Simenon Simenon Blog

Simenon Simenon

SIMENON SIMENON • News quotidiane internazionali su Simenon. Les romans de Simenon. Il commissario Maigret. Biografia di Simenon. Inspector Maigret. Opere di Simenon. Daily news on Simenon. Les enquêtes du commissaire Maigret. I viaggi di Simenon. Biographie de Simenon. I Maigret e i non-Maigret. Les romans durs. Simenon reporter. Simenon et la littérature. La pipa di Simenon e la pipa di Maigret. News quotidiennes sur Simenon et Maigret. Simenon & media • SIMENON SIMENON


Istituto Italiano di Cultura a Parigi - 14/01/2020 - Federico Fellini rencontre Georges Simenon, de 17 ans son aîné, pour la première fois à Cannes en 1960 lorsque le jury du Festival, présidé par Simenon, décerne à Fellini la Palme d’or pour son film La Dolce Vita. Neuf ans plus tard, malgré la divergence de leurs personnalités et de leurs univers, naît une intense correspondance entre ces deux géants de la littérature et du cinéma. Leur rencontre semblait prédestinée : il suffit à Fellini d’exprimer son admiration pour Simenon dans une interview pour que celui-ci lui témoigne dans une lettre son engouement pour ses films. Dans ces correspondances, Fellini lui écrit combien ses romans ont joué un rôle important dans son travail, lui fait part de ses rêves et de ses doutes pendant l’écriture
de ses films. Simenon, ému, lui livre ses points de vue, nourris par sa longue expérience. Cet échange épistolaire, qui a duré une vingtaine d’années, révèle des sentiments intenses, des réflexions singulières sur la vie et sur la création.
Nous écouterons ce soir ce dialogue intime et séduisant, à travers un choix de lettres lues par Thibault de Montalembert et Corrado Invernizzi, dans les rôles respectifs de Simenon et de Fellini...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 18, 2020, 8:25 am
Una veloce disamina della passione del romanziere fumatore per la pipa. Come, ma in modo diverso, quella del suo commissario 

SIMENON SIMENON. BEAUCOUP DE FUMÉE ET SEULEMENT DE PIPE
Un rapide examen du romancier passionné fumeur de pipe. Comme, mais d'une manière différente, de celle de son commissaire
SIMENON SIMENON. A LOT OF SMOKE AND OF PIPE ONLY
A quick examination of the passionate novelist smoker of pipe. Like, but in a different way, that of his Chief Inspector




Lo sa anche chi non ha mai letto un romanzo di Simenon o un’inchiesta del commissario Maigret. Tutti li conoscono infatti come entrambe accaniti fumatori di pipa. Quasi tutti sanno che il poliziotto fuma proprio perché é il suo creatore che ha voluto trasmettergli questa propria caratteristica passione.

Meno sono però quelli che conoscono la differenza della tipologia di pipe tra autore e personaggio. Il primo vantava una collezione di circa 300 pipe (almeno a quanto afferma il sito “Nonsolopipa”) e quindi è lecito supporre che la foggia e i modelli fossero estremamente vari. C’era un suo certo debole per le pipe inglesi, che allora passavano per essere le migliori in assoluto. E il modello “billiard” era quello preferito (pipa classica, snella, cannello dritto, nessuna inclinazione, fornello regolare nella forme e nelle dimensioni) realizzato in radica. Queste preferenze si concretizzavano in una predilezione speciale: la Dunhill modello Root Briar 3013. E anche per il tabacco sceglieva quello prodotto dalla famosa casa britannica: il Royal Yacht o l’Elisabethan Mixture. Ma c’è un terzo “tabacco speciale”, quello che la stessa Dunhill confezionava appositamente per lui, con un nome, non solo scontato, ma sicuramente anche un po’ ovvio: il “Maigret’s Cut”.

E a proposito di Maigret, va sottolineato che la scelta del commissario va invece al Gris, una mistura semplice, non aromatica, prodotta dalla Caporal, taglio grosso, insomma un tabacco forte per palati abituati. E della stessa linea sono anche le pipe che sceglie. Di grossa taglia, con una radica né liscia, né lucidata, grossi fornelli, pipe rigorosamente dritte, in ogni modo in linea con la sua stazza e il suo burbero carattere.

Di Maigret sappiamo che fuma dopo cena e prima di andare a letto. Nella notte la pipa risposa sul comodino, spenta ma non finita. E non è insolito che la mattina, alzandosi, il commissario per prima cosa, messe giù le gambe dal letto, riaccenda la stessa pipa, magari solo per poche boccate. Poi sappiamo che in ufficio fuma, soprattutto in occasione degli interrogatori più tesi, quelli che magari si protraggono anche nella notte. Poi fuma nelle sue passeggiate lungo la Senna, sulla piattaforma esterna di certi bus, quando ha motivo di concentrarsi, ma anche dopo un lauto pasto o dopo aver bevuto un bel boccale di birra.  E la sera,  quando era finalmente a casa, si metteva sulla sua poltrona preferita, davanti alla finestra aperta e si gustava una delle ultime pipate della giornata.

E Simenon?

A vedere le sue foto, non c’era scatto in cui comparisse lui  e non una sua pipa.

Ma il rapporto dello scrittore con il fumo com’era? Ce lo racconta nel 1967 Jacques Lanzmann in un intervista per la rivista “Lui”.

Per certi versi, vedremo, che non è poi così dissimile da quello della sua creatura letteraria“…Il mattino, ad esempio, quando mi alzo la prima cosa che faccio è lavarmi i denti e poi carico una pipa – spiega  Simenon – E, quando inizio a bere i primi sorsi di the, aspiro le prime boccate di fumo. Il fatto di mettere la pipa fra i denti, fin dal mattino, significa che la giornata comincia, che sono sveglio e sono attivo…”.

Insomma una convivenza che anche per lo scrittore inizia con un appuntamento mattutino e che acquisisce una valenza nella cadenza giornaliera.

Ma anche quello serale, era un rendez-vousirrinunciabile. “…la sera, al momento di coricarmi, mi attardo un po’ per finire la pipa che ho fra i denti. Riesco sempre a trovare un modo per “imbrogliare” e mi dico: «Toh, ho dimenticato di ricaricare l’orologio» oppure «Non ho chiuso le persiane» e mi guadagno cinque minuti per finire la mia pipa…”.

La sua abitudine, come abbiamo detto, la passa pari pari al suo commissario, un personaggio con cui, indubbiamente, ha un rapporto speciale. Però il disordine delle pipe del commissario, gli sfrizzoli sulla sua scrivania a Quai des Orfèvres (e una M.me Maigret che in casa trova tabacco dappertutto) a prima vista cozza con l’ordine meticoloso che vediamo nelle foto dello scrittore, pipe allineate, ben pulite, nessuna traccia di tabacco… ma vediamo cosa ha da dire Simenon sulle sue pipe.

“…ho pipe ovunque... Ne tengo su quasi tutte le mie scrivanie e tendo la mano automaticamente verso la pipa come verso il mio vizio. Credo proprio di fumare da quando mi alzo fino al momento di coricarmi,… salvo a tavola! Ho cominciato a fumare molto presto, verso i tredici anni. Fu a causa di una certa timidezza, di un bisogno di credermi uomo? Molto probabilmente sì, ma ne sono contento!...”

E’ proprio il caso di dire “in fumo veritas”…
Author: Maurizio Testa
Posted: January 17, 2020, 8:36 am

Some surprising similarities between Rankin's and Simenon's heroes


SIMENON SIMENON. LE COMMISSAIRE MAIGRET ET L'INSPECTEUR REBUS

Quelques similarités surprenantes entre les héros de Rankin et de Simenon
SIMENON SIMENON. IL COMMISSARIO MAIGRET E L'ISPETTORE REBUS

Alcune analogie sorprendenti tra gli eroi di Rankin e di Simenon



Ian Rankin’s Inspector Rebus novels have been translated into 26 languages and it is therefore probable that readers of Simenon-Simenon have at least some familiarity with the Edinburgh detective. At first sight, the Maigret and Rebus narratives appear to have little in common, but a closer examination reveals that the two characters share a striking number of similarities.
First, both characters have a past: Maigret in the rural Allier and Rebus in industrial Scotland. Superficially, the two areas could not be more different. The Allier of Maigret’s childhood was a region dominated by agriculture, while central Fife post-1945 was an area of coal mines and linoleum factories. Yet both places represent the past of their respective countries. Maigret and Rebus alike have their origins in a social context that is in the process of disappearing and this is reflected in their mixed feelings towards their childhood, a combination of nostalgia and disillusionment.

Maigret and Rebus both experienced the trauma of losing their mother while still young and it may be that this common experience influences their subsequent relationships with women in very different ways. On the one hand, Maigret seeks a substitute-mother figure in Madame Maigret, who, in many ways, treats him as a child, providing an ambiance of warm domesticity. Rebus, on the other hand, finds it difficult to recreate the male-female couple relationship that he has only briefly known as a child. His marriage has ended in divorce and he is unable to adapt to the responsibilities of cohabitation.

Maigret is an only child and although Rebus has a brother the two men are not close. The Maigrets’ only daughter died as a baby. In contrast, Rebus has a daughter but as a result of his divorce he feels that she is lost to him physically and emotionally. In both men, the reader encounters a kind of displaced paternalism in their relations with junior colleagues and their concern for children and young people in their investigations.

While the provincial origins of Maigret and Rebus link them to the histories of their nations, they are both long-term residents of the capital and have spent their police careers there. This makes them simultaneously insiders and outsiders, giving them detailed knowledge of the social and criminal topographies of Paris and Edinburgh but also putting them in a position to understand the perspective of newcomers.

There is also a degree of similarity in the modest social origins of the two policemen (Maigret’s father was the estate manager of the aristocratic Saint-Fiacre family and Rebus’s father a small-time entertainer) which contribute strongly to the social discomfort that they feel in the company of the wealthy. Both men detest the sense of entitlement, arrogance and condescension they perceive in this milieu, preferring the company of the ‘little people’, and they share a general disdain for electoral politics, seeing these as a façade which changes little.

In their physical appearance and personal habits, there are further similarities. Although the dress sense of Maigret and Rebus is conventional for their profession, neither is overly concerned by his appearance. Both are tall and heavily-built to the point of being overweight, in part at least due to their eating habits. Both men drink and smoke heavily, Maigret a pipe, Rebus cigarettes. Following advice, the commissaire and the inspector both make an effort to adopt a healthier lifestyle, but the reader is under no illusions that certain habits are an intrinsic part of the two men’s characters.

Maigret and Rebus are monoglots whose interactions with speakers of other languages or members of other nationalities are sometimes a source of humour. This difficulty in relating to other cultures can be seen as resulting from a shared social conservatism and in their professional lives both policemen prefer an approach to detection rooted in their sensitivity to social context and the psychology of individual suspects in opposition to the use of technology or approaches based on ‘theories’.

Maigret and Rebus both have a tendency to act on their own beliefs and impulses rather than following official procedures. Maigret conducts a number of unofficial investigations and Rebus’s enquiries frequently take on a highly personal dimension. This approach inevitably leads to conflict with their superiors. Both men are convinced that their experience of police work and the everyday life of ordinary people, not to mention their own personal integrity, contrasted with the political expediency or careerism of others, gives them an insight and a moral standpoint beyond and above that of their hierarchical superiors. Both are at a certain point suspended from duty.

It would be foolish to exaggerate the similarities between Maigret and Rebus. Nevertheless, the picture that emerges is of two men discomforted by the rapid social change of the worlds they inhabit. The readers of Simenon’s and Rankin’s novels inhabit(ed) the same worlds as their detective heroes and face(d) many of the same challenges to their ideas of the world and their place in it, which may go a long way to explaining the immense popularity of the two characters.


William Alder
Author: Maurizio Testa
Posted: January 16, 2020, 7:50 am

L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette rubrique, nous vous proposons un choix parmi tous ces films.

L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa nuova rubrica, vi proporremo una scelta tra tutti i suoi film

Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this column, we propose a choice among all those films.


Panique



D’après le roman Les Fiançailles de M. Hire. Réalisé par Julien Duvivier, sur un scénario de Charles Spaak. Produit par Filmsonor. Sortie en janvier 1947. Avec : Michel Simon (Désiré Hire), Viviane Romance (Alice), Paul Bernard (Alfred Chartier), Charles Dorat (l’inspecteur Michelet), Louis Florencie (l'inspecteur Marcelin).

Tratto dal romanzo Il fidanzamento  di Mr. Hire. Realizzato dal regista Julien Duvivier, su un sceneggiatura di Charles Spaak. Prodotto da Filmsonor. Esce nelle sale nel gennaio del 1947. Con : Michel Simon (Désiré Hire), Viviane Romance (Alice), Paul Bernard (Alfred Chartier), Charles Dorat (l’ispettore Michelet), Louis Florencie (l'ispettore Marcelin).

Based on the novel Les Fiançailles de M. Hire. Directed by Julien Duvivier, from a screenplay by Charles Spaak. Produced by Filmsonor. Released in January 1947. With: Michel Simon (Désiré Hire), Viviane Romance (Alice), Paul Bernard (Alfred Chartier), Charles Dorat (inspector Michelet), Louis Florencie (inspector Marcelin).

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 15, 2020, 10:05 am
Quelques considérations à partir des adaptations du roman L’Affaire Saint-Fiacre


SIMENON SIMENON. ALLA RICERCA DELLA MADRE DEL COMMISSARIO
Alcune considerazioni dagli adattamenti del romanzo Maigret et il caso Saint-Fiacre
SIMENON SIMENON. IN SEARCH OF THE CHIEF INSPECTOR’S MOTHER
Some thoughts about the adaptations of the novel The Saint-Fiacre Affair





On se rappelle que dans L’Affaire Saint-Fiacre, Maigret se rend au cimetière, et sur une tombe « ternie », il lit l’inscription « Ci-gît Evariste Maigret... », Evariste étant, bien entendu, le père du commissaire. Jean Forest, dans son ouvrage Notre-Dame de Saint Fiacre ou l’affaire Maigret, a pris prétexte de cette inscription pour bâtir toute une théorie à partir de l’absence d’une mention de la mère de Maigret dans ce roman. Comme si Maigret n’avait jamais eu de mère…
D’abord, Forest, pour étayer sa théorie, oublie (sciemment ?) que dans Les Mémoires de Maigret, le commissaire raconte comment sa mère est morte en couches alors qu’il avait huit ans. Ensuite, ce n’est pas parce que Maigret, dans L’Affaire Saint-Fiacre, ne lit que l’inscription concernant son père, que celle de sa mère n’existerait pas.
Quand on connaît les rapports difficiles que le romancier a entretenus avec sa propre mère, on ne s’étonne guère de voir que le père de Maigret apparaît souvent cité dans la saga comme une figure iconique et tutélaire, alors que les images de la mère du commissaire sont réduites à quelques souvenirs d’une présence bienveillante quand le petit Maigret était malade. Ce qui ne veut pas dire pour autant que la mère du commissaire n’ait pas existé, et la théorie de Jean Forest ne trouve finalement qu’un appui bien vacillant dans cette absence de la mère de Maigret dans une tombe du cimetière de Saint-Fiacre…
Le fait que la mère de Maigret ne soit pas mentionnée dans L’Affaire Saint-Fiacre a posé quelques problèmes pour l’adaptation du roman. Certains scénaristes ont simplement éliminé la scène de la visite au cimetière. Il en ainsi dans le film avec Jean Gabin et dans la série avec Rupert Davies ; ni l’un ni l’autre ne se rend sur la tombe de ses parents. Quand au contraire les scénaristes ont choisi de garder cette scène, ils ont eu deux problèmes à régler. D’une part, présenter ou non l’épitaphe de la mère de Maigret. D’autre part, choisir les dates de naissance et de décès des défunts, et les accorder avec l’âge du commissaire.
La date de naissance de Maigret n’est jamais donnée dans les romans, mais elle peut être conjecturée à partir d’autres indices, celui le plus fréquemment utilisé se trouvant dans La Première Enquête de Maigret, qui se passe en 1913, alors que Maigret a 26 ans, ce qui le fait naître en 1887. D’après Les Mémoires de Maigret, celui-ci est devenu orphelin de mère alors qu’il avait 8 ans (la date de décès de sa mère serait alors 1895), et à 20 ans, il a perdu son père, mort à 44 ans. Le père de Maigret serait donc né en 1863 et décédé en 1907.
Pour la série anglaise avec Michael Gambon, les scénaristes ont choisi de ne montrer que l’épitaphe du père de Maigret, dont on ne voit que la date de naissance : 1879. Cette date peut s’expliquer par le fait que la série se passe dans les années 1950, et que l’acteur incarne un Maigret d’une cinquantaine d’années, soit né au tournant du XXe siècle, d’un père âgé lui-même d’une vingtaine d’années.
Dans la série avec Bruno Crémer, on voit le commissaire se rendre sur la tombe de ses parents, et on peut y lire une double épitaphe : « Evariste Maigret, 1871-1925 » et « Eugénie Luneau, 1880-1908 ». Cette série aussi se déroule dans les années 1950, et Maigret, qui a la cinquantaine, est né, en conséquence, vers 1900. Ce qui est corroboré par la date du décès de sa mère, mais en revanche, son père serait mort à 54 ans, alors que Maigret en aurait eu 25. Le nom de la mère, Eugénie, est sorti tout droit de l’imagination des scénaristes.
Dans la série avec Jean Richard, on voit aussi une double épitaphe, et la mère de Maigret porte le prénom de Marie. Les dates de naissance et de décès des deux parents sont plus fantaisistes. On pourrait accorder le bénéfice du doute pour les dates de naissance (respectivement 1900 et 1909), en admettant que l’épisode se déroule, comme il en est de toute la série, contemporainement à son tournage, en l’occurrence 1979-1980. Jean Richard incarne un policier dans la cinquantaine, donc né vers 1930. Par
contre, les dates de décès des parents sont 1968 et 1971, donc très arbitraires par rapport à ce qu’on sait de la biographie du personnage…
Au fait, connaît-on le prénom de la mère de Maigret ? Au contraire de celui du père, il n’est jamais explicitement cité dans les romans. Néanmoins, un indice se trouve dans L’Ombre chinoise (roman écrit juste avant L’Affaire Saint-Fiacre…), où il est fait mention d’une tante de Maigret, qui venait souvent chez ses parents pour se lamenter, et qui commençait toujours par dire : « Ma pauvre Hermance ! […] Il faut que je te raconte… » La mère se Maigret ne se prénomme donc ni Eugénie, ni Marie, mais Hermance…


Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 14, 2020, 8:37 am



France Culture -12/01/201 - André Gillois "... cela me fait 55 jours de travail par an, pour cinq romans". - "Qui êtes-vous ? - Georges Simenon" dans cette émission de 1952 l'écrivain racontait sa manière de travailler, mais aussi sa vie familiale et ses loisirs. (1ère diffusion : 20/04/1952 Chaîne Nationale).
Son enfance, son rythme de travail, son inspiration, sa famille, ses loisirs, ses enfants... De tout cela Georges Simenon parlait volontiers dans un entretien à bâtons rompus avec André Gillois dans l'émission "Qui êtes-vous ? Georges Simenon" diffusée en 1952. 
A une question sur l'organisation de son travail, il répondait : J'ai énormément de loisirs. Je suis même un homme de loisirs. Vous parlez de travailler beaucoup, je l’ai fait à un certain moment quand j’écrivais six, sept, huit, au début douze romans par an, mais maintenant j’en écris en moyenne cinq ou six par an. Comme le maximum de temps que me prenne un roman est de onze jours, cela me fait 55 jours de travail par an pour cinq romans. Et comme il y a 365 jours dans une année, j'ai des loisirs pendant 310 jours. Ces loisirs je les consacre à ma famille, je suis, avant tout, un père de famille....>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 13, 2020, 11:28 am



26. Maigret et l’inspecteur Lognon
« Il y avait d’autres conseils que Maigret aurait voulu lui donner. Il brûlait de se plonger dans l’affaire jusqu’au cou. C’était un véritable supplice. Mais rien que d’entendre au bout du fil la voix lamentable de l’inspecteur Malgracieux lui faisait pitié.  (Maigret et l’inspecteur Malgracieux)

26. Maigret e l'ispettore Lognon
«C'erano altri consigli che Maigret avrebbe voluto dargli. Ardeva dal desiderio di tuffarsi nel caso fino al collo. Era un vero supplizio. Ma niente, come sentire la voce lamentosa dell'ispettore Malgracieux ridotta ad un filo, gli faceva pietà.» (Maigret e l’ispettore Scontroso)

26. Maigret and inspector Lognon
“There were other advices that Maigret would have liked to give to him. He longed to delve into the matter to the neck. It was a true torture. But just hearing on the phone inspector Lognon’s sorrowful voice made him pity.” (Maigret and the Surly Inspector)

Murielle Wenger


Author: Maurizio Testa
Posted: January 12, 2020, 8:47 am
A new translation of the investigator’s final adventure completes a monument to one of the 20th century’s greatest writers

Belgian writer Georges Simenon in May 1984 © David Montgomery/Getty Image

Financial Times - 10/01/2020 - John Banville - Can there have been, since the ancient Greeks, an artist more resistant to the bacillus of sentimentality than Georges Simenon? His work, both the Maigret series and what he called his romans durs, or “hard novels”, displays a unique blend of stoic detachment and unfailing, all-embracing empathy. It is never sentimental, but abundant in sentiment. One cannot read even the least of the Maigret novels without feeling for, or even at one with, the petites gens who are his subject. Like the Greeks, he has a keen sense of the tragic, yet his characters, in their dogged everydayness, are the opposite of heroic. He refuses to aggrandise life for dramatic effect. His motto, which he gave to his most famous creation, Detective Jules Maigret, was “to understand and judge not”. Which is not at all the same as saying that to understand all is to pardon all, an old saw not sharp enough to cut even the mustard. Georges Simenon, one of the famously few famous Belgians, was born in Liège in 1903. His mother was a dismayingly formidable force who dominated his life for as long as she lived, and probably longer. He was a wild youth, and early learned the pleasures of drink, drugs and the flesh. He ran with a bohemian gang calling itself La Caque, one of whose members, Le petit Kleine, died by hanging, in suspicious circumstances...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 11, 2020, 10:02 am
La famosa trance creativa del romanziere spiegata con una spericolata teoria.

SIMENON SIMENON. "L'ETAT DE ROMAN" OU "SECOND LIFE" ?
La fameuse transe créatrice du romancier expliquée par une théorie téméraire
SIMENON SIMENON."ETAT DE ROMAN" OR "SECOND LIFE"?
The novelist's famous creative trance explained by a reckless theory




Abbiamo parlato più volte del metodo con cui Simenon ha sempre affermato di creare le sue opere, quell' "état de roman" che, riassunto in poche parole, era una sorta di trance creativa che lo risucchiava nella vicenda da raccontare, senza nemmeno dargli l'opportunità di sapere dove questa lo avrebbe condotto. Unico ancoraggio alla realtà, l'altrettanto famosa busta gialla in cui scriveva alcune coordinate della storia (ma non sempre poi rispettate) e i famigerati elenchi del telefono per trarne i nomi.
Non abbiamo motivi o prove per non credere a questa versione della composizione dei suoi romanzi. Ma una così particolare forma di creatività ha sempre attratto la nostra curiosità e il nostro interesse a comprenderla.
Qui, oggi, vogliamo cercare di fornire un'interpretazione, una sorta di teoria per analizzare un po' più a fondo l'état de roman e cercare di capirne di più. E' probabilmente una spiegazione un po' spericolata che però da qualche tempo ci ronza in testa insistentemente e che vorremmo qui esporre. 
Iniziamo da "Second Life"... Chi la ricorda? Fu un gioco, o meglio ben più di un semplice gioco, diciamo un mondo virtuale che nel 2003 il fisico americano Philip Rosedale lanciò con la sua società Linden Lab e che consisteva in una piattaforma la quale rappresentava una società virtuale costruita ad immagine e somiglianza di quella reale, dove i partecipanti potevano crearsi un avatar (una sorta di alter-ego) e vivere in quest'altra dimensione, assumendo l'identità che preferivano, interagendo con altri avatar, intraprendendo un lavoro diverso da quello reale, socializzando, partecipando ad attività di gruppo o singole, addirittura ascoltando musica o facendo acquisti spendendo soldi....
Insomma una seconda vita completa, che si affrontava giorno per giorno.
Questo concetto, a nostro avviso, si attaglia abbastanza bene al processo creativo con cui Simenon generava i suoi romanzi. 
Innanzi tutto creava il suo "avatar". Ed era il momento in cui lo scrittore entrava nella pelle di un personaggio che gli era presentato nella mente. Forse in questa operazione apportava qualche aggiustamento alle caratteristiche del personaggio. Oppure questi nasceva nella mente di Simenon già condizionato da certe preferenze o propensioni personali. Ma si trattava di storie realistiche, di personaggi verosimili e di protagonisti psicologicamente complessi. 
Creato il personaggio ed immedesimatosi in tutte le sue caratteristiche, Il romanziere scopriva( man mano la fa scoprire anche al lettore) l'ambito in cui la vicenda si sarebbe svolta ed iniziava a vivere questa seconda vita interagendo con gli altri personaggi della storia. E, come nella vita reale, il destino risulta una miscela di scelte personali, di vicende in cui ci si trova implicati, degli altri che si incontrano... in definitiva non prevedibile o programmabile.
Così le storie che Simenon viveva, dentro la pelle del suo personaggio, non sapeva come sarebbero finite, il destino ignoto (oltre che cinico e baro) trascinava l'esistenza del protagonista, ma anche degli altri personaggi, in un fiume in piena di cui non conosceva il precorso e lo sbocco.
Insomma il tema è quello di vivere una seconda vita. Della possibilità di fare esperienze che la nostra vita reale non ci consente. Di provare strade e comportamenti estranei a quelli reali, ma magari nascosti nelle pieghe del nostro inconscio. Infine la possibilità di sperimentare la vita degli altri, le loro possibilità e le loro scelte. 
E Simenon faceva questo, ogni volta che entrava nella pelle di un nuovo personaggio, e scriveva una nuova storia in état de roman. Viveva un'altra vita.
E' quello che in fondo hanno fatto, soprattutto nei primi anni 2000, oltre un paio di milioni di  partecipanti a Second Life, ha vissuto vite che nella realtà non erano possibili.
E forse questa voglia di vivere altre vite, altre esperienze la molla della creatività di Simenon? Per uno curioso come lui e assetato di nuove esperienze, quale migliore possibilità di entrare nella pelle di un individuo virtuale e vivere la sua vita? (m.t.)
Author: Maurizio Testa
Posted: January 10, 2020, 8:53 am
About Maigret’s propensity to alcohol

SIMENON SIMENON. BERE ... MOLTO ...
Sulla propensione all'alcool di Maigret
SIMENON SIMENON. BOIRE…BEAUCOUP
À propos de la propension de Maigret à l'alcool





Much has been said about Maigret's propensity to eat and drink. It’s one of the strong characteristics of the character, which, together with his pipe, contributes to constitute some of his highly recognizable features. Drinking, eating and smoking... in short a character who enjoys life although his profession gives him problems and important preoccupations.
When Simenon built his character, he wanted to create one that was very near to common people, and thus Maigret’s passion for drinking and eating is not sophisticated (even if the Chief Inspector often shows a certain gastronomic culture), but addressed to simple tastes, popular dishes and drinks. Of course, in the about hundred cases written by Simenon, Maigret drinks and eats everything. Various occasions make him drink whisky, even if he didn’t like it. The same with champagne, which leaves him rather indifferent. On the contrary he drinks willingly Martini dry, or even more cognac, of which he keeps a small stock in his office, for long nights of interrogation, or to have something to offer when needed. Armagnac is also a part of his preferences, but above all calvados.
This alcohol takes his name from the homonymous northern region of France, and it is an apple distillate. In the 30’s this was a very popular alcohol, economic and without great pretensions. Maigret drinks it often and willingly, above all during night stalking or chases that force him outdoors during the cold Parisian winter nights. Then calvados became sophisticated, manufacturers began to make it age in oak barrels, then in barrels where cognac had been aged. Nowadays calvados has become a valuable and expensive distillate.
Beer is another “must” of the Chief Inspector, typical of those trays ordered from the famous Brasserie Dauphine, when interrogation of suspects last the whole night and make Maigret and his inspectors skip dinner. Thus they drink beer and eat sandwiches in the Chief Inspector’s office. Beer is also a refreshing drink during summer months, when mouth is dry because of heat, and often it gets Maigret back on his feet in the middle of a difficult interrogation.
Does Maigret never get drunk? Generally no. It’s not in his character. Impressive tonnage, used to drinking (sometimes Simenon makes him gobble a 65° double kummel), he definitely holds up alcohol very well. Also because, as we saw, there are a lot of occasions for drinking, for example the aperitifs, and then his preferences are for the very French pernod.
From beer and pernod we get to wine. When the Chief Inspector sits at the table, his preference goes to beaujolais, châteauneuf-du-pape, rosé de Provence, sancerre, but also sometimes to Italian wines like chianti. But here too, to make Maigret a man like any others, Simenon makes him drink often white wine, in a glass that Maigret throws down in one breath, maybe on the zinc counter of an old bar.
His friend Dr Pardon (with whom they exchange invitations to dinner once a month) notices Maigret’s propensity for drinking and from time to time he advises him to moderate himself. However for the Chief Inspector temptations are a little everywhere. Even at home, where the prunelle, made by Mme Maigret’s sister, never fails. After those dinners with fricandeau à l’oseille, guinea fowl in crust, or skate in black butter, all prepared by his wife, for digesting, with smoking a pipe, he’ll need a glass or two of prunelle…


by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: January 9, 2020, 8:01 am

L’œuvre de Simenon est l’une de celles qui a connu le plus grand nombre d’adaptations au cinéma. Sans compter les romans Maigret, plus de 50 films ont été tirés des romans durs. Dans cette nouvelle rubrique, nous allons vous proposer un choix parmi tous ces films.


L’opera di Simenon è una di quelle che ha conosciuto il più gran numero di adattamenti cinematografici. Senza contare i romanzi di Maigret, più di 50 film sono stati tratti dai romans durs. In questa nuova rubrica, vi proporremo una scelta tra tutti i suoi film


Simenon’s work is one of those that have seen the largest number of cinema adaptations. Without counting the Maigret novels, more than 50 movies have been adapted from the “romans durs”. In this new column, we’ll propose a choice among all those films.



Les Inconnus dans la maison (Strangers in the House)




D’après le roman éponyme. Réalisé par Henri Decoin, sur un scénario de Henri-Georges Clouzot. Produit par Continental Films. Sortie en mai 1942. Avec : Raimu (Maître Loursat), Juliette Faber (Nicole Loursat), Marcel Mouloudji (Ephraïm Luska), André Reybaz (Emile Manu).

Tratto dall’omonimo romanzo. Diretto da Henri Decoin, su una sceneggiatura di Henri-Georges Clouzot. Prodotto dalla Continental Films. Debutto in sala nel maggio 1942. Con : Raimu (Maître Loursat), Juliette Faber (Nicole Loursat), Marcel Mouloudji (Ephraïm Luska), André Reybaz (Emile Manu).

Based on the eponymous novel. Directed by Henri Decoin, from a screenplay by Henri-Georges Clouzot. Producted by Continental Films. Released in May 1942. With: Raimu (Maître Loursat), Juliette Faber (Nicole Loursat), Marcel Mouloudji (Ephraïm Luska), André Reybaz (Emile Manu).

Murielle Wenger
Author: Maurizio Testa
Posted: January 8, 2020, 9:25 am
En 1930, première apparition de Maigret dans la presse

SIMENON SIMENON. 90 ANNI FA
Nel 1930, la prima apparizione di Maigret sulla stampa
SIMENON SIMENON. 90 YEARS AGO
In 1930, Maigret's first appearance in the press
L’année 2019 vient de se terminer, avec son cortège de manifestations simenoniennes. Les 30 ans de la disparition du romancier, les 90 ans de la naissance de Maigret, il y a eu de quoi faire : rééditions, événements divers, émissions radio et articles dans les journaux, et plusieurs rubriques de ce blog consacrées à ces anniversaires.
Mais l’année 1930 a aussi eu son importance pour la création du commissaire, et on pourrait continuer à fêter Maigret 90 ans plus tard, c’est-à-dire en cette année 2020. D’abord, parce que selon certains simenoniens, le premier roman de la saga, Pietr le Letton, n’aurait pas été écrit en 1929 à Delfzijl, mais à Morsang au cours du printemps 1930. Ensuite, parce que Pietr le Letton a d’abord paru en feuilleton, dans le journal Ric et Rac, entre juillet et octobre 1930. Et enfin, parce que la première apparition de Maigret a eu lieu dans la presse en 1930.
C’est en effet entre le 1er mars et le 4 avril que paraît, dans le journal L’Œuvre, le feuilleton de La Maison de l’inquiétude. Ce texte, le quatrième des « proto-Maigret », est probablement celui que Simenon a proposé en premier à Fayard pour lancer la collection Maigret. L’éditeur l’a refusé. Selon Francis Lacassin, la raison en serait que Fayard ne possédait alors aucune collection policière qui aurait pu accueillir le roman. C’est possible, mais on peut aussi penser que c’est justement avec ce roman que Simenon aurait pu convaincre Fayard de lancer une collection policière, et que l’éditeur n’était pas forcément opposé à cette idée ; au contraire, il devait sûrement se rendre compte des potentialités du roman policier, qui commençait à être en vogue (la célèbre collection Le Masque avait été créée en 1927, et avait rapidement trouvé son public). Ce qui l’a peut-être fait refuser La Maison de l’inquiétude, c’est plutôt le fait qu’il n’était pas convaincu par le personnage de Maigret, trop éloigné des modèles du genre.
Et c’est sans doute aussi cette raison qui l’a fait accepter plus tard Pietr le Letton de façon conditionnelle, c’est-à-dire avec une publication en feuilleton dans Ric et Rac, et la rédaction par Simenon de plusieurs autres romans de la même veine avant que Fayard soit suffisamment rassuré pour lancer la collection.
La Maison de l’inquiétude est donc annoncé en parution dès le 26 février 1930 dans le journal L’Œuvre, et le feuilleton débute le 1er mars. Il est signé Georges Sim. Nous en avons déjà parlé à plusieurs reprises sur ce blog, et on se contentera de rappeler ici que ce roman comporte déjà presque tous les ingrédients d’un roman de la saga maigretienne. C’est aussi, comme l’écrit Lacassin, le « proto-Maigret » qui est le plus proche d’un roman policier ; à la différence de Train de nuit et La Figurante, que Fayard acceptera de publier dans la collection « Les maîtres du roman populaire » ; le premier des deux paraîtra en octobre 1930 (ce qui donnerait encore une raison supplémentaire pour fêter en 2020 les 90 ans de la première apparition de Maigret dans un roman publié…) et le second en février 1932. A la même date paraîtra aussi La Maison de l’inquiétude en volume chez Tallandier, dans la collection « Criminels et policiers », dans laquelle sera publié aussi le quatrième « proto-Maigret », La Femme rousse, en avril 1933.
Un dernier mot sur Pietr le Letton. Comme nous l’avons vu, ce roman parut d’abord en feuilleton, du 19 juillet au 11 octobre 1930, dans le journal Ric et Rac, un hebdomadaire fondé en 1929 par Fayard. On peut donc dire que si 1929 fut l’année de la création définitive de Maigret, 1930 fut celle de son apparition sur papier, en particulier dans la presse. Une bonne raison pour faire de 2020 une autre année anniversaire, et de proposer encore quelques événements maigretiens ?...
N.B. En février 1931 eut lieu l’inauguration officielle de la collection Maigret chez Fayard, avec le Bal anthropométrique. Ce qui signifie qu’en 2021, on aura encore l’occasion de fêter un 90ème anniversaire. On n’a pas fini de célébrer notre commissaire à la pipe…

Murielle Wenger 
Author: Maurizio Testa
Posted: January 7, 2020, 8:20 am
As a six-year reissue project of the series reaches completion, Scottish author Graeme Macrae Burnet explains why Simenon’s Parisian sleuth still matters, 90 years after his first case

Photograph: Stuart Heydinger/The Observer


The Observer - 04/01/2020 - Graeme Macrae BurnetAt the beginning of Maigret and Monsieur Charles, the 75th novel in Georges Simenon’s detective series, the celebrated inspector lines up his pipes on his desk. He plays with them for a while, arranging them into amusing shapes, before selecting one that suits his mood. He has just reached a decision on the future of his career. “He had no regrets, but even so he felt a certain sadness.”
Simenon also began his writing day by lining up his pipes on his desk, and one cannot help but wonder if, as he wrote these lines, he too felt a certain sadness. It was February 1972 and, after four decades of writing up to half a dozen novels a year, Maigret and Monsieur Charles would be his last.
Its publication by Penguin Books later this month also marks the culmination of a six-year undertaking by the publishing house to reissue the series in its entirety, all in crisp new translations...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 6, 2020, 12:08 am





25. Maigret et le printemps parisien
« Paris fut favorisé […] d’une de ces journées […] qu’il faudrait savourer sans rien faire d’autre […], une vraie journée de souvenirs d’enfant. […] Maigret garda toute sa vie un délicieux souvenir du carrefour du boulevard Saint-Germain et de la rue des Saints-Pères, c’est pourquoi, aussi, plus tard, il devait lui arriver souvent de faire halte dans certain café pour y boire, à l’ombre, un verre de bière » (Le Client le plus obstiné du monde)


25. Maigret e la primavera parigina
« Parigi fu favorita […] da una di quelle giornate […] che bisognerebbe assaporare senza fare null’altro […], una vera giornata di ricordi d’infanzia. […] Maigret conservò per tutta la vita un delizioso ricordo dell’incrocio di boulevard Saint-Germain con rue des Saints-Pères, motivo per cui, anche in seguito, gli capitò di fermarsi spesso in alcuni caffè per bere lì, all'ombra, un bicchiere di birra "(Il cliente più ostinato al mondo)

25. Maigret and Paris springtime
“Paris was favored […] with one of those days […] you should enjoy without doing anything else […], a true day like in childhood memories […]. Maigret kept all his life a delightful memory of the crossroads between boulevard Saint-Germain and rue des Saints-Pères, that’s also why, later on, he often happened to stop in a certain cafe to drink, in the shade, a glass of beer” (The Most Obstinate Customer in the World)

Murielle Wenger


Author: Maurizio Testa
Posted: January 5, 2020, 8:36 am
The final mystery completes a dazzling set of crime novels, says Boyd Tonkin



The Times - 01/01/2020 - Boyd Tonkin - Inspector Maigret’s last case ends not with guilt and remorse, but with a murderer who “appeared to be very much at ease”. And why not? For this killer who slew a philandering high-society lawyer has finally had the privilege of encountering the clumsy provincial detective who looks into the souls of the wrongdoers he hunts and grants them a kind of absolution.
Maigret and Monsieur Charles, which Georges Simenon finished in February 1972, ends the series of 75 Maigret novels that began, in 1931, with Pietr the Latvian. Simenon had no deep-laid plans to do away with his fictional chief of the Paris crime squad. On September 18, 1972 he sat down to plan a new non-Maigret novel — Victor — with his usual ritual of sketching… >>>
Author: Maurizio Testa
Posted: January 4, 2020, 10:23 am
Il 6 gennaio 1919, Simenon a quasi sedici anni inizia a lavorare a "La Gazette de Liège"

SIMENON SIMENON. LE PETIT SIM DEVIENT JOURNALISTE
Le 6 janvier 1919, Simenon, à presque 16 ans, commence à travailler à la Gazette de Liège
SIMENON SIMENON. LITTLE SIM BECOMES A JOURNALIST
On January 6, 1919, Simenon, at almost 16, began to work for the Gazette de Liège



Allora mancavano ancora dodici anni all’arrivo di Maigret. Siamo a Liegi e non a Parigi. Simenon inizia a scrivere, ma non si tratta di romanzi, bensì di articoli. E’ il 1919 e Georges ha appena sedici anni. Era un periodo difficile per i Simenon che, da quando il capofamiglia Desiré aveva dovuto smettere di lavorare per una malattia, versavano in precarie condizioni economiche. Il piccolo Georges dovette quindi smettere gli studi e cercarsi un lavoro per contribuire a mantenere la famiglia. Dopo un paio di esperienze fallite, prima in una pasticceria e poi in una libreria, grazie all’interessamento di un conoscente altolocato, riuscì a proporsi e a convincere Joseph Demarteau, direttore de “La Gazette de Liège” a prenderlo al giornale. Ed eccolo là, il piccolo Sim ora diventato redattore…
“…negli anni che ho passato a la “Gazzette” lavorando per cronaca locale, nelle strade, nei mercati della città, mi riempivo gli occhi d’immagini che mi tornano spesso in mente – scrive un Simenon ultrasessantenne in una lettera del’’64 allo stesso giornale, in occasione di un’edizione speciale.
Durate i quattro anni a rue de l’Official Sim fa carriera, anche se è un po’ indisciplinato (rischiando addirittura più volte il licenziamento). Lavora sodo, ma è gratificato, alla fine avrà scritto 789 rubriche, 193 tra articoli e reportage, 18 racconti su 1.300 numeri de la “Gazette” tra il 1919 e il 1922, come testimoniano le ricerche di Pierre Deligny.
E i primi passi di Simenon nel mondo della scrittura, sono anche gli anni in cui impara la scrittura a macchina, a comporre un articolo… il tutto, all’inizio, per 45 franchi al mese. Ma l’apprezzamento del direttore per il suo talento, per la sua velocità di scrittura, ma anche per la sua frenetico ritmo lavorativo, fecero aumentare il suo stipendio. Dopo un anno guadagnava già 180 franchi e non si fermò qui.
Quelli furono gli anni in cui alcuni scritti e alcune rubriche sembrano far scoprire un Simenon anti-semita. Se ne è parlato moltissimo. Soprattutto per quella sua rubrica “Hors de poulailler” in cui non di rado si trovavano prese in giro e accuse nei confronti degli ebrei (mai firmate Simenon, né Sim, né G.S., bensì Monsieur Le Coq). Meno si è parlato di quei pezzi sui “Protocolli dei Savi di Sion” nell’ambito di una campagna anti-semita di livello europeo. Le rivelazioni erano state pubblicate dall’austero ed autorevole quotidiano britannico “The Times” nell’estate del ’21. Questo documento doveva provare un complotto mondiale dei sionisti per acquisire il potere assoluto. E, da quotidiano ultra conservatore e cattolico integralista qual era, “La Gazette di Liège” si accodò a confermare la veridicità del documento affidando il compito alla già brillante penna di Simenon. 
Chissà se già allora in Gran Bretagna le chiamavano “fake-news”? 
Sta di fatto che il quotidiano inglese dopo un po’ fece una clamorosa smentita, ammettendo di aver preso una incredibile abbaglio con un documento fasullo e scusandosi con tutti.
Ogni volta che gli vennero rinfacciati quegli scritti, Simenon si difese sempre affermando che quelli erano ordini del direttore e lui non poteva sottrarsi, pena il licenziamento. “Io non sono affatto antisemita - replicava Simenon - come quegli scritti commissionati potrebbero lasciar pensare”.
Come diremmo oggi, era la policy aziendale e contraddirla sarebbe costata al dipendente la perdita del proprio posto di lavoro.
E in più, aggiungiamo noi, è vero che Simenon era sveglio e, quando voleva, anche molto testardo, ma va valutato che era ancora un ragazzino di 17/18 anni e di fronte alle perentorie richieste del direttore non poteva rifiutarsi di scriverle.
Insomma quattro anni intensi, trascorsi proprio negli anni della sua formazione e che lasceranno un segno nell’animo di Georges, al punto tale che molte di quelle situazioni le ritroveremo poi trasposte nei romanzi dell’età matura. (m.t)
Author: Maurizio Testa
Posted: January 3, 2020, 8:59 am

Which are the novels where the city of Dieppe appears? 


SIMENON SIMENON. UN GIRO A DIEPPE CON SIMENON E MAIGRET 
Quali sono i romanzi in cui appare la città di Dieppe ? 
SIMENON SIMENON. UN TOUR A DIEPPE AVEC SIMENON ET MAIGRET 
Quels sont les romans dans lesquels apparaît la ville de Dieppe ? 
Although Simenon only made three short visits to the Normandy port of Dieppe, the town is nevertheless present in a number of romans durs and Maigret inquiries. The totality of the action in L’Homme de Londres/The Man from London (1934) and the Maigret short story ‘Tempête sur la Manche’/’Storm in the Channel’ (1938) unfolds in the town, an important scene in Les Rescapés du Télémaque/The Survivors (1938) is played out in a Dieppe café and although the investigation of Maigret et la vieille dame/Maigret and the Old Lady (1950) takes place further along the coast in Etretat, the deputy Charles Besson’s in-laws, who ‘built half the houses in Dieppe and numerous public buildings’ and from whom he inherits a significant fortune, are from Dieppe.  
Historically a commercial and fishing port, Dieppe underwent a transformation during the second half of the nineteenth century. As the closest point on the coast to Paris, it became the focus for the new fashion for seaside holidays, particularly after the inauguration of a direct rail link in 1848. An infrastructure of hotels, a casino, a race course and golf links followed, along with a regular steamship ferry service to England. At the outbreak of the Great War in 1914, Dieppe was considered France’s leading seaside resort, was the main French port for the import of bananas and employed 4000 workers in its fishing fleet. Following the war, Dieppe lost ground as a prestigious resort to Deauville and Cabourg although the introduction of paid holidays by the Front Populaire government in 1936 gave it a new impetus with the influx of a more petit-bourgeois clientele like the guests in Mademoiselle Otard’s pension where Maigret and Madame Maigret stay waiting for the storm to abate in ‘Tempête sur la Manche’. Moreover, despite, this relative decline in its fortunes, Dieppe remained a step ahead of other Normandy port-resorts such as Fécamp, as is recognised by the rail worker Charles Canut in Les Rescapés du Télémaque where he marvels at the café to which he tracks a suspected killer, ‘a real brasserie, like in Paris […] with a record player with speakers in the main room and another out in the street’. This, then, was the Dieppe known by Simenon on his three visits to the town in 1933, 1935 and 1938.  
In 1874, a railway station, the gare maritime, was constructed alongside the ferry quay and it is here that Maloin, the central character of L’Homme de Londres, works as a night signalman in an elevated cabin overlooking the rail tracks on one side and the harbour on the other. It is from this vantage point that Maloin witnesses an argument between two men who have disembarked from the ferry. In the course of the struggle, one man falls into the water with a suitcase in his hands. Maloin recovers the suitcase which contains a fortune in British banknotes but suspects that he has been seen by the other man, a certain Brown. An unspoken bond develops between the two men who begin to spy on each other. Brown is forced to go to ground by the arrival of a British police inspector and Maloin begins spending the money but his secret weighs heavily on his conscience. Brown takes refuge in Maloin’s cabin at the foot of the cliff; he is spotted by Maloin’s daughter who, unaware of his identity locks him in. Moved by sympathy for the man from London, Maloin takes food to the cabin but Brown does not understand what is happening, a fight ensues and Maloin kills the other. He then informs the police, returns the remainder of the money and admits to the killing.  
In the more than eighty years since the composition of L’Homme de Londres, Dieppe has undergone significant changes, including, in 1994, the relocation of the ferry port to the outskirts of town and the demolition of the gare maritime. The modern visitor can, however, still see the building on the boulevard de Verdun which housed the Hôtel du Rhin et de Newhaven, where Simenon stayed in 1933 and where Brown initially took refuge, and follow the path taken by Maloin from the site of his signalman’s cabin on quai Henri IV, stopping like Maloin for a drink in the Café Suisse, before crossing the two bridges to climb the steps to the cliff top where the signalman lived and descending again to the foot of the cliff face where his cabin was located and where he reluctantly killed the man from London.  
While Dieppe may have less by way of attractions to the Simenon enthusiast than the more obvious locations in Paris and Liège, it is, at only two hours by train from the Gare Saint-Lazare, nevertheless, a destination of considerable interest.  

William Alder  
Author: Maurizio Testa
Posted: January 2, 2020, 8:40 am




Chers amis de Simenon-Simenon

Je veux vous souhaiter une très heureuse nouvelle année…

Entrez vous aussi dans ces années 20 qui virent

commencer mon aventure dans le monde des lettres.

J’espère que pour vous aussi l’entrée dans cette

décennie sera belle et fascinante comme elle le fut

pour moi, il y a maintenant un siècle, à partir de 1920.


BONNE ANNÉE 2020 !

  
Dear friends of Simenon-Simenon

I wish you a very happy new year…

Enter you too these 20s that saw starting

my adventure in the literary world.

I hope that for you too entering this

decade will be beautiful and fascinating as it was

for me, a century ago, from 1920.



HAPPY NEW YEAR 2020!
Author: Maurizio Testa
Posted: December 31, 2019, 7:50 am
Le 4 septembre 1989 disparaissait le grand écrivain belge Georges Simenon, à l'âge de 86 ans. Auteur d'une œuvre monumentale, composée plus de 350 livres, en partie sous son nom, en partie sous divers pseudonymes, il reste le créateur d'un des personnages de fictions les plus célèbres dans le monde : le commissaire Maigret.




Radio France International - 28/12/2019 - Catherine Fruchon-Toussaint - À l'occasion des 30 ans de la mort de Simenon, toutes ses enquêtes sont réunies dans dix nouveaux volumes aux éditions Omnibus, avec les préfaces inédites de dix personnalités.
Depuis sa première apparition dans Pietr-le-Letton en 1931, jusqu'à sa dernière dans Maigret et Monsieur Charles en 1972, le commissaire Maigret est le héros de 75 romans et 28 nouvelles de Georges Simenon.
Un personnage emblématique avec sa pipe, son chapeau et un flair hors du commun, un policier fictif mais très inspiré de la réalité et un profil très nouveau dans la littérature entre-deux-guerres, comme le confirme Georges Simenon dans une archive :
« En France, dit-il, à cette époque, le héros d'un roman policier était nécessairement ou le cambrioleur, ou l'assassin, ou alors un amateur comme le journaliste Rouletabille. Le policier devait toujours être l'imbécile et le personnage antipathique. Comme j'avais beaucoup fréquenté les policiers, je me suis dit : pourquoi ne pas faire un vrai policier tels qu'ils sont dans la vie ? Et j'ai fait Maigret...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: December 30, 2019, 10:50 am





24. Maigret a la grippe
« Il avait dû attraper la grippe, ou une angine, alors qu’il attendait le gamin, dans la pluie froide du matin […] Il avait horreur d’être malade et pourtant il y avait des moments où c’était presque voluptueux, des moments où, fermant les yeux, il n’avait plus d’âge, parce qu’il retrouvait des sensations de son enfance. » (Le Témoignage de l’enfant de chœur)

24. Maigret ha la grippe
« Doveva aver preso l'influenza o una bronchite, quando aspettava il ragazzo, sotto la pioggia fredda della mattina [...] Non sopportava star male, ma nonostante ciò c'erano dei momenti in cui era quasi voluttuoso, dei momenti in cui, chiudendo gli occhi, non aveva più età, perché ritrovava le sensazione della sua infanzia.» (La Testimonianza del chierichetto)



24. Maigret has the flu

“He must have had the flu, or a sore throat, while waiting the kid, under the cold morning rain […] He hated being ill, and nevertheless there were moments when it was almost voluptuous, moments when, shutting his eyes, he had no age anymore, because he was finding again sensations from his childhood.” (The Evidence of the Altar-Boy)

by Murielle Wenger


Author: Maurizio Testa
Posted: December 29, 2019, 10:27 am
COMPRIMARIE E COMPRIMARI TRA LETTERATURA, FUMETTO, E TELEVISIONE



Timer Magazine - 25/12/2019 - Mario CoglitoreQuando sposi un poliziotto, sposi anche il suo lavoro. Le donne del mio tempo hanno saputo amare anche così. Capisco che nel vostro mondo la questione sembra un vezzo borghese degno di un sorriso di compatimento; del resto non potete comprendere cosa sia stato quel tempo per noi della borghesia francese che abbiamo avuto la fortuna di condurre un’esistenza agiata, in fin dei conti. Nonostante il buio pesto delle coscienze durante anni tremendi. Con Maigret ci siamo sposati nel 1912 in una piccola chiesa fuori la capitale. Ricordo ancora quel vestito beige che mia madre aveva confezionato con tanta cura, poco prima di lasciarci, felice di sapermi al sicuro tra le braccia di un uomo profondamente onesto e premuroso. Soltanto due anni dopo, la tragedia della guerra ci avrebbe messo per la prima volta alla prova dinnanzi ad orrori che stento a nominare. In quei momenti di caos assoluto si è aggiunto un evento luttuoso per me e mio marito che ha segnato per sempre la nostra vita. Ero rimasta in cinta quasi per caso, e in quei frangenti di lutto nazionale, perché così abbiamo vissuto lo sfondamento delle linee da parte dei tedeschi, convinti che sarebbero arrivati fin dentro le nostre case, la notizia ci aveva riempiti di gioia. Isabelle è vissuta meno di una farfalla, con quella sua leggerezza diafana e quegli occhi spalancati su un’Europa che andava in fiamme. Se l’è portata via una brutta infezione...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: December 28, 2019, 8:16 am
Sulle relazioni che possono essere stabilite tra i romanzi di Simenon e la sua biografia


SIMENON SIMENON. L’ENFER A EPALINGES ?
A propos des rapports qu’on peut établir entre les romans de Simenon et sa biographie
SIMENON SIMENON. HELL IN EPALINGES?
About the relationships that can be established between Simenon's novels and his biography





Nella sterminata produzione letteraria di Simenon, “Mémoires intimes” occupa una posizione a parte. Non perché sia il suo miglior lavoro – non lo è – e neppure perché rappresenti l’uomo Simenon nella sua sincerità. È un’autobiografia monumentale di oltre settecento pagine nell’edizione originale, non dettata come le ultime opere ma scritta di suo pugno a matita, con la caratteristica grafia minuta, su quaderni scolastici.
Per realizzarla Simenon impiega buona parte del 1980: sono passati quasi due anni dal suicidio della figlia Marie-Jo, e il dolore e i sensi di colpa per questa tragedia sono diventati compagni quotidiani. Nell’edizione uscita nel 1981 per i tipi della “Presses de la cité”, la copertina riporta la foto in bianco e nero di Simenon seduto su di una panchina, all’ombra del maestoso cedro del Libano presente nel giardino della sua ultima residenza di Avenue des Figuiers 12, a Losanna. Il luogo non è casuale: qui ha sparso le ceneri della figlia, e qui – ha espresso volontà – saranno sparse anche le sue.
Eppure per me è “il libro” fondamentale di e su Simenon, perché svela i semplici meccanismi con cui scriveva le sue opere. Certo, Simenon era un grande osservatore e un altrettanto grande conoscitore dell’animo umano: ma qui racconta come scrivesse di sé e di quel che gli accadeva. Nell’interessante serie radiofonica di Radio3 “Pantheon”, recentemente dedicata alla figura dello scrittore, una puntata propone un’intervista al figlio John. Che racconta come il padre rilegasse, appositamente per lui, una copia di ciascuno dei libri che scriveva. John, allora quindicenne, non riusciva a leggerli, poiché vi ritrovava tutti i fatti e gli avvenimenti accaduti in famiglia, e gli sembrava insopportabile che la loro vita venisse svelata al pubblico.
Con questa nuova chiave interpretativa, la lettura dei “romans durs” e dei Maigret assume, per me, una nuova – e affascinante - prospettiva. Ho appena terminato la rilettura di “Maigret hésite” (Maigret esita), scritto nel 1968. Trama efficace: il commissario riceve una lettera anonima che gli preannuncia un delitto. Ne comprende l’autenticità e riesce a risalire all’indirizzo del mittente. Questo lo porterà a indagare nella famiglia dell’avvocato Emile Parendon, avenue de Marigny, Parigi.
“Lo stabile in cui abitava Parendon era grande, solido, costruito per sfidare i secoli (…) Il maggiordomo gli prese il cappello, lo introdusse in una biblioteca come il commissario non ne aveva mai viste”. Maigret entra in un appartamento vastissimo, dove “i locali sono talmente grandi che può accadere qualche cosa a un’estremità dell’appartamento senza che all’altra estremità ce se n’accorga”. Un appartamento dove, tra abitanti e personale di servizio, vanno e vengono undici persone. E nel cortile un autista lava una Rolls Royce.
Nel leggere, per singoli apporti, la descrizione di questo ambiente enorme, ovattato dalla moquette, in cui – si scoprirà – i coniugi Parendon conducono vite materialmente separate, ho visto la villa che Simenon si fece costruire, su suo disegno architettonico, in Chemin des Orchez 8, Epalinges, tra il 1962 e il 1963. Ventisei stanze, undici domestici, due autisti, sei garage (di cui uno per la Rolls), una serra, una cucina doppia, un ufficio con tre segretarie, un’infermeria, pareti divisorie insonorizzate, moquette rossa dovunque, una dotazione tecnologica che sarebbe ancor oggi all’avanguardia. Vicina, una piscina coperta da venti metri. Fuori, venticinquemila metri quadrati di giardino e vista sul monte Bianco.
La villa celebra la megalomania della moglie Denyse Oimet, ma anche i suoi sdoppiamenti di personalità, la crudeltà nei confronti della figlia, i sempre più gravi disturbi psichiatrici che la obbligano a frequenti ricoveri. Il “bunker” – com’era chiamato dai vicini di casa per la sua bruttezza – finisce per rinchiudere la vita della famiglia Simenon in un inferno.
Nel romanzo, la signora Parendon ha evidenti somiglianze con Denyse. E i figli Bambi e Gus ricordano molto Marie Jo e Pierre, due dei figli avuti da Denyse.
Il delitto avviene, e la vittima è la segretaria di Parendon, la signorina Vague, con cui lo stesso aveva una relazione. “Ci capita di fare all’amore, ma sempre di sfuggita, così che il termine andare a letto non è appropriato. (…) In quanto alla signora (…) non si sa mai se è fuori o in casa. Lei avrà notato che tutti i corridoi e la maggior parte delle stanze sono guarniti di moquette”. Sappiamo come Simenon avesse rapporti fisici con tutte le donne del suo entourage lavorativo e domestico. “La signorina Vague difendeva selvaggiamente il suo principale, col quale tuttavia riusciva a fare l’amore solo di nascosto, sull’angolo della scrivania”.
Lo scrittore rappresenta un’atmosfera sospesa di paura, tensione. A Epalinges non si doveva respirare un’aria diversa. «Questa biblioteca ne è piena, di psichiatri» confida Emile Parendon al commissario. Nella biblioteca di Simenon accadeva l’identica cosa, probabilmente per capire meglio i comportamenti della moglie e come regolarsi.
Simenon affida a Maigret quest’indagine particolare e complessa in casa Parendon e, specularmente, in casa Simenon. Ne traccia la componente materica riferendosi alla villa di Chemin des Orchez, e vi tratteggia una componente familiare incredibilmente rassomigliante alla propria.
La grande residenza di Epalinges sarà abbandonata nel 1972 per un appartamento all’ottavo piano di Avenue de Cour, a Losanna. Dalle sue finestre vedrà la casetta rosa giù in basso, in avenue des Figuiers.
Ignorava che sarebbe divenuta la sua ultima dimora.


Paolo Casadio
Author: Maurizio Testa
Posted: December 27, 2019, 9:26 am
About the film La Nuit du Carrefour


SIMENON SIMENON. UN GRANDE FIASCO MA L'INIZIO DI UN AMICIZIA
Sul film La Nuit du Carrefour
SIMENON SIMENON. A GRAND FIASCO MAIS LE DEBUT D’UNE AMITIE
A propos du film La Nuit du Carrefour






“a Bugatti arrived in a hurry and stopped […] in a big brake grinding. […] A man, a little older than me, jumped out of the car and came towards me. He had a quite angelic face […]. He kissed me on my two cheeks and said: - Simenon... at last!... He was Jean Renoir […]. His first question was: - Are the cinematographic rights of La Nuit du carrefour still free? The first Maigret novels had just been published. No one had proposed me to adapt them for the cinema. My heart was beating very hard. I answered yes, of course.”
Simenon was a great admirer of the director, who was already very famous at the time. So we can understand the writer’s emotion. This encounter took place in Ouistreham, in Calvados, aboard his Ostrogoth, where he had been since the end of summer, writing a chapter of a new Maigret novel. Simenon remembered this event in one of his Dictées, Point-virgule, in 1977, at a time when the cinematographic industry had already produced more than forty movies adapted from his novels, and not only in France.
Let’s go back to this day in 1931 when Simenon was offered fifty thousand francs for the adaptation rights. Yet what most pleased to the writer was Renoir ‘s idea not to produce the film with a company, but to be himself the producer, supported by people who had nothing to do with the world of cinema. Renoir and Simenon spent several days working in the villa in Antibes, at frantic pace to transpose the novel which the director was particularly fond of. In his book Ma vie et mes films (1974), the director explained: “my ambition was to render with pictures the mystery of this story… And I intended to let the atmosphere prevail over intrigue. Simenon’s style evokes magnificently the greyness of this crossroad fifty kilometres away from Paris. I don’t’ think there is anywhere else on earth a more depressing place. Some house, forgotten in an ocean of mist, rain and mud… It could have been painted by Vlaminck. My enthusiasm for this atmosphere had once more succeeded in making me forget my convictions about the danger of adapting a film from a literary work…”
Maigret was interpreted by the director’s brother, Pierre Renoir; the director of production was Jacques Becker, who would become known in the future. And the complicity between Georges and Jean became a friendship that would last for their whole life.
Yet the processing of the film had many problems, some very serious, some inexplicable, such the one that occurred during the preview projection. The film was in fact such mysterious, too much mysterious, even incomprehensible, at least for the lenders who protested at the lack of clarity… It seemed that during the editing of the movie two reels had been lost… Later on Simenon gave another version: Jean Renoir would have been having a bad time because of the separation from his wife Catherine Hessling, he would have been often drunk… Some even told that a part of the script had not been shot! According to another version the missing scenes had not been shot because of lack of money… The lenders asked Simenon to shoot another scene in which he personally should appear on screen to explain the missing parts. But he categorically refused even he was offered 50000 francs for doing that.
At the film premiere there were ferocious critics, the atmosphere faded into the background and Renoir was accused to have failed in transposing a work hard to render on the screen and in being remained a victim of his infatuation. The film was a fiasco.
“La Nuit du Carrefour remains a completely crazy experience – Simenon remembered in spite of everything – but to which I can’t think without nostalgia… in our days when all is so well organised… you could not work like at those times…”


by Simenon-Simenon
Author: Maurizio Testa
Posted: December 26, 2019, 9:43 am



Nous vous souhaitons un Joyeux Noël à la façon de Maigret : de la neige qui enveloppe les rues d’un blanc manteau, un bon coq au vin pour le réveillon, une nouvelle pipe en cadeau, un petit verre de prunelle à siroter, la main dans la main avec Mme Maigret. Et pour ceux qui ne fument pas et ne boivent pas, quoi de mieux que de recevoir un beau roman de Simenon, et de le lire au coin du feu…
• Vi auguriamo un felice Natale sul «modello Maigret »: la neve che ricopre le strada con un bianco mantello, un buon pollo al vino per il veglione, una pipa nuova come regalo, un bicchierino di prunella da assaporare, mano nella mano con M.me Maigret. E per quelli che non fumano e non bevono, cosa di meglio che ricevere un bel romanzo di Simenon e leggerlo vicino al camino…
• We wish you a Merry Christmas in a Maigret way: snow covering the streets in a white coat, a good coq au vin for Christmas Eve, a new pipe as a gift, a small glass of prunelle to sip, hand with hand with Mme Maigret. And for those who don’t smoke and don’t drink, what better than receiving a beautiful novel written by Simenon, and reading it by the fire
Author: Maurizio Testa
Posted: December 24, 2019, 9:13 am
Le Temps - 21/12/2019 - Nicolas Dufour - Encore un cliché à propos des romans du cycle Maigret: il y ferait perpétuellement sombre, froid et pluvieux. L’image accolée à la saga du commissaire extrapole la noirceur du propos, fréquente, à l’ambiance régnant dans la ville, souvent Paris.
C’est tout à fait faux. Nombre d’enquêtes de Maigret commencent dans la fraicheur nouvelle de mars, le soleil de juin, voire parfois la canicule de juillet. Simenon joue de ce contraste, cela semble tenir du sadisme d’écrivain dans certains cas : il fait un temps radieux, et Maigret doit plonger dans les ténèbres d’un crime perpétré au creux de la nuit, dans les pénombres les plus crapuleuses. Mais chaque matin, Maigret reprend sa lente offensive dans une ville qui resplendit, voire qui transpire...>>>
Author: Maurizio Testa
Posted: December 23, 2019, 8:40 am