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E' una "gustosa" iniziativa, nata dalla mente di Luca Bavassano, che si terrà il prossimo sabato 8 febbraio ad Asti e che sonderà tra le abitudini alimentari del commissario, elaborando una singolare interpretazione. 

"Il cameriere della Brasserie Dauphine entrò e posò sul tavolo un vassoio con sei birre e quattro enormi panini imbottiti. «Basterà?»". "Lui sapeva che se fosse rientrato a casa si sarebbe limitata a dargli un bacio, ad armeggiare con le pentole sul fuoco e a riempirgli il piatto di qualche intingolo dal profumo invitante. Al massimo avrebbe azzardato, ma solo quando lui fosse stato a tavola, e contemplandolo con il mento fra le mani, un «Come va?...». A mezzogiorno o alle cinque, avrebbe comunque trovato il pasto pronto". Pare già esserci tutto Maigret in queste frasi tratte da "Pietr il Lettone", il romanzo in cui il Commissario fa la sua comparsa. In quei panini e quelle birre che tante volte incontreremo, a segnare una pausa nel corso di quegli interrogatori che spesso si protrarranno fino all'alba, in un ufficio ormai saturo di fumo. Che sigleranno il contatto umano fra il poliziotto e l'accusato. Pare esserci già tutto Maigret in quella voracità: i panini devono sempre essere enormi, le birre altrettanto grandi, e gelate. Pare già esserci tutto Maigret nei profumi dei pranzi domestici, in quella profonda solidarietà di una coppia borghese. Nella cura amorevole che la signora Maigret dedica alla cucina. Nel bisogno del Commissario di tale oasi di serenità dopo una giornata passata a confrontarsi con i lati più oscuri dell'animo umano. "A Maigret non piaceva restare a Parigi senza sua moglie. Mangiava nel primo ristorante che trovava, senza appetito, e gli capitava persino di dormire in albergo pur di non tornare a casa" o, come leggiamo nell'amaro finale de "La casa dei fiamminghi": "«Hai mangiato bene, almeno, a Givet?». «Non lo so». Era vero! Aveva solo un vago ricordo dei pasti che aveva fatto. «Indovina cosa ti ho preparato?». «Una quiche!». Non era difficile indovinarlo, se ne sentiva il profumo per tutta la casa". In realtà, però... 
• Da "Maigret e il cibo, ovvero il metodo del torpore", in "Racconti a tavola 2019", (Historica Edizioni).
Author: Maurizio Testa
Posted: January 27, 2020, 8:54 am

28. Maigret et les enfants 
« Chut ! Ne pas penser à cela. […] Ne pas trop regarder dans la rue, tout à l’heure, quand des gamins commenceraient à montrer leurs jouets sur les trottoirs. […] On ne lui laissait pas le loisir de penser, en ce matin de Noël, au vieux couple qu’ils étaient, sans personne à gâter. […] Allons voir Colette, décida-t-il. […] dans un lit trop grand pour elle, une petite fille au visage grave, aux yeux interrogateurs, mais confiants.  (Un Noël de Maigret) 


28. Maigret e i bambini
« Basta! Non pensare più a quello. [...] Non guardare troppo nella strada, proprio quando i ragazzini inizieranno a  far vedere i loro giochi sui marciapiedi. [...] Non gli si lasciava il piacere di pensare, in quella mattina di Natale, alla vecchia coppia che ormai erano, senza persone di cui curarsi. [...] Andiamo a vedere Colette, decise [...] in un letto troppo grande per lei, un bambina dal viso serio, dagli occhi indagatori, ma  fiduciosi.» (Un Natale di Maigret)


28. Maigret and children 
“Hush! Don’t think about that. […] Don’t look in the street, later on, when kids would begin to show their toys on the sidewalks. […] He wasn’t given time to think, on this Christmas morning, about the old couple they were, with nobody to pamper. […] Let’s go and see Colette, he decided. […] in a too big bed for her, a little girl with a serious face, with questioning

Murielle Wenger


Author: Maurizio Testa
Posted: January 26, 2020, 9:27 am

La Maison de la Radio - 20/01/2020 - Dans le cadre de la collection initiée par France Culture et la Comédie-Française d’adaptations radiophoniques d’œuvres de Simenon, nous avons choisi Le Chat, un roman de Georges Simenon, publié en 1967, qui fut adapté au cinéma en 1971 par Pierre Granier-Deferre avec Jean Gabin et Simone Signoret.(25 février 2020 20h00).
Ce livre met en scène un couple de septuagénaires, Émile et Marguerite, mariés en secondes noces sans doute pour combler leur solitude. Une guerre s’est déclarée entre eux et ils ne se parlent plus, ne communiquent qu’à travers des notes sur des bouts de papier.
À mi-chemin entre littérature et théâtre, nous donnerons à entendre ce magnifique texte aussi bouleversant que Le Train que nous avions déjà créé au Studio 104 avec Guillaume Gallienne de la Comédie-Française...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 25, 2020, 8:50 am
Era il 21 febbraio del 1977 e quelle parole partirono dalle pagine dell'Express, fecero il giro del mondo e ancora girano. Complice un'intervistatore un po' atipico il regista Federico Fellini

SIMENON SIMENON. LE SCANDALE EN TROIS LIGNES

C'était le 21 février 1977 et ces mots partirent des pages de l'Express, firent le tour du monde et tournent encore aujourd'hui. Avec la complicité d'un intervieweur un peu atypique, le réalisateur Federico Fellini

SIMENON SIMENON. SCANDAL IN THREE LINES
It was February 21, 1977 and these words came out from Express, went around the world and still tour nowadays. As accomplice, a somewhat atypical interviewer, director Federico Fellini 




"...Fellini, je crois que, dans ma vie, j'ai été plus Casanova que vous! J'ai fait le calcul, il y a un an ou deux. J’ai eu dix mille femmes depuis l’âge de treize ans et demi. Ce n’ést pas du tout un vice. Je n’ai aucun vice sexuel, mais j’avais besoin de communiquer...".

"Fellini credo che nella mia vita io sia stato più Casanova di voi! Ho fatto il calcolo, uno o due anni fa'. Ho avuto diecimila donne dall'età di tredici anni e mezzo. Non è affatto un vizio. Io non alcun vizio sessuale, ma ho bisogno di comunicare..." 

Queste le righe ritenute scandalose e che allora fecero più rumore su Simenon. Più delle centinaia di milioni di libri venduti in tutto il mondo e forse più dell'altrettanto rumorosa accusa di collaborazionismo con i nazisti. 
Anche perché queste furono parole pronunciate dallo stesso Simenon, durante un'intervista fattagli per l'occasione dal suo amico Fellini e indelebilmente immortalate nero su bianco sulle pagine del settimanale francese, nel febbraio del '77. 
Dagli anni '30 e fino ai '50, quando presumibilmente Simenon praticava quei comportamenti, il comune senso della pudore rendeva sconveniente ancora di parlare rapporti extra-coniugali, di divorzio, di liberazione della donna e men che meno di aborto. Anni in cui l'uxoricidio (almeno in Italia) veniva riconosciuto come delitto d'onore e giuridicamente considerato addirittura come attenuante dell'omicidio. Insomma il contesto culturale intorno alla donna non si era ancora liberato e intorno al sesso c'era una cappa costituita da un comune senso del pudore, da condizionamenti sociali, religiosi e da un'ancora non realizzata rivoluzione femminista (ma per questo bisognerà aspettare il '68). L'unica categoria che un po' si affrancava da tutto ciò erano le star del cinema, soprattutto quelle di Hollywood, per cui la morale comune sembrava non valere ed anzi erano comportamenti che fungevano da carburante per l'industria cinematografica e per quella editoriale che andava al suo seguito. Ogni scandalo si tramutava in maggiore visibilità per l'autore e di soldi per qualcuno. 
Ma l'intervista è del 77, ormai femminismo, parità di genere, liberazione della donna, libertà sessuale erano parole d'ordine acquisite e il comune senso del pudore, se vogliamo prenderlo a misura, aveva abbassato di molto l'asticella. Perché allora quella carica di stupore, di riprovazione e di scandalo in un mondo che ormai non avrebbe dovuto più stupirsi?
D'accordo diecimila è un numero davvero esorbitante. Forse è questo il punto. O forse il romanziere voleva épater le bourgeois
Il fatto probabilmente é che con quelle parole Simenon parlava dei diecimila rapporti quotidiani e con ogni tipo di donna, come se elencasse le case che aveva abitato o le auto che aveva acquistato. 
Ma tutto ciò, oltre ad un accusa di maschilismo che la maggioranza femminile sicuramente oggi gli imputerebbe, ci fa davvero capire qualcosa in più di Simenon? 
Qualcuno allora sentenziò subito che si trattava di una fanfaronata e per di più di cattivo gusto, strombazzata dallo scrittore solo perché collimava con la figura di un Simenon uomo degli eccessi. Troppi libri, scritti troppo in fretta, troppi spostamenti, sempre sovraesposto fin da giovane, periodo dal quale si portava dietro addirittura troppe false leggende, come quella di un romanzo scritto in una gabbia di vetro. 
Ma è anche vero che Simenon aveva più volte affermato che quel cliché del "fenomeno" non gli apparteneva e lui voleva essere ricordato solo per essere stato un buon romanziere.
Altri infatti interpretano quella sorta di confessione, magari un po' esagerata, ma come quella di un uomo che candidamente non aveva mai avuto remore a mettere in piazza la propria vita, le proprie convinzioni e i propri sentimenti. Un uomo dall'immagine pubblica, soprattutto fotografica (magari, fosse vissuto cinquant'anni dopo, sarebbe stato un uomo di tv?) ritratto in tutti i contesti, a tutte le età, con le sue mogli, le sue compagne i suoi figli, i suoi amici. Una sorta di biografia per immagini che insieme alle informazioni sulla sua vita e ai romanzi autobiografici ci restituisce un'immagine quasi tridimensionale dello scrittore, tra cui quella sessuale, che, per quanto singolare, lui considerava assolutamente naturale.
Uno scandalo in tre righe, che non è più tale, oggi che i cambiamenti di mentalità e di costume fanno suonare quasi auto-ironiche. Ma ormai è passato tanto tempo, tempo che affievolisce anche quel tipo di dichiarazioni, visto poi che nel frattempo abbiamo visto cose che allora nemmeno si immaginavano. E così oggi morto lui, morto Fellini, rimane nell'aria l'eco di quell'intervista che ormai costituisce solo una delle tessere di quel grande puzzle che fu la vita di Simenon.
Author: Maurizio Testa
Posted: January 24, 2020, 8:22 am
Why the massive commissioner finally won against the dashing young inspector 
SIMENON SIMENON. LA VITTORIA DI MAIGRET CONTRO SANCETTE 
Perché il massiccio Commissario alla fine vinse contro il giovane ispettore focoso 
SIMENON SIMENON. LA VICTOIRE DE MAIGRET CONTRE SANCETTE 
Pourquoi le commissaire massif a finalement gagné contre le jeune inspecteur fringant 





Before he began to write the Maigret novels, Simenon made other attempts to create a detective serial. For example he invented inspector Sancette, also known as inspector 107, which made his appearance in 1929 in the novel Captain S.O.S. Then he was also the hero in four other novels written in 1929-1930: Matricule 12, Le Château des Sables rouges, L’homme qui tremble, Les Amants du malheur. In the same time, he appeared in fourteen short stories, published in the newspaper Ric et Rac from May 1919 until February 1930, as a series called Les Exploit de Sancette. Then Sancette became inspector G.7 in a collection of short stories entitled Les Treize Enigmes, released in the magazine Détective (and in 1932 they were published by Fayard). But the end of Sancette was near. In August 1931 came out another adventure of his, La Folle d’Itteville. Yet in the meantime the tornado Maigret had arrived, with already seven titles launched on the market… Success was in the air, and the approval of the public for the Chief Inspector was already a true reality. On the contrary, La Folle d’Itteville turned out to be a flop. Simenon had also written three other short stories with G.7: La Nuit des sept minutes, Le Grand Langoustier, l’Enigme de la “Marie-Galante”. They were published in 1933 in the newspaper Marianne, then in 1938 by Gallimard in a collection entitled Les Sept Minutes. As Lacassin wrote, this collection was “a tomb stone volume that constituted G.7’s burial. The author had already forgotten the out-of-use character”. Maigret had won… Let’s try to understand the differences and analogies between Sancette and Maigret. What do Sancette and Maigret have in common? Inspector 107 claimed in Captain S.O.S.: “a true policeman in a confessor to whom nobody will say anything and who has to find out everything! […] What interests me is the criminals’ mentality. […] When a crime is committed, […] I put myself in the place of the one who committed it. […] I try to have the same thoughts as he had.” In fact this looks like Maigret’s methods. And Sancette also eats in a bistro on place Dauphine. Young, cheerful, jovial, Sancette, a bachelor with blue eyes and red hair, is a good boy, and has nothing to do with the grumpy, massive and sometimes rude Chief Inspector, of whom he is obviously the antithesis. Yet both smoke the pipe. Sancette entered the police at eighteen, and thanks to his extraordinary flair to resolve cases, he will make an incredible career. He is the youngest in the Police Judiciaire, and they call him gamin (kid). Sancette has a conviction: if, in the first three days of the investigation, he can find a clue, as little as it can be, then the whole thing will be child’s play. Probably Simenon considered Sancette as a kind of “plan B”. In case of a possible disaster… that is to say in case of an editorial flop of Maigret, Sancette could have been the alternative… The outsider was ready. Why did Maigret finally win over Sancette? Maybe because of a certain depth found in the first, that is missing in the second? Probably the Chief Inspector’s characterization was more original and marked. On the contrary, even if Sancette’s character took a certain distance from the clichés of the detective novel in vogue at the time, in fact it was not so different. Sancette was young, brilliant and had many features in common with other protagonists of the literary genre. On the contrary, Maigret was a true break, a decisive turnaround that allowed the novelist to access to literature tout court, far away from the rules that then applied for detective novels. Maybe the Chief Inspector won because he was a character close to common people, with his humble origins, his years of experience in the police, his taste for simple things? Perhaps he won because in his investigations you could predict Simenon’s transformation from a popular novels writer into a novelist… Didn’t Maigret’s stories constitute the anteroom for this type of literature to which Simenon aspired since he was very young? 

by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: January 23, 2020, 7:22 am



L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette rubrique, nous vous proposons un choix parmi tous ces films

L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa nuova rubrica, vi proporremo una scelta tra tutti i suoi film

Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this column, we propose a choice among all those films.







La Marie du port

D’après le roman éponyme. Réalisé par Marcel Carné, sur un scénario de Louis Chavance. Produit par Sacha Gordine. Sortie en mars 1950. Avec : Jean Gabin (Henri Chatelard), Nicole Courcel (Marie Le Flem), Blanchette Brunoy (Odile Le Flem), Claude Romain (Marcel Viau).


Tratto dal romanzo omonimo. Diretto da Marcel Carné, su una scenenggiatura di Louis Chavance. Prodotto dalla Sacha Gordine. Uscito nel marzo 1950. Con : Jean Gabin (Henri Chatelard), Nicole Courcel (Marie Le Flem), Blanchette Brunoy (Odile Le Flem), Claude Romain (Marcel Viau).


Based on the eponymous novel. Directed by Marcel Carné, from a screenplay by Louis Chavance. Producted by Sacha Gordine. Released on March 1950. With: Jean Gabin (Henri Chatelard), Nicole Courcel (Marie Le Flem), Blanchette Brunoy (Odile Le Flem), Claude Romain (Marcel Viau).

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 22, 2020, 10:05 am
A propos des dix ans de séjour de Simenon aux Etats-Unis

SIMENON SIMENON. UN BILANCIO AMERICANO
Sui dieci anni di soggiorno di Simenon negli Stati Uniti
SIMENON SIMENON. AMERICAN STOCKTAKING
About the ten years of Simenon's stay in the United States





Le 25 janvier 1955, Simenon termine le tapuscrit de Maigret et le corps sans tête. Le romancier y a évoqué un Paris nostalgique, un décor qui est bien loin de celui qu’il a sous les yeux depuis cinq ans, le Connecticut de Lakeville. Moins de deux mois plus tard, Simenon plie bagages pour emmener toute sa tribu dans un retour sur le Vieux Continent. Beaucoup de raisons ont été évoquées à ce départ : le mal du pays, une certaine déception face à une bataille américaine que le romancier n’a pas gagnée, un cycle de vie qui s’est clos et qui pousse l’éternel voyageur à trouver de nouvelles ambiances… Sans doute y a-t-il un peu de tout cela, et peut-être d’autres choses encore.
Quoi qu’il en soit, les dix ans d’Amérique ont constitué un tournant dans la vie et dans l’œuvre de Simenon. Sur le plan privé, il y a eu la rencontre de Denyse, la naissance de John et de Marie-Jo. Sur le plan professionnel, il y a eu une cinquantaine de romans rédigés, parmi lesquels une belle quantité de chefs-d’œuvre, dont La Neige était sale, pour n’en citer qu’un, et toute une série de romans Maigret, dont certains sont ceux où le romancier a évoqué avec le plus de puissance l’univers parisien du commissaire. La décantation des souvenirs, mêlée d’une certaine nostalgie, a sûrement joué son rôle.
Manifestement, la vie américaine a été vivifiante pour la création simenonienne, mais paradoxalement, et plusieurs biographes l’ont déjà relevé, l’Amérique, dans ses paysages et son mode de vie, n’ont été que rarement une source d’inspiration directe pour les romans. Michel Carly l’écrit très justement, dans son ouvrage Sur les routes américaines avec Simenon : « Presque tous les romans écrits à Lakeville sillonnent la France. […] Par nostalgie ou parce que la décantation américaine n’est pas encore réalisée ? […] les années qui ont suivi le séjour américain n’ont vu naître que deux rom ans situés sur ce continent. La « mine américaine » s’est, hélas, vite tarie. »
En effet, si on fait le compte des romans situés aux Etats-Unis, on s’aperçoit qu’ils ne représentent qu’une petite part dans l’œuvre (même si, évidemment, ce sont de grands romans). Deux romans Maigret : Maigret à New York et Maigret chez le coroner. Onze romans durs : Trois chambres à Manhattan, La Jument-Perdue, Le Fond de la bouteille, Un nouveau dans la ville, La Mort de Belle, Les Frères Rico, Feux rouges, Crime impuni, L’Horloger d’Everton, La Boule noire, La Main.
Dans ces romans, les paysages états-uniens sont présents, ils sont là comme une toile de fond, et l’American way of life y est plus d’une fois décortiqué. Ce sont donc des « romans américains » ; mais, en même temps, les thématiques qu’ils abordent sont de partout et, moyennant quelques modifications, l’intrigue pourrait tout aussi bien se dérouler ailleurs : la découverte de la passion amoureuse, la rivalité fraternelle, l’étranger qui débarque dans une communauté, les problèmes de couple, tout cela Simenon lui-même en a parlé dans d’autres romans situés ailleurs. Mais, bien sûr, l’Arizona a donné à certains de ces romans une couleur particulière, le puritanisme américain en a teinté d’autres d’une nuance spécifique. Et le fait d’avoir emmené à sa suite son héros commissaire, pour lui donner ses propres étonnements devant la découverte du Nouveau Monde, a peut-être contribué à ce que Simenon reprenne Maigret pour une longue nouvelle série de romans.
Si on devait faire le bilan de ce séjour de dix années en Amérique, sur le plan de la création simenonienne, on pourrait citer ce qu’en écrit Pierre Assouline : ces années américaines « n’auront pas modifié son style […] Mais en renouvelant son stock de couleurs et d’odeurs, de caractères et de paysages, elles lui auront permis d’offrir des prolongements inattendus à son imaginaire. »


Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 21, 2020, 7:50 am
The Budapest Times - "Pietr the Latvian" was first published by Belgian author Georges Simenon in French in 1931 as "Pietr-le-Letton", and "Maigret and Monsieur Charles" came out as "Maigret et Monsieur Charles" in 1972. In the 41 years between, the original novels were translated from the French into many world languages and sold in the millions, making Simenon an author of considerable note. When it comes to the world's greatest fictional detectives, his Detective Chief Inspector Jules Maigret of the Police Judiciaire in Paris is up there with Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Miss Marple, Nero Wolfe and ... well, add your favourite.
Penguin's plan for one of its most extensive and ambitious series launches ever was to reissue all 75 books in paperback chronologically one a month. And every book was to have what Penguin called an authentic new translation, to bring the reader closer than ever to Simenon's gritty originals. Penguin did not labour the point, but the fresh translations seemed to show that some of the previous translators had been a little, shall we say, fanciful in their efforts...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 20, 2020, 8:28 am

27. Maigret et les victimes

« Maigret ne suivait pas cette affaire-là sans une certaine émotion qu’il n’aurait pas aimé s’avouer. […] Et voilà qu’il s’attachait à celui-ci, si terne au début, à cet homme qu’il n’avait jamais vu […].Maigret avait l’impression de comprendre. […] Il l’avait quittée à regret cette maison où il avait fini par vivre en quelque sorte dans l’intimité de son pauvre type » (Non si uccidono così i poveri diavoli)


27. Maigret e le vittime

« Maigret seguiva quel caso con una certa emozione che non gli sarebbe piaciuto confessare […] E ecco che si affezionava a questo caso, così noioso all'inizio, a quell'uomo che non aveva mai visto […]. Maigret percepiva l’impressione di capire. […] A malincuore aveva lasciato questa casa dove aveva finito per vivere in un certo senso nell’intimità del suo povero tipo ”


27. Maigret and victims

“Maigret didn’t follow that case without a kind of emotion that he wouldn’t have wished to confess to himself. […] And now he got attached to this one, so dull at first, this man he had never seen […]. Maigret felt like he understood. […] He had reluctantly left this house where he had ended up by living in some way in the intimacy of his poor guy.” (Death of a Nobody)


Murielle Wenger



Author: Maurizio Testa
Posted: January 19, 2020, 9:02 am

Istituto Italiano di Cultura a Parigi - 14/01/2020 - Federico Fellini rencontre Georges Simenon, de 17 ans son aîné, pour la première fois à Cannes en 1960 lorsque le jury du Festival, présidé par Simenon, décerne à Fellini la Palme d’or pour son film La Dolce Vita. Neuf ans plus tard, malgré la divergence de leurs personnalités et de leurs univers, naît une intense correspondance entre ces deux géants de la littérature et du cinéma. Leur rencontre semblait prédestinée : il suffit à Fellini d’exprimer son admiration pour Simenon dans une interview pour que celui-ci lui témoigne dans une lettre son engouement pour ses films. Dans ces correspondances, Fellini lui écrit combien ses romans ont joué un rôle important dans son travail, lui fait part de ses rêves et de ses doutes pendant l’écriture
de ses films. Simenon, ému, lui livre ses points de vue, nourris par sa longue expérience. Cet échange épistolaire, qui a duré une vingtaine d’années, révèle des sentiments intenses, des réflexions singulières sur la vie et sur la création.
Nous écouterons ce soir ce dialogue intime et séduisant, à travers un choix de lettres lues par Thibault de Montalembert et Corrado Invernizzi, dans les rôles respectifs de Simenon et de Fellini...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 18, 2020, 8:25 am
Una veloce disamina della passione del romanziere fumatore per la pipa. Come, ma in modo diverso, quella del suo commissario 

SIMENON SIMENON. BEAUCOUP DE FUMÉE ET SEULEMENT DE PIPE
Un rapide examen du romancier passionné fumeur de pipe. Comme, mais d'une manière différente, de celle de son commissaire
SIMENON SIMENON. A LOT OF SMOKE AND OF PIPE ONLY
A quick examination of the passionate novelist smoker of pipe. Like, but in a different way, that of his Chief Inspector




Lo sa anche chi non ha mai letto un romanzo di Simenon o un’inchiesta del commissario Maigret. Tutti li conoscono infatti come entrambe accaniti fumatori di pipa. Quasi tutti sanno che il poliziotto fuma proprio perché é il suo creatore che ha voluto trasmettergli questa propria caratteristica passione.

Meno sono però quelli che conoscono la differenza della tipologia di pipe tra autore e personaggio. Il primo vantava una collezione di circa 300 pipe (almeno a quanto afferma il sito “Nonsolopipa”) e quindi è lecito supporre che la foggia e i modelli fossero estremamente vari. C’era un suo certo debole per le pipe inglesi, che allora passavano per essere le migliori in assoluto. E il modello “billiard” era quello preferito (pipa classica, snella, cannello dritto, nessuna inclinazione, fornello regolare nella forme e nelle dimensioni) realizzato in radica. Queste preferenze si concretizzavano in una predilezione speciale: la Dunhill modello Root Briar 3013. E anche per il tabacco sceglieva quello prodotto dalla famosa casa britannica: il Royal Yacht o l’Elisabethan Mixture. Ma c’è un terzo “tabacco speciale”, quello che la stessa Dunhill confezionava appositamente per lui, con un nome, non solo scontato, ma sicuramente anche un po’ ovvio: il “Maigret’s Cut”.

E a proposito di Maigret, va sottolineato che la scelta del commissario va invece al Gris, una mistura semplice, non aromatica, prodotta dalla Caporal, taglio grosso, insomma un tabacco forte per palati abituati. E della stessa linea sono anche le pipe che sceglie. Di grossa taglia, con una radica né liscia, né lucidata, grossi fornelli, pipe rigorosamente dritte, in ogni modo in linea con la sua stazza e il suo burbero carattere.

Di Maigret sappiamo che fuma dopo cena e prima di andare a letto. Nella notte la pipa risposa sul comodino, spenta ma non finita. E non è insolito che la mattina, alzandosi, il commissario per prima cosa, messe giù le gambe dal letto, riaccenda la stessa pipa, magari solo per poche boccate. Poi sappiamo che in ufficio fuma, soprattutto in occasione degli interrogatori più tesi, quelli che magari si protraggono anche nella notte. Poi fuma nelle sue passeggiate lungo la Senna, sulla piattaforma esterna di certi bus, quando ha motivo di concentrarsi, ma anche dopo un lauto pasto o dopo aver bevuto un bel boccale di birra.  E la sera,  quando era finalmente a casa, si metteva sulla sua poltrona preferita, davanti alla finestra aperta e si gustava una delle ultime pipate della giornata.

E Simenon?

A vedere le sue foto, non c’era scatto in cui comparisse lui  e non una sua pipa.

Ma il rapporto dello scrittore con il fumo com’era? Ce lo racconta nel 1967 Jacques Lanzmann in un intervista per la rivista “Lui”.

Per certi versi, vedremo, che non è poi così dissimile da quello della sua creatura letteraria“…Il mattino, ad esempio, quando mi alzo la prima cosa che faccio è lavarmi i denti e poi carico una pipa – spiega  Simenon – E, quando inizio a bere i primi sorsi di the, aspiro le prime boccate di fumo. Il fatto di mettere la pipa fra i denti, fin dal mattino, significa che la giornata comincia, che sono sveglio e sono attivo…”.

Insomma una convivenza che anche per lo scrittore inizia con un appuntamento mattutino e che acquisisce una valenza nella cadenza giornaliera.

Ma anche quello serale, era un rendez-vousirrinunciabile. “…la sera, al momento di coricarmi, mi attardo un po’ per finire la pipa che ho fra i denti. Riesco sempre a trovare un modo per “imbrogliare” e mi dico: «Toh, ho dimenticato di ricaricare l’orologio» oppure «Non ho chiuso le persiane» e mi guadagno cinque minuti per finire la mia pipa…”.

La sua abitudine, come abbiamo detto, la passa pari pari al suo commissario, un personaggio con cui, indubbiamente, ha un rapporto speciale. Però il disordine delle pipe del commissario, gli sfrizzoli sulla sua scrivania a Quai des Orfèvres (e una M.me Maigret che in casa trova tabacco dappertutto) a prima vista cozza con l’ordine meticoloso che vediamo nelle foto dello scrittore, pipe allineate, ben pulite, nessuna traccia di tabacco… ma vediamo cosa ha da dire Simenon sulle sue pipe.

“…ho pipe ovunque... Ne tengo su quasi tutte le mie scrivanie e tendo la mano automaticamente verso la pipa come verso il mio vizio. Credo proprio di fumare da quando mi alzo fino al momento di coricarmi,… salvo a tavola! Ho cominciato a fumare molto presto, verso i tredici anni. Fu a causa di una certa timidezza, di un bisogno di credermi uomo? Molto probabilmente sì, ma ne sono contento!...”

E’ proprio il caso di dire “in fumo veritas”…
Author: Maurizio Testa
Posted: January 17, 2020, 8:36 am

Some surprising similarities between Rankin's and Simenon's heroes


SIMENON SIMENON. LE COMMISSAIRE MAIGRET ET L'INSPECTEUR REBUS

Quelques similarités surprenantes entre les héros de Rankin et de Simenon
SIMENON SIMENON. IL COMMISSARIO MAIGRET E L'ISPETTORE REBUS

Alcune analogie sorprendenti tra gli eroi di Rankin e di Simenon



Ian Rankin’s Inspector Rebus novels have been translated into 26 languages and it is therefore probable that readers of Simenon-Simenon have at least some familiarity with the Edinburgh detective. At first sight, the Maigret and Rebus narratives appear to have little in common, but a closer examination reveals that the two characters share a striking number of similarities.
First, both characters have a past: Maigret in the rural Allier and Rebus in industrial Scotland. Superficially, the two areas could not be more different. The Allier of Maigret’s childhood was a region dominated by agriculture, while central Fife post-1945 was an area of coal mines and linoleum factories. Yet both places represent the past of their respective countries. Maigret and Rebus alike have their origins in a social context that is in the process of disappearing and this is reflected in their mixed feelings towards their childhood, a combination of nostalgia and disillusionment.

Maigret and Rebus both experienced the trauma of losing their mother while still young and it may be that this common experience influences their subsequent relationships with women in very different ways. On the one hand, Maigret seeks a substitute-mother figure in Madame Maigret, who, in many ways, treats him as a child, providing an ambiance of warm domesticity. Rebus, on the other hand, finds it difficult to recreate the male-female couple relationship that he has only briefly known as a child. His marriage has ended in divorce and he is unable to adapt to the responsibilities of cohabitation.

Maigret is an only child and although Rebus has a brother the two men are not close. The Maigrets’ only daughter died as a baby. In contrast, Rebus has a daughter but as a result of his divorce he feels that she is lost to him physically and emotionally. In both men, the reader encounters a kind of displaced paternalism in their relations with junior colleagues and their concern for children and young people in their investigations.

While the provincial origins of Maigret and Rebus link them to the histories of their nations, they are both long-term residents of the capital and have spent their police careers there. This makes them simultaneously insiders and outsiders, giving them detailed knowledge of the social and criminal topographies of Paris and Edinburgh but also putting them in a position to understand the perspective of newcomers.

There is also a degree of similarity in the modest social origins of the two policemen (Maigret’s father was the estate manager of the aristocratic Saint-Fiacre family and Rebus’s father a small-time entertainer) which contribute strongly to the social discomfort that they feel in the company of the wealthy. Both men detest the sense of entitlement, arrogance and condescension they perceive in this milieu, preferring the company of the ‘little people’, and they share a general disdain for electoral politics, seeing these as a façade which changes little.

In their physical appearance and personal habits, there are further similarities. Although the dress sense of Maigret and Rebus is conventional for their profession, neither is overly concerned by his appearance. Both are tall and heavily-built to the point of being overweight, in part at least due to their eating habits. Both men drink and smoke heavily, Maigret a pipe, Rebus cigarettes. Following advice, the commissaire and the inspector both make an effort to adopt a healthier lifestyle, but the reader is under no illusions that certain habits are an intrinsic part of the two men’s characters.

Maigret and Rebus are monoglots whose interactions with speakers of other languages or members of other nationalities are sometimes a source of humour. This difficulty in relating to other cultures can be seen as resulting from a shared social conservatism and in their professional lives both policemen prefer an approach to detection rooted in their sensitivity to social context and the psychology of individual suspects in opposition to the use of technology or approaches based on ‘theories’.

Maigret and Rebus both have a tendency to act on their own beliefs and impulses rather than following official procedures. Maigret conducts a number of unofficial investigations and Rebus’s enquiries frequently take on a highly personal dimension. This approach inevitably leads to conflict with their superiors. Both men are convinced that their experience of police work and the everyday life of ordinary people, not to mention their own personal integrity, contrasted with the political expediency or careerism of others, gives them an insight and a moral standpoint beyond and above that of their hierarchical superiors. Both are at a certain point suspended from duty.

It would be foolish to exaggerate the similarities between Maigret and Rebus. Nevertheless, the picture that emerges is of two men discomforted by the rapid social change of the worlds they inhabit. The readers of Simenon’s and Rankin’s novels inhabit(ed) the same worlds as their detective heroes and face(d) many of the same challenges to their ideas of the world and their place in it, which may go a long way to explaining the immense popularity of the two characters.


William Alder
Author: Maurizio Testa
Posted: January 16, 2020, 7:50 am

L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette rubrique, nous vous proposons un choix parmi tous ces films.

L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa nuova rubrica, vi proporremo una scelta tra tutti i suoi film

Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this column, we propose a choice among all those films.


Panique



D’après le roman Les Fiançailles de M. Hire. Réalisé par Julien Duvivier, sur un scénario de Charles Spaak. Produit par Filmsonor. Sortie en janvier 1947. Avec : Michel Simon (Désiré Hire), Viviane Romance (Alice), Paul Bernard (Alfred Chartier), Charles Dorat (l’inspecteur Michelet), Louis Florencie (l'inspecteur Marcelin).

Tratto dal romanzo Il fidanzamento  di Mr. Hire. Realizzato dal regista Julien Duvivier, su un sceneggiatura di Charles Spaak. Prodotto da Filmsonor. Esce nelle sale nel gennaio del 1947. Con : Michel Simon (Désiré Hire), Viviane Romance (Alice), Paul Bernard (Alfred Chartier), Charles Dorat (l’ispettore Michelet), Louis Florencie (l'ispettore Marcelin).

Based on the novel Les Fiançailles de M. Hire. Directed by Julien Duvivier, from a screenplay by Charles Spaak. Produced by Filmsonor. Released in January 1947. With: Michel Simon (Désiré Hire), Viviane Romance (Alice), Paul Bernard (Alfred Chartier), Charles Dorat (inspector Michelet), Louis Florencie (inspector Marcelin).

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 15, 2020, 10:05 am
Quelques considérations à partir des adaptations du roman L’Affaire Saint-Fiacre


SIMENON SIMENON. ALLA RICERCA DELLA MADRE DEL COMMISSARIO
Alcune considerazioni dagli adattamenti del romanzo Maigret et il caso Saint-Fiacre
SIMENON SIMENON. IN SEARCH OF THE CHIEF INSPECTOR’S MOTHER
Some thoughts about the adaptations of the novel The Saint-Fiacre Affair





On se rappelle que dans L’Affaire Saint-Fiacre, Maigret se rend au cimetière, et sur une tombe « ternie », il lit l’inscription « Ci-gît Evariste Maigret... », Evariste étant, bien entendu, le père du commissaire. Jean Forest, dans son ouvrage Notre-Dame de Saint Fiacre ou l’affaire Maigret, a pris prétexte de cette inscription pour bâtir toute une théorie à partir de l’absence d’une mention de la mère de Maigret dans ce roman. Comme si Maigret n’avait jamais eu de mère…
D’abord, Forest, pour étayer sa théorie, oublie (sciemment ?) que dans Les Mémoires de Maigret, le commissaire raconte comment sa mère est morte en couches alors qu’il avait huit ans. Ensuite, ce n’est pas parce que Maigret, dans L’Affaire Saint-Fiacre, ne lit que l’inscription concernant son père, que celle de sa mère n’existerait pas.
Quand on connaît les rapports difficiles que le romancier a entretenus avec sa propre mère, on ne s’étonne guère de voir que le père de Maigret apparaît souvent cité dans la saga comme une figure iconique et tutélaire, alors que les images de la mère du commissaire sont réduites à quelques souvenirs d’une présence bienveillante quand le petit Maigret était malade. Ce qui ne veut pas dire pour autant que la mère du commissaire n’ait pas existé, et la théorie de Jean Forest ne trouve finalement qu’un appui bien vacillant dans cette absence de la mère de Maigret dans une tombe du cimetière de Saint-Fiacre…
Le fait que la mère de Maigret ne soit pas mentionnée dans L’Affaire Saint-Fiacre a posé quelques problèmes pour l’adaptation du roman. Certains scénaristes ont simplement éliminé la scène de la visite au cimetière. Il en ainsi dans le film avec Jean Gabin et dans la série avec Rupert Davies ; ni l’un ni l’autre ne se rend sur la tombe de ses parents. Quand au contraire les scénaristes ont choisi de garder cette scène, ils ont eu deux problèmes à régler. D’une part, présenter ou non l’épitaphe de la mère de Maigret. D’autre part, choisir les dates de naissance et de décès des défunts, et les accorder avec l’âge du commissaire.
La date de naissance de Maigret n’est jamais donnée dans les romans, mais elle peut être conjecturée à partir d’autres indices, celui le plus fréquemment utilisé se trouvant dans La Première Enquête de Maigret, qui se passe en 1913, alors que Maigret a 26 ans, ce qui le fait naître en 1887. D’après Les Mémoires de Maigret, celui-ci est devenu orphelin de mère alors qu’il avait 8 ans (la date de décès de sa mère serait alors 1895), et à 20 ans, il a perdu son père, mort à 44 ans. Le père de Maigret serait donc né en 1863 et décédé en 1907.
Pour la série anglaise avec Michael Gambon, les scénaristes ont choisi de ne montrer que l’épitaphe du père de Maigret, dont on ne voit que la date de naissance : 1879. Cette date peut s’expliquer par le fait que la série se passe dans les années 1950, et que l’acteur incarne un Maigret d’une cinquantaine d’années, soit né au tournant du XXe siècle, d’un père âgé lui-même d’une vingtaine d’années.
Dans la série avec Bruno Crémer, on voit le commissaire se rendre sur la tombe de ses parents, et on peut y lire une double épitaphe : « Evariste Maigret, 1871-1925 » et « Eugénie Luneau, 1880-1908 ». Cette série aussi se déroule dans les années 1950, et Maigret, qui a la cinquantaine, est né, en conséquence, vers 1900. Ce qui est corroboré par la date du décès de sa mère, mais en revanche, son père serait mort à 54 ans, alors que Maigret en aurait eu 25. Le nom de la mère, Eugénie, est sorti tout droit de l’imagination des scénaristes.
Dans la série avec Jean Richard, on voit aussi une double épitaphe, et la mère de Maigret porte le prénom de Marie. Les dates de naissance et de décès des deux parents sont plus fantaisistes. On pourrait accorder le bénéfice du doute pour les dates de naissance (respectivement 1900 et 1909), en admettant que l’épisode se déroule, comme il en est de toute la série, contemporainement à son tournage, en l’occurrence 1979-1980. Jean Richard incarne un policier dans la cinquantaine, donc né vers 1930. Par
contre, les dates de décès des parents sont 1968 et 1971, donc très arbitraires par rapport à ce qu’on sait de la biographie du personnage…
Au fait, connaît-on le prénom de la mère de Maigret ? Au contraire de celui du père, il n’est jamais explicitement cité dans les romans. Néanmoins, un indice se trouve dans L’Ombre chinoise (roman écrit juste avant L’Affaire Saint-Fiacre…), où il est fait mention d’une tante de Maigret, qui venait souvent chez ses parents pour se lamenter, et qui commençait toujours par dire : « Ma pauvre Hermance ! […] Il faut que je te raconte… » La mère se Maigret ne se prénomme donc ni Eugénie, ni Marie, mais Hermance…


Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 14, 2020, 8:37 am



France Culture -12/01/201 - André Gillois "... cela me fait 55 jours de travail par an, pour cinq romans". - "Qui êtes-vous ? - Georges Simenon" dans cette émission de 1952 l'écrivain racontait sa manière de travailler, mais aussi sa vie familiale et ses loisirs. (1ère diffusion : 20/04/1952 Chaîne Nationale).
Son enfance, son rythme de travail, son inspiration, sa famille, ses loisirs, ses enfants... De tout cela Georges Simenon parlait volontiers dans un entretien à bâtons rompus avec André Gillois dans l'émission "Qui êtes-vous ? Georges Simenon" diffusée en 1952. 
A une question sur l'organisation de son travail, il répondait : J'ai énormément de loisirs. Je suis même un homme de loisirs. Vous parlez de travailler beaucoup, je l’ai fait à un certain moment quand j’écrivais six, sept, huit, au début douze romans par an, mais maintenant j’en écris en moyenne cinq ou six par an. Comme le maximum de temps que me prenne un roman est de onze jours, cela me fait 55 jours de travail par an pour cinq romans. Et comme il y a 365 jours dans une année, j'ai des loisirs pendant 310 jours. Ces loisirs je les consacre à ma famille, je suis, avant tout, un père de famille....>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 13, 2020, 11:28 am



26. Maigret et l’inspecteur Lognon
« Il y avait d’autres conseils que Maigret aurait voulu lui donner. Il brûlait de se plonger dans l’affaire jusqu’au cou. C’était un véritable supplice. Mais rien que d’entendre au bout du fil la voix lamentable de l’inspecteur Malgracieux lui faisait pitié.  (Maigret et l’inspecteur Malgracieux)

26. Maigret e l'ispettore Lognon
«C'erano altri consigli che Maigret avrebbe voluto dargli. Ardeva dal desiderio di tuffarsi nel caso fino al collo. Era un vero supplizio. Ma niente, come sentire la voce lamentosa dell'ispettore Malgracieux ridotta ad un filo, gli faceva pietà.» (Maigret e l’ispettore Scontroso)

26. Maigret and inspector Lognon
“There were other advices that Maigret would have liked to give to him. He longed to delve into the matter to the neck. It was a true torture. But just hearing on the phone inspector Lognon’s sorrowful voice made him pity.” (Maigret and the Surly Inspector)

Murielle Wenger


Author: Maurizio Testa
Posted: January 12, 2020, 8:47 am
A new translation of the investigator’s final adventure completes a monument to one of the 20th century’s greatest writers

Belgian writer Georges Simenon in May 1984 © David Montgomery/Getty Image

Financial Times - 10/01/2020 - John Banville - Can there have been, since the ancient Greeks, an artist more resistant to the bacillus of sentimentality than Georges Simenon? His work, both the Maigret series and what he called his romans durs, or “hard novels”, displays a unique blend of stoic detachment and unfailing, all-embracing empathy. It is never sentimental, but abundant in sentiment. One cannot read even the least of the Maigret novels without feeling for, or even at one with, the petites gens who are his subject. Like the Greeks, he has a keen sense of the tragic, yet his characters, in their dogged everydayness, are the opposite of heroic. He refuses to aggrandise life for dramatic effect. His motto, which he gave to his most famous creation, Detective Jules Maigret, was “to understand and judge not”. Which is not at all the same as saying that to understand all is to pardon all, an old saw not sharp enough to cut even the mustard. Georges Simenon, one of the famously few famous Belgians, was born in Liège in 1903. His mother was a dismayingly formidable force who dominated his life for as long as she lived, and probably longer. He was a wild youth, and early learned the pleasures of drink, drugs and the flesh. He ran with a bohemian gang calling itself La Caque, one of whose members, Le petit Kleine, died by hanging, in suspicious circumstances...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 11, 2020, 10:02 am
La famosa trance creativa del romanziere spiegata con una spericolata teoria.

SIMENON SIMENON. "L'ETAT DE ROMAN" OU "SECOND LIFE" ?
La fameuse transe créatrice du romancier expliquée par une théorie téméraire
SIMENON SIMENON."ETAT DE ROMAN" OR "SECOND LIFE"?
The novelist's famous creative trance explained by a reckless theory




Abbiamo parlato più volte del metodo con cui Simenon ha sempre affermato di creare le sue opere, quell' "état de roman" che, riassunto in poche parole, era una sorta di trance creativa che lo risucchiava nella vicenda da raccontare, senza nemmeno dargli l'opportunità di sapere dove questa lo avrebbe condotto. Unico ancoraggio alla realtà, l'altrettanto famosa busta gialla in cui scriveva alcune coordinate della storia (ma non sempre poi rispettate) e i famigerati elenchi del telefono per trarne i nomi.
Non abbiamo motivi o prove per non credere a questa versione della composizione dei suoi romanzi. Ma una così particolare forma di creatività ha sempre attratto la nostra curiosità e il nostro interesse a comprenderla.
Qui, oggi, vogliamo cercare di fornire un'interpretazione, una sorta di teoria per analizzare un po' più a fondo l'état de roman e cercare di capirne di più. E' probabilmente una spiegazione un po' spericolata che però da qualche tempo ci ronza in testa insistentemente e che vorremmo qui esporre. 
Iniziamo da "Second Life"... Chi la ricorda? Fu un gioco, o meglio ben più di un semplice gioco, diciamo un mondo virtuale che nel 2003 il fisico americano Philip Rosedale lanciò con la sua società Linden Lab e che consisteva in una piattaforma la quale rappresentava una società virtuale costruita ad immagine e somiglianza di quella reale, dove i partecipanti potevano crearsi un avatar (una sorta di alter-ego) e vivere in quest'altra dimensione, assumendo l'identità che preferivano, interagendo con altri avatar, intraprendendo un lavoro diverso da quello reale, socializzando, partecipando ad attività di gruppo o singole, addirittura ascoltando musica o facendo acquisti spendendo soldi....
Insomma una seconda vita completa, che si affrontava giorno per giorno.
Questo concetto, a nostro avviso, si attaglia abbastanza bene al processo creativo con cui Simenon generava i suoi romanzi. 
Innanzi tutto creava il suo "avatar". Ed era il momento in cui lo scrittore entrava nella pelle di un personaggio che gli era presentato nella mente. Forse in questa operazione apportava qualche aggiustamento alle caratteristiche del personaggio. Oppure questi nasceva nella mente di Simenon già condizionato da certe preferenze o propensioni personali. Ma si trattava di storie realistiche, di personaggi verosimili e di protagonisti psicologicamente complessi. 
Creato il personaggio ed immedesimatosi in tutte le sue caratteristiche, Il romanziere scopriva( man mano la fa scoprire anche al lettore) l'ambito in cui la vicenda si sarebbe svolta ed iniziava a vivere questa seconda vita interagendo con gli altri personaggi della storia. E, come nella vita reale, il destino risulta una miscela di scelte personali, di vicende in cui ci si trova implicati, degli altri che si incontrano... in definitiva non prevedibile o programmabile.
Così le storie che Simenon viveva, dentro la pelle del suo personaggio, non sapeva come sarebbero finite, il destino ignoto (oltre che cinico e baro) trascinava l'esistenza del protagonista, ma anche degli altri personaggi, in un fiume in piena di cui non conosceva il precorso e lo sbocco.
Insomma il tema è quello di vivere una seconda vita. Della possibilità di fare esperienze che la nostra vita reale non ci consente. Di provare strade e comportamenti estranei a quelli reali, ma magari nascosti nelle pieghe del nostro inconscio. Infine la possibilità di sperimentare la vita degli altri, le loro possibilità e le loro scelte. 
E Simenon faceva questo, ogni volta che entrava nella pelle di un nuovo personaggio, e scriveva una nuova storia in état de roman. Viveva un'altra vita.
E' quello che in fondo hanno fatto, soprattutto nei primi anni 2000, oltre un paio di milioni di  partecipanti a Second Life, ha vissuto vite che nella realtà non erano possibili.
E forse questa voglia di vivere altre vite, altre esperienze la molla della creatività di Simenon? Per uno curioso come lui e assetato di nuove esperienze, quale migliore possibilità di entrare nella pelle di un individuo virtuale e vivere la sua vita? (m.t.)
Author: Maurizio Testa
Posted: January 10, 2020, 8:53 am
About Maigret’s propensity to alcohol

SIMENON SIMENON. BERE ... MOLTO ...
Sulla propensione all'alcool di Maigret
SIMENON SIMENON. BOIRE…BEAUCOUP
À propos de la propension de Maigret à l'alcool





Much has been said about Maigret's propensity to eat and drink. It’s one of the strong characteristics of the character, which, together with his pipe, contributes to constitute some of his highly recognizable features. Drinking, eating and smoking... in short a character who enjoys life although his profession gives him problems and important preoccupations.
When Simenon built his character, he wanted to create one that was very near to common people, and thus Maigret’s passion for drinking and eating is not sophisticated (even if the Chief Inspector often shows a certain gastronomic culture), but addressed to simple tastes, popular dishes and drinks. Of course, in the about hundred cases written by Simenon, Maigret drinks and eats everything. Various occasions make him drink whisky, even if he didn’t like it. The same with champagne, which leaves him rather indifferent. On the contrary he drinks willingly Martini dry, or even more cognac, of which he keeps a small stock in his office, for long nights of interrogation, or to have something to offer when needed. Armagnac is also a part of his preferences, but above all calvados.
This alcohol takes his name from the homonymous northern region of France, and it is an apple distillate. In the 30’s this was a very popular alcohol, economic and without great pretensions. Maigret drinks it often and willingly, above all during night stalking or chases that force him outdoors during the cold Parisian winter nights. Then calvados became sophisticated, manufacturers began to make it age in oak barrels, then in barrels where cognac had been aged. Nowadays calvados has become a valuable and expensive distillate.
Beer is another “must” of the Chief Inspector, typical of those trays ordered from the famous Brasserie Dauphine, when interrogation of suspects last the whole night and make Maigret and his inspectors skip dinner. Thus they drink beer and eat sandwiches in the Chief Inspector’s office. Beer is also a refreshing drink during summer months, when mouth is dry because of heat, and often it gets Maigret back on his feet in the middle of a difficult interrogation.
Does Maigret never get drunk? Generally no. It’s not in his character. Impressive tonnage, used to drinking (sometimes Simenon makes him gobble a 65° double kummel), he definitely holds up alcohol very well. Also because, as we saw, there are a lot of occasions for drinking, for example the aperitifs, and then his preferences are for the very French pernod.
From beer and pernod we get to wine. When the Chief Inspector sits at the table, his preference goes to beaujolais, châteauneuf-du-pape, rosé de Provence, sancerre, but also sometimes to Italian wines like chianti. But here too, to make Maigret a man like any others, Simenon makes him drink often white wine, in a glass that Maigret throws down in one breath, maybe on the zinc counter of an old bar.
His friend Dr Pardon (with whom they exchange invitations to dinner once a month) notices Maigret’s propensity for drinking and from time to time he advises him to moderate himself. However for the Chief Inspector temptations are a little everywhere. Even at home, where the prunelle, made by Mme Maigret’s sister, never fails. After those dinners with fricandeau à l’oseille, guinea fowl in crust, or skate in black butter, all prepared by his wife, for digesting, with smoking a pipe, he’ll need a glass or two of prunelle…


by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: January 9, 2020, 8:01 am

L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette nouvelle rubrique, nous allons vous proposer un choix parmi tous ces films.


L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa nuova rubrica, vi proporremo una scelta tra tutti i suoi film


Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this new column, we’ll propose a choice among all those films.



Les Inconnus dans la maison (Strangers in the House)




D’après le roman éponyme. Réalisé par Henri Decoin, sur un scénario de Henri-Georges Clouzot. Produit par Continental Films. Sortie en mai 1942. Avec : Raimu (Maître Loursat), Juliette Faber (Nicole Loursat), Marcel Mouloudji (Ephraïm Luska), André Reybaz (Emile Manu).

Tratto dall’omonimo romanzo. Diretto da Henri Decoin, su una sceneggiatura di Henri-Georges Clouzot. Prodotto dalla Continental Films. Debutto in sala nel maggio 1942. Con : Raimu (Maître Loursat), Juliette Faber (Nicole Loursat), Marcel Mouloudji (Ephraïm Luska), André Reybaz (Emile Manu).

Based on the eponymous novel. Directed by Henri Decoin, from a screenplay by Henri-Georges Clouzot. Producted by Continental Films. Released in May 1942. With: Raimu (Maître Loursat), Juliette Faber (Nicole Loursat), Marcel Mouloudji (Ephraïm Luska), André Reybaz (Emile Manu).

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 8, 2020, 9:25 am
En 1930, première apparition de Maigret dans la presse

SIMENON SIMENON. 90 ANNI FA
Nel 1930, la prima apparizione di Maigret sulla stampa
SIMENON SIMENON. 90 YEARS AGO
In 1930, Maigret's first appearance in the press
L’année 2019 vient de se terminer, avec son cortège de manifestations simenoniennes. Les 30 ans de la disparition du romancier, les 90 ans de la naissance de Maigret, il y a eu de quoi faire : rééditions, événements divers, émissions radio et articles dans les journaux, et plusieurs rubriques de ce blog consacrées à ces anniversaires.
Mais l’année 1930 a aussi eu son importance pour la création du commissaire, et on pourrait continuer à fêter Maigret 90 ans plus tard, c’est-à-dire en cette année 2020. D’abord, parce que selon certains simenoniens, le premier roman de la saga, Pietr le Letton, n’aurait pas été écrit en 1929 à Delfzijl, mais à Morsang au cours du printemps 1930. Ensuite, parce que Pietr le Letton a d’abord paru en feuilleton, dans le journal Ric et Rac, entre juillet et octobre 1930. Et enfin, parce que la première apparition de Maigret a eu lieu dans la presse en 1930.
C’est en effet entre le 1er mars et le 4 avril que paraît, dans le journal L’Œuvre, le feuilleton de La Maison de l’inquiétude. Ce texte, le quatrième des « proto-Maigret », est probablement celui que Simenon a proposé en premier à Fayard pour lancer la collection Maigret. L’éditeur l’a refusé. Selon Francis Lacassin, la raison en serait que Fayard ne possédait alors aucune collection policière qui aurait pu accueillir le roman. C’est possible, mais on peut aussi penser que c’est justement avec ce roman que Simenon aurait pu convaincre Fayard de lancer une collection policière, et que l’éditeur n’était pas forcément opposé à cette idée ; au contraire, il devait sûrement se rendre compte des potentialités du roman policier, qui commençait à être en vogue (la célèbre collection Le Masque avait été créée en 1927, et avait rapidement trouvé son public). Ce qui l’a peut-être fait refuser La Maison de l’inquiétude, c’est plutôt le fait qu’il n’était pas convaincu par le personnage de Maigret, trop éloigné des modèles du genre.
Et c’est sans doute aussi cette raison qui l’a fait accepter plus tard Pietr le Letton de façon conditionnelle, c’est-à-dire avec une publication en feuilleton dans Ric et Rac, et la rédaction par Simenon de plusieurs autres romans de la même veine avant que Fayard soit suffisamment rassuré pour lancer la collection.
La Maison de l’inquiétude est donc annoncé en parution dès le 26 février 1930 dans le journal L’Œuvre, et le feuilleton débute le 1er mars. Il est signé Georges Sim. Nous en avons déjà parlé à plusieurs reprises sur ce blog, et on se contentera de rappeler ici que ce roman comporte déjà presque tous les ingrédients d’un roman de la saga maigretienne. C’est aussi, comme l’écrit Lacassin, le « proto-Maigret » qui est le plus proche d’un roman policier ; à la différence de Train de nuit et La Figurante, que Fayard acceptera de publier dans la collection « Les maîtres du roman populaire » ; le premier des deux paraîtra en octobre 1930 (ce qui donnerait encore une raison supplémentaire pour fêter en 2020 les 90 ans de la première apparition de Maigret dans un roman publié…) et le second en février 1932. A la même date paraîtra aussi La Maison de l’inquiétude en volume chez Tallandier, dans la collection « Criminels et policiers », dans laquelle sera publié aussi le quatrième « proto-Maigret », La Femme rousse, en avril 1933.
Un dernier mot sur Pietr le Letton. Comme nous l’avons vu, ce roman parut d’abord en feuilleton, du 19 juillet au 11 octobre 1930, dans le journal Ric et Rac, un hebdomadaire fondé en 1929 par Fayard. On peut donc dire que si 1929 fut l’année de la création définitive de Maigret, 1930 fut celle de son apparition sur papier, en particulier dans la presse. Une bonne raison pour faire de 2020 une autre année anniversaire, et de proposer encore quelques événements maigretiens ?...
N.B. En février 1931 eut lieu l’inauguration officielle de la collection Maigret chez Fayard, avec le Bal anthropométrique. Ce qui signifie qu’en 2021, on aura encore l’occasion de fêter un 90ème anniversaire. On n’a pas fini de célébrer notre commissaire à la pipe…

Murielle Wenger 
Author: Maurizio Testa
Posted: January 7, 2020, 8:20 am
As a six-year reissue project of the series reaches completion, Scottish author Graeme Macrae Burnet explains why Simenon’s Parisian sleuth still matters, 90 years after his first case

Photograph: Stuart Heydinger/The Observer


The Observer - 04/01/2020 - Graeme Macrae BurnetAt the beginning of Maigret and Monsieur Charles, the 75th novel in Georges Simenon’s detective series, the celebrated inspector lines up his pipes on his desk. He plays with them for a while, arranging them into amusing shapes, before selecting one that suits his mood. He has just reached a decision on the future of his career. “He had no regrets, but even so he felt a certain sadness.”
Simenon also began his writing day by lining up his pipes on his desk, and one cannot help but wonder if, as he wrote these lines, he too felt a certain sadness. It was February 1972 and, after four decades of writing up to half a dozen novels a year, Maigret and Monsieur Charles would be his last.
Its publication by Penguin Books later this month also marks the culmination of a six-year undertaking by the publishing house to reissue the series in its entirety, all in crisp new translations...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 6, 2020, 12:08 am





25. Maigret et le printemps parisien
« Paris fut favorisé […] d’une de ces journées […] qu’il faudrait savourer sans rien faire d’autre […], une vraie journée de souvenirs d’enfant. […] Maigret garda toute sa vie un délicieux souvenir du carrefour du boulevard Saint-Germain et de la rue des Saints-Pères, c’est pourquoi, aussi, plus tard, il devait lui arriver souvent de faire halte dans certain café pour y boire, à l’ombre, un verre de bière » (Le Client le plus obstiné du monde)


25. Maigret e la primavera parigina
« Parigi fu favorita […] da una di quelle giornate […] che bisognerebbe assaporare senza fare null’altro […], una vera giornata di ricordi d’infanzia. […] Maigret conservò per tutta la vita un delizioso ricordo dell’incrocio di boulevard Saint-Germain con rue des Saints-Pères, motivo per cui, anche in seguito, gli capitò di fermarsi spesso in alcuni caffè per bere lì, all'ombra, un bicchiere di birra "(Il cliente più ostinato al mondo)

25. Maigret and Paris springtime
“Paris was favored […] with one of those days […] you should enjoy without doing anything else […], a true day like in childhood memories […]. Maigret kept all his life a delightful memory of the crossroads between boulevard Saint-Germain and rue des Saints-Pères, that’s also why, later on, he often happened to stop in a certain cafe to drink, in the shade, a glass of beer” (The Most Obstinate Customer in the World)

Murielle Wenger


Author: Maurizio Testa
Posted: January 5, 2020, 8:36 am
The final mystery completes a dazzling set of crime novels, says Boyd Tonkin



The Times - 01/01/2020 - Boyd Tonkin - Inspector Maigret’s last case ends not with guilt and remorse, but with a murderer who “appeared to be very much at ease”. And why not? For this killer who slew a philandering high-society lawyer has finally had the privilege of encountering the clumsy provincial detective who looks into the souls of the wrongdoers he hunts and grants them a kind of absolution.
Maigret and Monsieur Charles, which Georges Simenon finished in February 1972, ends the series of 75 Maigret novels that began, in 1931, with Pietr the Latvian. Simenon had no deep-laid plans to do away with his fictional chief of the Paris crime squad. On September 18, 1972 he sat down to plan a new non-Maigret novel — Victor — with his usual ritual of sketching… >>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 4, 2020, 10:23 am
Il 6 gennaio 1919, Simenon a quasi sedici anni inizia a lavorare a "La Gazette de Liège"

SIMENON SIMENON. LE PETIT SIM DEVIENT JOURNALISTE
Le 6 janvier 1919, Simenon, à presque 16 ans, commence à travailler à la Gazette de Liège
SIMENON SIMENON. LITTLE SIM BECOMES A JOURNALIST
On January 6, 1919, Simenon, at almost 16, began to work for the Gazette de Liège



Allora mancavano ancora dodici anni all’arrivo di Maigret. Siamo a Liegi e non a Parigi. Simenon inizia a scrivere, ma non si tratta di romanzi, bensì di articoli. E’ il 1919 e Georges ha appena sedici anni. Era un periodo difficile per i Simenon che, da quando il capofamiglia Desiré aveva dovuto smettere di lavorare per una malattia, versavano in precarie condizioni economiche. Il piccolo Georges dovette quindi smettere gli studi e cercarsi un lavoro per contribuire a mantenere la famiglia. Dopo un paio di esperienze fallite, prima in una pasticceria e poi in una libreria, grazie all’interessamento di un conoscente altolocato, riuscì a proporsi e a convincere Joseph Demarteau, direttore de “La Gazette de Liège” a prenderlo al giornale. Ed eccolo là, il piccolo Sim ora diventato redattore…
“…negli anni che ho passato a la “Gazzette” lavorando per cronaca locale, nelle strade, nei mercati della città, mi riempivo gli occhi d’immagini che mi tornano spesso in mente – scrive un Simenon ultrasessantenne in una lettera del’’64 allo stesso giornale, in occasione di un’edizione speciale.
Durate i quattro anni a rue de l’Official Sim fa carriera, anche se è un po’ indisciplinato (rischiando addirittura più volte il licenziamento). Lavora sodo, ma è gratificato, alla fine avrà scritto 789 rubriche, 193 tra articoli e reportage, 18 racconti su 1.300 numeri de la “Gazette” tra il 1919 e il 1922, come testimoniano le ricerche di Pierre Deligny.
E i primi passi di Simenon nel mondo della scrittura, sono anche gli anni in cui impara la scrittura a macchina, a comporre un articolo… il tutto, all’inizio, per 45 franchi al mese. Ma l’apprezzamento del direttore per il suo talento, per la sua velocità di scrittura, ma anche per la sua frenetico ritmo lavorativo, fecero aumentare il suo stipendio. Dopo un anno guadagnava già 180 franchi e non si fermò qui.
Quelli furono gli anni in cui alcuni scritti e alcune rubriche sembrano far scoprire un Simenon anti-semita. Se ne è parlato moltissimo. Soprattutto per quella sua rubrica “Hors de poulailler” in cui non di rado si trovavano prese in giro e accuse nei confronti degli ebrei (mai firmate Simenon, né Sim, né G.S., bensì Monsieur Le Coq). Meno si è parlato di quei pezzi sui “Protocolli dei Savi di Sion” nell’ambito di una campagna anti-semita di livello europeo. Le rivelazioni erano state pubblicate dall’austero ed autorevole quotidiano britannico “The Times” nell’estate del ’21. Questo documento doveva provare un complotto mondiale dei sionisti per acquisire il potere assoluto. E, da quotidiano ultra conservatore e cattolico integralista qual era, “La Gazette di Liège” si accodò a confermare la veridicità del documento affidando il compito alla già brillante penna di Simenon. 
Chissà se già allora in Gran Bretagna le chiamavano “fake-news”? 
Sta di fatto che il quotidiano inglese dopo un po’ fece una clamorosa smentita, ammettendo di aver preso una incredibile abbaglio con un documento fasullo e scusandosi con tutti.
Ogni volta che gli vennero rinfacciati quegli scritti, Simenon si difese sempre affermando che quelli erano ordini del direttore e lui non poteva sottrarsi, pena il licenziamento. “Io non sono affatto antisemita - replicava Simenon - come quegli scritti commissionati potrebbero lasciar pensare”.
Come diremmo oggi, era la policy aziendale e contraddirla sarebbe costata al dipendente la perdita del proprio posto di lavoro.
E in più, aggiungiamo noi, è vero che Simenon era sveglio e, quando voleva, anche molto testardo, ma va valutato che era ancora un ragazzino di 17/18 anni e di fronte alle perentorie richieste del direttore non poteva rifiutarsi di scriverle.
Insomma quattro anni intensi, trascorsi proprio negli anni della sua formazione e che lasceranno un segno nell’animo di Georges, al punto tale che molte di quelle situazioni le ritroveremo poi trasposte nei romanzi dell’età matura. (m.t)
Author: Maurizio Testa
Posted: January 3, 2020, 8:59 am