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Simenon Simenon

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Paris Revue - summer 1955 - Carvel Collins - André Gide, who was writing a study of Georges Simenon’s fiction at the end of his life, called Simenon “perhaps the greatest novelist” of contemporary France.
Simenon published his first novel, Au Pont des Arches, at seventeen, and by writing it in ten days began at once his phenomenal practice of rapid production. Using at least sixteen pen-names ranging from Christian Brulls to Gom Gut, he began writing scores of commercial novels—one of them in exactly twenty-five hours—with the intention of training himself for more serious works. He shortened the period of training in commercial novels when he began to write a transitional fiction—his series of books about the detective Maigret. From the Maigrets he moved on rapidly to the tense psychological novel of less than two hundred pages—known to his thousands of European readers as “a simenon”—and of which he has now written more than seventy-five.
Today, except for an infrequent Maigret, he publishes only serious novels. These books, which he writes in French, are not only translated widely but continually used for movies and television—in adaptations which Simenon does not supervise, for dramas which he does not see.
Among his novels currently available in English translation are The Heart of a Man, The Snow Was Black, Four Days in a Lifetime, I Take this Woman, The Girl in His Past, The Brothers Rico, and most recently, in a combined volume, The Magician and The Widow.
Simenon was born in Belgium in 1903, spent much of his life in France, and came to live in the United States ten years ago...>>>
Full interview Trussel.com 
Author: Maurizio Testa
Posted: October 21, 2019, 7:40 am


14. Maigret mène un autre interrogatoire
« le commissaire commençait par bourrer une pipe, avec un soin minutieux, puis il tisonnait le poêle, taillait un crayon, ouvrait enfin la porte au garçon de café qui apportait le petit déjeuner pour deux. […] Désormais, la bataille était engagée et chacun s’observait, les nerfs tendus […] chose curieuse, une sorte d’intimité s’était établie entre le commissaire et la jeune fille. » (L’Etoile du Nord)


14. Maigret conduce un altro interrogatorio

« il commissario iniziava  riempire una pipa, con un cura minuziosa, poi attizzò la stufa, fece la punta ad una matita, aprì infine la porta  al ragazzo del café che portava la colazione per due. [...] Ormai la battaglia era ingaggiata e ognuno si osservava, nervi in tensione [...] cosa curiosa, una sorta d'intìmità si era instaurata tra il commissario e la giovane". (Assassinio all'’Etoile du Nord)


14. Maigret is leading another interrogation

“the Chief Inspector began by filling a pipe, with meticulous care, then he poked the stove, sharpened a pencil, and finally he opened the door for the waiter who was bringing breakfast for two persons. […] From now on the battle had started and both were watching each other, nerves strained […] curiously a kind of nearness was established between the Chief Inspector and the young girl.” (At the Étoile du Nord)


Author: Maurizio Testa
Posted: October 20, 2019, 6:11 am
France Info - 16/10/2019 - Rédaction CultureLe siège pendant un siècle de la police judiciaire en plein coeur de Paris. Désert, comme abandonné. Les lieux, restés dans leur jus depuis deux ans, comme si ses policiers l'avaient quitté du jour au lendemain, évoquent moins un déménagement qu'un cambriolage. Il reste des objets du quotidiens, banals. Et d'autres qui racontent de petits bouts d'histoires. Comme ces traces de ballon de foot au plafond au-dessus du bureau de l'ancien patron de la Crim'. Les étiquettes dans les placards qui répertorient les dossiers de criminels célèbres, comme celui du tueur en série Guy Georges. Des cadavres de bouteilles qui sentent le pot de départ. Quelques indices trahissent le qui-vive d'une époque révolue. Donnant l'impression troublante que tout pourrait reprendre vie, d'une seconde à l'autre. Ces torches encore sur leurs socles de recharge. Ou encore ces silencieux dans l'armurerie...>>>



Author: Maurizio Testa
Posted: October 19, 2019, 5:52 am
Parafrasata, una famosa frase di un film del regista italiano, Nanni Moretti, ben si attaglia all'assenza di Simenon in un convegno di giallisti organizzata e pubblicata dal "Corriere della Sera" 

SIMENON SIMENON. EST-CE QU'ON ME REMARQUE DAVANTAGE SI JE SUIS LÀ OU SI JE N'Y SUIS PAS ?
Cette paraphrase d'une célèbre déclaration du metteur en scène italien Nanni Moretti est bien adaptée pour signaler l'absence de Simenon dans une assemblée d'auteurs de polars organisée et publiée par le "Corriere della Sera"
SIMENON SIMENON. WILL THEY NOTICE ME MORE WHEN I'M HERE OR WHEN I'M NOT? 
This paraphrase of a famous statement by the Italian director Nanni Moretti fits well to point out Simenon's absence in a meting of mystery writers organised and published by the "Corriere della Sera"





La frase del sommario fa riferimento al film "Ecce Bombo" (1978) del regista attore Nanni Moretti in cui lui, da protagonista, si chiedeva se sarebbe stato notato di più essendo presente ad un certo evento o invece risultando assente?
Era una presa in giro di certe contorsioni mentali con cui all’epoca certa gente, soprattutto giovani, magari anche intellettuali, si “torturava” agitandosi tra l’essere e l’apparire, tra il privato e il pubblico, etc…
Qui la parafrasi si riferisce in modo assolutamente retorico e indipentemente dall’oggetto di questo gioco tra assenza/presenza.
Partiamo infatti da un’interessante iniziativa che la settimana scorsa ha preso l’allegato “La Lettura” del quotidiano “Corriere della Sera” organizzando una conferenza tra scrittori di gialli italiani e stranieri sotto l’invitante titolo “L’assassino siamo noi”. Sono intervenuti Carlo Lucarelli, Michael Connelly, Maurizio De Giovanni, Fiona Barton e David Lagercrantz.
L’animatrice, Anna Chiara Sacchi, parte chiedendo intanto qual è lo stato di salute della letterature “crime” dopo aver esplicitato nel sommario che questa letteratura “…è uno strumento straordinario per raccontare (e comprendere) la realtà. Questa realtà. Non più quella degli assassini mostruosi: ma quelli che abitano nelle nostre case, vicino a noi, accanto a noi…”.
Si parla di “comprendere” del fatto che l’assassino è uno come gli altri… il lettore si dice, “vedrai che qui si parla di Maigret…”.
Andiamo avanti. Fiona Barton afferma, a proposito della lettura dei noir: “…sia l’opportunità di esplorare e e capire perché certe persone commettano gesti terribili […] oggi le nostre storie si sviluppano dietro a porte chiuse, magari nella casa di fronte…”. Eccola lì, direbbe il lettore, adesso cita Maigret o Simenon che sono i capostipiti di questa concezione del giallo. E invece la Burton non lo fa e poi passa la parola a De Giovanni che, con altri esempi, e altre parole ribadisce lo stesso concetto “…il colpevole è evidente. E’ Tutto chiaro. Ma io voglio sapere perché l’ha fatto…”.
Fin qui nessun cenno al commissario simenoniano, al suo motto “comprendere e non giudicare”, nessuno si ricorda che quando Simenon propose al proprio editore un poliziotto del genere, quello gli rispose che sarebbe stato un fiasco colossale e invece fu l’inizio del giallo moderno in Europa. Maigret era molto simile ad un impiegato statale, i suoi assassini erano persone normali e non super-criminali. Le sue indagini si svolgevano tra gli odori di una cucina e le finestre aperte della casa di fronte, passando da una portineria ad una brasserie.
Inchieste normali che entrano in case e vite normali…
Ma, spera il lettore, “vedrai che prima o poi qualcuno lo tira fuori…”.
I primi dubbi sorgono però quando un’infografica, che sembra ricreare la genesi del racconto di genere poliziesco, cita correttamente Edgard Allan Poe, passando per Wiki Collins, e poi tra gli altri Conan Doyle, Hammett, Leroux, Menken, Agatha Christie, Ngaio Marsh, Chandler, James Mc Cain, William Mellvanney per arrivare ai contemporanei Dan Browne,Peter Temple, Stieg Larsson, Michael Connelly e James Ellroy…
Ben strane tappe, si direbbe il nostro lettore, giallista un po’ più esperto…vanno bene Poe, Doyle, la Christie, va bene Hammett… ma ne mancano un po’ e soprattutto dopo tutti i discorsi che hanno fatto i convenuti, di Simenon neanche l’ombra…
Ma continuiamo a leggere.
Anna Chiara Sacchi fa un domanda secca. “Chi è l’assassino oggi?” De Giovanni parla senza esitare di “… chi porta alle estreme conseguente lo stesso sentimento che proviamo noi. Invidia, gelosia, ossessione, paura, rabbia, voglia di potere, fame, disperazione….” Insomma é il destino, lo stesso dei protagonisti delle storie di Simenon, soprattutto nei romans durs, che tirano giù duro fino “alle estreme conseguenze…
E di Simenon e Maigret neanche un accenno? De Giovanni inizia a parlare di Andrea Camilleri che notoriamente, per sua stessa ammissione, deve moltissimo a Simenon. Forse lo scrittore napoletano parte dal padre di Montalbano per arrivare a quello di Maigret, ma poi si inerpica nella spiegazione di come Camilleri abbia avuto il merito di aver coniugato il “nero” con la propria terra. Ma nulla.
Al lettore si rizzano le orecchie quando Michael Connelly inizia citare il global e il local, specificando che “… viviamo in un piccolo mondo e le connessioni che si creano nei nostri quartieri sono le stesse che ci mettono in relazione con le altre parti della Terra. E così le buone storie diventano globali…”.
Il nostro lettore non sta in sé. Gli sembra di trovarsi tra le colonne della narrativa simenoniana. Ma nelle domande dell’animatrice e nelle risposte degli scrittori del papà di Maigret continua a non esservi traccia. Poi si passa a discettare ancora del dialetto come legame local, Lagercrantz anche lui dice la sua su global-local e poi si approda ad Agatha Christie. Quindi il dibattito prende tinte un po’ più forti affrontando la triade sesso, sangue, soldi ponendosi l’interrogativo di quali siano le dosi giuste come ingredienti di un romanzo “crime” e poi ognuno passa a omaggiare i propri numi tutelari: Connelly cita Chandler, Lucarelli ricorda Scerbanenco, Lagercrantz ne cita due, Umberto Eco e addirittura Jorge Jules Borges. Fiona Barton ricorda il suo attaccamento a Daphne de Maurier. Chiude de Giovanni con un fiume di nomi: Alxander Dumas padre, Fëdor Dostoevskij, Ed McBain, Andrea Camilleri…
Ma più il nostro lettore si avvicina alla fine del dibattito, più si allontana la speranza di veder almeno citato Simenon che pure è universalmente riconosciuto come uno dei padri del giallo moderno. Non solo ma anche il creatore di un personaggio che, per la prima volta, mette in scena alcuni dei concetti dispensati a piene mani durante il dibattito de “La Lettura”.
Insomma per il nostro lettore, l’ombra di Maigret aleggia lungo tutto l’articolo, ma non si palesa mai, né nelle memorie di questi scrittori, né negli stimoli della moderatrice.
Come mai?
Certo è una domanda che ronza nella testa di chi compila questo blog e in quella dei lettori assidui. Ma probabilmente non tutti hanno la stessa sensibilità e la stessa memoria (e la stessa passione). Però un anello mancante come Simenon non si capisce come possa passare inosservato... ma la letteratura è bella proprio per questo. 
Perché gente come noi farebbe entrare Simenon nell’Olimpo dei Geni dell’umanità e altra che invece lo considera uno come gli altri che, come tutti, può essere dimenticato. Anche se i suoi titoli nelle uscite odierne, dopo quasi cent’anni,non sono dimenticati, visto che entrano ancora nelle classifiche dei più venduti pubblicate dai quotidiani… Può darsi che gli scrittori succitati non leggano queste classifiche…o i quotidiani....(m.t.)    

P.S. Qui di seguito uno spezzone del film "Ecce Bombo" (1978), di e con Nanni Moretti in cui il protagonista pronuncia la famosa frase che dà il "la" al titolo di questo post 

Author: Maurizio Testa
Posted: October 18, 2019, 7:16 am
About Simenon’s production under pseudonyms


SIMENON SIMENON. UNO STRAORDINARIO RITMO
Sulla produzione di Simenon sotto pseudonimi
SIMENON SIMENON. UN RYTHME PHENOMENAL
A propos de la production de Simenon sous pseudonymes





In 1928 Simenon wrote in the popular magazine Le Merle Blanc: “For now, this is a quiet month, little busy, in fact I promised only seven novels and twenty-three short stories…” Yes, you read well, seven novels and twenty-three short stories. It was in the most hectic period of the simenonian production, indeed that of the popular novels, and to write them Simenon was also able to keep a work rate of eleven hours a day.
At that time his publishers were Fayard, Ferenczi, Prima, Tallandier, Rouff … At that point it has already been two or three years that the “usine Simenon” had been working at full steam. The word “usine” (factory) is not random, in fact, because it is known that his literary production rhythm was so high that it inspired a cartoon to Ralph Soupault (a famous designer at the time), who portrayed Simenon on board the Ostrogoth, while he was at the typewriter and churning out papers he passed to a deliveryman, who passed them to another one and so on, from hand to hand, until they came to the typography that was depicted in the background. Then from the typography carts there came out full of copies of books, obviously written by Simenon. And the comment under the picture told: “Georges Simenon, le Citroën de la littérature”.
Do you want some statistics? In 1928 Simenon published a good forty of novels, among them sentimental and adventures novels, and also many “gallant” short stories, that is to say little mischievous, subtly erotic texts. In previous years he had certainly not been idle: a good fifteen publications in 1925, 13 in 1926 and 10 in 1927, and still quite an amount of short stories. After 1928 the rhythm began to grow up: almost 40 publications in 1929, not to mention the short stories.
Production in the 30s is still average, but we can already see the consequences of the preparation work that Simenon was doing for the Maigret novels, which would be published in the following years. In 1930 there were 25 publications, in 1931 there were only 14, because from then on what interested Simenon were Chief Inspector Maigret’s investigations, which constituted the leap from that popular literature, which had served him to survive, up to that semi-alimentary literature, which on the contrary was closer to the novel literature that Simenon considered as his goal.
Let’s realize the rhythm Simenon had to keep for warranting such a quantity to his publishers. Three days for writing a 10000 lines novel, that is to say a 20000 novel a week. For a couple of dozen stories he didn't need more than three / four days. Publishers were served and Simenon always respected delivery deadlines.


by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: October 17, 2019, 7:02 am




Aucun simenonien ne peut dorénavant l’ignorer: cette année, nous commémorons les 30 ans de la disparition du romancier. Notre blog lui rend hommage, à sa façon, en proposant cette rubrique à quinzaine.


Nessun simenoniano potrà d’ora in poi ignorarlo: quest’anno ricordiamo i 30 anni dalla scomparsa del romanziere. Il nostro blog gli renderà omaggio, a modo suo, proponendo questa rubrica ogni quindici giorni.


No Simenonian can ignore it now: this year, we commemorate the 30th anniversary of the disappearance of the novelist. Our blog pays tribute, in its own way, by offering this fortnight column.





6) 30 lieux importants dans la vie et l'œuvre de Simenon


Nous proposons ci-dessous un choix de 30 lieux qui ont compté pour Simenon, que ce soit des lieux qu’il a visités, où il a vécu, ou des lieux où se déroulent l’intrigue de romans.


Liège, Paris, Porquerolles, Lakeville, New York, Echandens, Delfzijl, Fontenay-le-Comte, Marsilly, Morsang, Nieul-sur-Mer. Ouistreham, La Rochelle, Les Sables-d’Olonne, Tucson, Antibes, Cannes, Carmel, Epalinges, Lausanne, Mougins, Tumacacori, Bruxelles, Bergerac, Concarneau, Fécamp, Meung-sur-Loire, Moulins, Papeete, Sancerre


 

6) 30 luoghi importanti nella vita e nelle opere di Simenon 

Vi proponiamo qui di seguito una selezione di 30 luoghi che sono stati significativi per Simenon, sia posti che lui ha visitato, o dove ha vissuto oppure dove si svolgono le trame dei suoi romanzi.

Liegi, Parigi, Porquerolles, Lakeville, New York, Echandens, Delfzijl, Fontenay-le-Comte, Marsilly, Morsang, Nieul-sur-Mer. Ouistreham, La Rochelle, Les Sables-d’Olonne, Tucson, Antibes, Cannes, Carmel, Epalinges, Losanna, Mougins, Tumacacori, Bruxelles, Bergerac, Concarneau, Fécamp, Meung-sur-Loire, Moulins, Papeete, Sancerre


6) 30 important places in Simenon’s life and works


We propose here a choice of 30 places that were important for Simenon, whether places he visited, where he lived, or places where the plot of novels takes place.


Liège, Paris, Porquerolles, Lakeville, New York, Echandens, Delfzijl, Fontenay-le-Comte, Marsilly, Morsang, Nieul-sur-Mer. Ouistreham, La Rochelle, Les Sables-d’Olonne, Tucson, Antibes, Cannes, Carmel, Epalinges, Lausanne, Mougins, Tumacacori, Bruxelles, Bergerac, Concarneau, Fécamp, Meung-sur-Loire, Moulins, Papeete, Sancerre




Author: Maurizio Testa
Posted: October 15, 2019, 11:00 pm
A propos du remariage de la mère de Simenon et de quelques échos dans ses romans


SIMENON SIMENON. IL TRADIMENTO DI HENRIETTE
A proposito del nuovo matrimonio della madre di Simenon e di alcuni echi nei suoi romanzi
SIMENON SIMENON. HENRIETTE’S BETRAYAL
About the remarriage of Simenon's mother and some echoes in his novels





Octobre 1929. Henriette, veuve depuis huit ans de Désiré Simenon, se remarie avec Joseph André, un employé des chemins de fer belges. Georges ressent ce remariage comme une sorte de trahison, de la part de sa mère, à la mémoire de son père. Il relate cette situation dans sa Lettre à ma mère, et, 45 ans après les faits, la blessure reste vive en lui. « J’ai reçu une lettre, de ton écriture pointue et nerveuse, par laquelle tu m’annonçais que tu te remariais. Je t’avoue que, sur le moment, cela m’a choqué. Je gardais un tel culte pour mon père que je n’imaginais même pas l’éventualité, pour toi, de le remplacer. »
Simenon a des mots très durs pour sa mère, convaincu qu’il est que ce remariage est, pour Henriette, avant tout un calcul d’intérêt. « J’ai compris lorsque j’ai lu les détails. Tu venais d’épouser un chef de train à la retraite […]. Enfin, tu recevrais une pension. Enfin, tes vieux jours étaient assurés, quoi qu’il arrive ! […] Curieusement, si tu avais remplacé mon père par un autre homme, tu avais continué à conserver son nom. […] sur tes lettres et même sur certains papiers officiels […] tu écrivais : Madame André Simenon. Cela m’a fait mal. C’était, à mes yeux, comme un abus de confiance. »
Ce ressenti douloureux, le romancier le retranscrira dans ses romans, en traçant quelques portraits de femmes avides au gain, comme Mme Martin dans L’Ombre chinoise, qui divorce pour épouser un fonctionnaire de l’administration, avec la perspective d’une pension à la clef. On en trouve un autre écho dans Maigret et l’homme du banc, où Mme Thouret, elle aussi, aurait bien voulu que son mari soit autre chose qu’un magasinier, alors que ses sœurs ont épousé des employés au chemin de fer (comme Joseph André…), et qu’une fois veuves, elles toucheront une pension.
Mais c’est surtout dans son roman Le Chat que Simenon va pouvoir exprimer sa rancune face à la trahison de sa mère. Ce roman, qui raconte une histoire de couple qui vit la haine au quotidien, est une transposition de la situation telle que Henriette et son second mari l’ont vécue, du moins comme le raconte Simenon dans sa lettre à sa mère : « Le père André et toi n’avez pas tardé à vous méfier l’un de l’autre. Il t’accusait d’avoir hâte qu’il meure pour toucher seule sa pension. […] vous restiez seuls, face à face, deux étrangers, sinon des ennemis. […] un jour, vous avez décidé de ne plus vous parler mais de vous servir de billets griffonnés […]. Quand je parle de haine, je n’exagère pas. Je n’étais pas là, certes. Mais quand un homme et une femme qui vivent ensemble, unis par le mariage, en viennent à chacun préparer leur cuisine, à avoir leur propre garde-manger fermé à clef, attendre que la cuisine soit vide pour manger à leur tour, comment expliquer ça ? »
On trouvera encore, dans un des derniers romans de la saga maigretienne, un écho lointain et comme affaibli de cette situation. En 1949, Joseph André était mort, et Henriette se retrouvait veuve (mais cette fois avec sa pension…). Toujours dans sa Lettre à ma mère, Simenon écrit : « les dernières fois que je suis allé te voir, je me suis senti dérouté. […]. Il y avait en effet, dans ta maison, le mobilier acheté par mon père et par toi lorsque vous vous êtes mariés […] mais il y avait aussi le mobilier du père André, presque pareil. Et tu te trompais. […] tu commençais à mélanger les idées, à mélanger les dates, y compris les époques, au point qu’il t’est arrivé de parler du père André comme de mon père. » Dans La Folle de Maigret, Léontine est elle aussi veuve par deux fois, et sur les murs de son salon s’alignent des photos de ses deux maris, « qui, aurait-on dit, avaient fini par se confondre dans l’esprit de la vieille dame. » Léontine se fait appeler « Mme Antoine de Caramé », mélangeant les patronymes de ses deux maris, comme Henriette le faisait… Dans sa lettre à sa mère, Simenon raconte combien il a été froissé lorsque sa mère lui a annoncé qu’elle préférerait être enterrée dans le caveau de son second mari plutôt que dans la tombe de Désiré. Cependant, comme une forme d’exorcisme, Simenon écrit, dans La Folle de Maigret, que Léontine avait demandé, elle, à être enterrée dans la même tombe que son premier mari…


Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: October 15, 2019, 6:54 am
Sulla rivista letteraria di Cuba la pubblicazione di un racconto di Simenon dell'ispettore G7

In the literary magazine of Cuba the publication of a short story by Simenon about inspector G7

Dans le magazine littéraire d'édition cubaine une nouvelle de l'inspecteur G7 par Simenon








Isiliada - 30/09/2019 - Georges Simenon 
- He dormido siete minutos.

Veo a G.7, en su oficina de la Policía Judicial, en el Quai des Orfèvres, recibiendo el expediente de las manos de un empleado.
—¡Algo para usted!…
Y, en la carpeta amarilla, un simple trozo de papel.Sobre ese papel, pegadas con más o menos simetría, palabras recortadas de diarios, que formaban el texto:
Iván Nicolaievich Morotzov será asesinado el 19 de junio en su chalet, en el muelle del Sena, en Asnières.
No había firma, por supuesto. Unos caracteres más grandes que otros. Para los nombres propios habían recortado las letras, una por una.
Al pie de la página una nota en lápiz rojo, del director de la Policia Judicial.
Proceder.
G.7 me ha mostrado millares de cartas de esa naturaleza, cuidadosamente clasificadas en un vasto local polvoriento. Porque, contrariamente a lo que podría suponerse, nada de lo que llega a la Prefectura es tirado al canasto.

Denuncias anónimas, cartas de locos o de celosos, hay allí una colección de todas las clases imaginables de papel.
“Proceder.”...>>>

Author: Maurizio Testa
Posted: October 14, 2019, 7:51 am




13. Maigret réfléchit
« Je ne crois rien, vieux ! J’ai assez réfléchi à cette affaire depuis le matin pour en avoir mal à la tête. Maintenant, je me contente d’avoir des impressions […] Maigret était toujours là haut, à ressasser le même problème, à chercher la clef qui lui ferait enfin comprendre les événements. […] Je sentais que la solution était là, toute proche, qu’il ne fallait qu’un tout petit rien… » (Stan le tueur)


13. Maigret riflette
« Non credo niente, vecchio mio! Ho abbastanza riflettutto su questo caso da stamattina da averne il mal di testa. Adesso mi accontento di avere delle impressioni […] Maigret era sempre lì sopra, a rivoltare lo stesso problema, a cercare la chiave che gli facesse finalmente capire gli avvenimenti. […] Sentivo che la soluzione era lì, talmente vicina che sarebbe bastato un nonnulla per… » (Stan l’assassino)


13. Maigret is thinking
“I don’t believe anything, old friend! I’ve been thinking enough about this case since morning up to the point of having a headache. Now I’m just getting feelings. […] Maigret was still upstairs, rehashing the same problem, seeking for the key that would at last allow him to understand the events. […] I felt that the solution was there, very close, and that I just needed a tiny little thing…” (Stan the Killer)



Author: Maurizio Testa
Posted: October 13, 2019, 6:39 am
The Bookseller - 11/10/2019 - Katherine Cowdrey
Penguin Press is preparing to conclude a long-term publishing project to re-translate all 75 novels in Belgian-French writer Georges Simenon’s Maigret series after committing to publish a book a month six years ago, and has revealed the cover for the final book. Since 2013, 10 translators have worked on the translations of the classic series of novels about ingenious Paris detective Jules Maigret: David Bellos, the late Anthea Bell, Linda Coverdale, David Coward, Howard Curtis, Will Hobson, Sian Reynolds, Ros Schwartz, David Watson and Shaun Whiteside. While between them ensuring consistency of approach, the series' distinctive look was achieved through Penguin Press's loyalty to a single photographer for its choice of covers: Magnum photographer Harry Gruyaert. Images from the 75-year-old's archive were used for every book jacket in the series and for its close he shot a fresh image mirroring the jacket of the very first book in the collection. Signing off with a flourish, the cover unveiled for the final 75th book, Maigret and Monsieur Charles, due out in January 2020, shows the inspector figure turning away on the Quai Des Orfevres, where Maigret was famously stationed, capturing the end of series...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: October 12, 2019, 6:34 am
Nel momento in cui chiuse con la scrittura narrativa o quando chiuse gli occhi per sempre?

SIMENON SIMENON. GEORGES EST-IL MORT EN 1972 OU EN 1989 ?
Est-ce au moment où il cessa la rédaction de fiction ou quand il ferma les yeux pour toujours ?
SIMENON SIMENON. DID GEORGES DIE IN 1972 OR IN 1989?
Was it when he stopped writing fiction or when he closed his eyes for ever?




1972 -1989. Diciassette anni di differenza. Si tratta di due anni famosi per chi conosce la biografia di Georges Simenon. Il primo è quello in cui il romanziere decise di smettere di scrivere. Il secondo invece è quello della sua scomparsa.
Nel settembre del 1972, Simenon ebbe per la prima volta in vita sua, almeno a quanto racconta lui stesso, l’impossibilità di entrare in quell’état de roman che per anni gli aveva consentito di scrivere decine e decine dei cosiddetti romans durs. Il romanzo di turno, che doveva intitolarsi Victor, non andò oltre i soliti appunti sulla busta gialla. A fine dell’infruttuosa giornata la decisione era presa. Se l’indomani l’état de roman non si fosse fatto vivo, Simenon avrebbe deciso di smettere di scrivere qualsiasi opera di narrativa, insomma non sarebbe stato più un romanziere.
E così fu.
A questo punto, sorge spontanea una domanda. Ma se erano specificatamente i romanzi che richiedevano quello speciale e faticoso stato di trance creativa, mentre i Maigret erano, sempre a detta di Simenon, una sorta di scrittura in relax, perché quando non poté più godere dell’état de roman, smise di scrivere anche i Maigret?
Probabilmente questo è uno dei tanti elementi che dimostra come le inchieste del commissario non fossero così dissimili dai romanzi. O almeno che tra le due produzioni c’é un legame più profondo di quello che potrebbe apparire.
Ma questo sarà tema di un altro post, perché si tratta di un argomento che richiede un certo approfondimento e una sua adeguata collocazione.
Torniamo al Simenon di quel settembre. Decisione di non scrivere più, dichiarazioni alla stampa, cancellazione della dicitura “romanziere” dai documenti, alla voce professione… insomma un taglio netto, sostanziale e formale.
Sia pure come giornalista in erba, Simenon aveva iniziato a scrivere a sedici/diciassette anni a La Gazette de Liège e poi, emigrato a Parigi, cominciò a pubblicare racconti nel 1923 su Le Matin. E da lì non si fermò più. Prima la letteratura popolare più o meno fino agli anni ’30, poi il debutto di Maigret quindi i romans durs….fino al ’72. In tutto più o meno cinquant’anni di vita dedicati alla scrittura.
Come poteva sentirsi nell’annunciare da un giorno all’altro che non avrebbe scritto più una riga?
Forse dentro si sentì un po’ morire? E’ un fatto che la sua produzione dopo questa data consisté solo nei Dictée, realizzati solo grazie ad un registratore (poi sistemati e messi insieme dagli editor di Presse de La Cité), tra cui un bellissimo e struggente sfogo intimo Lettre à ma mère e infine l’ultima opera scritta, il monumentale Mèmoires intimes, anch’esso di forte impronta biografica.
Ma la narrativa in quei diciassette anni era sparita dal suo orizzonte.
E’ stato detto che il suo modo di scrivere l’aveva svuotato, affaticato… potremmo azzardare che in realtà Simenon poteva anche essersi stancato di scrivere… E questo ci porta a pensare che la decisione potrebbe essere maturata nel tempo e non invece presa da un giorno all’altro. E il fatto di aver smesso di scrivere anche i Maigret, potrebbe avvalorare l’ipotesi di una saturazione nella scrittura che ormai era oltretutto troppo defatigante.
Quel che é certo, è che il "romanziere" era ormai scomparso in quel settembre del 1972 e con Maigret et monsieur Charles aveva concluso un‘epopea letteraria che non trova molti riscontri tra altri scrittori.
Quei diciassette anni che lo separano dalla morte vera e propria, ci mostrano un Simenon diverso, da una parte fiaccato dalla vecchiaia e da varie malattie, dall’altra stressato da tragedie come il suicidio della figlia Marie-Jo nel ’78.
A quel punto l’ex-romanziere aveva 75 anni, tenuto su dalle amorevoli attenzioni di Teresa Sburelin, la sua ultima compagna. Trascorreva una vita fatta di giornate tranquille, scandite da piccole abitudine quotidiane, molto lontane dalla vita frenetica, dal suo temperamento creativo, dalla sua voglia di cambiare, spostarsi, scoprire… Ci vollero diciassette anni perché, tra le braccia della sua Teresa quel sopito Simenon, che non riusciamo tanto ad immaginarci, trovasse pace in un sonno infinito.
Ma questo Simenon, almeno a noi, sembra una ombre del romanziere super prolifico, dell’uomo che viaggiava di continuo, del maschio dall’esuberanza sessuale e dal personaggio di fama mondiale. Dal 1972 questo Simenon era sparito. L’uomo invece gli era sopravvissuto e in quel periodo andò incontro al suo destino, senza più un ruolo da interpretare, senza più una dimensione pubblica da sostenere, spogliatosi di tutto, era soltanto Georges, ormai uno come gli altri, fino all’estremo attimo della sua vita. (m.t)    
Author: Maurizio Testa
Posted: October 11, 2019, 7:39 am

The role of the Normandy harbour in the novelist's works 


SIMENON SIMENON. SIMENON E FECAMP: IL POSTO E L'EPOCA 
Il ruolo del porto normanno nelle opere del romanziere 
SIMENON SIMENON. SIMENON ET FECAMP: LES LIEUX ET L'EPOQUE 
Le rôle du port normand dans l'œuvre du romancier 



In her post of 22 August, ‘Un petit air de Fécamp’, Murielle Wenger explains the strong links between the setting of the 1931 Maigret novel Au Rendez-Vous des Terre-Neuvas and the author’s frequent visits to the Normandy fishing port of Fécamp during the construction of his boat L’Ostrogoth in the winter of 1928-1929. Simenon never lived permanently in Normandy but Fécamp was to furnish him with the central setting or serve as an important secondary location for no less than nine novels and stories, published between 1931 and 1963. This article and subsequent posts will consider the particular attraction of Fécamp for Simenon and the role played by the Fécamp narratives in the author’s exploration of certain of his key themes and in his development from a writer of pulp fiction to the best-selling international novelist, who in 1978 would write nostalgically in a private letter ‘I can still see the Fécamp of days gone by, so wonderful, the Chez Léon bar and its regular customers.’ Indeed, so dear to Simenon was Chez Léon (in reality the hôtel-restaurant du Progrès) that he includes it in four of his Fécamp stories – Pietr-le-LettonAu Rendez-Vous des Terre-Neuvas, ‘Le comique du Saint-Antoine’ and ‘Le bateau d’Emile’. 
Simenon’s Fécamp is the town as it existed from the years immediately preceding the Great War of 1914-1918 to the outbreak of the Second World War in 1939. Fécamp was at that time France’s premier port for cod and herring fishing and all of Simenon’s narratives refer to a greater or lesser degree to the town’s primary economic activity. The town’s relatively small population of around 17 000 inhabitants necessitated the employment of captains, technicians and crew from neighbouring regions, such as the Breton sailor Petit Louis in ‘Le comique du Saint-Antoine’, and sometimes even further afield, such as the black crewman on the Océan in Au Rendez-vous des Terre-Neuvas. Initially practised by three-masted sailing boats working on the Grand Bank of Newfoundland, by 1903 half of the French cod fishing fleet was based in Fécamp. The cod trawlers, such as the Océan, were large coal-powered ships up to 70 metres long and weighing more than a thousand tonnes, each with a crew of around 35 men. The transition from sail to steam made it possible to make two “campaigns” to the Grand Bank, rather than one, during the nine-month season, a major consideration for the director of La Morue Française in Au Rendez-vous des Terre-Neuvas. The herring boats, such as the one worked on by Rose Trochu’s brother in Maigret et la vieille dame, were smaller but were nevertheless often up to 35 metres long with a crew of up to 30 men. The herring campaigns were shorter because of the smaller distances involved to the fishing grounds in the North Sea and the English Channel with a rapid turnaround to maximise profit, hence the panic of the shipowner Pissart in Les Rescapés du Télémaque when one of his captains is arrested and charged with murder.  
With the associated activities of drying and smoking the catch, ship-building and repair, fishing in Fécamp was an industry involving the whole gamut of social classes: ship-owners and their captains (such as Larmentiel and Emile Bouet in ‘Le bateau d’Emile’), engineers and radio operators (for example Laberge and Le Clinche in Au Rendez-vous des Terre-Nuevas) , deckhands and stokers (like the two Petit Louis in ‘Le comique du Saint-Antoine’ and Au Rendez-vous des Terre-Neuvas respectively), quayside workers and shops selling fishing-related materials and goods of the kind entered by Maigret in his first visit to the town in Pietr-le-Letton. 
Fécamp also benefited, particularly following the economic boom years of the 1920s, from a significant influx of tourists in the summer months with the consequent development of economic activities such as a casino, hotels and restaurants. This contrasting face of Fécamp as a holiday resort for the well-to-do, in which the coast as a place of leisure is juxtaposed to the sea as the source of a hard and dangerously earned living wage, is to the forefront in Au Rendez-vous des Terre-Neuvas, allowing Simenon to counterpose different lived experiences of the same global reality. 
In short, Fécamp provided Simenon with a microcosm of contemporary French provincial society in which all social classes are present and in interaction with each other in a limited geographical space. The author’s focus on the lives of the fishermen, rather than the workers in the related onshore industries, gives a sense of adventure to the texts that would not perhaps be found in stories based in the smokehouses or shipyards of the port. Simenon’s emerging brilliance as a novelist can be found in this combination of making the everyday lives of working people in a realistic setting the subject matter of his crime fiction narratives with or without Maigret.   

William Alder 
Author: Maurizio Testa
Posted: October 10, 2019, 7:41 am
 Pour les 90 ans de sa naissance, le commissaire nous ouvre son livre de souvenirs. Nous vous proposons, à quinzaine, une rubrique pour commémorer cet événement phare de cette année 2019.


Per i 90 anni dalla sua nascita, il commissario ci apre il suo libro dei ricordi. Noi vi proporremo, ogni quindici giorni, una rubrica per commemorare questo avvenimento clou per l’anno 2019.


For the 90th anniversary of his birth, the Chief Inspector shows us his memory book. We propose a fortnight column to commemorate this milestone event of this year 2019.






En 1967, je me glissais pour la première fois dans la peau de Jean Richard, pour une longue aventure qui allait durer presque 25 ans, avec 88 épisodes tournés.


Nel 1967, scivolai per la prima volta nella pelle di Jean Richard, per una lunga avventura che durò quasi 25 anni, con 88 episodi.


In 1967, I slipped for the first time into Jean Richard’s skin, for a long adventure that would last almost 25 years, with 88 episodes filmed.



Author: Maurizio Testa
Posted: October 9, 2019, 8:49 am
Les titres italiens des premiers romans Maigret sont-ils une traduction fidèle du titre français ?


SIMENON SIMENON SULLA FEDELTÀ AL TITOLO
I titoli italiani dei primi romanzi Maigret sono una traduzione fedele del titolo francese
SIMENON SIMENON. ABOUT FIDELITY TO THE TITLE
Are the Italian titles of the first Maigret novels a faithful translation of the French title?





Dans un billet récent, nous avons vu que les traductions en italien des titres des premiers romans Maigret dépendaient en partie de l’époque où elles avaient été faites, et en partie du contexte dans lequel elles apparaissaient (constitution d’une collection autour du personnage), avec pour conséquence que parfois le mot « Maigret », absent du titre original, apparaissait dans les traductions.
Pour la grande majorité des romans parus chez Fayard, la toute première édition italienne privilégiait une traduction littérale du titre (par exemple, Il cane giallo, Il porto delle nebbie). Font exception La Nuit du carrefour, pour lequel on a donné un titre plus « policier » : Il mistero del crocevia, et Le Pendu de Saint-Pholien, pour lequel on a préféré Il viaggiatore di terza classe.
Dès le milieu des années 1950, Mondadori publia une nouvelle collection des romans, en proposant d’abord des traductions de romans des Presses de la Cité, dont les titres français comprenaient le mot « Maigret ». Tout naturellement, quand furent intégrés dans cette collection des romans Fayard et Gallimard, le patronyme du commissaire fut ajouté à leur titre. Parfois on se contenta de reprendre le titre et d’y adjoindre le mot « Maigret » (Maigret e l’ombra cinese, Maigret al Liberty Bar), mais d’autres fois on choisit un titre complètement différent. Ainsi, Il carrettiere della Providenza devint Maigret si commuove, Il signor Gallet defunto fut remplacé par Maigret e il castellano, tandis que Il mistero del crocevia disparut au profit de Maigret e la casa delle tre vedove. Quant à Maigret, le dernier roman de la période Fayard, il ne pouvait dans doute pas paraître dans cette forme courte sur les couvertures italiennes, car cela aurait présenté une « anomalie » dans l’aspect sériel, et le titre devint donc Maigret e il nipote ingenuo.
Lorsque Adelphi reprit les droits de traduction, la politique de l’éditeur fut de revenir à des titres plus proches de l’édition française originale. On eut alors une majorité de traductions littérales des titres (par exemple, L’impiccato di Saint-Pholien), avec deux exceptions notoires : d’une part, pour La Nuit du carrefour, qui fut proposé par Adelphi en une forme qui combinait en quelque sorte les deux anciens titres : Il crocevia delle tre vedove. D’autre part, La Tête d’un homme a connu une évolution qui l’a mené d’une traduction littérale, La testa di un uomo, en passant par Maigret et la vita di un uomo (Biblioteca economica Mondadori) et Maigret e una vita in gioco (Le inchieste del commissario Maigret), jusqu’à la version d’Adelphi, qui combine le premier titre et le troisième : Una testa in gioco.
Enfin, évoquons en quelques mots les six romans de la période Gallimard. Ces romans ont été publiés pour la première fois en italien dans la collection Biblioteca economica Mondadori, au début des années 1960, et leur titre traduit comportait le mot « Maigret », soit par ajout à la traduction littérale du titre d’origine (Maigret e la casa del giudice), soit par un titre tout différent : Maigret e il sergente maggiore pour Les Caves du Majestic, Un ombra su Maigret pour Cécile est morte, La ragazza di Maigret pour Félicie est là, Maigret e la chiromante pour Signé Picpus, Maigret e la ragazza di provincia pour L’Inspecteur Cadavre. Des titres conservés pour l’édition Le inchieste del commissario Maigret avec les couvertures de Pinter (exception faite de Maigret e la chiromante dont le titre fut cette fois Maigret e l’affare Picpus). Quand aux titres proposés par Adelphi, ils sont tous des traductions littérales du titre français (I sotterranei del Majestic, Firmato Picpus, Cécile è morta, L’ispettore Cadavre, La casa del giudice), sauf pour Félicie est là, qu’on aurait pu imaginer être traduit par Félicie è qui ou peut-être Eccola Félicie, mais finalement le traducteur a choisi un titre plus que lapidaire : Félicie.
Voilà pour un rapide tour d’horizon, que nous complèterons dans un prochain billet en analysant les traductions proposées pour les romans des Presses de la Cité.

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: October 8, 2019, 6:47 am
Le créateur du commissaire Maigret, disparu le 4 septembre 1989, est toujours très présent. Pour « Le Monde des livres », trois écrivains étrangers de romans policiers témoignent de ce qu’ils lui doivent 



Le Monde - 05/10/2019 - Macha Séry - Modeste par ses ori­gines, Georges Simenon (1903-1989) était l’homme de la démesure. S’il oubliait ses romans sitôt écrits (au nombre de 215, sans compter ceux publiés sous pseudonymes), il possédait en revanche une mémoire phénoménale pour ce qui avait trait à son parcours aventureux. Le créateur du commissaire Maigret fut tour à tour commis libraire, ­secrétaire d’un marquis, fait-diversier, cultivateur clandestin de tabac. Il fit l’université de la rue et lut tous les livres « jusqu’à l’étourdissement ». De Liège, en Belgique, sa ville natale, à Epalinges, dans la banlieue de Lausanne, en Suisse, où il possédait une vaste propriété, en ­passant par ­Paris, il eut trente-deux domiciles. Le point fixe de son existence nomade et la source d’inspiration féconde de son œuvre ? Son intérêt pour « les petites gens », ainsi que son insatiable curiosité.
Très tôt, Simenon eut, en effet, « une faim jamais assouvie de tout connaître ». « J’aspirais la vie par les narines, par tous les pores, les couleurs, les lumières et les bruits de la rue », écrit le romancier belge dans sa volumineuse autobiographie, ­Mémoires intimes, parue initialement en 1981 et que les Presses de la Cité viennent de rééditer à la ­faveur du 30e anniversaire de sa mort (1 156 p., 29 €). Fils d’une ­vendeuse en mercerie et d’un employé d’assurances, le futur auteur de L’Aîné des Ferchaux et de La Veuve Couderc voulait « être tous les hommes, ceux de la terre et de la mer, le forgeron, le jardinier, le maçon et ceux que l’on trouve accrochés aux barreaux de la fameuse échelle sociale ». Quels que soient leurs torts, il ne les jugeait pas...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: October 7, 2019, 9:21 am




12. Maigret enquête sous la pluie
« Et Maigret, les mains dans les poches de son pardessus, le chapeau melon transformé en réservoir d’eau qui se vidait tout d’un coup au moindre mouvement, le Maigret renfrogné, massif, immobile des mauvais jours, de grogner sans desserrer les dents du tuyau de sa pipe […] Maigret avait les pieds mouillés, le bas du pantalon boueux. Il aurait bu volontiers une tasse de café chaud » (L’Auberge aux noyés)


12. Maigret indaga sotto la pioggia
« E Maigret, le mani nelle tasche del suo cappotto, la bombetta trasformata in un catino d’acqua che si vuotava tutt’a un tratto al minimo movimento, il Maigret accigliato, massiccio, immobile dei peggiori giorni, grugniva, senza mollare con i denti il cannello della sua pipa […] Maigret aveva i piedi bagnati, il bordo dei pantaloni infangato. Avrebbe bevuto volentieri una tazza di caffé caldo » (La locanda degli annegati)


12. Maigret investigates in the rain
“And Maigret, his hands in his overcoat pockets, his bowler hat transformed into a water tank that emptied all of a sudden at the slightest movement, a sullen Maigret, massive, as motionless as in bad days, who was grumbling without loosening the teeth of his pipe […]. Maigret’s feet were wet, the bottom of his pants was muddy. He would have liked to drink a cup of hot coffee.” (The Drowned Men's Inn)


Author: Maurizio Testa
Posted: October 6, 2019, 7:30 am
L'Express - 04/10/2019 - Guillome Malaurie - Á l'occasion de la disparition de Georges Simenon en septembre 1989, fait l'éloge de l'écrivain francophone qui sait "renifler l'intérieur des gens". 



Dans les Fnac de Paris, le présentoir des Maigret s'est vidé d'un coup. Aspirés, les livres du défunt Simenon. Comme ces verres de fine ou ces bocks de bière à grand faux col que descendait le commissaire dans les rares moments où la moutarde lui grimpait vraiment au nez. Lorsque l'intrigue lui résistait et qu'il mâchouillait l'embout de sa pipe, puis un bout de solution. Accoudé au zinc du Café Riche ou à la terrasse de Chez Popaul. Ou encore devant la table à petits carreaux de la brasserie Dauphine, à deux pas du Quai des Orfèvres. Simenon mort, il laisse des orphelins. Des tas d'orphelins. L'énigme : pourquoi si nombreux ? Pourquoi inconsolables ? 
A bien y réfléchir, la réponse tombe sous le sens. Enfin, une première réponse. Simenon a regardé, épié, goûté la France sous toutes ses coutures. Et le public lui a rendu cette rare politesse...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: October 5, 2019, 6:39 am

Un post al vetriolo sul romanziere da parte del critico Gian Paolo Serino. Già il titolo dice tutto: "Simenon, il nazista di cui nessuno parla"

SIMENON SIMENON. UNE CRITIQUE SANS FIN...
Un post vitriolique sur le romancier du critique Gian Paolo Serino. Le titre dit déjà tout: "Simenon, le nazi dont personne ne parle"
SIMENON SIMENON. A ENDLESS CRITICISM ...
A vitriolic post on the novelist by the critic Gian Paolo Serino. The title already says it all: "Simenon, the Nazi that nobody talks about"




Torniamo al post che stavamo commentando laltro giorno (prima parte). E in proposito vorremmo subito sottolineare un elemento. Eormai noto, ma evidentemente non a Serino, che i riferimenti riportati in Mémoires intimes, soprattutto quelli biografici, sono da tempo ritenuti non troppo attendibili. Scritti in un momento particolarmente difficile per il romanziere che, intanto aveva quasi ottant'anni, di lì a poco sarebbe stato aggredito da un tumore cerebrale, non aveva ancora superato lo shock del suicidio di sua figlia Marie-Jo di due anni prima. Insomma le condizioni generali non erano tali da assicurare anche a quell'età una lucida e precisa memoria. Ed è stato ampiamente dimostrato che, comprensibilmente, su alcuni aspetti biografici il Simenon di Mémoires intimes non è sempre affidabile cronologicamente e anche per le testimonianze.  Quindi molto spesso le affermazioni che si basano su quella fonte, lasciano il tempo che trovano. E soprattutto non possono essere prove sicure a sostegno delle opinioni del critico, come per esempio quando Serino afferma: "...È lo stesso Simenon nella sua già citata autobiografia a scrivere che “Gli uomini leggono, perché quasi come il pane, hanno bisogno di finzione e soprattutto soddisfano lo spasmodico bisogno di finzione dei lettori: si immergono nella finzione dei miei romanzi perché nella vita sono stati incapaci di trovare la verità...". Finzione e realismo dunque è questo il problema? Ma non era un tema ormai sorpassato nelle querelle letterarie?

Ma a parte questo, ci paiono bizzarre alcune affermazioni, come:"...racconta quattrocento e più volte la stessa storia. Perché i destini che Simenon si sforza di “riparare” hanno tutti la stessa caratteristica, somigliano tutti a “Lo Straniero” di Camus..."

Aldilà di questa storia della somiglianza con lopera di Camus (?), cè quel quattrocento in cui Serino ficca dentro tutto, i racconti e i romanzi brevi della fase popolare della prima ora, quelli commissionati per intenderci, e firmati sotto pseudonimo, la serie di Maigret sia la prima parte che la seconda (dopo il 1950); i romans durs, le opere autobiografiche, i diari di viaggio... insomma scritti diversissimi per argomento, stile e concezione. E poi quella riparazione dei destini di cui scrive è prettamente maigrettiana. I personaggi dei romans sono di solito al di là della fatidica linea e seguono invariabilmente il proprio destino fino alle estreme conseguenze.  Di tutta unerba Serino fà un fascio, che a lui sembra essere lo stesso fascio straniero confezionato da Camus. Beh, a noi,  pare un po superficiale... Sembra quasi che Serino non abbia letto le varie produzioni letterarie di Simenon.

Quello che di certo non ha fatto, è andare a cercare per bancarelle i vecchi Simenon (Maigret o romans durs). E infatti in proposito dice "...Centinaia di romanzi che si trovano a pochissimi euro in qualsiasi bancarella a 2 euro di qualsiasi città, borgo, sagra, nelle vecchie edizioni Mondadori..." . Beato lui! Io e moltissimi altri appassionati setacciamo sistematicamente, banchetti, antiquari, rigattieri, sagre, mercatini e pure internet... Ma, niente. Le famose vecchie edizioni Mondadori non saltano fuori. Ormai non si trovano più. Io una trentina danni fa ne trovavo ancora qualcuna, (una volta, ebbi addirittura la fortuna di trovare una ventina di telati” simenoniani, i gialli e i verdi). Ma oggi ahimé non ce n'é più traccia... 
Serino, ci dica dove li trova, per favore!

E poi da certe sue affermazioni traspare l'esigenza di épater les bourgeois(come se fosse ancora possibile), esprimendo giudizi che possano risultare controcorrente o a qualsiasi titolo originali. Qualche esempio?

"...a me piacciono gli scrittori che sono americani ma che in realtà contestano gli Stati Uniti e il loro imperialismo....".

"...Greta Thunberg, la sedicenne che sembra salvare il mondo, è inquinamento delle coscienze [...] chiuderei lei e i suoi genitori tipo in un mausoleo di prese per il culo mondiali...".

"...Alda Merini, la poetessa per i cretini (titolo) - Una poetessa a vanvera [...] ....questa poetessa “regina degli ignoranti”, una sorta di Celentano non della via Gluck ma dei Navigli..."

“...Il giovane Holden” di Salinger, un romanzo sopravvalutato (titolo) - il romanzo, pur nella sua perfezione stilistica, a livello di contenuti è quanto di più banale e riciclato la letteratura abbia mai riversato su pagina...."

Insomma ce nè abbastanza per poter supporre che anche le affermazioni su Simenon del post esaminato siano un po stiracchiate, tanto per stonare in quel coro che da più parti si è levato in occasione del trentesimo dalla sua scomparsa. Un modo per mantenere una certa visibilità e connotarsi meglio. Ma ognuno esprime le opinioni che desidera e le motiva come gli pare. Certo poi gli altri possono dissentire e addirittura criticare.  
Ma infine Gian Paolo Serino mostra impietosamente il destro...


Infatti se la prende con il Simenon uomo svelando, tra l'altro, che cedette alla famigerata casa di produzione cinematografica Continental (ma ne avevamo fatto cenno anche nella prima parte di questo post) i diritti dei Maigret, quando invece furono solo cinque titoli di cui tre Maigret e due romans durs. Poi  si impelaga nella storia del fratello minore Christian. Il filo-nazista condannato a morte e salvato da Georges, che secondo Serino, fu da lui consigliato di arruolarsi nella legione straniera. 
Ma così non fu. 
Infatti avendo taciuto il pessimo rapporto tra Georges e la madre, che gli aveva sempre preferito Christian, non racconta che, quando questi fu condannato, fu proprio lei a tormentare il fratello più famoso per trovargli una via d'uscita. Pressato da una madre, che pur non amava, lo scrittore smuovendo amicizie, conoscenze e colleghi, riuscì alla fine a trovare questa soluzione e salvò Christian dall'esecuzione. Ma quando poi morì in battaglia, la madre Henriette non trovò di meglio che telefonare al romanziere e rinfacciargli: "La morte di tuo fratello è colpa tua!".
Insomma una vicenda paradossale che dimostra la qualità dei rapporti di Georges con la madre, ma la cosa qui non ci interessa, e evidentemente non ha interessato nemmeno Serino che non l'ha minimamente citata.
Altra cosa che non cita, dopo aver sottolineato tutte le accuse di filo-nazismo, è la sentenza del 18 aprile 1945 del tribunale di La Roche-sur-Yon (Vandea) che lo sollevava da ogni sospetto di collaborazionismo con i nazisti e chiudeva una volta per tutte la questione.
Noi invece chiudiamo questo post con una succinta serie di esempi di come stampa, libri e internet abbiano più e più volte parlato delle accuse di collaborazionismo che invece, secondo Gian Paolo Serino, sarebbero state tenute nascoste fino a pochissimo tempo fa. (m.t.)

• La Repubblica Simenon una vita al nero, 17/09/1992 - Corrado Augias
• Edition du Cefal - Simenon, la vie d'abord - Michel Carly - 2000

• La Libre -  Georges Simenon accusé de collaboration - 28/05/2002
• Simenon, le Passager du siècle  - D’une guerre à l’autre : l’opportunisme de Georges Simenon - 23/11/2002 -       Jacques Charles Lemaire 
• Indimedia  - Simenon et antisémitisme: deux poids deux mesures. - 09/06/2003- Gilles Martin
• Página 12 - El otro Simenon - 10/08/2003 - Alejo Schapire
• Au Feminin - Georges simenon était un nazi? - 09/09/2003 - Fislisa
• Le Figaro - Il était une fois...Georges Simenon - 5/09/2009 - Jean-Marc Parisis
• Globedia -Simenon: colaboracionista nazi y antisemita pero Bélgica le perdonó por su calidad de escritor -     05/02/2010 -
• Publico - Acusações de colaboracionismo nazi reabrem polémica na Bélgica - 23/09/2010 - Isabel Arriaga 
• Simenon-Simenon Simenon a braccetto con i nazi-fascisti - 14/01/2011
• La Stampa Un fratello nazista e carnefice per il Simenon collaborazionista - 20/08/2015 Leonardo Martinelli
• Simenon-Simenon Giudaico o collaborazionista? - 21/12/2018
Author: Maurizio Testa
Posted: October 4, 2019, 8:19 am
About Maigret’s cleverness


SIMENON SIMENON. UN INTUITIVO ACCOMODATORE DI DESTINI
Sull’ intelligenza di Maigret
SIMENON SIMENON. UN INTUITIF RACCOMMODEUR DE DESTINEES
A propos de l’intelligence de Maigret





“Maigret is no a clever man. He’s intuitive.” It was Simenon himself who asserted that. An attitude in which the novelist most often captured his character was to show him sniffing around. It’s a gesture, using one of the five senses, at the same time very material and also very impalpable, and we could even say metaphorical and extra-sensorial.
Even if Maigret is not clever, the conjugation between intuition and flair presupposes a kind of sensibility for understanding situations, mentalities, the way of reasoning of the people he encounters in his investigations; perhaps it even allows him to see further than others.
Of course Maigret’s “elephantine” aspect, his eyes that Simenon himself defined as bovine, do not bring him closer to the other literary investigators in vogue in the 30’s. He does not have Sam Spade’s noir charm, neither Philip Marlowe’s seducing fatalism, Sherlock Holmes’ steadfast and somewhat unpleasant insurance or Miss Marple’s charming investigation methods.
No sex, but much food, no action, but slowness and event often inaction. In fact it’s an apparent inaction because in this kind of idleness Maigret is absorbing, as his creator points out, the surrounding ambiance. Maigret does not seem doing it, yet he puts his sensibility in action, raises invisible antennas.
All that would not seem to delineate a character able to involve readers. His starting up is slow, he is loitering between a bar counter and a concierge’s kitchen where something is simmering, sometimes he may seem exasperating. A homicide has occurred and what is he doing? He is sniffing in the pots, drinking calvados, standing there listening to the talk of the local time wasters.
And yet people read and get caught. Is it about a kind of identification? Of course the Chief Inspector is about as close as you can get to common people. A petty bourgeois, with a caring housewife; he takes the tram (better on the outdoor platform, so that he can smoke there) to go to his office.
Is he one of us? Yes and no. He resembles us, but when he has picked up the right wavelength, he seems everything clearer, he deciphers the codes of conduct, he discovers the links between events and characters and he takes the right path. And when he succeeds in catching the culprit, he has already understood the antecedents, the reasons that pushed him, and this cynical and cheating destiny that guided his hand. Then Maigret decides. Often he decides that law could not have understood, that law would not have been up to justice and thus he decides to take things in charge and to adjust destinies.
But by which right, in whose name? Well… Maigret is not clever, but he has guessed, he has felt and usually he has understood the situation before anyone else; he knows better how the story would have come to an end and often he has the courage to change people's future. Well done, monsieur Maigret!

by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: October 3, 2019, 7:07 am


Aucun simenonien ne peut dorénavant l’ignorer: cette année, nous commémorons les 30 ans de la disparition du romancier. Notre blog lui rend hommage, à sa façon, en proposant cette rubrique à quinzaine.

Nessun simenoniano potrà d’ora in poi ignorarlo: quest’anno ricordiamo i 30 anni dalla scomparsa del romanziere. Il nostro blog gli renderà omaggio, a modo suo, proponendo questa rubrica ogni quindici giorni.

No Simenonian can ignore it now: this year, we commemorate the 30th anniversary of the disappearance of the novelist. Our blog pays tribute, in its own way, by offering this fortnight column.






5) Les (plus de) 30 pseudonymes de Simenon
Parmi tous les pseudonymes de Simenon, il y en a qui sont avérés, d’autres probables, et d’autres qui lui ont été faussement attribués. La liste ci-dessous vient de la source la plus sûre, celle qui apparaît dans le livre de Claude Menguy, De Georges Sim à Simenon. Bibliographie. On verra que cette liste dépasse la trentaine de pseudonymes…
Les pseudonymes suivants ont été utilisés pour des romans ou des reportages : Germain d’Antibes, Bobette, Christian Brulls, Georges Caraman, J.-K. Charles, Jacques Dersonne, Jean Dorsage, Luc Dorsan, Georges-Martin Georges, Gom Gut, Georges d’Isly, Kim, Jean du Perry, Plick et Plock, Poum et Zette, Jean Sandor, Georges Sim, Gaston Vialis, G. Violis.
Ces pseudonymes ont été réservés aux articles, contes et nouvelles : Aramis, Christian Bull’s, La Déshabilleuse, Gemis, Gom-Gutt, Jean, Miquette, Misti, Monsieur Le Coq, Luc d’Orsan, Pan, Geo Sim, Le Vieux Suiveur…



5) I 30 (e più) pseudonimi di Simenon
Tra tutti gli pseudonimi di Simenon, ce ne sono di veri, altri sono probabili ed altri che gli sono stati erroneamente attribuiti. La lista che segue è tratta dalla fonte più sicura, quella che appare nel libro di Claude Menguy, De Georges Sim à Simenon. Bibliographie. Come vedrete, questa lista oltrepassa i trenta pseudonimi…
Gli pseudomini seguenti sono stati utilizzati per dei romanzi o per dei reportage : Germain d’Antibes, Bobette, Christian Brulls, Georges Caraman, J.-K. Charles, Jacques Dersonne, Jean Dorsage, Luc Dorsan, Georges-Martin Georges, Gom Gut, Georges d’Isly, Kim, Jean du Perry, Plick et Plock, Poum et Zette, Jean Sandor, Georges Sim, Gaston Vialis, G. Violis.
Questi altri invece sono stati riservati per gli articoli, racconti, novelle: Aramis, Christian Bull’s, La Déshabilleuse, Gemis, Gom-Gutt, Jean, Miquette, Misti, Monsieur Le Coq, Luc d’Orsan, Pan, Geo Sim, Le Vieux Suiveur…


5) Simenon’s (more than) 30 pseudonyms
Among all Simenon’s pseudonyms, some are confirmed, others are probable, and others were falsely attributed to him. The list below comes from the surest source, the one that appears in Claude Menguy’s book, De Georges Sim à Simenon. Bibliographie. You can see that this list comprises more than thirty pseudonyms…
These pseudonyms were used for novels or reports: Germain d’Antibes, Bobette, Christian Brulls, Georges Caraman, J.-K. Charles, Jacques Dersonne, Jean Dorsage, Luc Dorsan, Georges-Martin Georges, Gom Gut, Georges d’Isly, Kim, Jean du Perry, Plick et Plock, Poum et Zette, Jean Sandor, Georges Sim, Gaston Vialis, G. Violis.
These pseudonyms were used for articles, tales and short stories: Aramis, Christian Bull’s, La Déshabilleuse, Gemis, Gom-Gutt, Jean, Miquette, Misti, Monsieur Le Coq, Luc d’Orsan, Pan, Geo Sim, Le Vieux Suiveur…

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: October 1, 2019, 1:32 pm
Comparons deux moments dans la bio-bibliographie de Simenon


SIMENON SIMENON. VENT'ANNI DI ESPERIENZA
Confrontiamo due momenti nella bio-bibliografia di Simenon
SIMENON SIMENON. TWENTY YEARS OF EXPERIENCE
Let’s compare two moments in Simenon’s bio-bibliography



Simenon a non seulement été un auteur prolifique, avec à son actif près de 200 romans (dont un gros tiers de romans Maigret) écrits sous patronyme, mais sa production littéraire s’est aussi étalée sur une cinquantaine d’années. C’est dire qu’il doit y avoir eu une évolution dans cette production. Certes, c’est toujours du même auteur qu’il s’agit, qu’on lise l’un de ses romans sous pseudonyme des années 1920, ou l’un de ses chefs-d’œuvre de la maturité. Cependant, comme le romancier, avec les années, accumule des expériences de vie, mais aussi de l’expérience créatrice, on doit pouvoir déceler des changements, même infimes, dans sa façon d’écrire et dans ses thèmes. Nous n’allons pas dans ce billet mener une analyse sophistiquée sur ce sujet, mais nous proposons de faire une petite comparaison entre deux romans de la saga maigretienne, écrits à vingt d’ans d’intervalle, pour voir comment Simenon a évolué dans son écriture.
Nous sommes en octobre 1931. Simenon a amarré son Ostrogoth à Ouistreham. Après la séance de dédicaces qu’il a faite à fin août à Deauville, lors de laquelle il a pu mesurer le début du succès pour sa série Maigret, il a continué d’écrire des romans avec le commissaire pour héros. Et ceci aussi bien parce que la réussite est au rendez-vous que parce qu’il doit respecter les termes du contrat passé avec Fayard : l’éditeur a accepté la publication de la série à la condition que Simenon lui fournisse des romans permettant une parution mensuelle.
A Ouistreham, le romancier rédige en octobre Le Port des brumes. Ce roman a d’abord ceci de particulier qu’il est l’un des rares que Simenon a écrit sur les lieux mêmes où l’action se déroule. Fidèle aussi à une habitude qu’il a prise pour ses premiers romans mettant en scène le commissaire, il envoie celui-ci enquêter hors de Paris, et le roman, en dehors de présenter une énigme bien policière (découvrir pourquoi on a tué le capitaine Joris et qui l’a fait), est une bonne démonstration des méthodes particulières que Maigret emploie : il cherche à se fondre dans un nouveau milieu pour en comprendre le fonctionnement. Il s’immerge dans l’atmosphère brumeuse du port, trinque avec les marins, et fait une incursion dans le milieu provincial de la haute bourgeoisie, dont il cherche à faire craquer le vernis de respectabilité. Un roman tout à fait typique des débuts de la saga Vingt ans plus tard, nous voici en octobre 1951. Nous retrouvons un romancier installé depuis plus de six ans en Amérique. Depuis juillet 1950, il s’est établi à Lakeville, où il va écrire des romans à l’ambiance typiquement américaine, comme Les Frères Rico ou L’Horloger d’Everton. Mais il n’a pas oublié son commissaire pour autant, pour lequel il rédige quelques-unes de ses meilleures enquêtes (Maigret au Picratt’s, Maigret et la Grande Perche) et avec qui il a fait une mise au point sur leurs relations (Les Mémoires de Maigret), à partir de laquelle il va se rapprocher de plus en plus de son personnage.
En octobre 1951, le romancier s’essaie à un roman de la saga qui s’éloigne des normes classiques du roman policier. En effet, Maigret, Lognon et les gangsters n’a quasiment plus rien d’un roman de détection : pas de cadavre ni de meurtre (juste une agression sur un inconnu dont il faut retrouver la trace), et l’intrigue consiste non à enquêter sur une série de suspects, mais il s’agit d’une sorte de confrontation entre les policiers à la française et les gangsters américains qui sont venus prendre Paris pour leur terrain de jeu. Le travail de Maigret dans cette histoire va être essentiellement de prouver sa supériorité sur les bandits, et il y parviendra naturellement, moyennant quelques entorses aux règlements… Dans ce roman, on sent que le romancier a pris un plaisir certain à placer son héros dans une situation inhabituelle, et il le fait avec beaucoup d’humour.
On voit bien là comment Simenon a évolué dans son écriture. Le jeune homme de 28 ans qui décrivait son héros de 45 ans aux prises avec les mystères brumeux d’un port normand, et qui s’acquittait de sa tâche de romancier en route vers l’écriture de la littérature telle qu’il désirait l’atteindre, est devenu un homme qui s’approche de la cinquantaine, qui a rejoint en âge son personnage, auquel il s’est attaché au cours de toutes ces années, et qu’il utilise parfois dans des romans plus légers, comme un délassement, comme un plaisir qu’on s’accorde entre deux rédactions de romans beaucoup plus durs. Le prochain roman, après Maigret, Lognon et les gangsters, sera La Mort de Belle…


Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: October 1, 2019, 7:11 am
Un post al vetriolo sul romanziere da parte del critico Gian Paolo Serino. Già il titolo dice tutto: "Simenon, il nazista di cui nessuno parla"

SIMENON SIMENON. UNE CRITIQUE SANS FIN...
Un post vitriolique sur le romancier du critique Gian Paolo Serino. Le titre dit déjà tout: "Simenon, le nazi dont personne ne parle"
SIMENON SIMENON. A ENDLESS CRITICISM ...
A vitriolic post on the novelist by the critic Gian Paolo Serino. The title already says it all: "Simenon, the Nazi that nobody talks about"

Non vogliamo fare i pompieri. Non abbiamo certo lo spirito di andare a spegnere il sacro fuoco della critica, ogni volta che si accende e, come in questo caso, lambisce il personaggio che è l'oggetto di questo blog. Ma d'altra parte, proprio perché ci occupiamo quotidianamente di Simenon, non possiamo far finta di non aver letto questo post scritto dal critico letterario Gian Paolo Serino, sul sito personale del giornalista Nicola Porro sabato scorso.
Per dare un'idea del tono del testo vi proponiamo l'incipit.
"Il più grande giallo che abbia mai inventato George Simenon sono i suoi lettori. Perché leggere i suoi romanzi tutti uguali? Perché leggere un autore che, come scrive nella sua poderosa autobiografia “Memorie intime”, considera i suoi lettori dei falliti? Un altro vero mistero è come abbia fatto a nascondere il suo collaborazionismo con il regime nazista: solo negli ultimi tempi, attraverso i suoi archivi privati, si sono scoperti i suoi “scheletri nell’armadio”.
Andiamo alla questione più scottante, che è anche quella posta dal titolo, la presunta "segreta" collaborazione di Simenon con i nazisti, al punto di definirlo "nazista".
Intanto vorremmo segnalare a Serino che già durante la guerra tutti sapevano che Simenon concretava questa sua collaborazione vendendo i soggetti dei suoi romanzi alla casa di produzione cinematografica Continental, ufficialmente franco-tedesca, ma in realtà facente capo a Goebbels. E questo non solo perché veniva pagato, ma anche perché ottenne un permesso per viaggiare indisturbato dalla Francia occupata a quella ancora libera e viceversa. Questa libertà di spostamento, allora molto rara, era nota ai partigiani francesi che infatti dopo la guerra volevano sottoporlo a processo.
Ma se  ci atteniamo alla fonte di cui si serve Serino, Pierre Assouline e la sua esaustiva biografia sul romanziere,  ("...La prima biografia interamente basata su fonti dirette l’ha scritta Pierre Assouline “Simenon. Una biografia” (Odoya edizioni) e contiene rivelazioni assolutamente inedite..."), vorremmo far sommessamente notare che la biografia è stata pubblicata nel 1992, cioè ventisette anni fa'. E quindi il tentativo di dare l'impressione che il fatto sia una scoperta dell'ultima ora è un po' goffo (non vogliamo assolutamente credere che l'articolo sia stato scritto tanto tempo fa'!). Se qualcuno non avesse saputo che Simenon era nel '45 fuggito in America, proprio per sfuggire ad un probabile processo per collaborazionismo, sono almeno 27 anni che Assouline l'ha scritto a chiare lettere... diciamo lo spazio di una generazione... Quindi asserire che questo fatto sia stato tenuto segreto e che nessuno ne parli non risponde a verità. Ci sono tra l'altro decine di articoli nei quotidiani di vari paesi (Italia, Francia, Inghilterra...) che hanno trattato in questi anni il tema.
La scoperta dell'acqua calda? 
Vedremo. Ma ci sono altre affermazioni nell'articolo che meritano ulteriori approfondite riflessioni che sarebbe troppo lungo trattare tutte in questo post. Ma vi diamo già appuntamento a venerdì 4 ottobre dove continueremo la disanima di questo testo.
Intanto vi segnaliamo il link al post in modo che possiate leggerlo e farvi intanto una vostra opinione. (m.t.)

Il Simenon nazista di cui nessuno parla





Nicola Porro.it - 28/09/2019 - Gian Paolo SerinoIl più grande giallo che abbia mai inventato George Simenon sono i suoi lettori. Perché leggere i suoi romanzi tutti uguali? Perché leggere un autore che, come scrive nella sua poderosa autobiografia “Memorie intime”, considera i suoi lettori dei falliti? Un altro vero mistero è come abbia fatto a nascondere il suo collaborazionismo con il regime nazista: solo negli ultimi tempi, attraverso i suoi archivi privati, si sono scoperti i suoi “scheletri nell’armadio...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: September 30, 2019, 8:58 am

« On était le vingt-neuf septembre. J’ai attendu près de deux heures durant dans le couloir, où l’obstétricien est venu m’annoncer gaiement que tout avait été pour le mieux et que tu étais un garçon. […] Un gros garçon aux cheveux sombres et aux grands yeux marron, qui regardait paisiblement ceux qui le regardaient. […] J’ai revu ta mère qui guettait mon regard.
– Tu l’as vu ?

– Oui. Il est magnifique. […]
– Tu le trouves vraiment beau ? Tu es heureux ?
Je l’étais, Johnny, et fier de mon nouveau fils. » (Mémoires intimes)
En ce vingt-neuf septembre 2019, l’équipe de Simenon-Simenon tient à adresser tous ses vœux à John Simenon, qui fête aujourd’hui ses 70 ans, et nous lui souhaitons encore de longues années consacrées à maintenir et pérenniser l’œuvre de son père.
En dehors de ses écrits autobiographiques, les allusions du romancier aux membres de sa famille proche sont rares dans ses romans, et souvent assez habilement détournées pour que le lecteur n’en soit pas forcément conscient.
Aujourd’hui, pour fêter l’anniversaire de John, nous aimerions relever cette petite anecdote.
Dans Les Mémoires de Maigret, le dernier chapitre se clôt par cet échange entre le commissaire et Mme Maigret, lorsque Maigret est en train de terminer son manuscrit :


« J’ai laissé, cette fois, la porte de la cuisine ouverte.
– Rien d’autre ?
– Dis aux Simenon que je suis en train de tricoter des chaussons pour…
– Mais il ne s’agit pas d’une lettre, voyons !
– C’est vrai. Note-le pour quand tu leur écriras. Qu’ils n’oublient pas la photo qu’ils ont promise. »
Ce roman a été écrit par Simenon en septembre 1950. Au vu de cette date, il y a fort à parier que les chaussons de Mme Maigret sont destinés au petit Johnny, né une année auparavant…

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: September 29, 2019, 7:51 am
Présentation de deux titres de la nouvelle collection La Fabrique des Héros éditée par Les Impressions Nouvelles. Samedi 19 octobre à 12h à la Maison Cfc Bruxelles




Quefaire Bruxelles - Avec Dick Tomasovic, professeur en Études cinématographiques à l’Université de Liège et chroniqueur culturel; et Jean-Baptiste Baronian, écrivain. Entretien mené par Anne-Lise Remacle, journaliste.
Dirigée par Dick Tomasovic et Tanguy Habrand, La Fabrique des Héros explore le grand répertoire de la culture populaire, de la littérature au théâtre, de la bande dessinée à l’animation, du cinéma à la télévision et au jeu vidéo. Confiés à des auteurs qui ont déjà fait la preuve de l’acuité de leur regard, ces petits livres noirs éclairent de manière inédite des personnages solidement ancrés dans la culture populaire. [...] De tous les détectives finauds et enquêteurs rusés qui peuplent les fictions policières, le commissaire Maigret, le célèbre héros de Georges Simenon inventé en 1931, est peut-être l’un des plus singuliers. Loin des effets de manches...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: September 28, 2019, 5:22 am
13 febbraio 1968. Georges Simenon compie 65 anni e in ottobre porterà a termine il suo 200° romanzo.

SIMENON SIMENON. 1968: 200 ROMANS ET UNE SEANCE PSYCHANALYTIQUE PAR "MEDECINE ET HYGIENE"
Le 13 février il fête ses 65 ans et en octobre il termine son 200e roman
SIMENON SIMENON. 1968: 200 NOVELS AND A PSYCHOANALYTICAL SESSION BY "MEDECINE ET HYGIENE"
On the 13th of February he turns 65 and in October he finishes his 200th novel






"Il y a encore des noisetiers". questo il titolo del duecentesimo romanzo scritto a Epalinges, nello stesso anno in cui, a giugno, si era sottoposto alla famosa intervista dei medici-redattori della rivista ginevrina Médicine et Hygiène. Nello stesso anno aveva scritto "Maigret hésite" et "L'Ami d'enfance de Maigret" e  un altro roman dur, "La main"
Come era Simenon a 65 anni? Certo un personaggio ormai soddisfatto di sé, almeno da un punto di vista letterario. La sua vita personale gli dava invece qualche grattacapo. Denyse, la sua seconda moglie che aveva definitivamente lasciato la famiglia in un equilibrio mentale decisamente precario, era stata ormai da tempo sostituita da Teresa, l’ultima compagna dello scrittore. La grande villa di Épalinges, soprannominata il bunker, si andava svuotando dei membri della famiglia Simenon. Il primogenito, Marc, a Parigi per lavorare nel cinema. John è negli Usa a studiare. Marie-Jo è una adolescente di quindici anni che ha iniziato a mostrare dei problemi psichici, cosa che non può certo far dormire sonni tranquilli al padre. Pierre il figlio più piccolo ha solo sei anni. 
Il rapporto con Teresa è molto tranquillo e tranquillizzante. Ed è importante per lui in questa fase della vita.
Nel frattempo la madre Henriette, a Liegi (dove sempre in quell'anno nel quartiere Outremeuse la rue Pasteur diventa rue Georges Simenon) con la quale Georges ha sempre avuto un rapporto assai conflittuale, nel 1968 viene intervistata dalla televisione belga in occasione dei suoi novant'anni (ma lei in realtà ne aveva solo 88) e a novembre si trasferisce definitivamente nella casa di riposo delle Orsoline a Fouron-le-Comte 
Simenon non sa, evidentemente, che gli rimangono solo sette anni prima di concludere la sua vita da romanziere. Una vita iniziata a nemmeno vent'anni e che fino ad allora lo aveva tenuto impegnato tra i Maigret e i romans durs per quasi quarantacinque anni. Una dedizione totale alla scrittura, anche se lui era molto veloce nel comporre e quindi il tempo materiale che dedicava alla stesura di un romanzo può sembrare ben poca cosa. In realtà va considerato che Simenon era sempre in ascolto, naturalmente predisposto ad immagazzinare nella sua testa persone, ambienti, vicende, che al momento opportuno sarebbero uscite fuori dal suo archivio mentale, anche molto tempo dopo. E poi scriveva sia nel suo studio (con tutti i rituali del caso), ma anche in viaggio nelle condizioni più disparate, come se le condizioni esterne non potessero influire granché sulla sua concentrazione e sul suo famoso état de roman.
Ma torniamo all'intervista di Médicine et Hygiène che ci dice qualcosa d'interessante dello scrittore in quegli anni.
Quando non sto bene in salute e dico al mio medico che non mi sento bene, il dottore mi risponde: - Quando inizierete a scrivere un nuovo romanzo? -. E io gli rispondo: - Entro otto ore- - Allora va bene – E, come se mi prescrivesse una terapia: Iniziate prima possibile -. Ed é la cura più adatta a me”.
E questo signore di 65 anni, dopo duecento romanzi, con tutta la popolarità di cui godeva, aveva ancora bisogno di scrivere per stare bene. Il periodo d’intervallo tra un romanzo e l’altro rischiava di diventare il tempo del malessere. Per alcuni si parla del “male di vivere”, per Simenon forse si dovrebbe parlare di “male del non scrivere”. Quasi che quella fosse la sua vera vita e quella reale scorresse invece in secondo piano. Tanto che quando iniziava un romanzo aveva bisogno di costruire non solo il personaggio, ma addirittura i luoghi in cui la vicenda si svolgeva. E fin nei minimi dettagli.
"...Io disegno la pianta dell'appartamento o della casa, molto schematicamente, perché devo sapere se le porte si aprono a destra o a sinistra, se il sole entra da questa o da quella finestra...Tutto questo è necessario. Bisogna che io possa muovermi in questa casa come se fossi nella mia..."
Ma la vita reale che conduceva ogni giorno gli piaceva? La fama, la ricchezza e le gratificazioni letterarie gli bastavano? 
Quante volte Simenon ha ripetuto la frase “Vorrei essere uno come gli altri”?
Dietro questa affermazione c’è molto probabilmente la figura di Désiré, il padre, che per Georges rimane un punto di riferimento fondamentale. Andiamo a vedere quello che dice con ammirazione di quella figura. 
Dopo aver descritto le varie occasioni rifiutate dal genitore, che aveva rifiutato la possibilità di passare da semplice impiegato a un lavoratore più ricco e di salire qualche gradino nella scala sociale, afferma “… io credo che mio padre fosse un uomo felice. Malgrado la mediocrità della nostra vita, egli si sentiva in pace con sé stesso e con gli altri […] ho la sicurezza che mio padre fosse un uomo felice ed equilibrato: un saggio… […] a causa di questi motivi [la mancata carriera] per vent’anni mio padre si è lasciato rimproverare da mia madre anche in modo piuttosto violento… lui non rispondeva, abbassava la testa e non le disse mai: E’ perché sono malato ”. E’ morto a quarantaquattro anni d’infarto…”.
Nella seduta con Médicine et Hygiène ci sono moltissimi altri temi, ma qui ci interessava mettere l’accento su come il ricordo del padre fosse così forte e la figura che rappresentava fosse per lui molto importante. Désiré non era legato all’approvazione sociale, alle gratificazioni materiali, ma era soddisfatto della sua vita, del dovere compiuto e non aveva bisogno nemmeno di difendersi dalle accuse degli altri.
Forse al compimento dei 65 anni, Simenon che nella sua vita ha visto franare due matrimoni, vede ora i figli crescere e allontanarsi, vanificarsi il sogno della grande villa di Epalinges, progettata da lui per tenere insieme la famiglia, è diventato un “bunker” da cui sempre più gli altri si allontanano. Le sue macchine costose rimangono ferme nel garage, i quadri di famosi pittori non hanno più ammiratori, i sontuosi salotti sono deserti… insomma Simenon si rende conto che tutte le ricchezze e il fasto della sua vita, che aveva cercato di concretare nella grande villa di Épalinges, non valgono più nulla, almeno ora ai suoi occhi non significano più niente. Tanto è vero che qualche anno dopo l’abbandonerà, lasciando lì tutto, libri, mobilìo, preziosi soprammobili, i ricordi di una vita, per traslocare, con pochissime cose, in un minuscolo appartamento di un grande condominio popolare a Losanna. Lui e Teresa, vanno a fare una vita semplice, stavolta davvero come se Georges fosse uno come gli altri. E secondo noi in questa fase il modello del padre, così vividamente ricordato nell’intervista, é più o meno coscientemente presente nella vita e nelle scelte dello scrittore. (m.t)
Author: Maurizio Testa
Posted: September 27, 2019, 7:09 am