre Les Voisins et Le Déménagement, et comme le note Gothot-Mersch, si on choisit le premier titre, on met l’accent « sur une rencontre dont les conséquences seront tragiques », tandis que si on préfère le second titre, on met plutôt en avant « le dépaysement, l’impression de flottement qui, psychologiquement, amèneront un homme tranquille à se conduire comme il ne l’aurait pas fait dans d’autres circonstances ».
Nous n’irons pas plus loin dans l’analyse sur ce sujet aujourd’hui (nous en avions déjà un peu parlé dans un autre billet: 
http://www.simenon-simenon.com/2018/04/simenon-simenon-le-genie-des-titres.html mais, en cette période de vacances estivales, nous préférons vous proposer quelque chose de plus léger : un petit jeu à propos de ces titres.
Vous trouverez ci-dessous une liste de titres que Simenon avait posés pour ses romans, Maigret et « romans durs », et qu’il n’a pas retenus pour la version définitive. Le but du jeu consiste à retrouver de quel roman il s’agit. Attention, pour corser un peu l’énigme, on a mélangé à ces titres deux « faux amis », c’est-à-dire deux titres complètement inventés par nous (il s’agit de deux romans Maigret) et que le romancier n’avait pas prévus. A vous de résoudre l’énigme !

Nous vous donnerons les réponses demain.


• Le Pavillon de Ville d’Avray
• Le Grand Véfour
• Maigret et la petite comtesse
• Les Amants frénétiques
• Train électrique et lingerie fine
• La plus longue enquête de Maigret
• Maigret au Quai d’Orsay
• 61, place des Vosges
• L’Affaire Maigret
• Le Drame Lefrançois
• Little John et son violon
• Popinga a tué
• Le Banc dans la grange
• Maigret marche sur des oeufs
• Maigret et le pickpocket maladroit

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: August 4, 2019, 6:57 am




4. Maigret arpente les lieux de l’enquête
« Maigret, cette semaine-là, connut le quartier jusqu’à l’écoeurement. Avec une obstination pesante, il passait des heures entières à arpenter le quai, malgré le temps qui restait pluvieux, malgré l’étonnement de certains […] qui l’avaient repéré et qui se demandaient si ce promeneur équivoque ne préparait pas un vilain coup. […] Alors Maigret agrandit peu à peu le cercle de ses pérégrinations» (Monsieur Lundi)



4. Maigret asonda i luogi dell’inchiesta
« Maigret, quella settimana, conobbe il quartiere fino alla nausea. Con un’ostinazione inesauribile, passò delle ore intere a sorvegliare la banchina, malgrado il tempo che continuava ad essere piovoso, malgrado lo stupore di certi […] che l’avevano trovato e che si domandavano se questo strano passeggiatore non stesse preparando un brutto colpo […] Allora Maigret allargò a poco a poco il cerchio delle sue peregrinazioni » (Il signor Lunedì)



4. Maigret paces the places of the investigation
“That week Maigret knew the neighbourhood until he was nauseated. With a heavy obstinacy he spent entire hours pacing the quay, despite the rainy weather, despite the astonishment of some people […] who had spotted him and wondered whether this ambiguous walker was not up to some mischief. […] Then Maigret enlarged little by little the circle of his peregrinations.” (Mr. Monday)


Author: Maurizio Testa
Posted: August 3, 2019, 6:24 am